Cristian Ferrero. Un ragazzo speciale
26 Set 2025
Suggestioni di Vino

Cristian Ferrero. Un ragazzo speciale

 

Cosa facevate a venti anni?

Io ero all’università. Facoltà di Ingegneria. Studiavo, certo, e non mi sono mai divertito come in quel periodo della mia vita. Era dura. Sveglia alle 5, autobus da Latina città a Latina Stazione. Treno fino a Roma. Si fa per dire treno. Era più un carro bestiame sul quale non sono mai riuscito a sedermi. Mai dico mai in cinque anni di università. Poi da Roma Termini di corsa fino in facoltà per le lezioni, poi di nuovo via verso Latina. Oltre lo studio, tante altre attività così che per i libri di tempo ne rimaneva poco. Mi sono divertito davvero tanto. Almeno fino a quando non ho iniziato a lavorare. Ma che dico! Anche al lavoro mi divertivo e tanto. Nonostante gli orari pazzeschi e le infinite cose da fare.

Solo che a venti anni non mi sarebbe mai passato per la mente di rilevare una azienda. Non è che mio papà ne avesse una poi. Era un semplice dipendente statale. Come mamma, insegnante elementare. Le aziende per me erano quelle grandi. Quelle con gli operai e i macchinari. Rilevarne una? Neanche per l’anticamera del cervello.

Eppure, quando conosco Cristian Ferrero, la prima cosa che apprendo di lui leggendo semplicemente il suo sito internet è:

Finiti gli studi, nel 2021, ho deciso di rilevare l’azienda per continuare la tradizione di famiglia

Cristian Ferrero. Un ragazzo specialeMinchia! La prima espressione che mi è venuta in mente. Si Minchia. Non è che pure quando pensiamo dobbiamo avere una etichetta politically correct. 

Un ragazzo che a nemmeno venti anni decide quale sarà il suo futuro merita una espressione del genere (e al diavolo il politically correct).

Siamo a Monforte d’Alba, cuore delle Langhe, quel territorio baciato da Dio dove ha trovato casa il Nebbiolo per donare un semidio come il Barolo. Qui i terreni oggi costano uno sproposito anche se tanti anni fa, proprio prima del boom del Barolo, nessuno voleva più coltivare la terra.

Perché l’azienda nasce negli anni ‘60 con mio nonno Amedeo che da mezzadro, cioè una una specie di schiavo, però un po’ più moderno, lavorava. In una di queste cascine, che sono queste case grandi con tanta terra in cui il padrone prende una famiglia a lavorare e dove quello che produce per l’80% va dal padrone.

Cristian è un ragazzo che parla poco e quando lo fa, è a bassa voce. Ti guarda con uno sguardo intenso, vigile, attento. Dentro la testa i pensieri vanno a mille. Forse non vuole sprecare fiato, utilizzarlo per inutili parole. Contano i fatti. Conta ciò che è stato e non deve più accadere. Come la mezzadria e lo sfruttamento che in qualche modo ha percepito. I racconti dei nonni che magari nemmeno volevano trasmettere ai nipoti le sofferenze e gli stenti. Anche se poi qualcosa traspare sempre. 

La fatica e i sacrifici per portare avanti una famiglia. I figli, i nipoti. 

Erano da un’altra parte dove anche mio papà è nato. Poi sono andati via.

Anche se i soldi non bastavano mai, occorreva metterli da parte per provare, almeno provare a smarcarsi dalla mezzadria. Avere un podere tutto proprio con una terra tutta propria. Mai più schiavi.

Fortunatamente con i soldi che si era messo da parte ha comprato questo Ciabot. Una casa piccolissima, un rudere con un ettaro di terreno. C’era già pò di vigna, del bosco, delle piante da frutta. Una casa. Lavorava la sua terra, non più sotto padrone.

Tutto inizia con nonno Amedeo dunque. Una moglie e tre figli, due femmine e un maschio. Il terreno, un pò di bestiame. Ciò che serviva per la famiglia.

Quello che serviva alla alla famiglia. Arrancando così sono riusciti ad andare avanti. Nonno era una persona umile, molto umile. Non si è mai espanso.

Ma come poteva espandersi? I sacrifici costano energia oltre che fatica. Una piccola casa, la terra. La libertà. Tutto il resto era per gli altri. Per le future generazioni. Lui, il proprio compito l’aveva svolto. Solo che l’azienda era piccola. Troppo piccola perché il figlio potesse lavorarci e innestare un’altra famiglia. Le due figlie femmine avevano, per fortuna, trovato un’altra strada. Comunque l’azienda non sarebbe bastata.

È così che papà Cesare va a fare il cantoniere per la Provincia. Un lavoro statale. Ben pagato. Il posto fisso. 

E lui ha fatto quello per 25 anni. Fino fino a quando io avevo circa 15 anni. Nel frattempo, con il nonno che era ancora in vita, papà faceva il doppio lavoro aiutando proprio il nonno. A mio padre è sempre piaciuto lavorare nella vigna. Però finché c’era solo quello non potevi vivere e dar da mangiare a tutta una famiglia. 

Poi le cose accadono. Quando meno te lo aspetti l’occasione per cambiare il corso della vita, arriva. Bussa alla porta e non devi far altro che aprire o meno. In entrambe i casi accade qualcosa e le decisioni vanno affrontate. 

Il nostro vicino ha deciso di affittarci delle vigne così che papà e mamma si sono sposati e l’azienda è diventata a nome di mia mamma. Papà, lavorava lì e non poteva avere un altro reddito. Siamo così passati a circa due ettari. 

Ricapitoliamo. Papà Cesare lavora come cantoniere e non può avere un secondo reddito. L’azienda è intestata a mamma Wilma. Due ettari dei quali uno di proprietà. Ci sono poi due figli: Stefano quello più grande, Cristian il piccolo.

A lui non gli è mai piaciuta tanto la campagna. Quindi ha studiato e poi ha lavorato cinque anni come l’idraulico. Si è stufato e ha trovato lavoro in una cantina come cantiniere. In una cantina concorrente.

Per Cristian lavorare in altre cantine è qualcosa di estremamente positivo. Lo ha fatto anche lui in fondo per apprendere più velocemente quanto c’è da sapere sul vino. Cosa questa che conferma quanto sia in grado di apprendere tutto ciò che riesce a captare.

È il 2000 quando papà Cesare si licenzia. 

Qui un altro minchia ci sta tutto. Non mancano tanti anni alla pensione e il posto fisso è sempre il posto fisso (come Checco Zalone insegna nel mitologico film Quo vado). Alla porta bussa un’altra opportunità: affittare ulteriori sei ettari dagli stessi che qualche tempo prima avevano affidato l’ettaro. 

Venticinque anni fa. Pensate bene a quanto il movimento del vino nelle Langhe sia cresciuto in così poco tempo. Se con gli occhi di oggi ricevere l’offerta di un solo ettaro in affitto (occorrerebbe poi vedere a che cifra) sia un sogno, sei ettari rappresenterebbero l’imponderabile. 

L’opportunità di espandersi è per la famiglia Ferrero troppo ghiotta. Ghiotta ma incompatibile con il lavoro statale. 

Non abbiamo mai parlato di cantina e di bottiglie perché le vigne si coltivavano per produrre e vendere uva. Null’altro. Magari un pò di vino per la famiglia ma non certo l’imbottigliamento. L’azienda si basa cioè solo sulle vigne e sul conferimento. Fare il vino è altra cosa.

E poi, io divento grande, diciott’anni, mi diplomo. Non ha fatto l’università. Ho fatto un corso da economo e per due anni ho lavorato in queste cantine per farmi un pò di esperienza. Nel mentre rubavo un pò dì uve ai miei genitori per iniziare a fare del vino da solo. 

Anche se non lo sapeva, Cristian inizia a fare quelli che quelli bravi chiamano microvinificazioni. Solo che la prima cosa che fa è comprare una barrique per metterci del Nebbiolo a diventar Barolo. Cristian prende 300 litri di Nebbiolo e le mette in una barrique nel 2018 per poterlo poi imbottigliare almeno tre anni dopo!!

Ne avevamo una lì poi ne ho comprato una nuova per essere più sicuro. E quindi, facevo magari trecento bottiglie di Barolo eh? 

Eppure a guardarlo Cristian non sembra un impulsivo o uno che fa le cose tanto per farle. Non sembra agire mai senza ben pensarci su alle cose da fare. Riflette dunque, poi agisce. E allora pensare di iniziare a produrre vino partendo dal Barolo, da che deriva? Perché o sei un folle o un genio. 

Non ho assaggiato quel Barolo li, il primo, ma quello del 2020, due anni dopo. È il Bricco San Pietro, una delle MGA del Barolo. 

https://www.instagram.com/p/DI-uIe4MlFQ/Un Barolo che nel calice è respiro della terra e battito delle vigne, promessa di una storia che è appena iniziata e già vuol esser leggenda.

I sentori sono grintosi graffi che penetrano balsamicamente nella mente lasciando il segno pungente di frutta non ancora matura e di sottobosco. Fini spezie sonnolenti si destano repentinamente aumentando la sensazione di ficcante finezza. Ruggenti e impetuose sensazioni che sanno di maestosa complessità.

In bocca la freschezza dei potenti tannini sembra incutere timore come fauci di un felino. Sono denti forti ma delicati così da afferrare i propri cuccioli per portarli altrove. È cosi che un cuore di fragoline selvatiche e petali di rosa appassita riesce ad evocare eleganti sensazioni lasciando la bocca meravigliosamente al sicuro.

Elegantemente coinvolgente ha in sé la fierezza del Nebbiolo e la lungimiranza di Barolo per un vino che come il leone cucciolo, sarà Re quanto prima.

Poi negli anni ho aumentato un pò la produzione. Adesso siamo a 1500 bottiglie di Barolo. Abbiamo una cantina che è piccolina, quindi più di così non riesco a fare, 

E dire che produce anche Barbera e Nebbiolo. Vini più freschi e tradizionali.

Per adesso abbiamo tre botti da 12 ettolitri. I miei genitori mi hanno aiutato sicuramente. Per la Barbera ho iniziato a vendere qua in zona, visto che andava bene. Dicevano che era che era buono. Quindi, finendo la scuola, ho aperto la partita IVA perché il vino che facevo prima era assegnato a mia mamma. Poi facendo la cessione, siamo riusciti a mettere l’azienda a mio nome così cheho potuto imbottigliare mio nome. Era nel 2018. 

Io sto li a sentire Cristian che mi racconta questa storia come se fosse la cosa più normale del mondo. Un ragazzo di neanche venti anni che da solo inizia a fare microvinificazioni partendo dal Barolo. Produce pure Nebbiolo e Barbera ma lui dice che sono cose più fresche da vendere “così”. Visto che vuole imbottigliare e uscire con l’etichetta a suo nome (l’azienda conferisce solo ed è in capo a mamma Wilma) si fa intestare l’azienda. Nel mentre l’azienda è arrivata a dodici ettari e le bottiglie sono oggi a circa 8000 per poi arrivare a breve a circa 10/12 mila. Ovviamente tutto il resto dell’uva viene conferito.

Abbiamo trovato altra terra e l’abbiamo comprata. Un altro posto, non qua vicino a casa e. A 6 km. Tre ettari poco fuori dalla zona del Barolo, sotto il comune di Novello che fa parte del Barolo. Ma non per quelle terre. 

Nel mentre, tutti questi ettari di vigneto sono stati soggetti ad estirpazioni e reimpianti da Dolcetto a, principalmente, Nebbiolo e Barbera. Oltre che Chardonnay voluto commercialmente da Cristian per avere un vino fresco e leggero in gamma.

Pensieri da adulto navigato altro che ragazzo appena uscito dalle scuole superiori. 

Cristian è uno che impara in fretta. Parla poco. Ascolta e guarda tutto senza perdersi nulla. Così che, adesso in Langa tutti fanno Chardonnay, sta già pensando di impiantare qualcos’altro. Come un Sauvignon. 

Sono andato a mangiare al ristorante con i miei amici decidendo di bere una bottiglia, Era un Sauvignon che mi è piaciuto particolarmente. Devo decidere tra un Rossese e un Sauvignon ovvero tra un territoriale o un internazionale. Deve però piacere subito a me. Posso anche basarmi sui gusti della gente però deve piacere a me e alla mia famiglia. 

https://www.instagram.com/p/DI-uIe4MlFQ/Sapete cosa contraddistingue i vini di Cristian? Non è solo la finezza che in molti casi è tipica delle Langhe quanto la leggiadra eterea sensazione che solo i vini ben fatti possono offrire. Quella magica capacità di essere bevuti godendone appieno le singole particelle senza alcun tipo di appesantimento così da poterli abbinare nei modi più disparati. Proprio per questo ho voluto sperimentare i vini di Cristian Ferrero in una calda serata romana abbinando Chardonnay, Nebbiolo, Barbera e, ovviamente, Barolo con piatti di pesce. A questo link trovate tutto su quella magica serata di luglio. Magica sia perché sotto le stelle di Roma sia perché si è avuta la dimostrazione che con le giuste temperature anche i vini rossi, purché fini ed eleganti, si abbinano perfettamente con piatti di mare.https://www.instagram.com/p/DI-uIe4MlFQ/

Cristian è completamente autodidatta. Si fa aiutare dagli amici, chiede consigli, fa le sue analisi. Poi decide lui. Come per la vigna dove non può vigere che una lotta integrata senza alcun uso di diserbanti.

In vigna e in cantina c’è sempre papà Cesare e mamma Wilma con Stefano che ogni tanto da una mano.

A 26 anni Cristian è ancora un ragazzo. Io a 26 anni avevo appena iniziato a lavorare come ingegnere in Fiat Auto. Un quasi posto fisso. Cosa realmente sapessi fare non lo so. Di certo sarei voluto diventare l’Amministratore Delegato. Sogno ovviamente svanito per tanti motivi. Principalmente perché il destino di una persona che lavora in una grande azienda non è per nulla nelle proprie mani. Quello di Cristian invece si. Senza fare il passo più lungo della gamba. Piano piano. Con giudizio e senza fretta. Le occasioni per la terra sono arrivate e prese. Senza rischi. Comprare adesso sarebbe impensabile. C’è da rimettere a posto la cantina per renderla più grande e per soddisfare le esigenze future quando dal conferimento si passerà all’imbottigliamento. Il sogno o meglio, l’obiettivo è arrivare alle ottantamila bottiglia 

È felice. Contento di quello che fa. Rimanere in azienda anzi, acquisirla. Lavorare come pochi della sua età avrebbero fatto. Sbagliare anche grazie a due genitori che glielo hanno consentito.

Ho dovuto buttare via del vino perché non era buono, vabbè, eh poca roba quello mi è servito. A settembre di due anni fa mi sono rotto una gamba con la moto, quindi ho saltato completamente la vendemmia. Dopo l’incidente sono cambiato proprio io il modo di fare il modo di vedere le cose. Sono cresciuto dentro diventando più pacato, più responsabile .Forse il fatto di non poter partecipare ad una situazione importante come la vendemmia. Lì ha pesato tanto credo l’avere in qualche modo tra virgolette, obbligato gli altri. 

Cristian Ferrero. Un ragazzo specialeEcco svelata la pacatezza di un ragazzo speciale. Un uomo che è ancora ragazzo anche se cresciuto in fretta. Pensieri come questo aiutano solo a capire quanto in fretta. Dinanzi a te ancora tantissime vendemmie, tantissime botti da riempire, tantissimi vini da sperimentare. Forse proprio quell’incidente in moto, quella vendemmia mancata hanno trasformato un ragazzo con tanta fretta di diventare grande in un vignaiolo pacato e disciplinato. Assolutamente perfetto per i vini delle Langhe. 

Io sono assolutamente certo che tra poco più di dieci anni parleremo di Cristian Ferrero come uno dei più bravi produttori di Barolo.

In bocca al lupo Cristian!

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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