Memory Box. La forma dell’acqua
30 Gen 2026
Suggestioni di Vino

Memory Box. La forma dell’acqua

 

Il tratto più aristocratico della bottiglia di champagne è che non consente che le si rimetta il tappo.
Ramón Gómez De La Serna (1888–1963)

Stappiamo una bottiglia per accompagnare il cibo così come semplicemente per bere qualcosa con amici (spero mai da soli). In alcune, rare, occasioni per celebrare qualcosa, festeggiare qualcuno. Scegliamo la bottiglia con cura. Dobbiamo far scena ma anche rendere quel momento, memorabile. Pensiamo al capodanno: certo che è da festeggiare e certo che dobbiamo stappare qualcosa di importante. Ma c’è il compleanno, il matrimonio, la laurea, la comunione, il battesimo,. E via così per ricordare ogni momento importante della nostra vita. 

Stappiamo e il tappo vola via. Quel pezzo di sughero (ma oggi non è detto sia così visto il proliferare di materiali diversi) che ha contenuto per anni il liquido della bottiglia, finirà con tutta probabilità nella spazzatura. 

Cosa rimane di quel momento? Un semplice ricordo che prima o poi svanirà (a meno di non legarlo a qualcosa di memorabile) piuttosto che delle foto digitali. Vi rendete conto che nessuno ha più degli album di foto? Tutta la nostra memoria è in un server chissà dove nel mondo. Con un semplice click le possiamo rivedere tutte ma a nessuno viene in mente che, con la medesima semplicità, tutte le nostre foto e con esse i ricordi di una vita, potrebbero svanire per sempre. Per sempre capite? Avete idea di cosa voglia dire per sempre? 

I miei genitori hanno lasciato a noi figli album interi di foto, i ricordi di una vita. Sono li e ogni tanto li sfoglio. Sento la carta oleosa di un tempo sotto le dita così che quelle immagini diventano vive. 

Ma ritorniamo al tappo. Si, proprio al tappo. Perché non conservare proprio il tappo come ricordo di quel momento? Conserviamo la bottiglia potrebbe dire qualcuno. Già, ma le bottiglie occupano spazio. Il tappo no.

Certo, ma se si fa come faccio io che ho scatole piene dei tappi delle bottiglie degustate, come posso renderne speciale qualcuno?

Ho incontrato una persona speciale come Paolo Buffadini grazie alla quale ho capito come il genio italico non ammetta confini. Si è inventato la Memory Box.

Io sono semplice, un semplice artigiano. Ho studiato per geometri per fare il geometra, però poi ho abbandonato subito l’impresa perché non faceva per me. Però purtroppo o per fortuna, feci un concorso e entrai all’Istituto Geografico Militare. Disegnavo carte geografiche. 

Memory Box. La forma dell’acquaPiù che toscano, Paolo è fiorentino. L’aria scanzonata di chi vive la vita senza pensarci su più di tanto. Un po’ testa dura a contenere tante idee che gli frullano ma che poi vien noia a realizzarle tutte. C’è da viverla la vita, mannaggia a te. 

Sapete che è strano il cervello? Appena l’ho visto Paolo non ho associato immediatamente ma poi, parlandoci, mi è scattato il click. Avete mai visto il film Amore, bugie & calcetto? In quel film Emanuele, alias di Filippo Nigro, marito di Silvia, ovvero Claudia Pandolfi, faceva il padre di due figli. Come Paolo. Ma ci somiglia proprio a Paolo. 

Divagazioni a parte, di fare il geometra non gli garbava. Il lavoro part time statale se lo era preso. O che si fa adesso? Apriamo una falegnameria.

Mica si bighelloneggia in giro da questa parti. Si, magari anche quello, però a Paolo piace lavorare perché si diverte. 

Facevo due lavori: la mattina andavo all’Istituto, a mezzogiorno smettevo e andavo a questa falegnameria che avevamo aperto con un socio. Mi incuriosiva il mondo dell’artigianato. Lavori di legno, di marmo, qualsiasi cosa fatta con le mani.

La falegnameria produceva e produce arredamento. Su misura ovviamente. Solo che il socio di Paolo era uno a cui piacevano i mobili diciamo, non moderni. Mal si conciliava con la voglia di far qualcosa di innovativo e diverso, di usare Autocad per disegnare i mobili, di sperimentare materiali particolari. È cosi che dopo quattro anni la società si scioglie e ognuno per la sua strada. Nel mentre Paolo trova tempo e modo per fare due figli e licenziarsi dall’Istituto. Poi ditemi se non è meravigliosamente folle uno così. Folle ma con quella curiosità propria dei bambini (le sceneggiature dei film sono pazzesche)!

Per due anni ho avuto la fortuna di collaborare con una falegnameria che faceva ristoranti. Ne abbiamo fatti una decina in centro qui a Firenze. Si andava di notte a montare perché loro sono macchine da guerra e non possono perdere nemmeno una giornata. C’era il proprietario di una catena di ristoranti che andava sempre a cercare idee, ma in tutta Europa, per portarle al ristorante e tutte le volte ci diceva: bisognerebbe fare qualcosa di diverso, qualcosa di diverso.

Memory Box. La forma dell’acqua

Una sera non mi ricordo, ero a casa e c’avevo come ci abbiamo tutti a casa una serie di tappi: uno quando era nato il mio figliolo, quell’altro della mia figliola. Sicché guardavo e dicevo vabbè, ma ora gli fò un quadro. Comunque gli ho fatto una teca e ad avercela sotto gli occhi tutti i giorni e lavorando per il ristorante ho detto: però sarebbe carino riuscire, da parte dei ristoratore, lasciare come ricordo il tappo della bottiglia. Qualcosa che richiamasse il posto dove sta stappata questa bottiglia.

Le idee sono come pezzi di pongo colorate. Mia figlia ne ha tanti di tanti colori e ci gioca in continuazione: stimola la fantasia. 

Con un pezzo informe di pongo in mano si possono realizzare tante cose oppure nessuna. Dipende da che forma vogliamo dare alla nostra idea e che tipo di manualità abbiamo. Per ovviare a questa ultima, ci sono anche delle formine così che nessuno si possa sentire inabile. Il risultato sarà una forma comune e convenzionale oppure no. Dipende sempre dall’idea. 

Ciò che Paolo ha nella testa ha uno scopo ben preciso ma non ancora una forma. Almeno non una forma ben chiara. Come l’acqua che non ha una forma ben precisa ma può assumerne tante.

Qual è la forma dell’acqua?
Ma l’acqua non ha forma! Piglia la forma del recipiente che lo contiene
A. Camilleri. La forma dell’acqua

Doveva essere un oggettino carino da tenere su una mensola di casa. Ci ho messo un anno e mezzo a svilupparla perché ci perdi la testa dietro. Quando la gente viene da me e mi dice: mi fai una cucina? 50 domande manco te bastano per capire. Allo stesso modo per creare la scatola. 

Paolo, che è un artigiano e per sua natura, precisino, si butta anima e corpo per realizzare la sua idea. Business plan? Piano dei costi? Budget? Niente di tutto questo. La sua è una idea che gli piace e la vuole realizzare. Cura tutto personalmente nei minimi particolari usando materiali e tecniche a lui poco note. Tutto per dare forma alla sua idea e creare il contenitore della memoria. La forma dell’acqua sta tutta qui. Ciò che Paolo crea è un vero contenitore per dare forma all’acqua. Cos’altro non è un ricordo in fondo? Qualcosa di personale, intimo, unico. La scatola è solo la forma ma il contenuto è tutt’altra cosa. 

Questa è la Memory Box che di per se è una di quelle idee geniali che una volta vista cominci a dire: carina. Ma che idea carina. Perché non l’ho mai vista? Ma sai che è carina? È proprio una bella idea? Ma che carina! Perché nessuno me l’ha mai regalata una cosa così carina?

Un cubo realizzato in plexiglas con una semplice vite posta sul basamento inclinato sulla quale poter avvitare un tappo in sughero. Poi, con un pennarello dorato (oggetto di attento studio perché mica si può prendere un pennarello qualsiasi per scrivere di un ricordo) si incide sul bordo del basamento una frase con la data alla quale quel tappo fa riferimento. La box è dotata anche di una luce per renderla ancora più oggetto di arredo. Se non si ha voglia di fare una dedica, ci sono delle box con dei messaggi pre impostati. 

Ma perché diavolo nessuno ci ha mai pensato prima? Forse perché occorre pensare in modo analogico e non digitale. Usando le mani oltre che la testa. Provando e riprovando fino a veder realizzata la propria idea.

Le prove mi sono costate veramente quattrini, ma veramente tanti soldi e sinceramente ne avrei fatto anche a meno ma purtroppo non vedo nessuno quando parti con un progettino che ti aiuti.

C’è però quell’entusiasmo che spinge ad arrivare fino in fondo. A perseguire la propria idea. A non lasciarsi abbattere dalle difficoltà. 

Quando si è arrivati in fondo ero contento e molto positivo. Comunque è una cosa difficilissima lanciare un prodotto nuovo. Per quanto secondo me è carina come idea sto facendo veramente una gran fatica a riuscire a far conoscere questa cosa. 

L’entusiasmo da un lato, l’inesperienza dall’altra, l’illusione infine. 

Ne ho visti di prodotti incredibili finiti su un binario morto perché bruciati appena nati. Mancanza di una strategia chiara, di budget dedicati. Scelte inopportune e poca attenzione al brand. Già, il brand. Non si capisce quanto sia importante nel processo di vendita parlare prima di brand e poi di prodotti. Altro che sedicenti influencer che promettono faville per il semplice fatto di mostrare il prodotto accanto alla propria faccia. Non si vende così. Non si promuove un brand così. No, assolutamente no. Non è mai riuscito a nessuno e sfido chiunque a dimostrare il contrario. 

Eppure la Memory Box è un prodotto semplice e carino, prodotto con tanta cura maniacale e in maniera artigianale. Ha una utilità ben delineata, una sua ragione di esistenza per tornare al valore che davamo un tempo alle cose. Si, proprio agli oggetti a quei ciaffi che prendevano polvere sulle mensole della nonna. 

In un mondo così dematerializzato dove le foto sono delle sequenze di zero e di uno, dove le amicizie sono solo virtuali, dove si regalano i buoni (digitali) di Amazon per non perdere tempo, in un mondo così, serve qualcosa di fisico. 

Intendo qualcosa che quando lo prendi in mano, quando lo guardi dal vivo e non attraverso lo schermo di uno smartphone, ti suscita emozioni. Si, qualcosa di concreto che ti guarda mentre passi per il salone dalla libreria dove lo hai appoggiato e ti dice: ti ricordi di quella sera? 

Non una sveglia sul telefono, non un ricordo nelle foto dell’Iphone ma un fottuto oggetto che sta li, fermo, immobile a rappresenta qualcosa che non deve perdersi. Non basta spegnere il telefono o fare slide per toglierlo dinanzi gli occhi. Sta li e dovrai buttarlo via se non lo vuoi più. Un gesto concreto, una scelta. Ecco, una scelta. 

In un mondo fatto di niente, serve qualcosa che ci ricordi che siamo esseri umani. La fede che portiamo al dito o il tappo della bottiglia stappata per il matrimonio; il vestitino del battesimo o il tappo della bottiglia stappata per l’occasione; il tomo con la tesi di laurea o il tappo della bottiglia stappata per festeggiare. Qualcosa che rimanga e non vada via. 

Il 27 gennaio mia moglie Claudia ha compiuto 45 anni e nello stesso giorno nostra figlia Azzurra, 3. Sono nate per caso lo stesso giorno. Povero (ma felice) me!. Abbiamo festeggiato ed aperto una bottiglia di Champagne Dom Caudron Cornalyne (meraviglioso). Il tappo l’ho avvitato alla Memory Box che Paolo mi ha regalato. Mi ha inciso una frase che avevo pensato per il giorno: 45+3 = amore puro. Eccola qui. Claudia ha apprezzato tantissimo e spero che Azzurra la ritrovi un giorno per ricordarsi di questo giorno.

Grazie Paolo. Grazie per aver pensato e realizzato quella che qualche stolto chiamerà bischerata ma che invece vale più di qualunque oggetto digitale al mondo. 

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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