20 Dic 2024
Suggestioni di Vino

La Riballina. Renato Polinari e l’anfiteatro di Roma

 

Roma è sempre stata un coacervo di razze, genti, popoli che, in queste terre trovarono motivi validi per creare un insediamento. Per vivere. Una immensa valle attraversata dal Tevere, protetta dalle montagne e dal mare che fungeva anche da via commerciale. Ideale per chi si occupava di agricoltura come per chi di commercio o di pastorizia. Ideale perché potesse accogliere la capitale del mondo intero. Il che avvenne quando Enea, reduce dalla guerra di Troia, unì tutti i popoli della zona dando vita a quella civiltà dalla quale nacque Roma.

Se Roma prosperò per 1229 anni lo si deve anche alla ricchezza del territorio circostante. Un territorio che solo oggi riusciamo a riscoprire tributandogli il risalto che merita.

Castelnuovo di Porto fa parte di quei piccoli comuni che galleggiano nella campagna romana. Sconosciuti a chi vive lontano da Roma anche se spesso, nemmeno i romani saprebbero identificarne l’ubicazione. Siamo esattamente a nord di Roma, tra la via Flaminia e la via Tiberina. Un svincolo autostradale di recente realizzazione, nato per decongestionare il traffico locale, porta proprio il nome del paese. Anche se non credo che abbia comunque portato notorietà allo stesso.

la riballina

Un tempo la valle del Tevere era il giardino di Roma, sfruttata dalle popolazioni locali come pascolo e per tutte quelle coltivazioni intensive necessarie per sfamare Roma. Castelnuovo si adagia sulle docili colline giusto al di sopra della valle del Tevere. Quasi a movimentare un pò il terreno ed il paesaggio. Colline adibite a pascolo estivo che nel tempo costituivano i possedimenti dei nobili romani.

Sono tue queste terre?
E qui è tuto mio. 
Fino a dove?
Ma non lo so, fino al mare

Così il Marchese Onofrio del Grillo dice a Blanchard mentre si recano alla casa di campagna del Sor Marchese.

Nobili annoiati che lasciavano fossero i propri servi a coltivare le terre, godendo, senza sforzo e non certo per merito, dei frutti e della fatica di sforzi non loro. Nonché delle rendite. Un pò come la vigna del Mascherone sempre del Marchese del Grillo dalla quale si ricavava il Cesanese.

Per arrivare a La Riballina, si percorre una bella strada tra le dolci colline. Niente di speciale ma il verde, è quello che da tanta serenità. Colline forse un pò banali, ma con una giornata di sole, c’è da stare bene. Parcheggio la macchina aspettando Renato Polinari, il titolare dell’azienda e mi incammino verso le vigne. Si intravede che sono scoscese. Deve esserci un dirupo o comunque uno scendere verso il basso. Mai mi sarei immaginato quello che si apre dinanzi ai miei occhi. Aprire è il verbo giusto perché è come se aprissi una finestra di una stanza buia. Anche se c’è il sole. Ai miei piedi c’è vero anfiteatro a cielo aperto. Un teatro greco con al posto degli spalti, filari di vigna che scendono, più o meno ripidamente verso il basso evidenziando sapientemente, grazie ai giochi di livello, le linee di pendenza. Sembra un quadro. Un dipinto impressionista che il sole, sfruttando i giochi di luce, pendenze, colori, sfumature, riesce a creare come fossero schizzi di colore sulla tela. Sono in estasi pura. Almeno fino a quando non arriva Renato, Renato Polinari, a svegliarmi con la sua energia.

Già dalla stretta di mano si capisce che è un entusiasta. Ci siamo conosciuti ad una manifestazione del vino. Sorridente. Quasi guascone. Perennemente impegnato a fare qualcosa. Anche perché è di quelli che fanno le cose per farle bene. Precisione? Magari si. Ma c’è tanta passione e meticolosità di una vita passata. Quando faceva il restauratore. Restaurava opere d’arte.

Io mi occupavo di restauri monumentali. Scavi archeologici, ecc. avevo una azienda. Mio padre continua ancora. Io invece l’ho venduta. Prima restauravo monumenti adesso viti. Quando sono arrivato qui le piante avevano tralci lunghi venti metri. Adesso le curo una ad una. Radici profondissime fino ad oltre cinque metri. 

Arrivando non ci avevo fatto caso e l’immenso anfiteatro aveva completamente catturato l’attenzione. Si, avevo visto degli alberi ma di alberi ce ne sono in tutte le tenute. Quando però Renato mi porta a fare un giro per l’azienda, capisco che non si trattava di alberi qualsiasi ma di veri e propri alberi di uva. Oltre 105 piante di vite maritata dislocate nei circa nove ettari di azienda 

Piante di viti. Vere piante. Cresciute qui senza alcun tipo di aiuto. Non colpite da nulla. Tronchi risalenti ad almeno il 1880. 

Ho fatto una ricerca storica anche con persone del luogo. Una mi ha riferito che ha 97 anni si ricordava che a cinque anni veniva qui a cavallo dalla Tiberina e queste già erano grosse. 

Descrivere queste piante, per chi è abituato a vedere le classiche vigne, non è semplice. Probabilmente nessuno ci crederebbe. Stiamo parlando di veri arbusti. Spessi tronchi dotati di spessi rami sui quali nascono grappoli incredibili. Alberi di uva a piede franco che qui, per motivi ignoti, hanno resistito alla fillossera. 

Hai l’Appennino davanti e poi la valle del Tevere. Non ristagna acqua cosi da non creare vita. Abbiamo ancora tutte le viti a piede franco tanto che stanno facendo l’esame del dna per capire come hanno resistito nel tempo. 

Ha creato un piccolo paradiso a pochi km da Roma. Nelle belle giornate, e oggi è una di quelle per via dell’aria fresca dopo il temporale, si vede anche la Cupola di San Pietro. Ci sono delle stanze adibite ad alloggio e una bella area all’aperto dove trascorrere momenti di felicità dispersi nel nulla e comunque vicino la città. 

Era una tenuta bellissima ma abbandonata da anni. Il proprietario ci ha cercato lui. Quando ce l’ha detto non abbiamo aspettato un minuto perché potevamo collegarla alle nostre terre. Ci siamo resi conto che chi ha fatto questo con le piante antiche, era qualcuno di cultura perché non vengono da qui. Sono state prese altrove. In Umbria, Molise, Toscana. Sono stati presi dei ceppi e da li partiti. Qui passava la Flaminia. Dall’altra parte ne abbiamo trovato una particolarissima che chi ha fatto l’esame del DNA ci ha detto che ha delle caratteristiche eccezionali. Devo prendere ancora gli innesti. 

Renato parla con vera e sincera eccitazione delle sue vigne. Gli piace ciò che fa tanto che (o magari perché) si è sistemato tutto da solo aiutato, solo successivamente, da altre persone. 

Le potature le seguo io. Parto a dicembre e finisco a marzo. Gli altri mi aiutano con le legature. È difficile trovare chi ti da una mano per certe cose. 

Le vigne. Ad averne ancora a piede franco, averne di specie sconosciute, averne ad albero. Questo lo eccita. Non si capacita di ciò che ha e di ciò che riesce a produrre anche grazie all’enologo Lorenzo Costantini

 

Siamo partiti con lo Chardonnay e il Sauvignon per capire come reagivano qui su questi terreni. Lorenzo Costantini e gli altri sono rimasti perplessi perché non si aspettavano un risultato cosi. Con uno schiocco di dita siamo arrivati a dama. Nel 2017 prima annata. La prima cosa che mi è piaciuta di Lorenzo come enologo è che mi veniva anche all’inizio per 500 litri. Questa cosa, questa umiltà mi è piaciuta molto. Adesso siamo amici.

Parla a raffica Renato. Ogni tanto, mentre passeggiamo, si ferma, prende in mano qualche foglia, la trancia, la ammira e continua a parlare. Respira a pieni polmoni. Si ferma a guardare il paesaggio come se non l’avesse mai visto. Sembra ogni volta in estasi. Con quegli occhi che scrutano il paesaggio e la voglia di fare di più. Di più delle sue attuali 21.000 bottiglie. Non solo il potenziale sarebbe di 30.000 includendo anche il rosso entrato in produzione, ma ci sono alberi antichi, vitigni sconosciuti e un terroir pazzesco. Potenziale di bottiglie e potenzialità, pazzesche, di tanto altro. Per il momento riesce a vendere tutte qui intorno.

La Riballina

L’anno scorso ho fatto un rosato che è sparito subito. Non sono riuscito a tenere neanche una bottiglia per me.

Un territorio baciato da Dio senza che nessuno se ne sia reso conto. Forse solo Renato. Che non ho capito ancora se lo ha tenuto nascosto o non sia riuscito a farlo conoscere. Nemmeno era così esperto a fare vino visto che ha iniziato, come tanti, a farselo a casa. Nel 2010. 

A casa avevo il Vermentino. Vino per me. Avevo fatto un impianto serio. Tutto da solo. Dalla Contessa Cinelli. Su tante cose mi possono rompere le palle ma in vigna sembro un vecchio di cento anni. Ho passato tanto tempo con persone anziane. Amici di famiglia a Montepulciano che mi hanno fatto vedere come si prende una pianta antica tagliandola e reinnestandola. Persona di 92 anni. Adesso ho le scuole che vengono a vedere come si fanno le cose.

Se le parole possono sembrare da guascone, i modi di Renato non lo sono affatto. Parliamo come due vecchi amici al bar. Due che si conoscono da una vita e la sua di vita ora è qui. Altro che quella passata di restauratore che sembra lontano anni luce. Qui ha trovato un luogo non solo di lavoro ma di passione pura. Vive un pò più su, a poche centinaia di metri da qui,

Per staccare…

Sono convinto che Renato non stacchi mai nemmeno quando dorme. Queste piante ultracentenarie le cura come si cura una persona anziana che ha dato tanto e che merita rispetto. Ogni pianta magari potrà ancora dare tanto. Ma va rispettata, accudita, curata come si deve. Alcune sono pure sconosciute. Non ne sa il nome. Sorrido perché nella mia mente si palesa la tenera immagine di un infermiere che assiste un anziano malato di Alzheimer che non ricorda neanche il proprio nome.

Di quelle che conosce c’è della Cococciola, del Bellone, della Malvasia Puntinata, del Sauvignon, del Vermentino, dello Chardonnay, del Merlot, della Barbera.

La Riballina

Nessuno sa che l’ho messo. Mi piaceva come tipologia di vino

Ditemi voi se non c’è anche una dose di follia in questo simpaticissimo uomo!

Ogni pianta è parte integrante del meraviglioso anfiteatro. Oltre 47 settemila piante messe una ad una a partire dal 2010. I La vegetazione, il paesaggio, l’atmosfera. Tutto è stupendo. In ogni stagione colori diversi. Profumi diversi. La sensazione, per chi ama la natura, è quella di essere nel mondo dei balocchi. 

Qui c’era l’areale del Capena. Era già in qualche libro del 1500. La Riballina prende il nome dal ribaltamento del paesaggio. Tutto si ribalta. Una parte di terreni era di famiglia, altra la abbiamo comprata. C’è pascolo ed olivi.

La Riballina

Assaggiamo Grazia Mater direttamente dal tino. Il suo blend di Chardonnay e Sauvignon.

Neanche metto il calice sotto il naso che si sente immediatamente una pazzesca pesca bianca. La piacevolissima nota fruttata lo rende fantasticamente sensuale. Quasi civettuolo. Chiudo gli occhi e ha la netta sensazione di avere al naso prima, in bocca poi una pesca vellutata. Poi il pazzesco floreale.

È uno di quei vini che è risulta con un odore così buono ed inebriante che si fa fatica a berlo. Rimarrei a sentire questi effluvi per ore.

La pesca in bocca è persistente. Sapido che non ti aspetti. Acidità marcata con una dolcezza insita che ammorbidisce. La bocca chiude perfettamente. La persistenza non lunga. La piacevolezza che ne deriva, incantevole. Spettacolare. Uno di quei vini da bere anche senza essere accompagnato dal cibo. Ma accompagnato dalla persona amata. Dinanzi ad un tramonto. Notevole. Davvero notevole.

Devo essere sincero. Il Sauvignon non spinge con la pipi di gatto. È un pò sottotono che però sprigiona la frutta. Due anni fa l’albicocca. Adesso la pesca. 

In un anfiteatro, con i venti che spirano lievi, il sole che scalda le piante, il terreno calcareo, essere biologici è facile. Utilizzare solo lieviti spontanei, non scontato.

Mi dovrei certificare. È tutto certificato ma non so se farlo. Lorenzo mi dice di farlo ma ci sono troppe pratiche burocratiche.

Renato è così. Non bada molto a queste cose perché delle scartoffie non vuol sentir parlare. Sarà anche perché le sue bottiglie le vende tutte. Tra queste colline e valli e in parte a Roma.

Ho tanti ristoranti come quello qui sopra che ne consuma circa 500 al mese. Poi a Trevignano. Sul lago. Non mi allontano. Poi se le portano tutti via. Come produttore qui sono solo nel raggio di circa 50km. Se avessi avuto altri terreni sarebbe stato meglio. Quelli che ho non hanno l’esposizione giusta.

Nella sua gamma oltre il Grazia Mater, c’è un Rosso, il Repente da uve Merlot e poi una bollicina metodo Charmat, extra dry che ho avuto modo di assaggiare durante una degustazione. Niente male, ruffiano quanto basta, ma utile per il mercato di riferimento.

La Riballina

In questo luogo che nemmeno io conoscevo anche se avendo lavorato per dieci anni a pochi km da qui, non sembra nemmeno di essere alle porte di Roma. Non si fa fatica ad immaginarselo in Umbria o in Toscana anche se anfiteatri così magari solo in Friuli. Solo che qui prendono il sole ad una intensità incredibile e subiscono l’influsso sia dei venti dagli Appennini che di quelli dal mare. Mica male come terroir.

Renato ha qui la sua fabbrica di idee. Un work in progress di piante centenarie e sconosciute dalle quali prima o poi farà dei vini. Con calma. Senza fretta e senza perderci la testa. Con i ritmi dettati dalla natura con le stagioni che si alternano come la luce del sole e il buio della notte.

Lui ama starsene tra le sue vigne più che in cantina o in mezzo alla gente.

In fondo, con questo angolo di paradiso, come dargli torto.

 

La Riballina

Il sito Internet https://www.lariballina.it/

 

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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