Cantine Re Dauno. Ilaria Toma, supercalifragilistichespiralidoso!
Supercalifragilistichespiralidoso
anche se a sentirlo può sembrare spaventoso
se lo dici forte avrai un successo strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso
Siete mai riusciti a pronunciare la parola Supercalifragilistichespiralidoso?
Era una delle canzoni cantate da Mary Poppins interpretata da Julie Andrews nel bellissimo film di Walt Disney del 1964. Supercalifragilistichespiralidoso, una parola inventata dai fratelli Sherman, autori della colonna sonora del film, voleva essere qualcosa per esprimere meraviglia, stupore. Qualcosa che i bambini avrebbero potuto pronunciare per manifestare i propri sentimenti.
Magari i bambini ci riescono ma provate voi e vediamo se ci riuscite!
In inglese poi, è anche più complicata: Supercalifragilisticexpialidocious.
Meraviglia, stupore. Quelle sensazioni che tutti dovremmo provare dinanzi ai sogni, alla speranza, all’immaginazione, veri sostegni dei periodi bui e delle difficoltà. Continuando a pensare positivamente, prima o poi la luce arriva e i sogni si realizzano.
Ilaria Toma ha la forza e la positività di Mary Poppins. Sogna. Sogna il suo futuro e fa di tutto per realizzarlo. Non attende che sia la vita a dirle cosa fare. È lei che vuole deciderlo e approccia la vita con determinazione e dinamicità. Frizzantezza direi. La stessa che c’è nelle bottiglie prodotte grazie alla lungimiranza, intraprendenza e sacrificio di papà Francesco e mamma Angelina nella loro Cantine Re Dauno.

Sogni, speranze, impegno, forza, volontà. Ma soprattutto visione. O caso. Chi può dirlo in fondo.
Coraggio, quello si, tanto. Perché solo per pensare di produrre solo ed esclusivamente spumanti in Puglia, di coraggio ce ne vuole e tanto.
San Severo, Foggia. Una città che deve le sue origini a Diomede nel periodo successivo alla Guerra di Troia. Un territorio compresso tra i Monti della Daunia ed il Gargano e con lo sbocco nel Tavoliere delle Puglie non poteva che svilupparsi con l’agricoltura. Cereali e vino.
L’estensione dei vigneti raggiunse quasi il milione di ettari verso la fine del 1800 per poi ridursi a meno di un centesimo di quella cifra con l’avvento della fillossera.
Ci sono tante realtà qui ma noi dobbiamo tutto ai D’Araprì. Sono stati dei pionieri e hanno fatto la storia. Una storia che ormai è di cinquanta anni. Noi possiamo solo imparare e seguire. È un territorio che ha cinquant’anni di storia in ambito bollicine.
Una storia di pochi. Anzi di uno. Almeno a San Severo. Era il 1979 quando tre amici, sognando, iniziarono, primi in Puglia, la produzione di spumanti metodo classico.
Molte cantine in queste zone affiancano la spumantizzazione ma non si dedicano totalmente a questo prodotto. Negli ultimi dieci anni sono nate tante altre realtà tra cui la nostra. Io personalmente seguo questa sfida, questo progetto da quasi due anni.
Ilaria Toma. 39 anni. Due lauree (Economia Aziendale prima, Giurisprudenza poi). Una vita fuori dalla Puglia. In KPMG a Milano per otto anni. Poi all’estero.
Sono tornata a Foggia nel 2016 perché ebbi un contratto come responsabile amministrativa. Ho iniziato a maturare alcune cose del tipo dove sono stata, il mio territorio ha tutto, non gli manca niente. Nel tempo libero mi affiancavo all’attività dei miei genitori. Una attività nata per gioco e caso.
Il caso che arriva spesso nella vita delle persone. Un caso che ha bisogno di un sogno. Così, quando il caso fa iniziare il sogno, parte una reazione chimica. Supercalifragilistichespiralidoso.
È il 2013. Un appezzamento di terreno con olive e viti c’è. Un ettaro e mezzo tenuto come lascito del passato ma niente di più.
Mio padre non nasce nel mondo del vino. Era imprenditore edile ma ha sempre fatto vino per se. Gli veniva molto ma molto bene. Non era il classico vino amatoriale.
Il caso è un amico di papà Francesco che, dopo aver lavorato, manco a dirlo, per D’Arapri e iniziato una propria esperienza non andata purtroppo bene, lo coinvolge per provare a realizzare le bollicine.
Facciamo cinquecento bottiglie, ti insegno io. L’anno dopo hanno fatto 1500 bottiglie.
Ilaria è a Milano in quel periodo. La laurea, la carriera, la sua vita di trentenne in una città cosmopolita. Cosa gliene poteva fregare delle bollicine di famiglia?
Io ero a Milano. I miei genitori mi chiamavano e mi dicevano: stiamo aprendo una cantina per le bollicine. Non capivo niente stando a Milano. Ero nel pieno dei trent’anni. A tutto pensavo tranne alle loro idee.
Coraggio. Ci vuole coraggio per lanciarsi in una attività del genere. Bollicine e Puglia non sono propriamente un binomio conosciuto e commercialmente interessante. Specialmente dieci anni fa. Incoscienza, gioco, caso, visione. Poco importa. Quello che arriva è l’entusiasmo e l’energia del veder realizzate le cose. Supercalifragilistichespiralidoso!
Loro si erano così entusiasmati perché il prodotto era venuto bene e anche gli altri gli davano riscontro. Quello che è passato nella mente di mio padre dieci anni fa, non lo so. Forse entusiasmo e determinazione. Ha continuato per i primi due anni a fare l’imprenditore edile per poi lasciare. C’era anche mio cugino che era pure socio nell’attività edile.
Supercalifragilistichespiralidoso. Vedete che funziona?
Ilaria si racconta con calma e tenerezza. Il suo è un modo di esprimersi di una persona che parla con entusiasmo. Ma anche con un certo caos mentale. Di quello positivo e tipico di chi una ne fa e cento ne pensa. Mi ci rivedo molto.
Felice. Serena. Con una positività che emerge prepotente tra una percepibile fragilità e una presunta sicurezza. Responsabilità e rispetto sopra ogni cosa. Per il lavoro dei genitori. Per il sogno dei genitori.
Quando ero giù a casa iniziavo ad aiutare in cantina. Avevo trovato lavoro a Foggia dunque aiutavo appena potevo. Un paio di anni fa papà iniziò ad avere qualche acciacco fisico. Ha passato i 65 anni ma è segnato dagli acciacchi. Così ho iniziato ad aiutarlo più spesso. Mi sono resa conto che in dieci anni era stato fatto poco rispetto a quanto mi sarebbe piaciuto. Ma in fondo avevano iniziato l’attività senza una chiara collocazione commerciale. Cercava i clienti porta a porta. Faceva il rappresentante, il commerciale, il produttore, l’accoglienza. Mamma aveva un compito più stanziale. Lei è la chimica dell’azienda tanto che si affiancava all’enologo nella spumantizzazione.
Una cantina Re Dauno piccola, familiare e territoriale. Poco più di 10.000 bottiglie. Una cantina artigianale, le lavorazioni tutte manuali. In famiglia insomma.

Ho le foto di come a livello amatoriale avevano fatto la cantina. Ma girando l’angolo di casa c’era un palazzo del 1927 del quale vendevano la cantina. Vecchia e abbandonata. Fecero un investimento immobiliare acquistando la cantina. Oggi il palazzo è abbandonato e mi piacerebbe comprarlo ma ci sono questioni di eredi. Lo guardo ogni volta che vado in cantina pensando alle cose che si potrebbero fare. Un salotto delle bollicine. Un pò come ha fatto D’Arapri. Si dice che a San severo, città dell’olio e del vino, ci siano almeno cinquecento cantine sotterranee.
Ambizioni, sogni, capacità, esperienza. In una ragazza come Ilaria convivono le sensazioni personali con quelle riferite al suo territorio. È tornata in Puglia e ha capito come anche qui si possa fare qualcosa di bellissimo. C’è tutto. Anche le possibilità.
È tornata con un contratto di responsabilità che richiede impegno e tempo. Ma sa che deve dare una mano in cantina.
Se devo dare una mano, devo darla come dico io e vorrei creare qualcosa. Vedevo cose che i miei genitori non vedevano. Curavo la parte amministrativa ma papà mi faceva fare tutto. Mi sono accollata di tutta una serie di responsabilità che però allo stesso tempo mi piacciono. Sono una persona devo sapere con chi sto parlando. Se parlo con l’enologo lo devo comprendere e infatti mi sono comprata un libro di enologia. Nel frattempo ho fatto il corso da sommelier.
Ilaria non è impaziente. Non è imprudente. Sa che ogni cosa richiede il suo tempo. Tanti piccoli passetti per una storia molto ma molto giovane.
Magari ci risentiamo tra tre anni. Le idee ne ho tante e sono anche belle bellicose.
Supercalifragilistichespiralidoso!
Nel frattempo ci sono gli investimenti. Perlomeno quelli del capitale immobilizzato. Produrre metodo classico richiede infatti di per se piccoli investimenti. Forse è pure il prodotto che costa meno. Ci sono però gli immobilizzi. 10.000 bottiglie devono stare 24, 36, 48, 90 mesi e anche più sui lieviti dunque ferme e non vendibili. Capitale immobilizzato che vedrà, forse, un ritorno, solo dopo anni. Metodo più semplice, flusso di cassa più complicato.

Oggi mi sono trovata ad investire un tot il cui ritorno lo avrò tra almeno tre anni. Mi sono poi resa conto che il mercato di mio padre era molto territoriale e ho deciso di spingermi oltre. In Puglia voglio certamente continuare a vendere ma so che il mercato non è saturo ed è solo capacità di vendita.
Da un lato il fervore giovanile. Dall’altro l’esperienza su scenari e contesti diversi. Dall’altro ancora la capacità di comprendere che se si vuole crescere occorre uscire dal proprio territorio. Esserne radicati ma non impantanati.
Ho detto a papà: fammi provare. Voglio provare ad uscire. Mi sono reso conto che la bollicine piace, è di qualità, viene apprezzata e richiesta. Cosa ci manca allora?
Quella meravigliosa consapevolezza che conduce a capire come si abbia tra le mani qualcosa di incredibile e prezioso. Solo che provenendo dalla Puglia e rimanendo in Puglia i prezzi non possono che prezzi bassi. La concorrenza è pazzesca sulle bollicine e i territori notoriamente vocati, sono altri. Prezzi bassi nonostante ci sia solo artigianalità poiché tutto viene svolto a mano con ore di lavoro maggiori
Io devo metterci una giornata per sboccare 500 bottiglie contro le due ore di un macchinario. Ma è normale perché l’azienda è familiare. Quando papà ha avuto degli acciacchi, l’attività è quasi del tutto rallentata. Acciacchi fisici e una importante operazione. Abbiamo dovuto passare tempo insieme a lui. Era sul punto di mollare. Chiudere questa cosa. Io gli dissi: non mollare, non chiudere niente. Chiudere oggi o tra due anni non cambia nulla. Ci volevo provare. Impegnarsi.
Eccolo il senso di responsabilità verso il lavoro di mamma papà. Continuare qualcosa per la quale avevano faticato ma soprattutto, sognato. La luce, quella luce che era li a brillare non poteva, nella maniera più assoluta, spegnersi. Un sogno che non era il suo, diventa il suo. Responsabilità, impegno, passione, amore.
Nonostante io gli dia in testa h24, in cuor mio ho visto il sacrificio. Papà si metteva in macchina in estate con la macchina piena di cartoni e se ne andava a Vieste, sul Gargano, sotto il sole e il caldo.
Il profondo rispetto per i genitori da parte di una ragazza tosta e determinata. Questa la più grande soddisfazione. Certo le lauree, certo le esperienze fuori dalla terra ma non questa. Questa è sua. La cantina e ogni singola bottiglia è cosa sua. Frutto del suo lavoro e di quello dei genitori.

Quello che ho fatto non lo vedo oggi e lo so. Sto mettendo i tassellini e non ho nessuna fretta perché lo spumante può stare la. Sto ancora studiando e quando Ilaria uscirà fuori sarà solida con idee e progetti. Le mie piccole soddisfazioni le sto avendo e sono contenta. Quello che cerco sta arrivando piano piano.
Ilaria è come il suo prodotto: in affinamento. Ci metterà del tempo, ma ce la farà.
Mi piace costruire qualcosa anche per questo territorio. La ventata nuova di freschezza nel territorio c’è. Anche tra di noi, nel senso del territorio, ci sono anche altre idee. Sono certa di star cavalcando l’onda giusta. Non vogliamo diventare Berlucchi o Ferrari. Voglio fare qualcosa di mio e raccontare una storia di un vitigno e di un territorio.
Cinque prodotti in gamma a coprire vitigni particolari e territoriali come il Bombino Bianco, il Nero di Troia più l’introduzione del Pinot Nero sfruttando le sue magiche caratteristiche di spumantizzazione.
Gold è l’unione della Puglia (Bombino Bianco) con il resto del mondo (Pinot Nero). Affinamento di 24 mesi per un metodo classico cremoso e armonico. Perlage fine già nel calice e ancor di più in bocca. Sentori burrosi di crosta di pane che diventa tartelletta. L’agrume, la mela verde, il gesso, il vegetale decisamente emergente. Poi la mandorla e il mallo di noce. La nota vegetale e la mandorla intrigano particolarmente l’olfatto.
Il gusto poi è pieno e intenso con una sapidità incipiente e la mela che sembra essersi unita ad una insolita cannella a dare rotondità. Ne deriva la sensazione di una moderata freschezza. L’agrume fa il suo dovere pulendo e donando ricchezza al sorso.
Un metodo classico importante, rotondo, non particolarmente verticale e in grado di offrire una esperienza burrosa.
Brut millesimato da Bombino Bianco. Brut Rosè millesimato da Pinot Nero.
Pas Dosè millesimato da Bombino Bianco. Una bollicina che ho trovato meravigliosa per la pulizia di bocca. I sentori di agrumi e pasta di mandorle si sono fusi con l’intensa crosta di pane e i fiori di pesco arricchiti dal fieno appena tagliato, iodio e gesso.
La bocca è rimasta incantata dal finissimo parlage e dalla intensa trama strutturale che ha pulito la bocca stessa lasciandola beata con la sensazione agrumata. Un superbo finale, dopo una lunga persistenza, quasi amarognolo. L’ho amato perché possente e non civettuolo, fine e non , determinato e non anonimo.
Rosè Nature da Nero di Troia.
Anche il Nero di Troia è un vitigno meraviglioso in un territorio che abbraccia tutta la provincia di Foggia. Abbiamo cominciato la sua spumantizzazione del Nero di Troia con un rosato da altissimi livelli. L’annata 2019 è finita nel giro di pochi mesi. Servono le sperimentazioni che sono decisamente recenti.
Che cosa sognavo?
Non posso dirlo, perché un desiderio svelato non si avvera più,
E dopo tutto…
I sogni son desideri
Di felicità
Nel sonno non hai pensieri
A questo punto occorre citare un altro film di Walt Disney. L’avete riconosciuto? Cenerentola. È lei che canta la melodiosa canzone nella quale parla dei sogni e dei desideri.
Lo so, adesso mi direte che sto esagerando. Non proprio. Nemmeno Ilaria a dirla tutta. Però quando le cose sembrano stiano andando in una certa direzione, i sogni ovvero i desideri ti fanno virare, parzialmente rotta.
Arrivo a foggia. Sto cinque anni a foggia. Compro casa a Foggia. Ci sono i miei. Poi sconvolgo la mia vita.
Come? In una maniera che la può far sembrare folle. Ma folle non è. Ilaria ha quella immensa consapevolezza della brevità della vita. Quella necessità che è in tutti noi e che solo ad alcuni fa trovare la forza per cambiare ed inseguire i propri sogni.
Entra nelle Forze Armate e vi entra mollando il lavoro a Foggia mentre faceva il concorso ovvero senza saperne l’esito. Un coraggio pazzesco ma l’unica vera maniera per realizzare quel sogno che aveva in serbo da quando aveva 18 anni.

C’era il limite dell’altezza. Era 1.61 quando mi misurarono due volte a 1.58. L’hanno modificato anni fa ma c’era il limite di età. C’era solo un concorso che potevo fare e l’ho fatto. Mi sono detta: ora o mai più. Non voglio avere rimpianti nella vita. Mi sono buttata. Riesco a seguire di più la cantina così.
Un altro cambiamento. Da laureata in economia aziendale a Milano in una grande azienda, poi a Foggia.
A Foggia avevo un team di 15 persone con tante responsabilità. L’azienda era grande e facevo pure fatica ad andare a casa la domenica a mangiare un piatto di orecchiette.
Da Foggia alle Forze Armate. Supercalifragilistichespiralidoso
Avevo questo sogno della divisa. Ho stravolto un pò la mia vita. Stravolgo sempre le cose. Se la cantina dovesse prendere piede, mi congedo. Io guardo a chi riesce a fare più cose nella vita. La cantina Alberto Longo di Lucera fa il 98% del fatturato all’estero. Lui credo sia andato in pensione ma ha fatto l’intera vita in KPMG. Un background economico. Ma lo ha fatto. C’è stata la capacità dell’imprenditore di mettere le persone giuste al posto giusto.
Io ho una voglia matta di conoscere a questo mondo. Voglio conoscere bene la viticoltura e l’enologia. Il mio ragazzo ha paura e dice basta la devi smettere di studiare. Hai quaranta anni. A settembre mi sono presa pure la laurea in giurisprudenza. Io devo sapere. Devo conoscere. Mi allenavo la notte per il concorso. Si fanno i sacrifici ma la voglia e la determinazione vanno sopra tutto. Ci vuole anche quel pizzico di fortuna.

La fortuna non aiuta chi sta sul divano. La fortuna magari arriva e quando arriva occorre farsi trovare pronti e se non arriva, occorre andarsela a cercare. È per questo che in movimento qualcosa si riesce a prendere. È per questo che Ilaria non riesce a stare ferma. Anche se i suoi punti fermi li ha e se li tiene stretti: la famiglia e la cantina. Oltre che la sua terra. Una responsabilità, un sogno. Una vita da vivere intensamente e in maniera spumeggiante. Con quel suo sorriso tenero e la timidezza che fa fatica a nascondere. La gratitudine ed il rispetto verso papà Francesco e mamma Angelina che portano avanti, giorno dopo giorno, l’azienda mentre lei può dedicarsi solo nei fine settimana. Ma la grinta, quella grinta che la porta a non fermarsi. Senza mai abbattersi.
Supercalifragilistichespiralidoso
anche se a sentirlo può sembrare spaventoso
se lo dici forte avrai un successo strepitoso
supercalifragilistichespiralidoso
Vedete che avevo ragione?
Ilaria, ricorda il nostro appuntamento tra tre anni (anche se spero di rivederti prima)!
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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