Madame Barrique. La seconda vita
Quante volte abbiamo sentito dire come un gatto abbia sette vite? Sette, come i cicli della luna: quattro fasi di sette giorni ciascuna. Una credenza popolare nata nel medioevo quando si attribuiva ai gatti la reincarnazione di una strega. La sprezzante abilità degli stessi felini non faceva altro che alimentare il sentito popolare. Meno male che gli inglesi non sono arrivati nel continente più di tanto perché per loro il gatto di vite ne aveva nove. Paese che vai, usanza che trovi!
Sei un gatto ha sette vite, noi quante ne abbiamo?
Ovviamente, almeno per quello che mi è dato di sapere, una sola. Anche se, da un punto di vista squisitamente legato alle opportunità che l’unica vita ci offre, anche più di una.
Tante le persone che ho incontrato nel corso del mio cammino che hanno dimostrato la capacità di cambiare vita. Di aver avuto e di aver sfruttato la possibilità di fare altro nel senso di cambiare completamente ciò che stavano facendo per dedicarsi a qualcosa di diverso e soprattutto di stravolgente.
Non necessariamente occorre cambiare tutto. Non necessariamente c’è bisogno di voltare completamente pagina. Magari c’è una seconda vita allorquando si arriva ad un punto del nostro percorso. Per l’età, per pensieri, per abitudini. Semplicemente a volte, quando quello che si è sempre fatto diventa non più necessario. Termina la funzione così come è nata e si trasforma in altra.
Pensiamo ad esempio alla funzione della mamma.
La mamma accudisce i propri figli da quando nati e per tutto il loro percorso di crescita fino a quando, inesorabilmente, cominceranno ad intraprendere la propria strada senza possibilità alcuna di influenzarne il percorso. E meno male dico io: sai quanti figli mammoni ci sono in giro che rimangono attaccati alle tette della mamma?
La mamma è sempre la mamma e non smette mai la sua funzione ma nel rapporto con i figli, cambia affinché questi diventino indipendenti. È proprio a quel punto che la mamma muta la propria funzione da chioccia a insostituibile punto di riferimento.
Allo stesso modo, quando una barrique ha terminato il suo scopo, ovvero quello di affinare il vino, può continuare la sua funzione, anche se con meno vigore, affinando altri vini magari di altre aziende oppure, cambiare completamente il suo scopo.
Ho visto barrique trasformate in tavolini e sgabelli piuttosto che riportate alla loro iniziale composizione, le doghe e da queste in altro: opere d’arte.
Giuliana Allegretti in arte Madame Barrique, nella sua seconda vita, senza smontarle, le usa come tele per dipingere.

Seconda vita per Giuliana, seconda vita per la barrique. Non potevano che incontrarsi ad un certo punto del reciproco percorso.
Ho studiato architettura e ho lasciato perdere per lavorare nelle fabbriche dei piatti.
Giuliana abita a Civita Castellana un bellissimo paese della provincia di Viterbo a metà strada tra quest’ultima e Roma. Era famosa per la produzione di ceramica: dai sanitari ai piatti, si produceva di tutto. Almeno fino alla delocalizzazione in Cina di alcune grandi aziende che sì, hanno trovato margini e prosperità (prima di essere fagocitate dagli stessi cinesi) ma anche dato vita al disastro desertificante del territorio. Oggi lo stesso territorio si è ripreso perlomeno la ceramica di qualità anche se i tempi d’oro sono finiti da un pezzo. Peccato, perché qui si produceva ceramica dagli antichi Falisci….
Mio padre era amministratore delegato di un gruppo molto grande. Ho avuto l’occasione di andare a lavorare nello studio grafico dell’azienda. Sono stata una delle prime ad usare Photoshop. Era il 1990. Non disegnavo sui piatti. Disegnavo su carta, scannerizzavo a andavo su Photoshop. Poi si facevano gli impianti per la serigrafia.
Giuliana ha l’aria di una persona soddisfatta della propria vita. Mamma, nonna, moglie. Non si chiede l’età ad una signora anche se è lei a dirmelo (ma non la scriverò mai). Di certo, non li dimostra. Anche perché sprizza energia da ogni dove e ha come impazienza di raccontarsi. Esprimere tutta se stessa tramite una attività che le da non solo gioia di vivere ma linfa vitale.
All’università mi ero arenata su geometria e poi è arrivata l’occasione di andare a lavorare. Non me ne sono mai pentita fino agli anni 2000 quando c’è stata la grande crisi della ceramica per i cinesi che hanno iniziato a copiare. Avevamo grandi clienti: Ikea, Carrefour, ecc. Produzione industriale per tanti brand. Tutti sono andati in Cina e hanno chiuso le fabbriche.
Scanzonata, divertente. A tratti si prende in giro da sola. Traspare completamente la sua gioia di vivere per una seconda vita ritrovata e che non ha minimamente l’intenzione di lasciarsi sfuggire.

Un marito con un bel lavoro nelle acciaierie di Terni, la necessità di occuparsi dei figli. Insomma i pianeti si allineano a che Giuliana diventi mamma a tempo pieno e grafica nei ritagli di tempo.
Rielaborazione fotografica. Facevo le cose per gli amici. Tutto gratis.
Arriva il tempo delle mutazioni. Quei momenti nei quali ricordi di essere brava non solo ad essere mamma ma anche a far si che quella che era lavoro prima, passione poi, riemerga prepotente. Non già come spirito di rivalsa o necessità di essere qualcosa o qualcuno di diverso, quanto per incanalare l’energia, non solo creativa, che Giuliana ha in se.
Poi mi sono stufata di fare le cose gratis per gli amici. Ho iniziato gli studi di sommelier per conoscere il vino. Mi chiamavano Sue Ellen. Sono andata a fare una degustazione da Caprai e ho comprato una botte. Me la porto a casa e ho pensato: la voglio decorare.
Solare e allegra. Sorride anche con gli occhi. Serena e spensierata. Mossa da fantasia, creatività e voglia di fare. Senza stress. Così è Giuliana.
La voglio decorare con le caratteristiche tipiche del vino che l’ha contenuta. Sagrantino, forse dall’oriente. Ho cercato di esprimere a modo mio il tannino. Una esplosione verde. Così ho pensato di vedere su internet se esistevano botti di questo genere. Mi è venuta in mente Madame Barrique. Non esistevano botti del genere. Volevo fare qualcosa che di distinguesse dagli altri. Ho creato un logo MB e l’ho registrato.

La creatività senza quel pizzico di folle determinazione serve a poco. Il genio inteso come espressione della genialità dell’intelletto applicato a qualcosa, deve essere non solo incanalato correttamente ma anche strutturato. Altrimenti rimane fine a se stesso. Giuliana di determinazione ne ha da vendere. Senza stress però. Perché la vita, la seconda vita, va vissuta con tanta tanta serenità.
Poi ho mandato le foto a Radio DJ perché la ascoltavo sempre. Mi hanno chiamato e chiesto: hai una pagina Instagram? Io non ce l’avevo
Semplice e carinissima. Non una sprovveduta ma proprio semplice e spontanea a dimostrazione che le cose possono nascere dalla creatività anche per puro caso. Da li si parte per un viaggio che è frutto proprio della determinazione. Certo che devo andarmela a risentire quella puntata…
Ho creato subito la pagina Instagram per mettere online i reel di ciò che realizzo. Comprato il treppiedi, la luce. Ho iniziato e da Radio DJ mi hanno richiamato. Ogni volta che mi chiamavano, guadagnavo follower.
La barrique diventa una tela sulla quale dipingere qualcosa che riconduce a quanto la stessa barrique ha amorevolmente custodito nel tempo. Un viaggio che parte dal contenuto per estendersi al mondo circostante. L’introspezione che diventa estensione del territorio. Esplosione di pensieri, di idee, di creatività. Il mondo del vino come arte inspiratoria.
La cura della barrique per riportarla al primordiale splendore: dalla scartavetratura al trattamento cn cementite, a riciclo e smalto. Le pennellate di colore per ridare vita al legno. I disegni, creati con gli Uni Posca, perché i pensieri diventino arte. Questo è il lavoro di Madame Barrique. Questa l’arte che vuole fare di una barrique, un semplice barile di legno, un’opera d’arte. Che resista al tempo.
Ho fatto allora quella bordolese, il riesling. Ogni vino, terra, vitigno ha qualcosa che mi viene in mente. Al Vinitaly mi hanno chiesto di fare una botte che riguardasse il Lazio. Ho creato quella della Malvasia Puntinata con decori etruschi e romani che richiamano proprio le origini.
Fino ad oggi Madame Barrique ha creato quattordici opere d’arte. Perlopiù vendute ai privati cosa questa che ha dell’incredibile e che, in molti casi, evidenzia ancora come il settore del vino non sia aperto alle novità.

Da anni mi batto perché il vino trovi non solo la sua giusta collocazione (ovvero a tavola!) ma anche il giusto ruolo di comprimario. Diciamocelo chiaramente: il vino non deve essere il protagonista di qualcosa ma l’elemento che completa, migliora, nobilita altro. Può e deve essere comprimario al pasto. Può e deve essere comprimario ad una festa. Può e deve essere comprimario ad un evento. Ma non può e non deve essere protagonista di qualcosa.
Prendo le botti da Scacciadiavoli e poi c’è un grande lavoro. Tanti mi chiedono informazioni e una mi ha già cominciato a copiare. C’è una signora francese che mi ha copiato e una italiana che mi ha copiato integralmente. Sono rischi che si corrono.
Ecco allora che se il vino può essere comprimario ad esempio in una mostra d’arte, può far diventare protagonista ciò che è stato utilizzato per produrlo.
Se le aziende capissero quanto il vino sia solo la conseguenza di un racconto che si imprime nella mente del consumatore, allora le barrique di Giuliana sarebbero un perfetto anello di congiunzione nel processo della comunicazione.
Io penso e inizio a cercare su internet decori o cose tipiche della zona di provenienza. Ad esempio, sto pensando di farne una dedicata al Pinot Nero e la immagino con il rosso Borgogna, il pizzo a tombolo che fanno in Alto Adige. Con Photoshop elaboro gli schizzi che metto su una botte bianca digitale sulla quale simulo il decoro.
La creatività di Giuliana è meravigliosa già per come si pone. Ha l’entusiasmo di una adolescente che si accompagna ad una matura voglia eruttiva di dire ciò che le passa per la testa senza remore e senza freni.

Quando lavoravo per Ikea dovevo fare mille simulazioni perché non gli andavano mai bene. Io però faccio lo stesso. Faccio le simulazioni e le faccio vedere ad amici e parenti. Sento i loro giudizi. Se qualcuno mi chiede una cosa specifico lo faccio.
Creare una barrique non è cosa da poco. Ci vogliono tre settimane di lavoro manuale e preciso. Un processo creativo e realizzativo che è meticoloso e attento. Come se Giuliana si immergesse in un mondo fatto di colori. Un ritorno ai disegni di bambina, alle mani sporche, ai fogli bianchi pasticciati di tratti colorati che solo ora prendono forma.
I suoi video su Instagram sono significativi del processo creativo.
Io lavoro la sera o la notte. Spesso mio marito sta fuori. È complicato. Dipingere è stressante per gli occhi.
Complicato e stressante ma, nel suo studio, chiusa dentro se stessa, Giuliana è se stessa e con se stessa. Il mondo è fuori e li può anche restarsene.
Mi piacerebbe che queste botti viaggiassero. Una l’ho mandata in Spagna. Ho conosciuto dei signori giocando a golf, gliela ho fatta vedere, gli è piaciuta e l’ho spedita. Ecco mi piacerebbe che andassero in giro. Certo guadagnarci qualcosa no sarebbe male
Ride di gusto Giuliana. Questa passione che si sta trasformando il lavoro, non lo fa certamente per soldi. Il guadagno sarebbe una attestazione, un riconoscimento. Un modo per dire a se stessa “sei così brava che qualcuno è disposto a pagare per avere una tua opera”. Ecco, questo.
Non saprei dargli un valore. Per ora la vendo a 1500€ ma è poco per il lavoro che c’è.
Su Instagram mi scrivono in tanti ma sono strani: quanto è grande sta botte? A quanto la fai?
Il grande minestrone dei social è lo specchio della società. Si incontrano persone interessanti come Giuliana e dementi perditempo che non sanno cosa vogliono dalla vita. Ma è così, è la società che è così.

Sono stata contattata dal Consorzio del Chianti per andare ad una manifestazione per dipingere la botte li. Mettendoci tre settimane ho proposto di dipingere qualcosa. Vediamo ora se va in porto.
Quanto sarebbe bello entrare in una bottaia e trovare botti decorate cosi da rompere quella monotonia monocromatica, a volte cupa, delle botti e barrique. Mi sono personalmente stufato di entrare e avere la sensazione di un déjà vu. Tutte le barricaie si assomigliano e sono monotone. Vista una vista tutte. Eppure ogni vignaiolo ci tiene a farla vedere e visitare. Come se ci fosse qualcosa di diverso nella propria.
Se Antinori mi dicesse di fargli una botte sarei felicissima. Sai quanti ne ho stalkerati? Mi dicono belli ma poi nulla.
Non è una casalinga annoiata ma una entusiasta impegnata. Una donna che sente la propria realizzazione in qualcosa che la appassiona e per certi versi la realizza. Stare chiusa a realizzare le sue opere la appaga. Certo, se c’è bel tempo non perde l’occasione di andare a giocare a golf!
Me ne ha comprata una un’ortopedico siciliano che l’ha vista in cantina a santa Teresa e l’ha voluta per la sua villa in costruzione a Malta. Dice che andrà sul giornale.
Le speranze e l’entusiasmo sembra quello di una adolescente. I sogni per qualcosa che avverrà. Forse un giorno. Qualcuno che la chiamerà per dirle di volere le sue barrique. Una attesa che la riempie di forza creative che le fa dire che
Una barrique, dopo aver contenuto 225 litri di felicità, merita di diventare una Madame Barrique

Con Giuliana la felicità non è solo quella del vino o della pittura o dei pennarelli che usa per le decorazioni. È probabilmente il suo aver ritrovato se stessa realizzando comunque qualcosa di unicamente meraviglioso. Opere d’arte ognuna delle quali unica ed irripetibile. Oggetti che non sono solo cose ma elementi rappresentativi di un ciclo vitale di transito da una vita all’altra. Elementi che riemergono dal passato per essere proiettati nel futuro. La storia che si intreccia con lembi di territorio. Il terroir. Il vitigno. La cantina. Il vignaiolo. Il pensiero. Le stagioni. La vita. La morte. La rinascita. L’amore.
Tutto questo è in quelle pennellate, in quei fanciulleschi tratti di un pennarello che ci ricorda tanto della nostra giovinezza.
Madame Barrique grazie per tentare di rendere colorato un mondo così ingessato come quello del vino. Non fermarti. Non perdere la tua verve artistica e, soprattutto, quello spirito di eterna fanciullezza che contraddistingue il tuo essere.
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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