Mattia Franzelli. Il racconto del legno
Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Quante volte a scuola ci hanno fatto cantare questa canzone!
I miei ricordi di bambino si perdono nella nenia della voce di Sergio Endrigo. Un inno alla vita e alla sua circolarità così come al richiamare l’attenzione verso il tutto che dipende da un fiore. La gentilezza come ragione di vita e nascita di vita.
Forse pochi sanno che Sergio Endrigo musicò il testo che era del grandissimo Gianni Rodari. Un accoppiamento niente male.
Era il 1974 e nessuno pensava a cosa sarebbe diventato quel tavolo al termine della sua vita. Magari perché, per come era costruito, sarebbe durato una vita e, comunque, sarebbe bastato bruciarlo nel camino. Altri tempi ma, adesso? Cosa ce ne si fa di tutto il legno, spesso trattato chimicamente, dei tavoli esausti?
Nell’attesa di qualcuno che riesca a scrivere e musicare una canzone che parli del riciclo ambientale o comunque di cosa farne, qualcuno ci sta già pensando.
Mattia Franzelli utilizza il legno, quello delle barrique e botti esauste, per creare installazioni di design. Vere e proprie opere d’arte così che una botte possa tornare a vivere non già nella sua interezza dei modi banali che conosciamo. Mattia smembra le botti per assemblarle in opere evocative. Concetti più o meno astratti che vogliono rappresentare la loro provenienza piuttosto che il luogo nel quale hanno svolto il loro lavoro per custodire il vino.

Nasco a Bressanone una cinquantina di anni fa. Famiglia italiana. Da sempre attivia nel mondo del commercio. Papà è tra i primi sommelier in Alto Adige sono dunque nato e cresciuto nel mondo del vino.
Si può crescere nel mondo del vino in vari modi che vanno dal vignaiolo al semplice appassionato. Quando hai un papà sommelier e commerciante di vino, forse non sarà tanto romantico ma di bottiglie di vino ne vedi e tante. Specialmente se l’attività di famiglia, l’alimentari creata dal nonno, si trasforma in enoteca. Poi da li il passo per fare altro è breve.
Il cuore del negozio era diventato l’enoteca. Eravamo tutti entusiasti. Papà ha fatto del vino la sua attività principale.
Mattia inizia, come tutti i ragazzi con una attività di famiglia da portare avanti, a collaborare nel negozio. Una evoluzione naturale. Lavoretti estivi, natale.
Ho interrotto una carriera universitaria che non era nemmeno partita e sono tornato a fare quello che era richiesto. Dare una mano. Poi ho conosciuto i fornitori in enoteca che ci dicevano: Voi giovani di belle speranza, qualche attività di rappresentanza la considerereste?

Così siam partiti. Da un paio di aziende sono diventate una agenzia. Io e mio fratello con collaboratore e segretaria.
È scanzonato Mattia nel ricordare quei momenti. Una vena di umorismo che è sana allegria. Quella che lo pervade. Una persona positiva che non si rammarica più di tanto di non aver studiato. Il negozio, le cantine, le aziende agricole, la vita da libero professionista in un momento poi di grande splendore del vino. Quanto di più bello un giovane che ama la libertà possa chiedere.
Poi come succede nei Gruppi importanti, uno decide di andarsene. Ed ero io.
Avevo trovato amore in un’altra provincia. Un’ora e mezzo di strada. Ma si cambiava l’attitudine perché non potevo più fare la attività su Bolzano. Il bivio era rimanere in provincia a fare quello che facevo o raggiungere l’amore che aveva aspettato anche parecchi anni. A Trento.
Ah l’amore l’amore. Cosa non si fa per amore. Un’ora e mezzo di auto può scoraggiare qualcuno? Forse no ma non credo fosse questo a voler far mollare a Mattia l’attività con suo fratello. C’era qualcos’altro che covava in lui. Solo che doveva aspettare perché l’attività di famiglia non poteva essere mollata così all’improvviso.
È stato un lento esodo. Sono sempre andato avanti e indietro. Per non avere una separazione netta e repentina. Poi, con papà in pensione.. anche se ad ottanta anni era ancora li in enoteca. Così abbiamo ceduto l’attività e a quel punto non avevo più legami. Mio fratello aveva l’opportunità di trovare collaboratori e continuare serenamente la sua attività. Serenamente nel senso che ci siamo separati professionalmente ma aveva capito le mie ambizioni, Trento e il mio progettino.
Frequentare le cantine si può fare con diversi animi. C’è chi, da commerciale, pensa solo a contrattare ed andare via senza curarsi del contesto. Nessun interesse per il lavoro altrui, benché meno della storia. Se però ci si ferma un attimo a parlare con chi quella cantina l’ha creata o ricevuta in dono dalla famiglia, si verrà pervasi da storie, odori, sapori. Sensazioni. Quelle che ognuno di noi ha ricevuto dai propri nonni. Quegli odori che respiravo sulle ginocchia di mio nonno dinanzi al fuoco mentre nonna, in cucina, preparava il ragù. Ricordi e sensazioni che solo guardando alle cose con la curiosità di un bambino possono penetrare l’animo.
Mi piaceva rimanere nel mondo del vino. Enogastronomia ed accoglienza ci appartiene da sempre. Mi sono dedicato al mio hobby di lavorare con il legno. Da sempre frequentiamo le cantine e questo bagaglio di profumi e sensazioni all’interno delle cantine l’ho trasformato in un lavoro invece che in un hobby.

Al progetto Mattia inizia a pensare da tempo e nel tempo. Gli odori delle cantine. Quel legno intriso di vino che pervade le narici. Diversi legni. Diverse stagionature. Diverse grandezze. Entrare in una barricata o bottaia che dir si voglia, diventa una esperienza sensoriale ancor prima di spillarne il vino. Ogni botte racconta una storia. C’è chi è appena arrivata da foreste lontane e chi è li da anni. Chi ha visto più vini di più stagioni e chi è così esausta da non aver più nulla da dare. Proprio in quest’ultimo caso, le botti vengono dismesse. Gettate via poiché inutili. Senza neanche quel grazie che si dovrebbe dare a chi ha dato tanto.
Le cose nascono per gioco. Avevamo due enoteche. Dell’arredamento mi occupavo io. C’era la voglia di creare da zero qualcosa a nostra immagine. Ci pensavo io. Carta bianca e tanto legno da utilizzare. Ho così cominciato a fare regali a persone. Regalavo pezzi di legno lavorati. Doghe. Avevo a che fare con cantine e botti e ce l’avevo sempre per le mani.
Una botte esausta è come una persona anziana che ha tanto da raccontare. La voce flebile, gli occhi roteanti. Il cervello che va a mille mentre le mani tremano e i passi sono incerti. La voce fioca. Lo sguardo perso. Storie di vita. Storie di altri tempi. Storie che vogliono solo essere ascoltate da qualcuno. Per non andare perse, sepolte dal tempo che passa inesorabilmente.
Vedevo il legno e capivo che si poteva fare qualcosa. Sotto casa ho sempre trafficato con il legno. Con mio fratello prendevamo le botti e le regalavamo alle enoteche. Insomma c’è sempre stato un viavai di botti.
Una semplice botte. Un oggetto che girava sempre per casa. Gettato in un angolo senza particolare cura. Come si fa con quelle cose che abbiamo sempre dinanzi agli occhi. Delle quali non ci curiamo fino a quando qualcosa non ce le fa guardare con occhi diversi. Ovvero fino a quando non capiamo che in se hanno ancora tanto da dare.
È così che Mattia inizia a smontare le botti. Come se le singole doghe possano rappresentare qualcosa di particolare o raccontare ognuna la propria storia.
Una attività di artigianato dove il cuore è il legno del rovere delle botti. Da artigiano scelgo una unica essenza e un unico tema. Rivalutare un prodotto di scarto. Non vado a cercare di fare altro con altri prodotti.
Una barrique che si trasforma partendo dagli stessi elementi che la compongono. Una sorta di puzzle inverso che dall’insieme tende a valorizzare i componenti.
Se ci pensiamo un attimo, di un puzzle si apprezza la figura finale. Tanti minuscoli pezzettini ognuno dei quali insignificante rispetto al quadro d’insieme. Se fossero invece proprio i singoli tasselli ad avere un significato particolare?

Compro le barrique dalle aziende che hanno un ricambio consistente durante l’anno. Cantina di Terlano per esempio. Sono interlocutori che conoscevamo. Anche se ce le fan pagare caro.
Quanto costa una barrique? Si potrebbe scrivere un trattato sulle barrique. Tipologia del legno, provenienza, tostatura, materiali utilizzati. Di tutto di più. Ogni singolo componente utilizzato, ogni processo di lavorazione può influire sulla qualità e longevità del vino in esse contenuto. Poi, una volta esaurito il compito ad esse prescritto, dopo vari passaggi di annate diverse e perse nel tempo, vengono dismesse. A quel punto, costano poco. A volte intorno ai 100€.
Quando recupero una barrique c’è già una idea. A seconda di quello che mi serve, doghe lunghe, sottili ecc, colori vado a prendere quello che mi serve.
L’idea. È qualcosa che balena nella mente. Galleggia, rotea, balla. Prima con un andamento incerto e sfocato. Poi sempre qui concreta, nitida. Diventa realtà prima nell’inconscio, poi magari su carta, infine nella realtà.
La mia idea nasce per i vignaiolo. La barrique racconta la sua azienda. Lui conosce quello che potrebbe venir fuori dalla sua barrique. Lui sa cosa voler raccontare con la sua installazione. Un lavoro a quattro mani. Un incontro con il vignaiolo. Un assaggio. Una passeggiata. Tutto nasce cosi. Una installazione dedicata. Il creativo è proprio il vignaiolo. Da qui nasce un progetto. Uno schizzo e una partenza.
Ancora più suggestivo. Parlare con le persone. Carpirne i pensieri. Scendere nei ricordi e ancor più giù fino all’anima. Rappresentare le emozioni per poterle plasmare in una forma diversa. Quella del legno.

L’ultimo lavoro fatto alla Cantina del Castello di Soave. A parte il legno mi hanno detto: ci piacerebbe considerare il nostro terroir, il territorio, la pietra lavica nel sottosuolo. Abbiamo aggiunto al legno anche il materiale extra legno di pietra nera. Una combinazione arrivata dall’input della cantina.
Le opere di Mattia sono realizzate con materiali diversi. Poca colla. Tante viti e oli speciali con terpeni di arancio. Materiali e prodotti scelti con lo scopo di esaltare la venatura. Una ricerca volta alla valorizzazione del materiale con il legno sempre protagonista e per farlo diventare tale, spesso è in abbinamento a qualcosa.
Per la realizzazione, siamo io ed un’altra persona. Ci si da una mano. In certi casi più persone per stringere il tempo. Principalmente ci metto le mani io.Per adesso mi occupa il 75% del tempo. Ho un’altra attività che mi porta via del tempo. Ma non tanto. Sette otto anni fa mi sono incasinato l’esistenza con un progetto che non c’entrava niente con il vino. Qualcosa di folle.
C’è poco da fare. Quando pensi di aver inquadrato una persona, arriva qualcosa a spiazzare. Forse è questo il bello del mestiere di giornalista. Occorre entrare in empatia con le persone. Entrare nell’animo per far uscire tutto. Con Mattia è così. Una piacevolissima chiacchierata che poi svolta verso qualcosa di inaspettato.

Nel 2015 dopo anni di pensiero ho realizzato un attrezzo sportivo. Una attività di ricerca e sviluppo che mi ha parecchio coinvolto. C’era bisogno da startup per diventare una azienda seria. Per adesso è rimasto un prodotto di nicchia e non faccio il salto di status. Non sono diventato una azienda produttrice Per dedicarmi all’artigiano. Hai presente i bosu? Semisfere. Sono dei set di semisfere che posizionati in una certa maniera consentono di fare una serie di esercizi per uno sportivo evoluto. Equilibrio, agilità, potenza, resistenza, ecc.
Nulla a che vedere con il vino ma, si sa, il genio o comunque la capacità di spaziare con il pensiero, conduce in mondi inesplorati dell’inconscio. È così che nascono le idee e poi, non sempre, trovano la propria realizzazione.
Un attrezzo sportivo? Chi l’avrebbe mai immaginato. Power Stones. Così si chiama. Non c’è mani fine alla creatività!
Mattia però rimane una persona semplice. Di quelle che non hanno bisogno di molto per vivere. Se non della realizzazione e della felicità.
L’interior design e l’artigiano ci fa accontentare abbastanza. Lo sviluppo ideale sarebbe una azienda dove ci sono fissi i dipendenti senza che debba chiamarli a spot. Commesse su cui poter contare. Sarebbe bello. Nel frattempo i tempi per l’evoluzione sappiamo essere lunghi. Ma la pazienza, come nel caso del vino, occorre averla.
L’opera va attesa. La pazienza non può che essere la virtù di chi si appresta a realizzare un progetto che va aldilà della materialità. Prendere un pezzo dell’anima e depositarlo su materiali diversi. Come il legno, la colla, i chiodi, la vernice.

Ciò che realizza Mattia può sembrare astratto, etereo. Invece ha un significato. Non immediatamente visibile a chi non ne coglie l’essenza. A chi si approccia alla vita senza guardare dentro se.
Mattia adesso convive con la donna per la quale si è spostato in Trentino in una casetta in mezzo al bosco. Da li guarda gli alberi e quel legno che un giorno sarà barrique e poi parte delle sue opere. È felice. La scelta è stata felice.
Ah, dimenticavo, le opere di Mattia le trovate sul suo sito che consiglio vivamente di andare a visitare: Barriqade Design
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com
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