Manilo Frattari è IoVino. Marche e Campania: luce, fuoco e una scoperta inattesa
13 Feb 2026
BlendNews

Manilo Frattari è IoVino. Marche e Campania: luce, fuoco e una scoperta inattesa

 

Andando in giro per l’Italia mi rendo sempre più conto di quale sia l’immenso patrimonio che stratificatosi nel corso dei secoli. Un patrimonio da valorizzare in ogni sua peculiarità. Da ciò che offre a chi lo abita. 

Ho incontrato regioni che si attraversano con lo sguardo, altre con il cuore; regioni che per comprenderle occorre scavare a fondo, altre che ti sommergono; regioni che ignori ma che solo quando le scopri comprendi cosa ti sei perso. 

Marche e Campania sembrano l’una l’antitesi dell’altra e non solo da un punto di vista territoriale.

Le Marche vivono di luce composta. Le colline scendono verso il mare come pensieri ordinati, mai urlati. Tutto sembra suggerire equilibrio e compostezza creando una bellezza che non ha bisogno di spettacolo. I marchigiani sembrano chiusi e riservati tanto che al tempo dello stato pontificio, complice anche la lontananza da Roma (erano in fondo della regione dello Stato Pontificio più distante da Roma), venivano scelti come gabellieri ovvero coloro che riscuotevano le tasse. Meglio un morto in casa che un marchigiano all’uscio si diceva. In realtà lo si diceva anche in altri casi ma per i marchigiani era ancora più vero. 

La Campania, al contrario, custodisce una geografia più emotiva. Il Vesuvio, l’Appennino, il Tirreno disegnano un carattere fatto di memoria e tensione. Quel sole che accompagna l’intera giornata con un calore sempre più vivo, rende le persone solari, gentili, cordiali. Vive. Difficile trovare un campano scortese e chiuso. La solarità è nelle piccole cose e nella quasi necessità di “fare ammuina”. Di rendere ogni istante speciale e unico, celebrando e festeggiando senza “scuorno”. 

Se le Marche insomma sono una forma di contemplazione, la Campania è una forma di esperienza. Il vino nasce proprio in questo spazio invisibile tra misura e coraggio.

Quando queste terre entrano nel calice, smettono di essere paesaggio e diventano voce. Nelle Marche la luce si fa verticale nel Verdicchio, limpido come un orizzonte che respira. Il Pecorino porta con sé il vento delle alture, nervoso e gentile insieme. La Passerina racconta il lato più solare della regione, mentre la Lacrima di Morro d’Alba svela l’intimità, profuma di fiori e di emozioni trattenute. Il Bianchello del Metauro, con il suo tocco salino, raccoglie invece l’anima costiera, sottile e silenziosa.

La Campania risponde con un’altra musica. Il Fiano di Avellino è pensiero che si apre lentamente, stratificato come una frase che chiede ascolto. Il Greco di Tufo ha il passo deciso della pietra, una verticalità che scuote. La Falanghina porta il sorriso del Mediterraneo, la Coda di Volpe la carezza antica della campagna. L’Asprinio d’Aversa vibra come elettricità pura, e quando la terra si fa rossa, il Piedirosso sa di mare e cenere, mentre l’Aglianico cammina accanto al tempo con passo profondo.

I vitigni non sono varietà. Sono caratteri. Sono modi diversi di stare al mondo.

Marche e Campania sembrano l’una l’opposto dell’altra. L’alba contro il tramonto; la riservatezza contro l’estrosità; la verticalità contro l’ampiezza. Eppure, Manilo Frattari, riesce ad unirle in un viaggio che parte, quasi per caso, attraverso un inaspettato assaggio. Un calice che non doveva essere memorabile e che invece accende una luce. Verdicchio e Fiano accendono la luce dello stupore. Vini che non cercano l’effetto immediato, ma scavano piano, lasciando una traccia fatta di piccoli sassolini che aspettano solo di essere seguiti come nella favola di Hansel e Gretel. 

Manilo Frattari è IoVino. Marche e Campania: luce, fuoco e una scoperta inattesaManilo resta folgorato non solo dal gusto, ma dall’idea che quei vini portano con sé: la possibilità che il bianco non sia soltanto freschezza ma pensiero, profondità, racconto. Da quel momento il vino smette di essere semplice degustazione e diventa relazione. Nasce il desiderio di creare uno spazio in cui queste voci possano incontrarsi, parlarsi, riconoscersi.

È da quella scintilla che prende forma IoVino: non un evento, ma un luogo simbolico dove i territori smettono di essere lontani e diventano dialogo. Dove Marche e Campania, Adriatico e Tirreno, luce e fuoco, si ritrovano nello stesso gesto: alzare un calice non per bere soltanto, ma per capire.

Perché il vino, quando è vero, non nasce per essere collezionato. Nasce per essere incontrato e per generare incontro. Tra persone. Tra anime. Tra luoghi. Dialoghi e impressioni. Strette di mano e sorrisi. Che si ripetono non solo in un evento ma per la vita. Non solo produttori e amanti del vino ma cuori e anime che cercano e trovano quella convivialità spesso relegata chissà dove. Invece IoVino diventa spazio di condivisione che non si limita all’evento ma va oltre. Questo lo dobbiamo alla capacità di Manilo e Romina, sua moglie, vera musa ispiratrice, sostegno iniziatrice, spina dorsale e sorriso. Ma anche iniziatrice delle passioni

Ero leggermente appassionato alle grappe grazie a mia moglie che lei poi è il braccio destro e sinistro dell’organizzazione. È lei che mi ha introdotto. Romina è sempre stata una mente molto curiosa di tutto ciò che la circonda. 

Un percorso al contrario quello di Manilo. Iniziare dalla grappa per passare ai vini rossi corpulenti tipici della cultura di qualche anno fa. Ricordate quei vini che erano così legnosi da sentirli sui denti? Qualcuno fece approvare la legge europea che consentiva l’uso di trucioli di legno perché il vino ne sapesse ancora di più. Era il Regolamento CE n.1507/2006. Viva l’Europa insomma e lungi da me qualunque considerazione politica. Meno male che al Ministero per le Politiche Agricole dell’epoca, qualcuno sano di mente riuscì a scrivere e far approvare un decreto per vietare i trucioli perlomeno nei vini DOC e DOCG.

Manilo Frattari è IoVino. Marche e Campania: luce, fuoco e una scoperta inattesa

Ho molti amici che sono molto più bravi di me a degustare. Entrai in un gruppo di amici molto esperti. Uno è anche un responsabile della guida Slow Wine del Lazio. Vari amici degustatori e piano piano mi incuriosì dei bianchi che prima magari sì, bevevo, ma senza aver mai bevuto bianchi di spessore.

Faccia allungata, barba folta a seconda delle stagioni, occhialino tondeggiante da intellettuale, un sorriso che ti ricordi, taglio di capelli…beh taglio non direi. Sembra la mia descrizione in effetti ma è Manilo Frattari. Un entusiasta. Una persona che emana fiducia solo alla prima stretta di mano. Persona umile e concreta. Non certo di quelle che si vantano di ogni conoscenza e di conoscere le caratteristiche di ogni vino. Manilo lo si apprezza perché è una persona schietta e alla mano. Pragmaticamente felice,  amato e rispettato da tutti. Ogni volta che ho partecipato a IoVino la percezione, nemmeno tanto velata, che emergeva attraverso il dialogo con i produttori e i partecipanti, era di totale apprezzamento per lui. Ho sempre avuto l’impressione di entrare in una sorta di club house dove i soci chiacchierano, si divertono e, cosa strana per una club house, parlano bene del presidente del circolo. Non una setta bene inteso, ma un club di amici che si ritrovano per stare insieme in allegria. Qualcosa di quasi irreale in un mondo dominato da odi reciproci, rancori ed invidie. Dalle Marche alla Campania, sorrisi, strette di mano e, soprattutto, assaggi reciproci contrassegnati da giudizi sempre onesti e principalmente positivi (ma non potrebbe essere altrimenti vista l’alta qualità dei prodotti presentati).

Facevamo sempre delle degustazioni di Barolo, Nebbiolo, Sangiovese. Poi capitò una volta Verdicchio e Fiano. Verdicchio Coronicino che ora non c’è più. C’è il figlio. Vengo folgorato da questo Coroncino. Un amico aveva la bottiglia talmente vecchia che c’era ancora il tappo in silicone. Fermate aspetta: ora te ne porto una io col tappo in sughero. Mi ricordo che già all’epoca si era bevuto avuto il Fiano di Villa Diamante, i Favati, i Marsella del quale ho ancora una 2010 in cantina. Con loro si beveva sempre bene. Io sono la pecora nera del gruppo perché porto vini meno acclamati. Sono sempre più scopritore. Mi piace andare a cercare piccole aziende. Loro mi dicono: ma chi te lo fa fare? Ci stanno già quelle bone. 

Che Manilo sia una persona curiosa lo si capisce frequentando IoVino. Cantine poco note, piccole. Prodotti eccellenti e pressoché introvabili. Sarà per questo che mi piace Manilo. Ragiona proprio come me. Il mondo del vino è un mondo tipicamente contadino ovvero persone meravigliose molto più attente alla concretezza che al vendere fungo. Persone poco inclini a vantarsi di qualcosa che sanno essere prodotto secondo la propria coscienza. Poca, anzi, scarsissima propensione a comunicare, sempre troppo attenti al lavoro. Al duro lavoro. Eppure, scavando come si scava per trovare l’acqua, si conoscono persone uniche e meravigliose che hanno dedicato parte o tutta la propria vita alla terra. La voglia di continuare qualcosa o iniziarne altre. Sperimentare o consolidare. Voglia di rispettare la terra, la tradizione, il susseguirsi delle stagioni. 

A IoVino abbiamo scoperte molte aziende che poi sono diventati grandi produttori. 

Manilo Frattari è IoVino. Marche e Campania: luce, fuoco e una scoperta inattesa

Romina e Manilo. Una coppia nella vita e nella organizzazione di IoVino così come di altre degustazioni nelle quali coinvolgono produttori di tutta Italia. Entrambe sommelier FISAR. 

Sono diventato anche direttore di corso. Ero in delegazione ma non ben visto, Così, insieme a Romina, siamo andati per conto nostro ed è stato meglio.

Strano oggetto le associazioni professionali dei sommelier. Sembrano partiti politici o sindacati che misurano la propria forza in virtù delle tessere paganti. Interessate a conquistare posizioni di potere senza minimamente comprendere quanto potenziale hanno al proprio interno. Manilo sarebbe una risorsa da promuovere e sviluppare così come tante altre (me incluso e chiedo perdono per la presunzione). Blogger, giornalisti, comunicatori, semplici sommelier. Una pletora di persone eccezionali e competenti in grado di far splendere il mondo del vino. Anche solo per passione. Invece sono sempre loro, i vecchi tromboni che si fregiano di essere nei quadri direttivi di una associazione o docenti nei corsi da sommelier per conquistare un ingresso ad un evento o un posto alle trattative con la politica. Loro che parlano con quei termini forbiti per atteggiarsi, smarcarsi o creare una rivincita rispetto a ciò che non hanno mai avuto. Forse sono proprio loro i mali del vino. Persone autoreferenziali che, non guardando oltre il proprio naso, non sono in grado di capire cosa realmente accade nel mondo. 

Dopo quella degustazione pensai che i migliori vini bianchi italiani fossero Fiano e Verdicchio. Senza nulla togliere agli altri. Amo molto il Friuli, la Slovenia. A Bracciano facciamo delle verticali con tutti i produttori che conosco dalla Val d’Aosta fino alla Sicilia anzi fino a Pantelleria. Faccio verticali da oltre 13, 14 anni. Se lavori bene gli altri ti contattano. 

Lavora bene Manilo e lavora di cuore. Quello del vino non è il suo primo lavoro e forse il vino non è nemmeno un lavoro. La passione la percepisci dalle parole, dagli occhi che si illuminano, dall’enfasi che da ai singoli produttori e alle loro perle. Sarà per questo che tutti lo portano sul palmo di mano.

Nelle prime due edizioni di IoVino, ormai oltre dieci anni fa, nemmeno faceva pagare i produttori. 

C’erano due carissime amiche produttrici, che purtroppo non ci sono più, una delle Marche e una della Campania, che mi hanno molto sostenuto. Questa mia amica campana mi diceva sempre: Manì ma tu lo devi prendere qualche soldo. Come fai ad affrontare tutte queste spese?. Io le rispondevo che nessuno mi conosceva. Il terzo anno chiedo qualcosa e lei mi dice: ma hai chiesto così poco? Tu sei scemo! Il quarto anno aumento di 25€. E lei sempre: tu sei proprio scemo. L’amica marchigiana mi diceva lo stesso. Mi dispiace che non ci sono più perché non possono vedere dove siamo arrivati. Sono state le prime due che al primo evento mi hanno dato forza. Avevo 25 produttori e loro mi incitavano a continuare.

Lo stesso incitamento, la stessa voglia di esserci che leggo negli occhi e ascolto nelle parole dei produttori presenti. Quel club aperto, quella agorà alla quale possono accedere tutti. 

Manilo li va a visitare, parla con loro, assaggia i loro vini. Disquisisce. Marche e Campania. Campania e Marche. Un chiodo fisso. Un amore per Verdicchio e Fiano sopra ogni cosa ma senza disdegnare quanto di buono queste due regioni producono. 

I primi due anni eravamo al Castello di Ceri. Una location spettacolare. Avevo intenzione di portare il romano fuori porta. Al romano piace fare la gira fuori porta. Il paese diciamo non era molto pronto e ci sono stati un pò di problemi. Poi c’è stato il Castello di Santa Severa. Sul mare perciò bellissimo. C’era in concomitanza un evento con alabarde, mazze chiodate. Se facevano male di brutto. Col sangue. Una situazione troppo caotica che non mi è piaciuta. 

Non posso che ridere di gusto quando Manilo mi racconta, con il suo accento romanesco che però non proprio tale, dell’evoluzione di IoVino. Un racconto allegro e scanzonato, proprio di chi fa le cose con passione e rapporto. La ricerca della formula giusta con la solita diatriba tra uno e due giorni di evento. Uno sembra troppo poco; con due si rischia di occupare troppo spazio ai produttori sempre impegnati nei lavori in vigna. Lunedì si o lunedì no. Scelta dettata dal sapere molti ristoranti di Roma chiusi per riposo. Un tempo magari. Adesso, con l’invasione dei turisti, tutto somiglia ad un nastro trasportatore che si muove di continuo e senza sosta. 

Poi l’ulteriore scelta di arrivare a Roma dove eventi di questo tipo faticano a trovare location che non siano hotel. Serve parcheggio e, in alcuni casi, è pure a pagamento. Cosa questa che ad uno come Manilo fa venire l’orticaria. Il solo pensiero di far pagare anche il parcheggio ai partecipanti e ai suoi produttori, non lo faceva dormire. C’era da far trovare spazio alle oltre 100 aziende che si erano unite al progetto. Serviva una location grande così che IoVino arrivò prima all’Ergife quindi a Villa Carpegna infine al Courtyard by Marriott Roma Central Park dove si è svolta l’edizione del 2025 e si svolgerà quella del 2026. Una evoluzione continua. Un fermento di vita e di idee.

Quest’anno ci sarà una novità con le masterclass dedicate alla Grenache Picena per le Marche e lo Sciascinoso per la Campania. Vini splendidi. Non ce n’è uno sbagliato. Sono tutti a livello altissimo. Vorremmo fare abbinamenti con qualche cibo tipico come le olive a scolane fritte dall’albergo, il caciocavallo occhiato, la pizza.

Grenache o Granaccia come la chiamano nelle Marche. Poi la Ribona, la Lacrima, la Vernaccia Nera, il Bianchello, il Pecorino, la Passerina. Quindi lo Sciascinoso e l’Asprinio di Aversa in Campania insieme a Casavecchia, Coda di Volpe, Pallagrello, Biancolella, Piedirosso. Senza poter, e dover, tralasciare i mostri sacri delle due viticolture: Verdicchio, Fiano, Greco di Tufo, Falanghina, Aglianico, Montepulciano e Sangiovese. Due regioni che, da sole, hanno ancora molto da dire e da esprimere. Così come da far conoscere. Ben vengano le Masterclass di IoVino che quest’anno cercheranno anche gli abbinamenti con i cibi tipici delle due regioni rispettando la vera essenza del vino che impone la presenza a tavola. 

Ho tante cose per i miei produttori di IoVino in testa. Li chiamo i miei produttori perché ormai siamo una famiglia. Ogni tanto qualcuno in più, qualcuno in meno. Non è solo l’evento. Anche anche noi qui in famiglia siamo produttori con mia figlia che lo è diventata. Siamo legati legati in tutti i modi.

Marche e Campania nemmeno confinano. Solo la dorsale appenninica ad unirli come fosse uno scheletro che si propaga verso i mari Adriatico e Tirreno. Una dorsale casuale, come quella capitata a Manilo nel corso di una degustazione. La folgorazione per due vitigni, Fiano e Verdicchio, incredibili come tanti altri dell’immenso capitale ampelografico italiano. Chissà se avesse assaggiato un Timorasso o un Vermentino cosa sarebbe stato IoVino. Al fato che ha deciso per Marche e Campania, dobbiamo solo essere grati perché è così è nato IoVino e il club aperto di produttori che hanno deciso di far parte del progetto.

Il rammarico è che per vedere altri eventi così passionali per dar luce ad altre regioni italiane, temo dovremo aspettare la pensione di Manilo. Per adesso, non vedo l’ora arrivi domenica 15 marzo così da rivivere, in quel Courtyard by Marriott Roma Central Park, una nuova edizione di IoVino. Una attesa non solo mia ma, ne sono certo, anche di chi ha imparato ad apprezzare ciò che Manilo e Romina hanno portato a Roma e dei tanti produttori di Marche e Campania che considerano IoVino come un appuntamento fisso già segnato da tempo nelle loro agende.

Ci vediamo il 15 marzo!

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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