Amanda e Gianni. Delinquent, galeotto fu in Nebbiolo
Secondo i più recenti dati ISTAT, in Italia risiedono 15.582 persone provenienti dagli USA. Per lavoro, perché sedotti dal Bel Paese o magari da qualche italiano o italiana. Chi può dirlo.
Solo 857 hanno trovato ospitalità in Piemonte. 482 sono donne.
Amanda Courtney è una di queste. È arrivata in Piemonte nel 2011 sedotta dal Nebbiolo prima, da Gianni Albesano poi. Anche se non ho ancora ben capito chi abbia sedotto chi. Due caratteri indubbiamente particolari. Amanda esplosiva e sempre sorridente. Gianni all’apparenza pienamente piemontese nella sua posatezza si rivela invece una di quelle persone che non sta mai ferme con la voglia di fare tante cose.
Lui era molto attivo. Ha tenuto tutti sulle punte dei piedi. Keeps everyone under feet we say in english. È sempre running.
Così attivo dunque impegnativo che il nonno lo chiamava scherzosamente “delinquent”. Una parola che, anche se in piemontese, è comprensibile sia in italiano sia in inglese. Tanto che Amanda e Gianni non ci hanno pensato un attimo quando hanno dovuto scegliere il nome per la loro azienda.
Volevamo avere un nome non tradizionale. Giovanni Albesano o Amanda non andava bene. Delinquent riportava un pò la lingua piemontese ed è anche una parola che mia mamma può dire tranquillamente.
Una coppia nata in cantina. In quella cantina nella quale Amanda faceva il suo stage e Gianni lavorava.
Io vengo da Stati Uniti come si sente sicuramente dall’accento. Sono nata vicino Boston e ho vissuto prima di venire in Italia a Los Angeles per circa dieci anni. Li ho cominciato questa strada di vino.
Formazione completamente distante dal vino quella di Amanda. Studi legati alla lavorazione dei metalli e un impiego, negli USA, nell’ospitalità.
Mi sono trovata a lavorare in posti belli e fighi. Li è cominciato il percorso nel vino. Cominciato per caso. Facevo la cameriera. Assaggiando i vini mi sono stupita perché dietro c’è una storia che da la diversità.
Primo impatto ad effetto wow insomma fino a quando, nel 2011, si ritrova in Italia ad imparare di più di quello che era un suo grande amore: sua Maestà il Nebbiolo.
Gianni, nato e vissuto a Castagnole delle Lanze (AT) da una famiglia il cui nonno aveva delle terre con vigne vendute prima che morisse. Impegnato da oltre ventitré anni, come vignaiolo prima, cantiniere poi, in una importante azienda produttrice di Barolo e Barbaresco. La stessa sede dell’incontro con Amanda.
Sono venuta per il Nebbiolo e rimasta per Gianni. È stato un matrimonio combinato.
Non abbiate paura. Non è uno di quei matrimoni nei quali i genitori degli sposi si mettono d’accordo in anticipo. Amanda è meravigliosamente così e utilizza termini non sempre in maniera corretta. Anche se parla l’italiano meglio di molti altri italiani che conosco. Lo parla con quell’inconfondibile e marcato accento di un americano in Italia. La sentite parlare e capite subito che è americana. No way!
La famiglia con la quale lavora e nella quale è cresciuto (con la quale stiamo ancora insieme tanto) stavano cercando di spingere Gianni verso me. Come straniera posso fare solo novanta giorni. Gli ultimi mesi i miei genitori sono venuti qui per un viaggio. Era la prima volta fuori gli Stati Uniti. Siamo stati nel sud perché i miei bisnonni venivano da Avellino. Campania, Puglia poi Roma. Gianni è venuto un we a Roma e io ho pensato per dirmi ciao ciao. Ha conosciuto i miei genitori e mio papà si è innamorato di lui cosi da invitarlo a casa nostra. Mio papà aveva l’amore per il cibo schifezza e voleva invitare Gianni per farglielo conoscere negli USA. Lo ha invitato per natale. Gianni è venuto. Ha conosciuto tutta la mia famiglia e dopo il pranzo la mia famiglia ci chiedeva quando ci sposavamo. Da li è nato tutto.
Che paradosso. Un piemontese nato e vissuto nella patria del buon cibo e del buon vino che, tra un hot dog e un hamburger, si innamora e si sposa. Ora si capisce bene la manovra a tenaglia. Anche se possiamo certamente dire “galeotto fu in Nebbiolo” perché elemento di congiunzione tra Amanda e Gianni. Solo che, come al solito, una citazione del genere non può che farmi scattare nella testa qualche film o canzone. In questo caso, la canzone di Renato Zero Galeotto fu il canotto
Il cielo è azzurro, il mare è bluPer la merendina, ci pensi tu!Partiamo alle cinque?Torniamo alle otto?!Affittiamo il canotto!Affittiamoci un canottoE prendiamo il largoVerso il mare bluOh, oh, oh, caraRemo un po’ io, remi un po’ tuHai portato il gorgonzolaL’emmental, le uovaCioccolata e the?Oh, oh, oh, caraCosa farei senza di te!
Sposati e in Italia, Amanda si impegna nel promuovere il territorio delle Langhe con i turisti americani e Gianni continua il suo lavoro in cantina. Fino al 2017, quando lo zio di Gianni chiese a quest’ultimo se avesse voluto acquistare una vigna. Un ettaro di nebbiolo attaccato alla casa della mamma di Gianni. Insomma parte di quei terreni venduti nel 2003 alla morte del nonno.
Dissi a Gianni che aveva tanti anni nel vino, io posso assaggiare qualcosina…da li è nato tutto. Gianni lavora ancora. Gli piace il suo lavoro. Va li con piacere. Segue le lavorazioni dei vini rossi. Non ha studiato enologia ma è cantiniere. Una volta si occupava anche delle vigna. Adesso segue qualcosa come trecentomila bottiglie rispetto alle 12/14 mila di Delinquent.
Delinquent come azienda nasce nel 2018 su insistenza proprio di Amanda che, entusiasta come non mai, convince Gianni. E deve pure intestarsela!
Io ho spinto per crearla perché avevo già la partita IVA. Prima del vino facevo promozione del territorio. Wine education e classes per stranieri come libera professionista.
Lei nel mondo del vino ci stava in qualche modo. La partita IVA l’aveva. Gianni dal canto suo poteva avere le terre mentre di esperienza ne aveva e tanta.
Gli ho detto: prendiamo subito che sei scemo? Lui aveva un pò paura. È una cosa grossa. È più grande di noi gestire l’azienda. Anche se noi siamo piccoli c’è tanto lavoro. Stiamo costruendo la cantina e la sala degustazione.
Insieme imparano. Insieme lavorano. Con Gianni che s’impegna anche nei corsi per la potatura capendo che la potatura di del Nebbiolo è altra cosa.
Se si sbaglia non si fa l’uva. È un corso molto bello per la vita delle piante. Qui la media delle viti piantate è venticinque anni. Con questo metodo cerchiamo di fare rese più basse. Facciamo tremila bottiglie di Nebbiolo. La vigna dello zio è un ettaro circa. Acquisita nel 2017. Li c’era il Nebbiolo impiantato nel 2003. Abbiamo comprato un altro pezzo di mezzo ettaro e poi affittiamo altri due pezzi per Freisa e Grignolino per un totale di tre ettari e mezzo.
Gianni si divide tra il lavoro che da uno stipendio fisso e l’azienda. Amanda ha smesso il lavoro di promozione e si occupa più della vigna per lasciare lui più libero. Tre ettari e mezzo, sparsi tra vari comuni, richiedono un impegno intenso.
Altrimenti facciamo otto giorni a settimana.
Serve un enologo? A parte l’esperienza di Gianni qui hanno inaugurato una nuova formula.
Abbiamo i nostri amici nell’ambito del vino che vengono ogni tanto ad assaggiare. Lavorano nel settore del vino. Ci parliamo così che qui è quasi un Social Wine.
Che meraviglia. Altro che social network e digitale. Qui c’è concretezza pura e soprattutto quella socialità che è il vino stesso a chiamare e chiedere. Amici che arrivano e ti danno un parere. Che puoi seguire o meno ma perlomeno sai cosa ti aspetta. Si assaggia il vino, si mangia qualcosa e la socialità, quella vera, è fatta. Parlando di socialità Amanda mi dice una cosa che se fosse stata detta da un’altra persona l’avrei presa come una furbata commerciale. Lei no. Sia per come la dice sia perché se la si conosce è facile capire la sua schiettezza.
La nostra casa è in Castagnole. In paese. Alla vigna c’è una casa che non è però grande per vivere i e fare attività contemporaneamente. Abbiamo deciso di lasciarla perché ha una vista strepitosa. È un peccato se la teniamo solo per noi. Vogliamo condividerla con tutti perché è un posto meraviglioso.
È un peccato se la teniamo solo per noi. Quando hai dinanzi agli occhi un paesaggio del genere hai due strade: tenertelo tutto per te oppure condividerlo.
Amanda e Gianni hanno scelto di condividerlo. Un motivo di business certo che c’è dietro. Ma loro sono piccoli. Troppo piccoli per pensare che una cosa del genere possa avere un così alto valore aggiunto, in un così meraviglioso territorio, da sfruttarlo in tal senso.
Condividere questo luogo. Condividere la meraviglia della vista e dei profumi. Il resto, semplicemente non c’è. O verrà. Ma no ora.
Io cerco di aiutare in tutti i modi per la commercializzazione. Siamo in una zona dove tutti fanno vino e uscire come nuova realtà è complicato. Abbiamo un importatore negli usa. Stiamo cercando per espanderci li, poi Canada e Europa.
Obiettivo dichiarato è arrivare a sette ettari e spingere ulteriormente la commercializzazione negli USA. È li che Amanda può dare il vero valore aggiunto.
Gianni?
Nessuno sa quando Gianni si staccherà dall’altra azienda. Non è che stiamo andando indietro con l’età.
Amanda lo vorrebbe tutto per se Gianni ma sa che è ancora impossibile e incompatibile con l’azienda attuale. Con sette ettari però, da sola non ce la farebbe. Avendo una cantina (che oggi è in costruzione) anche peggio. Senza Gianni, il sogno, non sarebbe possibile.
Vediamo nel tempo cosa lui decide. A lui piace il suo lavoro. Facendolo da tanti anni se lo sente suo. Sarebbe come lasciare una persona con la quale sei stato insieme da tanti anni.
Una coppia solida. Una vita che scorre. Una azienda che comincia ad ingranare. Una rete di amici che li supporta e che Amanda stimola con continue iniziative. Nessun figlio all’orizzonte.
Ai figli non pensiamo. Mia sorella ha due figli dunque se i nipoti vogliono venire a darci una mano ci fa piacere. Il più grande ha 14 anni e la piccola 10. Vivono a Boston. L’età perfetta per lavorare. Mia mamma viene a settembre per fare la vendemmia. Poi ci da una grande mano per la cena.
Gianni e Amanda, la Delinquent, produce quattro vini. C’è il Nebbiolo, quello della prima vigna. Poi due vini che sanno di Piemonte vero. Quello di un tempo. Quello dei nobili e quello della gente comune. Fatto di vini che si trovavano sulle tavole delle osterie come su quelle dei nobili.

Ci piaceva portare l’importanza di queste uve dimenticate. Volevamo poi un bianco che facesse la malolattica non avendo le vasche per la temperatura. Il Cortese poteva andar bene. Il bianco ci serviva per berlo in estate e fare cash.
Tutti i nostri vini fanno un passaggio in legno per dare importanza. Il Grignolino non scherza perché è complesso. Abbiamo fatto una macerazione più lunga della norma per avere più colore e tannino. Può invecchiare. Possiamo dimenticarlo in cantina. Lo stesso per la Freisa perché vogliamo riportare l’importanza del Nebbiolo nella Freisa. Volevamo fare una cosa importante con la Freisa. Il Nebbiolo è fine ed elegante con il tannino importante. Per la Freisa volevamo il carattere molto grezzo con il tannino spigoloso e l’acidità forte.
Tutta l’operazione è una sorta di sperimentazione ibrida: vitigni piemontesi generalmente bevuti freschi e senza legno resi longevi. Senza Smussare nulla.
Il Grignolino è lo Schersa nen (non scherzare in piemontese). Non scherza perché essenziale e così pazzesco che solo mettendo il naso nel calice ho voglia di tuffarmici dentro. Sarà per la lunga macerazione e il passaggio in legno, ma io mi ci tuffo!
Sentori vinosi di frutta polposa e matura (prugna, arancia, ciliegia), rosa canina arricchiti dall’ematite e amplificati dal balsamico. Finezza e freschezza che al sorso si amplificano risultando tagliente e tannico così da necessitare un abbinamento. Anche semplice e poco nobile come del salame.
Poi scende giù come una lama con la frutta che torna amplificata da una meravigliosa sapidità.
Un vino che sembra appropriato per le tavole di antiche osterie pronte per una 𝘮𝘦𝘳𝘦𝘯𝘥𝘢 𝘴𝘪𝘯𝘰𝘪𝘳𝘢. Invece stanziava sulle tavole dei nobili.
Il Nebbiolo fa affinamento più lungo. Dove abbiamo abbiamo il nostro pezzettino è di fronte Neive uno dei tre paesi del Barberesco. C’è molto calcare, limo, sabbia. Fa la strada come del Barbaresco ma non tutto l’affinamento. Lo rendiamo più delicato con un anno in tonneau usate. Gli altri fanno barrique usate. Ci piace perché da una bella frutta e finezza al Nebbiolo. È pochi anni che facciamo il Nebbiolo e adesso stiamo capendo. Ci sono vigne dove c’è la liquirizia, menta, rosa, viola. Invece la nostra ha il rabarbaro. Stiamo notando. Un pò di prugna. Cose più scure.
Il Nebbiolo Superiore nel calice ciò che accoglie è un bellissimo colore rubino che si specchia in ampie unghie granata. La trasparenza sa di un vino importante.
I sentori ispirano balsamica dolcezza, morbidezza e tenuità. La frutta, perlopiù prugne, ciliegie, more e frutti di bosco, è al limite della maturazione. Il lievissimo sottobosco, le spezie e le erbe aromatiche arrivano come piccole carezze.
Il sorso non è da meno per dolcezza ancorché perfettamente bilanciata. Tutto è giusto. La freschezza, la secchezza, i tannini non troppo invasivi, la sapidità, il retrogusto lievemente fruttato. Tutto è delicatamente soave.
Il finale regala una sorprendente sensazione di fichi secchi. Per fortuna che la lunga persistenza lo fa rimanere in bocca a lungo. Mi è piaciuto e tanto. Uno dei migliori Nebbiolo abbia mai bevuto.
La Freisa. Al naso è uno di quei vini che con i sentori anticipano a pieno il gusto. Tutto sa di freschezza balsamica. Frutta croccante e fiori di campo rendono vivo e pungente ciò che arriva al naso. Se chiudo gli occhi sembra di essere al tavolo di una osteria, quella con la tovaglia a scacchi rossi e bianchi, il cestino del pane al centro, la caraffa con il vino.
Il sorso conferma l’olfatto. Beverino ancorché con i tannini pungenti e un finale lievemente amaricante che lo rende idoneo ad accompagnare un formaggio (ma anche un salume). Secco, fresco, moderatamente caldo e una persistenza non particolarmente lunga.
Insomma, schietto, preciso, non particolarmente strutturato, ben bilanciato che conquista per la sua semplicità. Nel tempo. Perché i tannini hanno bisogno di tempo per ammorbidirsi.
Per il blend Barbera e Freisa vogliamo dare un pò più di acidità alla Barbera per renderla ancora più bevibile. Losna è una parola piemontese che vuol dire fulmine perchè questo vino si beve in fretta. È il nostro vino di entrata mentre il Freisa, per noi, è l’ultimo perchè i tannini sono importanti e non puoi berlo prima del Nebbiolo. Losna, Grignolino, Nebbiolo, Freisa.
Definire Losna un vino di entrata è davvero riduttivo. Magari il tappo a vite inganna. Specialmente i meno informati. <Versandolo nel calice non si può che rimanere attratti dallo stupendo e brillante colore rubino e dalla sua unghia porpora. Ci si comincia a ricredere.
I sentori mantengono il balsamico, fil rouge dei vini Delinquent, cosa questa che fa apprezzare maggiormente l’intensità della frutta e del floreale. Una frutta quasi matura con note di arancia candita, ciliegia, mora, prugna. Il sottobosco viene fuori insieme alle note speziate di cioccolato e noce moscata. L’insolita liquirizia arriva a stupire. Meno male che era un vino d’entrata!
Il sorso sa di vino vero. Un bellissimo e riuscitissimo bilanciamento con tannini appena pronunciati e la liquirizia che contribuisce a lasciare la bocca in uno stato piacevolissimo allungando oltretutto la persistenza. La nota balsamica sembra arrivare anche in tutto il cavo orale contribuendo anzi, accentuando, la sensazione di stare bevendo un vino intenso e interessante. Uno di quei vini che bevi e bevi come faresti con uno ruffiano. Anche se Losna ruffiano non è. Vino d’entrata? Decisamente no!
Di questa esperienza mi rimane l’impressione è che in Delinquent sia stata più Amanda a crederci piuttosto che Gianni. Amanda è l’anima che spinge e che tira. Una persona solare arrivata in un posto come il Piemonte con i piemontesi, sabaudi, chiusi e riservati che non ha avuto, grazie al suo carattere, alcun problema ad integrarsi.
Sono abbastanza conosciuta in zona per fare le feste e portare tutti insieme a celebrare qualcosa anche se è qualcosa di easy come Halloween.
Ecco, io auguro proprio questo a Gianni ed Amanda: festeggiare ogni istante della loro vita continuando a fare i loro vini perché questi sono l’esatta trasposizione del loro essere. Esprimono la loro gioia e la loro difficoltà, la schiettezza e la sfrontatezza, l’amore e la spensieratezza.
Loro due sono la dimostrazione di come un vino contenga veramente l’anima del produttore. Fedor Dostoevskj scriveva nei Fratelli Karamazov
Colui che genera un figlio, non è ancora un padre, un padre è colui che genera un figlio e se ne rende degno.
o detto alla nostrana maniera
I figli sono di chi li cresce
Amanda e Gianni, loro che vivono la loro vita in un bellissimo angolo di paradiso condividendo ciò che hanno, sono riusciti a trasferire nei loro vini, tutto il loro essere.
Non possono che esserne fieri, dunque degni.
Grazie di esserci.
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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