Sasso di Sole
28 Mar 2025
Suggestioni di Vino

Sasso di Sole. Roberto, tutto il resto è noia

 

Si d’accordo il primo anno ma l’entusiasmo che ti resta ancora
è brutta copia di quello che era, cominciano i silenzi della sera
Inventi feste e inviti gente in casa così non pensi, almeno fai qualcosa
Si, d’accordo ma poi… Tutto il resto è noia
No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia
Maledetta noia.

Ci si innamora e l’innamoramento è qualcosa di così meraviglioso che quando accade si viene investiti da un vero e proprio tsunami. Quello che ci fa fare follie riempiendoci il cuore e la mente di una irrefrenabile voglia di vita. Franco Califano cantava Tutto il resto è noia senza nascondersi, con sincerità, per affermare quanto l’amore possa essere così travolgente e al tempo stesso non infinito. La gioia si trasforma in noia e la noia è l’anticamera, maledetta, della fine. 

Occorre essere forti per continuare ad amare. Quella forza che deriva dal credere fortemente in se stessi.

Roberto Terzuoli lo guardi e capisci che lui è un tipo forte e determinato. Con la faccia e lo sguardo da latin lover. Alto, capelli brizzolati, barba appena pronunciata, occhi chiari. Un sorriso che dice tutto di lui. Anche di una sua forte consapevolezza di se. 

Roberto Terzuoli nasce nel 1974 li. 

E mi indica una casetta posta in un vertice della sua azienda, Sasso di sole. 

Dove è nata la cantina c’era un masso che ora è stato spostato all’ingresso. C’era un masso alla cui ombra ci mettevano il vino per berlo di giorno quando faceva caldo. Quando lo toccavano la sera, questo sasso dicevano che il sasso era fatto di sole per quanto scottava. Ecco che la località si chiama Sasso di Sole.

Sasso di Sole è una località di un piccolo paese in provincia di Siena, Torrenieri. Tra la Val d’Orcia e Montalcino, quel territorio sacro per la viticoltura italiana. Non immune alle crisi e alle sciagure di persone prive di scrupoli ma pur sempre un aerale che ha fatto la storia per il vino in Italia e nel mondo. 

Sono nato li e cresciuto li fino a 6 anni. Poi mi sono traferito li e poi mi sono traferito nella struttura principale. Ho fatto una sorta di triangolo ma non mi sono mai allontanato da qui.

Una sorta di triangolo è vero. I tre vertici di una storia. Di quelle di famiglia che nell’Italia agricola è facile trovare. Anche se poi una è sempre diversa dall’altra.

La prima è la più vecchia. Ci abitavano i miei nonni che hanno avuto quattro figli maschi. Poi 8 cugini. Due hanno deciso di rimanere a fare i contadini, gli altri hanno deciso di fare altro. L’azienda è stata divisa tra i due fratelli maschi, mio babbo e mio zio. Mio zio, il fratello più grande è rimasto nell’azienda dove sono nato mentre noi nella divisione abbiamo costruito questo stabile e tutto il resto.

Due aziende assolutamente limitrofe che derivano dalla divisione di un medesimo patrimonio. Nulla di male. Nulla di anormale. 

Nella divisione c’era mezzo ettaro. Da allora abbiamo iniziato a lavorare e a crescere. Oggi siamo a 12 ettari. Ogni anno piantiamo qualcosa perché ci piace tribolare un pò. Altrimenti ci si annoia. Il nostro primo Brunello risale al 2001 quando abbiamo fatto la divisione. Poi abbiamo costruito la prima parte della cantina. Prima nella abitazione dei miei e nel 2007 qui. Oggi è di circa 2000 mq.

Mezzo ettaro per iniziare. Di vigna si intende. Le terre erano tante e coltivate come si faceva in un tempo dove il vino, anche se sei vicino Montalcino, era roba per pochi. 

Roberto parla con lucida determinazione. Lo senti spigliato e pronto. Nessun tentennamento nelle sue parole. Ha in se la forza di chi crede in ciò che fa e crede soprattutto in se stesso. Senza boria o sottovalutazione. Con oggettività direi. Basandosi sui fatti e sui riscontri. 

Ho la fortuna di avere ancora i genitori in vita e che lavorano. Babbo 75, mamma 74. Lui è ancora nella vigna con il trattore. Ha vissuto in un momento nel quale c’erano da fare tanti sacrifici ma questi erano proporzionali al risultato. Oggi non è tanto uguale. Se non adoperi la testa rischi di lavorare tanto e guadagnare poco. Prima più lavoravi più guadagnavi. Oggi devi stare attento anche a quanto gasolio metti nel trattore.

Quelle che possono sembrare parole normali, semplici e soliti lamenti di un imprenditore, sono invece fonte di determinazione per Roberto. La consapevolezza dei propri mezzi conduce a strutturare qualcosa di diverso rispetto al semplice lamento. Porta a capire quanto siano importanti altri fattori oltre quello produttivo. Come l’accoglienza e la comunicazione. Spesso entrambe sottovalutate dai produttori. Se però l’accoglienza qui in Toscana e soprattutto in queste zone sia ormai una necessità imprescindibile, la comunicazione resta ancora un luogo inesplorato per molti.

Ho da sempre lavorato qui. Ho fatto gli istituti di agraria. Dal 98 al 2005 ho lavorato da Biondi Santi. Ero responsabile agronomico. Ho capito qualcosa che non conoscevo ovvero il turismo del vino. Li venivano da tutto il mondo, cosa che non succedeva nel resto delle aziende montalcinesi. Ho dunque iniziato ad improntare l’azienda sulla produzione e le visite aziendali.

Roberto ha le sue certezze ma è guarda, ascolta, si fa una sua idea e poi applica quello che ritiene possa essere il meglio per la sua azienda. Nella gestione, nello sviluppo, nei prodotti. Anche questo vuol dire essere determinato e cercare solo quello di cui ha bisogno.

Non facciamo camere perché sopra la cantina ci vivo io, ma diamo la possibilità a chi viene qui di visitare la cantina, degustare, fare una passeggiata in vigna. Non facendo la Disney del vino ma facendo vedere chi siamo e che facciamo. Devono andare in autonomia a farsi la passeggiata nella vigna.

Rimanere con i piedi per terra e, soprattutto, nella terra, vuol dire capire che ciò che si ha non va spettacolarizzato. Sì fa presto a cadere nel tranello dell’offrire qualcosa di diverso rispetto alla natura che circonda. La Disney del vino non dovrebbe mai appartenere a chi nella terra è nato e non dovrebbe essere usata da chi nella terre non ci è nato. Per rispetto se non altro.

Produciamo i vini di Montalcino e abbiamo anche la fortuna di essere vicini alla val d’Orcia dunque produciamo anche l’Orcia. Perché dico la fortuna? Perché siamo un patrimonio Unesco che ci da risonanza nel mondo. In un periodo tutto globalizzato è un valore essere notati perché qui l’uomo ha agito bene.

Nonostante tutto sia basato sul vino in queste zone, qui c’è il grano, ci sono gli olivi, i girasoli. Quando si parla di biodiversità, quella vera, occorrerebbe prestare particolare attenzione a non dedicare ogni metro quadrato al prodotto che più degli altri porta margini ma occuparsi anche di come far si che tutto il territorio possa continuare a svilupparsi. Uno dei modi è anche quello di inserire colture diverse con necessità e sviluppo diverso. Prendere dal terreno nutrienti diversi e restituire all’ambiente nutrimento diverso. La fortuna, o capacità di programmare e gestire, di questo territorio è stata quella di mantenere una certa biodiversità agricola nei momenti di massima proliferazione dei vigneti. Il Consorzio del Brunello di Montalcino ad esempio, nato nel 1967, verte su una superficie di 24mila ettari dei quali solo 3500 sono vitati (2100 adibiti a Brunello). 

Noi siamo stati lontani dalle vie di comunicazione. Ci siamo preservati degli errori degli altri. Il Brunello viene prodotto in nove milioni di bottiglie con un terreno vitato di circa il 20% del territorio di Montalcino. Oggi ci sarebbe, se ci fosse stata l’esplosione delle vigne, un prodotto diverso per via di un territorio diverso. La strada è stata percorsa nella maniera giusta. 

L’essere lontani dalle vie di comunicazione fu la fortuna e l’inizio della fine per il Brunello di Montalcino. O di un nuovo inizio. Se la nascita di un capolavoro come il Brunello la si deve alla necessità di offrire ai pellegrini ricchi che passavano per Montalcino sulla strada per Roma, la Cassia, un vino più nobile rispetto al Sangiovese classico, la disgrazia di centinaia di anni di storia ha una data: 4 ottobre 1964 quando l’allora Presidente del Consiglio, Aldo Moro, inaugurò l’Autostrada del Sole. Fu così che chi prima transitava per la via Cassia si spostava sulla più comoda e moderna Autostrada del Sole. 

La storia ci insegna che le campagne si spopolarono per poi riprendersi solo grazie ad imprenditori lungimiranti ed ad amministratori intelligenti che diedero al Brunello e a tutta la zona una nuova e florida vita. Anche se qualcuno poi se ne approfittò. Ma questa è un’altra storia…

Sasso di Sole. Roberto, tutto il resto è noia

L’azienda ha cento ettari, 12 vitati. Un paio di oliveto, due di bosco, grano, favino. Facciamo le rotazioni come faceva mio nonno. L’obiettivo è arrivare ad avere circa venti ettari per recuperare gli investimenti in tecnologia. La tecnologia è importante per non mettere schifezze nel vino. Dal fare il vuoto prima di mettere il vino nella bottiglia che mio nonno non faceva. Nonno diceva a mio padre passami un secchio di aria. Nonno faceva sgrondare in un secchio del vino che poi veniva ributtato sopra perché i lieviti avevano bisogno di aria. Oggi ci sono i refrigeratori, i sensori, ecc. questo ci aiuta.

La schiettezza è la forza di un uomo come Roberto. Parla chiaro e con chiarezza. Non ha paura di ciò che dice perché è consapevole di quanto sta dicendo. Con convinzione e con la capacità di comunicare la bontà dei suoi pensieri. Di un amore che lui ha verso questa terra. Ragionato e consapevole. Forte di chi vuole andare avanti, giorno dopo giorno, senza annoiarsi.

Altro che tutto il resto è noia. Per Roberto la noia è nel non fare nulla. O fare qualcosa che per lui è sbagliato o peggio, inutile.

Non sono un talebano che parla di vino naturale. Perché chi ne parla, mente a chi compra. Io non ho clienti ma amici e non mi va di dire cose che non facciamo. Se il vino puzza è perché non lavi le botti. L’uva non viene in natura. La vite è una pianta strisciante e noi la innalziamo per fare un prodotto di qualità. Aria, sole, ecc. è il lavoro dell’uomo che permette di fare un ottimo vino. Il vino poi viene perché l’uomo lo lavora. Altrimenti viene l’aceto.

Difficile dargli torto. Ma anche non possibile. Il vino non può essere naturale nel senso stretto del termine. C’è bisogno del lavoro dell’uomo perché si compia il miracolo. Ciò che si dovrebbe dire con maggiore realismo è che alcuni vini possono essere prodotti con la manualità dell’uomo artigiano che rispetta la natura. In vigna e in cantina, senza aggiungere, senza alterare. Assecondando la natura e ottenendo solo ciò che quel territorio, quel vitigno, quel tempo è in grado di offrire. 

Prima era difficile capire le cose. Arrivava quello che diceva se dai questo prodotto la vigna si salva, il vino pure ecc. Loro si sono trovati a pensare che se gli si dava quel tipo di prodotto si era più salvaguardati. Il problema della non coscienza era che quel prodotto te lo ritrovavi nel vino. Oggi c’è consapevolezza. 

Un tempo era così. Perché negarlo? C’erano strani imbonitori che giravano per le campagne offrendo miracoli con le loro pozioni magiche. La mancanza di cultura ma soprattutto di conoscenza (e badate bene non ho detto ignoranza perché di quella non ce ne è mai stata) sulle conseguenze dell’utilizzo di questi intrugli, portava inevitabilmente al loro utilizzo. Criminale è solo chi, ancora oggi e con le conoscenze che abbiamo, ne fa uso. Anche se occorre premettere che nel campo dei preparati chimici si sono fatti passi avanti enormi.

Sasso di Sole. Roberto, tutto il resto è noia

Se vado a misurare il consumo pro capite della mia famiglia, devo stare attento e fare un vino salubre. Magari tra vent’anni mio figlio si accorgerà che qualcosa che utilizziamo ora fa male. Ma ci sta. 

La consapevolezza. Quella che ti fa dire certe cose e te ne fa fare altre di conseguenza. La vita è così in fondo. Ma non si arriva qui per caso. Ogni vita è fatta di qualcosa che ti porti dentro nel bene e nel male.

Nella vita ci sono tante consapevolezze. Ne ho raggiunte qualcuna vivendo qui, qualcuna studiando, qualche altra facendo esperienze fuori di qui. Ho avuto la fortuna di nascere in un territorio dove ho visto un pò tutto. Dal bestiame al seminativo alla vigna. Quando i miei amici andavano a giocare a pallone che avevo dieci anni, io ero a dare una mano ai miei. Mi pesava perché quando sei ragazzino pesava. Nella prima abitazione abitavamo in diciotto. Ora io abito in 150 mq con la mia famiglia. Era meglio allora? Era meglio ora? Io non lo so. Io sono nato con il latte di mia madre e poi prendevo il latte della mucca. Cinquanta anni fa. Non so se ora siamo nel benessere. Ma prima era cosi. 

Quella che è oggi una persona decisa e determinata, ha la sua storia, una parte della quale lo ha portato ad essere come lo si vede. Guascone e sorridente, tenero ma deciso, forte ma con qualche debolezza. Tutto ciò che ognuno di noi vive sulla propria pelle, lo forgia, lo modella. Solo in alcuni casi prende il sopravvento. Non in Roberto.

Io ho la fortuna di viaggiare molto. Esportiamo in quindici paesi. Ti rendi conto del mondo. Luoghi totalmente diversi dai nostri. Però ti aiutano a capire dove vuoi andare. Conoscere vuol dire valutare. Per un lungo periodo della mia vita ho fatto karatè. Li ti insegnano che se uno ti tira un cazzotto più forte devi evitarlo. Non puoi andarci addosso. Lo eviti ma al limite glielo tiri te. Intanto mi scanso. Oggi c’è una tecnologia che ti consente di fare un prodotto che dura anche trent’anni. Cosa che non aveva mio nonno. Dei solfiti in più dovevi metterceli. Il tappo di oggi non era quello di trent’anni fa. La tecnologia ti aiuta

E se qualcuno può pensare che a Sasso di Sole si produca un vino convenzionale allora è bene sappia che qui tutto è in biologico. Quando Roberto parla di tecnologia si riferisce ai macchinari, alla temperatura, al controllo. Non certo a qualunque piccolo elemento che possa solo pensare di alterare quella biodiversità che qui è un Credo.

Io continuo a parlare con Roberto e continuo a guardarlo. L’aria da guascone c’è sempre. Come uomo lo guardo e mi rendo conto che deve averne combinate tante. È un bell’uomo senza dubbio e forse proprio questa sua caratteristica me lo ha fatto accostare al Califfo e a Tutto il resto è noia. Forte, bello, determinato (non voglio dire dannato come Califano!). Ci vogliono persone perlomeno forti e determinate per tenergli testa. Anche se lui fa di tutto per non sembrarlo, l’animo di chi non cede il passo emerge sempre prepotente. Sorride, fa battute ma c’è poco da fare. Il suo animo è quello. Con un’anima ribelle.

Sasso di Sole. Roberto, tutto il resto è noia

Sono un pò ribelle si. Ieri mi fa: tu sei troppo diretto. Lo sai perché gli ho risposto? Perché non ho debiti. Rispetto le persone e le pago. Sembra brutto ma è rispettoso per le persone. Io fo vino e se lo stellato mi dice che non me li paga perché sono uno stellato, non lo faccio.

La sua è ancora consapevolezza. Che si unisce ad essere rispettoso delle persone che lo circondano. Rispettoso ma anche un pò geloso, come se avesse in se una voglia di unicità. Qualcosa che non gli va giù di condividere con altri.

Io ho un enologo che sta con me da sempre. Abbiamo fatto un percorso Di studi insieme. Era un consulente. Da due anni a questa parte l’ho assunto. Ecco io sono un pò geloso. Ce l’ho come difetto. Sono un pò geloso. Da due anni lavora fisso qui.

Roberto Ciani. È lui l’enologo della cantina. Dalle sue mani passano circa 70/80 mila bottiglie l’anno. L’avere a che fare con uno come Roberto non deve essere per nulla semplice. Roberto comunque delega e lascia fare. Intervenendo dove necessario.  

Lui è una persona estremamente utile. Ha in mano una cantina. Sì occupa anche delle visite in cantine. Se te hai una visone globale riesci a lavorare meglio. Una persona che lavora in più aziende, consiglierà le stesse cose alle varie aziende. Ma non può fare la fermentazione con le mie idee. Il vino è come un bambino di cinque anni che tiene li. Se cammina sbatacchia la testa. Un consulente che viene li una volta al mese non va bene perché occorre che ci sia un persona che sta li tutti i giorni. Non mi serve una persona che mi da la ricettina.

Se non è determinazione e consapevolezza questa!

Da un lato sì la gelosia. Ma poi c’è di più. C’è la voglia di avere dei prodotti che siano sempre rigorosi e rispettosi dei suoi principi. Per fare questo occorre dedizione e solo persone che hanno questi principi possono lavorare con lui. 

Le mie persone lavorano e non devo dirglielo io di rimanere. Sono persone splendide. Ma i sacrifici vanno pagati e io li pago di più. 

Come appare, lui è. Da spazio. Da delega. Non sta con il fiato sul collo. È schietto. Come i suoi vini.

Sasso di Sole. Roberto, tutto il resto è noia

Intanto il mio è un vino schietto. È un vino che è totalmente legato al territorio. Non si adopera ne barrique ne tonneaux. Non deve sapere di vaniglia o altro. La nostra uva proviene da vigne sul cui terreno la sarchiatura equivale all’acquatura, il terreno deve essere sempre lavorato. Così mantiene l’umidità. Noi non utilizzano lieviti selezionati ma facciamo pied de cuve. Concentriamo di più. Facciamo tutta una serie di operazioni che non sono mai le stesse nella diverse annate. I grappoli non sono mai tutti perfetti. La maturazione dell’uva dipende dal semino che c’è all’interno. Se schiacci un semino marrone ti da la sensazione di maturità, se schiacci quello verde ti da la astringenza.

In poche parole Roberto ha spiegato come fa il vino. Meraviglioso. Terreno sempre lavorato, botti grandi, lieviti indigeni, pied de cuve. Et voilà. 

Sangiovese e solo il Sangiovese. Nel suo Credo non c’è altro. Tipo “non avrai altro Dio al di fuori di me”. Scusate la blasfemia.

Ho assaggiato due suoi rossi caratteristici delle due diverse zone: Montalcino e la val d’Orcia.

Sasso di Sole. Roberto, tutto il resto è noiaInnanzitutto il Brunello di Montalcino 2019. Prodotto con Sangiovese grosso e i canonici due anni di botte grande in circa 15.000 bottiglie, è uno dei Brunelli più schietti e veri abbia mai assaggiato. 

La sua complessità aromatica, non è spinta ma autentica. È l’esatta trasposizione nella bottiglia di Roberto. 

La frutta al naso è cotta e si arricchisce di un sentore di castagna, parte integrante di un travolgente sottobosco. C’è la cannella e i chiodi di garofano a sembrare uno di quei decotti delle sere invernali. Cuoio e prugna cotta ad essere la durezza e la morbidezza che si uniscono. Insomma un bouquet che fa credere nella dolcezza sapendo che c’è anche una innata freschezza.

Quando il vino arriva in bocca si ritrova proprio l’altalenanza di morbidezza e freschezza. Come una sorta di caldo bacio che può trasformarsi in passione sfrenata. Come un camino in inverno o una calda sera d’estate. I tannini sono li presenti, duri e morbidi al contempo. Caldo, fresco, ammaliante. Un vino di grande potenza e grande forza che si lascia senz’altro bere per le sue  morbidezze che non devono ingannare poiché poi possono risultare anche spigolose. La seta si scontra con la lana in un matrimonio che può durare nel tempo viste le sue lunghe prospettive lunghe. L’ho abbinato ad un sigaro e non me ne sono pentito.

Sasso di Sole. Roberto, tutto il resto è noiaPoi l’Orcia DOC 2021, circa 22.000 bottiglie prodotte. Un vino perfettamente centrato che forse rivela ancor di più l’animo di Roberto. Meno imponente del Brunello, più essenziale e intenso mantenendo vivo il dualismo tra morbidezze e durezze. Nell’Orcia i sentori sono profondamente diversi e viranti verso una frutta matura ma non cotta, un vegetale vivo di sottobosco e muschio, note pungenti di tabacco e pepe, un pellame che sa di quella pelle di un giubbotto da duro. Poi, all’improvviso, inaspettatamente, una sensazione di incenso. La senti, non ci credi, non ti rendi conto. Troppo tardi perché avviene una sorta di inebriamento, un piacevole stordimento. 

La voglia di rimettere il naso dentro per scovare altro, nulla può contro l’irrefrenabile necessità di un sorso. Ben si fa perché in bocca il vino si comporta esattamente come al naso in una sorta di perfetta sintonia. 

Una serie di vibranti sensazioni si accavallano per creare armonia, pulizia e meraviglia in bocca. Il tannino è evidente e presente ma la freschezza e soprattutto la sapidità portano la bocca ad essere irrorata continuamente godendo a pieno della prugna e della ciliegia, vive e polpose, che danzano beatamente. Nessuna stucchevolezza, nessuna pomposità. Concretezza suadente per un vino vero che ti porta con se. 

Terzo vino, inaspettato sono delle bollicine neanche per le quali si è abbandonato il Sangiovese grosso.

Io amo il mare. Siamo a circa un ora e qualcosa dal mare. Abbiamo un piccolo appartamento li e gli amici ci chiedevano le bollicine. Mi ha invogliato un mio amico proseccaro. Fermentazione senza bucce a temperatura bassissima. Trecento bottiglie finite subito. Poi mille finite lo stesso. Allora ho deciso di dedicarci una vigna specifica su un terreno alluvionale. Molto fresco. Tutto sangiovese. Ne facciamo tre, quattro, cinquemila. In funzione della stagione. Lo vendiamo pure piuttosto caruccio. Noi produciamo 40/50 quintali per ettaro. Non posso competere con il Prosecco. Anche perché facciamo qui la fermentazione e poi prendo un camion frigo e lo mando su. Ci metto molta attenzione. Il metodo non classico è per avere qualcosa di più fresco. Il classico lo gestirei pure meglio ma non è questo il mio lavoro. Il mio lavoro è fare rossi.

Una bollicina in rosato con metodo Charmat. Che dire? Buona ma buona. Colore, più che rosato, cerasuolo aranciato. Dalle bollicine che emergono dal calice si capisce che è un metodo Martinotti o Charmat che dir si voglia ma poi in bocca il perlage è più fine di quanto ci si possa attendere. La bellezza di questo metodo di spumantizzazione è che tutti i sentori del Sangiovese siano li ad aspettare solo di essere scoperti. Cominciando dalla violetta. Immancabili poi in una bollicina, le fragoline di bosco, i ribes e i lamponi. Quindi, per nulla scontati, arancia e mandarino. Si capisce che il lavoro di cui parlava Roberto, c’è tutto. 

In bocca? Beh un godimento puro per via della discreta sapidità e di un gusto che ricorda, specie nel finale, gli agrumi ed una sorta di caramello salato. Con il plus di una persistenza anche lunga. 

Più che un esperimento, oggi in circa 4000 bottiglie, direi che è una concreta solidità. Lasciarsi stregare dal metodo classico è facile ma apprezzo più la determinazione di un convinto fautore del Sangiovese che usa lo Charmat per lasciare inalterate le caratteristiche del vitigno.

Una vera scoperta!

Non parlate mai a Roberto dei bianchi perché non ne ha mai avuto minimamente idea.

Mai avuto l’idea dei bianchi. A me piace il rosso perché i bianchi so bevande. Roberto (l’enologo) mi conosce cosi bene che difficilmente gli boccio le cose che mi chiede. Quello che non condivido non me lo propone proprio. Vorrebbe anche altri vitigni ma sa che non lo accetterò mai.. solo Sangiovese.

Solo Sangiovese. Come era un tempo qui quando si coltivava solo quel che c’era. Non quello che serviva ai clienti. Se volevano il bianco, che andassero a prenderlo da qualche altra parte. Non a Montalcino! 

Insomma una cultura che arriva dal passato. Magari da papà Bruno. Così, quando Roberto parla del padre, gli si occhi si accendono. Riconoscenza certo con qualcosa di più che non ho colto a pieno. Un rapporto speciale per due caratteri davvero simili. Non ho conosciuto papà Bruno ma una frase di Roberto valgono più di ore di dialogo.

Papà mi da tanti altri problemi. Non ho un dipendente che mi regga più di un anno insieme a lui.

Chissà chi mi ricorda….

L’altro giorno si trebbiava con mio padre che mi diceva: vedi Roberto, su quel pogetto li ci voglio piantare un uliveto. Io pensavo: 75 anni, l’ulivo è ancora più lungo rispetto al vino. Lui ha una visione a tra venti anni ma non gli interessa. 

Una visione bellissima. La forza di un uomo che non pensa ad oggi ma la sua una visione si estende nel tempo. Aldilà della propria esistenza. Come se comprendesse a pieno l’essenza della terra, colei che non ha un vero proprietario se non la natura. Che va assecondata nei suoi cicli e soprattutto nei suoi tempi. Averne cura per preservarla per chi verrà dopo di noi e dopo ancora. 

Sasso di Sole. Roberto, tutto il resto è noia

Lui si rende conto che siamo enormemente più avanti in termini di qualità oggettiva rispetto agli anni 90. Tra un vino che faceva Biondi Santi e una azienda normale, c’era un abisso. Oggi è tutto più omogeneo per via degli investimenti. Stanno andando giù quelli che non hanno investito nell’azienda. 

Un solo obiettivo per Roberto, arrivare a venti ettari, di solo rosso ovviamente, da lasciare al figlio. 

Non ho il minimo dubbio. Senza cambiare nulla. Cambierà lui se vorrà farlo.

Quando una persona è così, non c’è rischio che si annoi. Tira dritto per la sua strada. Magari mietendo vittime oltre che grano. Forse è difficile stargli dietro perché estremamente veloce, esigente e attento ad innovare ma quando ci si riesce, il divertimento è assicurato.

Così non c’è da annoiarsi e se tutto il resto è noia, quel resto non è certamente nel perimetro di Roberto e della sua Sasso di Sole.

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Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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