17 Gen 2025
Suggestioni di Vino

Rosae Maris. Elisabetta Ceccariglia: Rosa Rosae Rosam

 

Ho incontrato pochi i produttori di vino che hanno resistito negli anni alle sirene delle bollicine e dei rosati.
Un tempo c’erano territori vocati e tradizioni a dettare legge. Si produceva solo là dove le condizioni territoriali e climatiche lo consentivano oppure, come nel caso dei rosati, quando era la tradizione ad imporlo.
Nessun contadino avrebbe mai sacrificato le uve rosse per produrre un rosato. Giammai e soprattutto, perché mai. Chi lo avrebbe bevuto un vino che non aveva passato del tempo a contatto con le bucce è diventato un vero vino? Ci sono i bianchi e i rossi. Al limite le bollicine. I rosati? Non pervenuti.

Nel 1936 i francesi ricevettero un grande dono: le ferie retribuite. Una conquista avvenuta meno di cento anni fa. Non si direbbe da cosi poco tempo vero? Usarono i giorni di libertà per girovagare per la Francia riscoprendo, specialmente in primavera quando i fiori sono nel massimo del loro splendore, la Provenza. Qui da tempo si produceva il vino rosato. Vini provenienti da Syrah, Grenache, Chinsault, Mourvèdre ottenuti con brevi macerazioni o semplice spremitura, dal colore del petalo di rosa (altro che buccia di cipolla come lo definiamo noi!) e dai sentori delicati. Delicati al naso e in bocca. Rossi da poter bere anche freschi ammirando la lavanda della Provenza.
Una moda? Forse solo la voglia di qualcosa di sbarazzino, meno impegnato dei grandi e complessi vini francesi. Di certo i rosati, rosé francesi, oggi e non solo oggi, hanno conquistato oltre il 30% del mercato. Da noi, non andiamo oltre il 5% (la media mondiale è del 10).
Il primo produttore a vinificare uve a bacca rossa in modalità rosato fu Leone de Castris nel 1943 con il Five Roses. Prima di questo quando il vino era troppo scarico, dunque quasi rosato, era solo perché le macerazioni non erano andate proprio a buon fine. In altri contesti si faceva del salasso per ottenere qualcosa di meno intenso del rosso. Tralasciamo i mix tra bianco e rosso quando ne avanzava poco di entrambe le categorie!!

Eppure oggi ogni produttore si sente in dovere di avere un rosato in gamma. Serve per completare quest’ultima e presidiare, in un mercato sempre più competitivo, ogni segmento. Oltre che realizzare cash insieme ai bianchi.
Difficilmente però si trovano produttori attenti e fortemente orientati a realizzare vini rosati con una precisa identità. Sono pochi infatti coloro che dedicano tempo e vigne alla realizzazione di vini identitari.

Ora, fatta questa premessa, appare chiaro come ogni territorio sia in grado di produrre vini rosati. Il tema è capire quali condizioni climatiche, quali terreni e quali vitigni (sarà il solito terroir?) siano i più indicati.
Che ne dite della Maremma?

Rosa Rosae Rosam
Il mare che lascia spazio prima alle spiagge e alle brevi pianure, un tempo paludi. Le dolci colline che salgono fino ad arrivare su, al monte Amiata. Terreni che da sabbia si trasformano in argilla e poi in calcareo a matrice vulcanica. Brezze marine cariche di sale che spirano dal Tirreno fin a scontarsi con le correnti fredde degli Appennini. Importanti escursioni termiche con il clima che regala emozioni e vita. Sangiovese, Ciliegiolo, Canaiolo, Cabernet, Merlot.

È la Maremma, un luogo ancora per certi versi selvaggio ma al tempo stesso dove, lontano dal clamore mediatico della Toscana del Chianti, si può trovare una identità attraverso la seduzione delle tinte rosa, dei sentori di cipria e talco, dalle leggere nuance di fresca frutta nonché da sapori in grado di far perdere l’animo e il cuore in tramonti senza tempo. Guardando il mare o le dolci colline.

Proprio in Maremma si può sperimentare trovando incredibili vini rosati dotati di toni aggraziati e gentili. Come quelli di Elisabetta Ceccariglia che è la (o il?) presidente, comunque sia, l’anima della associazione Rosae Maris, associazione che raccoglie 23 produttori, esclusivamente della Provincia di Grosseto, che si dedicano alla realizzazione di almeno un vino rosato.

Io sono grossetana. Maremmana proprio. Una volta si faceva la differenza tra Amiata e Maremma ma oggi è tutta Maremma. Questo solo per precisare che io sono nata in Amiata. Sono stata anche astemia pur avendo un babbo orvietano. La cantina, la tradizione del vino c’era fin da piccola. Quando sono nata era una buona annata per il vino di Orvieto e papà aveva messo da parte delle bottiglie. Era abitudine.

Rosa Rosae Rosam

Il vino ha fatto parte in qualche modo nella vita di tutti noi. Dall’essere solo presenza sulle tavole di tutti i giorni nelle brocche o nelle bottiglie senza etichetta piuttosto che nella vigna del nonno. Io ricordo entrambe le cose. Il nonno con il suo irroratore di verderame e il papà che voleva solo il vino sfuso. In un modo o nell’altro, tutti proveniamo dalla terra.

Papà non era produttore ma veniva da una famiglia di agricoltori. Mia nonna provava ma i risultati erano poco apprezzabili. Ricordo quando papà con gli amici degustava il vino con una sorta di buon vivere. Il cibo, la declamazione delle poesie. Da piccola però io bevevo solo aranciate
Quello che c’era ad Orvieto non c’era in maremma. Purtroppo

Elisabetta è una di quelle persone riservate e modeste. Con una laurea in lettere, una specializzazione in marketing del turismo e tanta esperienza proprio in questo campo avrebbe di che vantarsi. Ma lei non ne ha bisogno. La sua positività e l’entusiasmo con il quale ha iniziato la sfida di Rosae Maris è di quelle che coinvolgono. D’altronde non può che essere così quando si è mossi da una illuminazione

Ho iniziato il percorso da sommelier dopo un viaggio in Francia con una sorta di illuminazione. Ho vissuto in Francia a Parigi per quattro anni. Mi occupavo di turismo. Avevo la conoscenza della Francia meridionale. Perlopiù balneare. Per poi arrivare alla fine degli anni novanta a raccontare la Provenza golosa. All’epoca iniziava una certa gastronomia Francese con prodotti locali. Mi sono trovata più volte ad attraversare la Borgogna. Quella volta però è stata più attenta e profonda cosa questa che diede il colpo di fulmine. La Borgogna è quella zona che ti fa versare il vino.

La Borgogna è quella zona che ti fa versare il vino. Versare il vino. Cosa c’è di più immediato e coinvolgente di questo? Un luogo che ti ispira a versare del vino in un calice, lasciarsi trasportare dai profumi e dai sapori. Travolgente!

Ero stata invitata come delegazione italiana per esplorare la zona. Mi sentivo come se avessi dovuto essere competente come italiana. Una sorta di voglia di scoprire l’Italia del vino. Oltre che recuperare le radici con il padre.

Rosa Rosae Rosam

Dal turismo al mondo del vino il passo non è così lontano. Solo che per una come Elisabetta, imparare è non solo una necessità ma una vera e propria passione. Dopo il suo lavoro amministrativo in ospedale, si dedica a degustazioni, convegni ecc. Tutto pur di conoscere a fondo il mondo del vino.

Nel 2015 con altri amici sommelier ci siamo trovati a voler fare un evento dedicato ai vini rosati. Spesso si portava un parallelo con la Provenza. Al museo della Bonifica della Casa Rossa a Castiglione della Pescaia. Venne fuori che c’erano 23 aziende con vini interessanti. Si creò una atmosfera molto bella che si è mantenuta.

Se oggi i vini rosati rappresentano meno del 5% del consumo di vino in Italia, nel 2015 era leggermente più bassa. Poco era allora, poco è oggi. La differenza probabilmente era l’attenzione verso un prodotto e le sue peculiarità. Fare qualcosa sui vini rosati nel 2015 voleva dire avere una certa visione.

Il territorio rivelava una grande attitudine ai vini rosati. La posizione, la vicinanza al mare, ecc. La regione era giovane enologicamente parlando. Seguiva la tradizione toscana con però sperimentazioni. I rosati sono un esempio di sperimentazione che ha portato ad un miglioramento.

In fondo, nelle degustazioni dei vini, i rosati sono sempre nascosti, messi in angolo. Relegati a presenza quasi fastidiosa. Come a dire: si poi ci sarebbe anche questo. Troppo delicato. Troppo floreale. Per pochi.

Ho un ricordo di piacevolezza dei vini del 2015. Quello che per qualcuno era nato casualmente poi piano piano è cominciato a diventare un progetto. I vini della maremma, almeno quelli che fanno parte di Rosae Maris, sono dei progetti. Prodotti con una vinificazione in bianco della bacca nera. In alcuni casi ci sono delle formule particolari con blend passati in legno, piccole parti di salasso, ecc. anche per chi inizialmente non era un progetto poi lo è diventato.

Rosa Rosae Rosam

L’idea di una associazione per corroborare un vecchio detto africano: Da soli si va più veloce, insieme si va più lontano. Pensate, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha usato nel recente vertice Italia-Africa.
Una associazione può aiutare o, se non altro, fornire lo stimolo per fare qualcosa di diverso. Insieme.

Oggi la Maremma sta diventando buona anche per la produzione di vini bianchi. Vermentino, Ansonica, Viognier. Ma è sempre stata terra di vini rossi. Da qui la necessità di fare vini freschi con la bacca nera.

L’associazione non nasce immediatamente dopo quell’evento. Ci vuole ancora del tempo e quella sana dose di casualità che fa nascere le cose belle.

Era stato così piacevole quel fine settimana che un pò ci dispiaceva lasciare andare tutto. Grazie ad un paio di aziende che ci dissero: perché non andiamo tutti insieme a Moniga del Garda. C’era un evento nella terra di Chiaretto e Bardolino. Grande tradizioni di rosati. All’epoca c’era L’Italia in rosa. Un bellissimo evento. Siamo andati li con questo banco. Avevamo la fortuna di essere toscani. Così siamo stati li fino a che la pandemia non l’ha disgregata.

Una associazione che si crea spontaneamente. Per il solo semplice fatto di guardarsi intorno e vedere che ci sono persone, aziende, che condividono le stesse idee. Oltre che il medesimo territorio.

Abbiamo iniziato ad essere una associazione di fatto prendendo parte alla manifestazione sul Garda cosi come a Calici di stelle a Massa Marittima, il più antico calici di stelle della Maremma. Molti ci invitavano proprio come tavolo dei rosati. Varie occasioni nelle quali ci muovevamo insieme. Eravamo una associazione di fatto. Ma non di diritto. Il primo evento che si chiamava Rosae Maris lo abbiamo sempre ripetuto. Ci incontravamo li e programmavamo i vari incontri estivi. Siamo diventati associazione durante il covid. Abbiamo avuto il tempo di pensare e poi fare.

Rosa Rosae Rosam

È così che Rosae Maris, in maniera leggera e spensierata ha inizio. Leggera come le ali di un uccello. Libera e senza fronzoli all’interno della quale le aziende possono trovare uno spazio di condivisione di progetti, idee, innovazione.

Le aziende con molta libertà sono entrate. C’è chi è entrato subito e chi ha aspettato. Dipende un pò dall’importanza del vino rosato nel catalogo. All’inizio eravamo venti aziende. Abbiamo fatto una masterclass con Elisabet Gabet che una Master of Wine esperta di vini rosati. Abbiamo stretto rapporti con Renato Rovetta che fa la guida Rosa, Rosati, Rosè.

Oggi le aziende partecipanti sono 23 aziende. Entrate nel tempo senza aver fatto alcuna campagna di adesione.

È un tipo di associazione i cui benefici ci sono nel tempo. Ogni azienda deve avere la sua strategia e la associazione deve mantenere uno spirito di mera collaborazione. Abbiamo un serie di attività annuali date da pianificazione e cose estemporanee. Facciamo un evento legato ai rosati non più come Rosae Maris ma di Castiglione della Pescaia. Stiamo indirizzando le nostre energie su altre cose.

La volontà è quella di mantenere ciò che nello statuo è sancito a chiare lettere: riservata ai produttori di vino rosato della provincia di Grosseto. Identità? Campanilismo? No, solo voglia e necessità di portare la Maremma ad essere conosciuta oltre la Toscana. Perché vedete, la Maremma è quel territorio che unisce il mare alla campagna alla montagna. Una sorta di saliscendi dove la natura è ancora protagonista e insieme a questa i gusti della tradizione. Si può dunque innovare e sperimentare. Provare a creare qualcosa che magari possa identificare il territorio in maniera differente e unico rispetto alla Toscana dove il vino è rosso e si chiama Chianti. Dove c’è la carne, la ciccia e poco altro. I vini rosati dunque rappresentano la vera opportunità di essere diversi, innovativi e orientati al futuro a matrice turistica.
L’associazione avrà questo compito nel futuro: spingere all’innovazione e promuovere costantemente il territorio attraverso i vini rosati.

Il mondo del vino qui da noi è molto giovane. È interessante e importante spaziare un pò. L’associazione aiuta a ragionare in termini di territorio.

Elisabetta Ceccariglia è colei che, con tanta dedizione continuerà ad essere l’anima di Rosae Maris dando la giusta declinazione che le aziende vorranno darsi. Rosae, rosa, rosam.

 

Ecco la lista delle 23 aziende che con i loro interessantissimi prodotti sono all’interno dell’associazione Rosae Maris

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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