Antonio Sanzione. La Guida Bio è lui
Che vino è questo?
Che vuol dire che vino è questo?
Vorrei sapere se è biologico.
Ah no, non è biologico.
Allora cosa è?
È un vino.
Non è un dialogo surreale ma esperienza vissuta di chi non frequenta sempre e per forza ristoranti stellati con sommelier a disposizione in grado di sapere di vino. In un normale ristorante così come in enoteca, la scelta di un vino non è cosa semplice. Il livello di complicazione è così elevato che si finisce, quasi sempre, per farsi consigliare. Il che non è sempre una scelta consapevole.
Bollicine, fermo. Bianco, rosso. Fresco, sapido, caldo, sottile, strutturato, legno, acciaio, anfora, cemento, vetro. Macerato, ancestrale, Charmat, Classico, rifermentato, salasso. Uffa. Già non ce la faccio più e nemmeno ho cominciato. Senza ovviamente andare a toccare i vitigni e i loro blend oltre che quel campo minato, spesso materia di scontro apocalittico, rappresentato dalla scelta tra biologico, biodinamico, naturale. Oppure semplicemente tradizionale. Semplicemente no perché poi arriva la lotta integrata, la sostenibilità ambientale, l’eco sostenibile e compagnia cantando.
Indipendentemente da come il vino venga realizzato, ciò che manca è un consumo consapevole.
Cosa compra la casalinga di Voghera quando ha bisogno di un vino? Lei, la rappresentante dell’italiano medio, quello borghese che va al supermercato o in enoteca piuttosto che al ristorante, cosa compra? Bel dilemma.
Qualunque cosa compri, certamente, non lo fa consapevolmente. Complice forse quel proliferare di sigle, metodi, arzigogoli che rappresentano certamente il meraviglioso panorama vitivinicolo italiano ma, al contempo, il peggior incubo per chi deve scegliere qualcosa.
Lo shelf marketing studia il posizionamento dei prodotti sullo scaffale e l’interazione che i clienti hanno con essi. Secondo alcune indagini, quando su uno scaffale sono presenti meno di 100 referenze, una su sei non viene mai toccata; se le referenze sono 200, una su cinque.
Sapete quante referenze ci sono su una scaffale di vini di una ipotetica enoteca che contiene tutti i vini italiani: circa 250 mila. Fate un pò voi.
Ora, aldilà di qualunque considerazione è sempre bene che il consumatore sia informato e sappia esattamente cosa sta acquistando e soprattutto cosa andrà a consumare.
In questo ambito nasce Guida Bio, un progetto prossimo alla ottava edizione che si prefigge di dare volto alle aziende che producono vini derivanti da agricoltura certificata biologica o in conversione.
Mente del progetto è Antonio Stanzione, personaggio eclettico e poliedrico, impegnato su molti fronti. Esperienza di docente nazionale FIS e Assosommelier oggi docente nazionale ONAV. Organizzatore di serate e corsi di avvicinamento al vino, lavora con il Touring Club per Vinibuoni d’Italia curando Veneto, Lombardia e Basilicata. Insieme ad Alessandro Brizi scrive per la rivista L’assaggiatore. Un bel curriculum per uno che era astemio.
13 anni fa era astemio poi ho avuto un incontro, insomma in una situazione poco piacevole con Alessandro Scorsone che è diventato poi da lì un mio amico fraterno.
Una iniziazione vera e propria avvenuta in una stanza di ospedale. Come dico spesso, quando ti trovi in una situazione del genere e a distanza di tempo la puoi raccontare, devi solo ritenerti fortunato. Nel caso di Antonio, il trovarsi nella stessa stanza con una persona del calibro di Alessandro Scorsone non poteva che portarlo ad innamorarsi del vino. Per far capire ai più la scena, mi permetto un paragone entrato nel lessico comune per il quale spero Alessandro mi perdonerà: per Antonio è stato come trovarsi in una stessa stanza con un venditore di Folletto. Non comprare l’aspirapolvere è praticamente impossibile. In questo caso, ovviamente, il merito di Alessandro è stato di far innamorare del mondo del vino una persona che non solo non ne sapeva nulla, ma che era anche astemio!
Da allora sostanzialmente non è passato mai un giorno in cui io non abbia pensato e studiato vino. Anche quando sembra che non facciamo niente, quando fai un assaggio con cognizione di causa, stai studiando comunque perché stai studiando un territorio, perché stai studiando un vitigno, perché stai studiando.
Bere consapevole in realtà è anche questo. Sapere come all’interno di un calice siano trasferite tantissime cose. Alcune materiali altre meno.
Che Antonio sia nato in Campania è impossibile non accorgersene. Il suo accento, per quanto attenuato da quasi venti anni di vita a Roma, non se ne va via (e meno male dico io). Nasce a Pagani in provincia di Salerno e poi dal 2007 vive a Roma. Si trasferisce da astemio ovviamente.
Dopo il corso della sommelier ritenevo di non aver capito niente così ho continuato il percorso. Durante il corso in realtà è successa una cosa particolare. Vado al Vinitaly e lì mi sento con Alessandro. Vieni a fare un giro con me mi dice. Lui doveva presentare un Prosecco in un sala tutta gremita di gente, televisione, eccetera. Ad un certo punto, prima di fare la descrizione del vino, mi chiama, mi passa il microfono e mi fa: fai la degustazione. Io sono diventato di tutti i colori dell’arcobaleno. Faccio la mia degustazione e alla fine Alessandro dice che in realtà non avrei potuto descrivere meglio questo vino. Quando usciamo da questa sala, lui mi fa: ma ti piacerebbe entrare nei miei panel di degustazione?
È così che, da semplice allievo di un corso da sommelier, Antonio diventa assaggiatore per la guida Vinibuoni d’Italia con la responsabilità di curare le Marche, il Lazio e il metodo classico. Più, ovviamente, le finali nazionali.
Altro che iniziazione.
La Guida Bio nasce per gioco. A bordo piscina, il 14 agosto con degli amici. Dopo qualche calice. Complice il caldo o l’apporto dell’alcol le chiacchiera portano ad evidenziare come non esistesse una guida ai vini biologici.
Perché le aziende dovrebbe crederci? Tiriamo fuori un elenco di aziende biolologiche, mando una mail di richiesta campioni, così, quasi quasi per gioco. 150 aziende mi mandano il vino. Erano poche per una guida ma continuavo a ricevere email che mi chiedevano quando vi sarebbe stata la prossima raccolta campioni. Andiamo avanti e facciamo un altro tentativo. Le 150 diventano 300, poi 450.
Nel 2019, con le 150 aziende individuate, nasce una mini guida. Digitale ma pur sempre la prima Guida Bio. Rimane in digitale per il secondo anno mentre al terzo anno si decide di stamparla.
Tutti possono dirmi sempre che di vino non capisco niente ma nessuno mai potrà dirmi che mi sono venduto qualcosa o che un’azienda è stata premiata perché ha pagato. I soldi per stamparla non li potevo prendere dal mutuo e ho chiesto un contributo alle aziende che è lo stesso anche se si viene premiati. Nella prima mail che mandai c’era scritto che laddove la guida non fosse stata stampata, gli sarebbero stati restituiti i soldi. Non ero infatti sicuro di arrivare al numero per poter stampare. E invece ci siamo arrivati.
Una guida che si rispetti deve sempre avere un evento di presentazione prima e di degustazione poi. Così Antonio si lancia anche in questo decidendo di farlo a Salerno.
A Salerno l’evento di degustazione si faceva alla Stazione Marittima e quello era assodato. L’evento di premiazione delle aziende con la conferenza stampa doveva tenersi in una sala della provincia di Salerno. Ovviamente faccio gli inviti istituzionali alla Regione Campania, Provincia, Comune: non mi risponde nessuno. Mi risponde invece Lollobrigida che si era appena era appena insediato come Ministro dell’Agricoltura. Dice che non poteva presenziare all’evento ma avrebbe mandato un suo rappresentante. La conferenza stampa era prevista per il 14 gennaio. Mi chiamano dalla Provincia e mi dicono che la sala non era più disponibile. Mi trovo sostanzialmente senza la sala per fare la premiazione tra l’altro con i produttori che sapevano che erano già invitati in quel posto. Riesco a farmi ridate sta benedetta sala però penso che devo cambiare devo cambiare qualcosa. In ogni modo faccio 700 ingressi.
Ah la politica. Tutti negheranno tutto anche perché, come dicevano un tempo i democristiani: in politica una cosa detta è vera solo nel momento in cui viene detta.
Il 2 dicembre ripetei l’evento alla Stazione Marittima solamente che la conferenza stampa, piuttosto che farla in Provincia la feci in un teatro. Lo pago a parte e nessuno mi può dire nulla. Faccio questo secondo evento e, sempre lì anche l’anno scorso lo rifaccio con l’altra follia che da un giorno di evento ne diventano due. Per il 2026 altro cambiamento perché ho deciso di trasportare tutto da Salerno a Roma.
Da campano di Pagani, a due passi da Salerno, portare qui un evento del genere non può che essere motivo di orgoglio. Solo che rendersi conto che occorre una città pronta ad ospitare eventi del genere con persone provenienti da ogni parte d’Italia, è questione di poco.
Non c’era neanche un contributo logistico dell’amministrazione. Anzi, laddove ti potevano ostacolarti ostacolavano. E allora giustamente dico vabbè, ma tanto se devo fare tutto da solo piuttosto che sparare in una città da 160.000 abitanti, sparo in una città che fa 6 milioni di abitanti.
Nasce così l’idea di trasportare tutto a Roma nel 2026. Un confronto aperto con il mercato romano e una piazza che non solo merita ma che saprà certamente apprezza un evento del genere. È cosi che Un Mare di Foglie 2026 si terrà all’Hotel Villa Panphili di Roma il 24 gennaio 2026 inserendosi nel nutrito parterre di iniziative dedicate al vino della Capitale. Sarà però l’unica che potrà offrire un focus completo ai vini prodotti con agricoltura biologica.
Non per fare una digressione ma solo per puntualizzare. Il focus della Guida Bio è sui vini derivanti da agricoltura biologica o in conversione. Detto in altri termini non si tratta esclusivamente di vini biologici.
Cerchiamo di capire meglio.
Il grosso del lavoro nella produzione di un vino si fa necessariamente in vigna. L’agricoltura biologica deve incoraggiare, secondo l’Unione Europea, ad:
- usare l’energia e le risorse naturali in modo responsabile
- conservare la biodiversità
- conservare gli equilibri ecologici regionali
- migliorare la fertilità del suolo
- mantenere la qualità delle acque.
Anche e soprattutto evitando l’utilizzo di sostanze derivanti da sintesi chimica.
Perché allora non i vini?
Spesso i produttori di vino biologico sono così piccoli che non hanno la possibilità di farsi una cantina per produrre autonomamente. Sono così costretti a vinificare presso terzi.
Si passa dunque dalla formula adottata alla Stazione Marittima di Salerno con la possibilità dei produttori di avere salottini a disposizione per appuntamenti con addetti al settore nelle prime edizioni, ad una piccola are expo dedicata ad una decina di produttori diventati 24 lo scorso anno, fino ad arrivare a Roma con decine di produttori già accreditati. Ovviamente presenti nella Guida Bio 2026 e parte di questi tra i premiati svelati nell’articolo che potrete trovare qui.
Nel contenitore ci devono stare soli biologici, ma è un contenitore. Un contenitore dove ci sono vini che hanno un valore aggiunto poiché derivanti da agricoltura certificata biologica. Ma non per questo meglio di un vino convenzionale.
Il mondo del vino è così vasto e variegato che, se se ne vogliono scoprire tutte le sfaccettature, occorre essere mentalmente aperti e curiosi. Assaggiare diversi stili, diverse filosofie produttive, serve a capire le differenze. E sono proprio le differenze la vera ricchezza.
Io non sono mai stato un talebano del vino e mi piace infatti sperimentare. Non c’è mai stato e mai ci sarà un vino che non ho assaggiato perché animato dal sacro fuoco di una ideologia o un pensiero filosofico. Assaggio e valuto. Prima come utente poi come professionista. Spesso le due visioni coincidono. Spesso, non sempre.
Io per esempio non ho mai dato 100 punti ad un vino. Banalmente, perché il vino è una materia organica, è una materia viva, è una materia che vive. Un vino che vale oggi 100 probabilmente tra qualche anno varrà molto di più di oggi. Ma 101 non glieli puoi dare. Noi dobbiamo fare una fotografia del momento.
Una foto che è una emozione legata al momento.
Nella scheda di valutazione tecnica di un vino i punti soggettivi sono davvero pochi (ecco perché spesso mi stupisco dei voti che leggo…) e alcuni di questi sono legati alla Dimensione ovvero alla sensazione vissuta durante l’assaggio. Si da ad esempio il voto pari a 5 (su 100) nel caso sia Distinto. Si tratta di un vino che ha fornito sensazioni così importanti che lo si consiglierebbe ad un amico. Il voto sale a 6 nel caso di un vino Suggestivo ovvero quando si sono vissute sensazioni che non dimenticheremo mai.
Poi è pur vero che l’emozione potrebbe influenzare tutta la valutazione. Ma solo a chi non è avvezzo a questo tipo di valutazione.
La parte emozionale e quindi quello che si ritrova all’interno del calice è comunque qualcosa che fa emergere un percorso, un vissuto, una situazione. Magari proprio quella che si sta vivendo in quel momento. Ecco perché assaggiare un vino per comprenderne meglio le caratteristiche non può essere relegato a qualcosa di fugace. Durante un evento assaggio decine di vini. Quello che mi piace fare è parlare con il produttore e capire cosa sta proponendo. Assaggio i suoi vini ma, proprio per rispetto del produttore, posso solo affermare qualcosa di quel prodotto. Non posso esprimere un giudizio più profondo.
Ogni vino prodotto con coscienza è un bene da tenersi stretto. Amare la terra, rispettarla, rispettare l’ecosistema nel quale si vive e si produce. Far si che i prodotti rispecchino uno stile di vita rispettoso del presente e del futuro del pianeta. Questo non è solo bio ma qualcosa di più ampio del quale non si potrà non tener conto per lo sviluppo dell’agricoltura.
Fare biologico oggi è sempre più complicato tanto che produttori biologici della prima ora stanno abbandonando le certificazioni. Da un lato i cambiamenti climatici impongono molti trattamenti in vigna con grande dispendio di energie e risorse; dall’altro il mercato, specialmente in un momento di stagnazione, che non riconosce il maggior impatto dell’agricoltura biologica sul prezzo finale. Una tempesta perfetta che provoca non tanto un ritorno all’agricoltura tradizionale quanto un adattamento alle necessità. Non solo la futura Guida Bio ma il movimento tutto dovrà tener conto dei cambiamenti e delle diverse necessità del mercato alle quali i produttori dovranno orientarsi.
Le superfici vitate biologiche stanno diminuendo. Per motivi ambientali ed economici. Chiunque ci può raccontare ciò che vogliamo ma la vera verità è che il mercato non riconosce quel delta costo necessario per sostenere il biologico. In questo ambito l’agricoltore ha dei costi in più con dei ricavi in meno perché il mercato non lo riconosce. Dovendo fare l’imprenditore occorre far quadrare i conti.
Ci sono poi ancora troppe remore circa il vino biologico. Magari, proprio la famosa casalinga di Vogera pensa ancora che un vino biologico puzzi. In realtà ci sono tanti vini biologici e biodinamici di gran lunga superiori ai convenzionali e che certamente non puzzano.
In altri ambiti, il bio è stato abbastanza sdoganato. Più come moda che come reale comprensione di cosa voglia dire. Una moda costosa proprio in virtù di quel delta prezzo necessario ai produttori. Quando sono andato a fare la spesa nei negozi bio tipo NaturaSi, non capivo perché il carrellino fosse piccolo: l’ho scoperto alla cassa per aver pagato quanto il carrello grande del supermercato.
Il vino naturale è dei talebani. Il vino convenzionale è per tutti. Il vino biologico è nel mezzo. Convenzioni da vecchi tromboni del vino, quelli che nemmeno vogliono che i giovani si avvicinino a questo mondo. Eppure ce ne è disperato bisogno. Nuovi consumatori che, scevri da sovrastrutture mentali, vogliano intraprendere una strada diversa da quella di un consumismo di massa. Oggi è anche possibile visto l’attenzione, proprio da parte dei giovani, alla sostenibilità ambientale.
Ecco allora che una Guida Bio serve e servirà. Ai consumatori per avere una bussola di orientamento; alle aziende per non abbandonare il solco e, soprattutto, una riconoscibilità che non deve passare tanto da bollini quanto dalla coscienza.
Una roba che ho voluto è che la guida fosse scritta con caratteri leggibili. L’anno prossimo vorrei cercare di aggiungere qualcosa per andare incontro all’esigenza delle aziende di portare le persone in azienda così come, un’altra cosa che mi affascina è uscire fuori dai confini dell’Italia.
Già, perché il mondo non si chiude intorno all’Italia e i giovani, curiosi come mai, sono sempre di più cittadini del mondo.
Ho davvero una gran curiosità di andare a scoprire cosa e chi ci sarà quest’anno ad Un Mare di foglie. Per chi verrà, ci vedremo all’Hotel Villa Panphili il 24 gennaio 2026.

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @ivan_1969