Filippo Signorini. Saint Barth, lo Champagne dell'effetto Madeleine
31 Ott 2025
Suggestioni di Vino

Filippo Signorini. Rêver Ouanalao Saint Barth, lo Champagne dell’effetto Madeleine

 

Sapete cosa è l’effetto Madeleine di Marcel Proust? Che lo conosciate o meno, seguitemi fino in fondo. Non ve ne pentirete.

Quando alle scuole elementari si studiava la storia, arrivava prima o poi il momento di Cristoforo Colombo e della scoperta delle Americhe. Ricordo ancora oggi la drammatica narrazione del maestro che al grido di “terra, terra!” si rallegrava perché Colombo si salvava dalle ire funeste di un equipaggio stressato dal lungo viaggio e pronto ad ammutinarsi. 

Senza grandi enfasi e con voce quasi assente, il maestro aggiungeva che non era sbarcato in America ma in un’isola che chiamò San Salvador. 

In realtà si chiamava Guanahani, nelle Bahamas. Era il 12 ottobre 1492. A quel viaggio ne seguirono altri: 1493, 1498 e 1502 ma solo nel corso del secondo, nel 1498, arrivò sulla terraferma in Venezuela. 

In quello stesso viaggio sbarcò a Ouanalau, una meravigliosa isola dei Caraibi Orientali, che ribattezzò Saint Barhtélemy in onore a suo fratello Bartolomeo.

Filippo Signorini. Saint Barth, lo Champagne dell'effetto MadeleineSaint Barhtélemy è certamente più conosciuta come Saint Barth. Un luogo di classe e charme dove ricchi nababbi provenienti da ogni parte del mondo, vanno a godere delle bellezze di un’isola incantata. Ford, Rothschild e Rockfeller bastano come nomi per inquadrare Saint Barth?

Eppure, se googoliamo (che strano neologismo…) per cercare informazioni su Saint Barth, occorre scrollare parecchio nelle pagine perdendosi tra costumi da bagno del brand MC2 Saint Barth. Potere del SEO/SEM da un lato, insofferenza nella troppa pubblicità dall’altra.

Cosa è allora Saint Barth?

Dipende. Per alcuni è un luogo di villeggiatura. Per altri una passerella necessaria. Per Filippo Signorini è casa.

La cosa che amo di più in senso assoluto, il posto dove io sono più felice in senso assoluto è Saint Barth. 

La prima volta di Filippo a Saint Barth è nel 1996, 503 anni dopo Cristoforo Colombo. Aveva quindici anni e non parlava inglese. La mamma, francese ma trapiantata in Italia, cercava un posto sicuro per i due figli di 15 e 13 anni. Che fosse in Francia e senza criminalità. Cosa può volere se non questo una mamma per stare con due bambini quando il marito è impegnato con il lavoro? Voleva infatti che i figli crescessero in un luogo caldo e sicuro mantenendo la cultura francese. Cinque mesi l’anno a Saint Barth per poi tornare a Monza. Si studiava a distanza e gli esami in Italia. 

Una famiglia ovviamente agiata quella di Filippo anche se la persona che ho conosciuto non ostenta e fa della sobrietà un suo stile di vita.

Quello che mi aveva colpito ai tempi è che non c’era tutto questo lusso che vediamo oggi. C’erano le Mini Mok, l’Eden Rock era un hotel ancora tutto di legno conservando lo stile della vecchia residenza del primo sindaco di Saint Barth. La luce c’era e non c’era. I lampioni funzionavano e non funzionavano. Tutto era molto sauvage, selvaggio. Quello che ancora oggi mi piace è l’atmosfera di essere in Francia perché siamo in Francia, è che mi sento a casa, mi sento sicuro, mi sento nel mio paese. 

Una casa cambiata nel tempo per via dei tanti piccoli novelli Cristoforo Colombo che invasero questa e le tante isole dei Caraibi e di tutto il Centro America trasformandole in parchi divertimento per ricchi. Benessere per tutti si o forse una diversa forma di schiavitù per chi povero era e povero è rimasto. Con qualche luccichio in più per via dei tanti locali e hotel sorti nel tempo.

Filippo avvolge il nastro dei ricordi con una certa dose di tristezza che comunque non altera il senso di casa che ha nel cuore. 

Si andava in un posto per comprare l’acqua che ora non c’è più perché si va al supermercato. I taxi non c’erano. Ora ci sono i taxi Porsche. 

Lo sfarzo che disturba. La spettacolarizzazione di un luogo che sembra una vecchia signora ritoccata chirurgicamente. Non è snobismo ma tristezza per una casa colorata con un colore che non si vuole. 

Un approccio culturale per Filippo che con la sua inflessione marcatamente francese sembra uscito direttamente dal copione di un film. È figlio di un’epoca dove la lingua francese era quella che si doveva studiare per accedere alle grandi università oltre che per stare in società. L’inglese? Roba per altri. 

Il mondo di lingua francese mi è sempre appartenuto. Io dico sempre che ho il cuore italiano ma l’anima francese. Sono fiero della mia anima francese perché amo l’Italia quanto la Francia. Un cuore spaccato in due.

Filippo Signorini. Saint Barth, lo Champagne dell'effetto MadeleineSpaccato in due se non in tre. La Francia, l’Italia, Saint Barth. 

Eppure Filippo ha vissuto in Belgio, in Argentina, in Canada, in Francia ma Saint Barth è sempre stato il suo rifugio. Il luogo dove fuggire per ritrovare se stesso e il suo passato.

Non chiamatelo snobismo. Ognuno di noi ha un posto così. Può essere casa, casa dei nonni, casa al mare. Cosa importa dove è. Cosa importa quanto grande o piccola sia. Ciò che importa è il perché siamo legati a quel luogo. I sentimenti che indissolubilmente fanno parte di noi, lì. Da soli o con quel qualcuno che comprende cosa significa per noi. 

Saint Barth è una costante della mia vita. Andavo appena potevo ed è sempre stato un momento di piacere estremo. È il mio paese.

La vita di tutti i giorni può essere banale qualunque cosa si faccia. Alla fine, è sempre la stessa. Anche se l’azienda nella quale doveva lavorare era quella di famiglia. 

L’utilizzo del verbo dovere non è casuale. Filippo doveva lavorare in quella del padre. Non so se una sorta di riconoscenza o di necessità ma l’impressione che ho avuto è che sentisse come un obbligo senza che nessuno glielo avesse imposto.

Vendevo prodotti per ufficio. Poi vedevo la linea Saint Barth che è di un amico di mia sorella che dopo essere venuto a volta Saint Barth ritornò a casa dicendo alla madre: facciamo i costumi Saint Barth. È diventato un colosso da 88 milioni di euro. Allora ho detto alla mia famiglia: facciamo lo champagne per gli americani perché tutto ciò che è Saint Barth si vende.

Non chiamatela noia di chi è sempre vissuto in un contesto particolare. Le ragioni sono più profonde e intimamente legate proprio a Saint Barth. Magari alla voglia di ritirarsi li per sempre senza smettere comunque di far qualcosa di bello e interessante. 

Non è ricerca di successo, non è fuggire alla noia, non è darsi un tono. È la profondità di amore per un luogo incantato che si unisce ad una sottesa repulsione per una attività che non gli si addice. È come quando ti regalano un abito bellissimo che ti sta anche benissimo perché gli altri ti dicono che ti sta benissimo. Ma non lo senti tuo. Non ti senti a tuo agio. Hai bisogno di una maglietta e un paio di pantaloncini per sentirti te stesso.

Ma senza rinnegare nulla di ciò che si è e si è costruito. Anzi, grande riconoscenza alla famiglia e al padre.

Ha dato da mangiare alla famiglia ma coi tempi è diventato sempre più complicato. Sono arrivate le multinazionali e i piccoli venivano assorbiti. Avevamo comprato anche una società a Roma da una signora che poi morì. Tu devi sapere che sono vittima di una disgrazia in Brasile. Un naufragio. Nel 1998 ero li ad una convention per conto di mio papà. Ero stato affidato alla signora perché non ero ancora maggiorenne. Eravamo andati in spiaggia con tutto il gruppo per fare il bagno e la corrente era talmente forte che ci ha trascinati via. Lei mi diceva: ti devi salvare la vita, ti devi salvare la vita. Non pensare a me, salvati la vita. Sono stato salvato da un pescatore che passava di li e ricoverato all’ospedale San Raffaele. Pensa a te, un distaccamento San Raffaele di Milano a Salvador de Bahia. Questa donna è morta e io ho raccontato la sua storia fino all’ultimo. 

Filippo Signorini. Saint Barth, lo Champagne dell'effetto MadeleineAveva tre figli e il papà di Filippo acquistò l’azienda per garantire loro un futuro visto che lavoravano già nella stessa azienda ancorché alle prime armi. 

Una azienda nella quale anche Filippo ha lavorato fino al 2020. Quando poi ha detto basta. Aveva bisogno di altro. Aveva bisogno di creare la sua linea di Champagne Saint Barth.

Già so cosa starà pensando qualcuno.

Ecco qui uno sprovveduto che non sapendo nulla di vino e di Champagne ha voluto farsi il suo giocattolino con i soldi di papà.

Mi spiace per questi malpensanti, ma non è per nulla così perché chi vuole un giocattolino, nemmeno se ne occupa e quando lo fa, è meglio che non ci metta le mani. Filippo ha pensato e curato il suo progetto imprenditoriale nei minimi dettagli. 

Non si può produrre uno Champagne se non nello Champagne. Occorreva così un récoltant manipolant e l’ha trovato in Sylvain Pienne a Monthelon, nel cuore de la Marne. 

Non c’era una etichetta Saint Barth e l’ha creata omaggiando l’isola con il colore turchese del mare dei Caraibi.

Non c’era un brand e l’ha creato usando Rêver Ouanalao dove Ouanalao era l’antico nome di Saint Barth e Rêver il sogno. Il sogno di Saint Barth. Il sogno di Filippo Signorini.

Come si gestisce però il lusso per uno Champagne?

Non certo con il prodotto visto che di Champagne ve ne sono una infinità (oggi si contano circa 16.000 vigneron e 320 produttori). Serviva qualcosa di unico e speciale e questo non poteva che essere il servizio. 

Se il tempo è il lusso del ventunesimo secolo, Filippo lo ha interpretato al meglio riuscendo a consegnare direttamente a casa le bottiglie in massimo ventiquattro ore e con un imballo così sicuro da richiede forza e tenacia per aprirlo. 

Ma non solo a casa. Ovunque ci si trovi. Anche in barca dove deve arrivare già refrigerato. Per soddisfare clienti ricchi e viziati? Anche. Ma che c’è di male?

Le persone a Saint Barth vogliono tutto per ieri. L’influenza americana nel lavoro è pazzesca perché gli americani, che sono i nostri migliori clienti, ci hanno insegnato come si lavora con il servizio. Se tu sei in casa e non hai voglia di far da mangiare tiri su la cornetta arriva il cuoco in 20 minuti prima con stoviglie e tutto, ti fa mangiare, sparisce e porta via tutto Hai voglia di farti un massaggio? Tiri su la cornetta e in 10 minuti c’è il massaggiatore a casa. Hai voglia di farti i capelli e non hai voglia di andare dal parrucchiere? Arriva il parrucchiere a casa. 

Il servizio. Quello che in Italia pensiamo non sia così realmente importante, all’estero è persino più importante del prodotto. Non fosse altro perché si è capito che se non hai il piacere dei goderti qualcosa esattamente quando ne hai voglia e devi dunque attendere, allora il tempo è davvero sprecato.

Va bene il servizio ma lo Champagne? 

Io l’ho trovato grassamente piacevole. 

Filippo Signorini. Saint Barth, lo Champagne dell'effetto MadeleineIo ho avuto modo di assaggiare la versione Tradition, un Brut con il 50% di Meunier, 30% di Chardonnay e 20 di Pinot Noir. L’aggettivo che mi è subito venuto in mente è stato: facile. Difficilmente ci si imbatte infatti in uno Champagne che vuole essere godimento puro senza perdersi in tanta complessità. Ecco, Tradition è proprio così.

Mi ha meravigliato perché il perlage è sembrato così inesistentemente fine da perdersi nella luminosità del calice. Poi pochi ma essenziali effluvi che parlano di zest di limone, fragoline di bosco, burrosa pasticceria, gesso, agrumi e tanto minerale. È il Meunier che sembra prevalere sugli altri partecipanti all’opera. Una partecipazione che diventa alternanza in bocca perché qui è lo Chardonnay a dettare legge. Per una volta il Pinot Noir non è protagonista se non in una sorta di grassezza e cicciosità di Tradition.

Incredibile la sapidità e quel perlage la cui finezza sbalordisce. 

Piacevolissimo il finale con una bocca che rimane fruttata e pulitissima: non imbalsamata come accade per altri Champagne.

Sapete con cosa ho voluto provare il Tradition? Non ci credereste mai lo so ma l’ho abbinato ad un semplice prosciutto cotto del supermercato (un signor prosciutto cotto però, il San Giovanni). Il risultato? Da Dio!

Questa è la dimostrazione non solo come non occorra aspettare una occasione importante per aprire una bottiglia di Champagne ma di come serva averla in barca il prima possibile!

Cominciamo mi sono detto. Piano piano come quando tu apri una bottega: piano piano fai le cose una alla volta, vedi come vanno. Adesso facciamo le esperienze di champagne. Portiamo lo champagne in Guadalupa partendo con l’Air France. Facciamo le degustazioni degli Champagne in Guadalupa con sette partecipanti. Io regalo un’emozione. Io ti regalo la mia esperienza, il mio sogno, ti regalo la mia compagnia, i miei racconti, la mia vita. Questo, io ti trasmetto con il mio champagne: ti trasmetto la mia vita, quello che io faccio, quello che ho fatto, quello che sono. 

La conversazione con Filippo è scorrevole, divertente, leggera. Il suo affascinante accento francese rende le idee, la narrazione delle esperienze, i ricordi, profondamente leggeri ed ammalianti. Profondità e leggerezza insieme sembrerebbero un ossimoro, eppure è così che li ho trovati. I suoi racconti come i progetti, nonostante siano meditati e attentamente studiati, sembrano bolle di sapone che galleggiano leggere nell’aria. Non sono vuote, non c’è aria all’interno. Ci sono caldi ricordi e concreti progetti frutto di una visione che non lascia nulla al caso. Una ardente passione che è energia propulsiva.

Filippo Signorini. Saint Barth, lo Champagne dell'effetto MadeleineLa passione è il ritmo della sua vita. Un sentimento, un approccio mentale che lo conduce a pensare come i sogni si possano realmente avverare. Ma solo lavorando duro e Filippo in questa avventura sta impegnando tutte le sue risorse fisiche e mentali. Oltre che economiche. Ci crede e ci crede fermamente. Sapendo che occorre impegno. Tanto impegno.

Quando non è a Saint Barth, vive in Valsassina, vicino il lago. Qui ci sono ancora altri ricordi. Quelli della nonna che voleva una casa in campagna fuori Milano poi venduta alla famiglia Berlusconi. Quelli della casa, costruita dal padre, dove attualmente vive con la moglie. Una grande casa dove Filippo vive da solo fino al giovedì quando la moglie lo raggiunge da Milano.

Non è un mondo dorato. Si, magari lo è all’apparenza, per chi non si accontenta della superficie. In lui colgo un senso di tristezza quando mi dice che non avendo figli, il suo sogno si concluderà con lui. Un senso di tristezza che dura meno di una folata di vento. Sono i ricordi felici di Saint Barth che spazzano via tutti gli altri. Sono i pensieri felice di Peter Pan a farlo volare verso luoghi lontani eppure così vicini.

Penso di essere una persona con capacità normali. Cerco di sforzarmi di capire dove va il mondo perché non è il mondo che viene incontro a me, ma sono io al servizio del mondo che cambia. La vita un pò come tante finestre: se le lasci socchiuse, non passa l’aria me se le spalanchi, tutto entra. 

Filippo è una finestra delle emozioni completamente aperta, spalancata. I suoi sono racconti che riescono a trasportare verso Saint Barth, tra le sue strade, all’ombra degli alberi, nelle ville dei suoi amici. Gli odori, la musica, il calore del sole. Una esclusività spartana che sa di vita vera, non luccicante anche se comunque lussuosa. Di quel lusso che non deve ostentare ma vivere e godere delle possibilità che la vita, in qualche modo, ha regalato. 

Mi piacerebbe portare più italiani possibili, insomma perché possano capire cosa è Saint Barth. Quella autentica, quella dove vado alle sei del mattino, al mercato del pesce. Chiacchiero, faccio la mia chiacchierata, bevo il caffè con i locali, sosto all’ombra degli alberi con le bacche dell’eterno sonno (perché se le mangi dormi), fumo una sigaretta mentre la tartaruga che mi passa vicino. Insomma, le esperienze che sono quelle di uno scorrere lento della vita e che sanno di unicità.

L’unicità di un lusso che non ha nulla di sfrenato. Neanche nello Champagne Saint Barth che è pur sempre uno Champagne ma per Filippo sembra solo essere un pretesto per poter parlare dell’isola che è e sarà nel suo cuore. Un luogo dove vivere una vita che sente veramente sua. Libera da sovrastrutture e cicli frenetici. Libera da convenzionalisimi e inutilità. Essenziale e definitiva.

Lo Champagne Saint Barth, la voglia di far funzionare questo sogno donando sogni è un modo per essere sempre, costantemente, li. Non da solo, ma con chi ha voglia di essere parte del suo sogno inoculandone il suo amore smisurato. Dividere e condividere il suo pezzo di cuore.

Dalla villa sul lago di Como, che sembra quasi essere una prigione dorata, un luogo temporaneo e di passaggio, Filippo guarda fuori dalla finestra. Sono certo che la sua mente non è più qui ma a Saint Barth. 

Ancora non abbiamo però parlato dell’effetto Madeleine e cosa c’entri con Filippo Signorini.

L’effetto Madeleine è un pensiero di Marcel Proust tratto dal libro Alla ricerca del tempo perduto e più precisamente dal primo dei sette volumi dell’opera, Dalla parte di Swann.  Proust racconta di come un odore, un sapore, un gesto o un oggetto possa innescare un ricordo vivido e intenso derivante del passato. Così intenso da diventare irrefrenabile.

Trovo che l’effetto Madeleine racchiuda perfettamente il pensiero e l’animo di Filippo con la sua voglia di condividere, attraverso lo Champagne Rêver Ouanalao, non solo i ricordi ma l’irrefrenabile voglia di Saint Barth. Insomma, la sua Madeleine.

 

Il y avait déjà bien des années que, de Combray, tout ce qui n’était pas le théâtre et le drame de mon coucher, n’existait plus pour moi, quand un jour d’hiver, comme je rentrais à la maison, ma mère, voyant que j’avais froid, me proposa de me faire prendre, contre mon habitude, un peu de thé. Je refusai d’abord et, je ne sais pourquoi, me ravisai. Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblent avoir été moulés dans la valve rainurée d’une coquille de Saint-Jacques.
Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d’un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j’avais laissé s’amollir un morceau de madeleine. Mais à l’instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d’extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m’avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause.
Il m’avait aussitôt rendu les vicissitudes de la vie indifférentes, ses désastres inoffensifs, sa brièveté illusoire, de la même façon qu’opère l’amour, en me remplissant d’une essence précieuse : ou plutôt cette essence n’était pas en moi, elle était moi. J’avais cessé de me sentir médiocre, contingent, mortel.
D’où avait pu me venir cette puissante joie ? Je sentais qu’elle était liée au goût du thé et du gâteau, mais qu’elle le dépassait infiniment, ne devait pas être de même nature. D’où venait-elle ? Que signifiait-elle ? Où l’appréhender ?

 

Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo.
E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa.
E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla?

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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