Van Thiel. Lussuria e leggerezza
23 Mag 2025
Suggestioni di Vino

Van Thiel. Lussuria e leggerezza

C’è chi l’amore lo fa per noia 
chi se lo sceglie per professione 
bocca di rosa né l’uno né l’altro 
lei lo faceva per passione

Noia. Professione. Passione. È sempre e comunque un modo per iniziare a fare le cose. 

La noia probabilmente è per chi cambia in continuazione. Troppo preso dal volere che le cose accadano di continuo e diversamente. Sperimentare. Cambiare.

La professione. Ciò che un pò accomuna gran parte delle persone. Sì sceglie di fare qualcosa come fonte di reddito. Non si vive ne bene, ne male. Forse si sopravvive e basta.

La passione. Quando arriva la passione si smuovono le montagne. Spesso si fanno pure fesserie tanto è l’ardore di veder realizzato un proprio sogno.

Quante volte ci siamo trovati a tavola tra amici a fantasticare sul futuro. Scrivere progetti tra sorrisi e calici di vino. Parlare di quanto sarebbe bello se. Ecco se. Quel se che poi blocca ogni progetto perché coinvolti e presi dalla vita di tutti i giorni. Dal lavoro, dallo studio, dalla famiglia. 

Francesca Vannetiello e Riccardo Clemente si conoscono da quando ne hanno ricordo. I loro genitori da ancor prima. È come se fossero cugini così che gran parte del tempo libero, lo trascorrono insieme. Prima a Montesarchio (AV) come ragazzi quindi a Roma come studenti di giurisprudenza. 

Riccardo proviene da una famiglia produttrice di vino da generazioni: Masseria Frattasi. Laureato in giurisprudenza, è stato risucchiato nell’azienda di famiglia con il fratello che invece lavora li da tempo.

Francesca ha scelto di studiare diritto sia per una innata voglia di concretezza sia perché, vivendo in una casa dove si mangia probabilmente pane e codici visto il papà Dario, noto penalista italiano, era difficile scegliere altro. Anche se di esercitare la professione forense percorrendo le orme paterne non sembra assolutamente essere interessata.

Negli anni ho sviluppato la passione per il mondo del vino. Probabilmente per influssi esterni. Papà è un avvocato ma è amico di Pasquale, un viticoltore campano che è Masseria Frattasi. Sono amici di infanzia. Io sono automaticamente amica dei figli di Pasquale. Riccardo è attualmente il mio socio. Siamo quasi cugini. Facciamo vacanze insieme. Anche lui laureato in giurisprudenza a Roma. Andiamo molto d’accordo.

Tutto inizia per scherzo. Proprio nelle sere d’estate trascorse all’aperto mangiando e bevendo vino. Quelle dove ci si rilassa dopo una calda giornata. Si ride. Sì fanno discorsi che nascono da dentro ma si nascondono tra le pieghe della leggerezza estiva.

Van Thiel. Lussuria e leggerezza

Nelle sere d’estate del 2019 ci vedevamo in Masseria da Riccardo. Cenavamo e facevamo degustazioni. Riccardo si lamentava perché a tavola mancava sempre il Primitivo. Ero molto interessata alla diatriba che si creava. Mi divertiva. Nel tempo Riccardo scherzava dicendo che lo dovevano fare pure loro mentre il padre rispondeva che non esisteva, che serviva la vigna ad alberello, il terreno giusto. Zio Dario bisogna fare qualcosa diceva allora Riccardo a mio padre.

C’è una fase della vita, arriva intorno ai due anni, durante la quale si forma la personalità dell’individuo. In quel momento si manifesta il pronome personale “io”. Avviene attraverso la richiesta di voler fare autonomamente le cose. Il genitore, premuroso e attento ad evitare disastri, prova a spiegare che non è possibile ma, nel caso di esserini molto determinati, si rischia di finire allo scontro per via delle grida disumane che non tardano ad arrivare. Ecco allora che si concede la possibilità di sperimentare già conoscendone comunque l’esito. 

È in questa fase che l’esserino sperimenta e inizia a fregarsene di sbagliare. Tanto, lo sa, anche se inconsciamente, che prima o poi riuscirà nel proprio intento. Nel medesimo arco temporale, inizia a farsi strada nel genitore l’idea che quell’esserino non ce la farà mai: è piccolo! Il problema è che sarà piccolo per sempre. Non fosse altro perché la differenza anagrafica con il genitore non si allevierà mai. Da qui spesso si generano quei pazzeschi problemi interazionali che si vedono in giro.

Tutto questo panegirico perché mi sono immaginato la scena di Dario e Pasquale, rispettivamente genitori di Francesca e Riccardo (che avevano già deciso di fare vino insieme. Certo, Riccardo un pò di dimestichezza l’aveva pure essendo nato in una famiglia di viticoltori ma Francesca, vendemmie e amicizie a parte, poco o niente) che si trovano dinanzi ad una idea strampalata, impegnativa e poco percorribile con dunque la possibilità di farsi una risata oppure rifletterci su.

Probabilmente nella testa di Pasquale non si era creato nemmeno il più flebile dei pensieri relativo al produrre un Primitivo nelle terre della Masseria di famiglia. Così come in quella di Dario che la figlia si mettesse a produrre vino in generale. 

Però, perché non assecondare i sogni dei propri figli?

Pasquale e mio papà ne hanno parlato. Abbiamo così fatto cinque sei spedizioni in Puglia girovagando per cercare terreni e cantine dove produrre. Non c’era una idea precisa. È capitata l’occasione perché il figlio della famiglia Centonze era professore alla Cattolica. Sono entrata in contatto con lui attraverso gli studi. C’è stato un avvicinamento e poi la formalizzazione. 

Insomma trovano la cantina e i terreni? Non proprio. La cantina è parte di un palazzo del 1700, in quel di Squinzano, piccolo e incantevole comune nei pressi di Lecce. I terreni non ci sono più però. Alienati da tempo ai contadini locali che continuano a coltivare l’agognato Primitivo. Solo che lo fanno per loro o per conferire le uve.

Van Thiel. Lussuria e leggerezza

La storia si ingarbuglia complicandosi non poco. Oppure no. Fare una offerta di acquisto delle uve ai contadini locali non è poi così complicato. Basta comprarne tanta e il gioco è fatto. Si ma tanta per due ragazzi cosa vuole dire? 

12.000 bottiglie di Primitivo. Come dodicimila bottiglie? Al primo anno di produzione (2021…)?

Eh si. Questo è. Oltretutto i due enologi hanno decretato per per produrre l’unica etichetta dell’azienda, il vino debba stare per almeno tre mesi in botti di rovere. 

Due enologi? Una sola etichetta? 

È uno scherzo?

C’è una persona del posto e una ragazza laureata in enologia da poco che collabora con Masseria Frattasi. È un modo di procedere proprio come Masseria Frattasi. Cerchiamo sinergia tra le persone e i due sono diversi tra di loro. Una persona del posto e una ragazza con innovazione. Così si fa sinergia.

Due enologi per produrre 12.000 bottiglie di un solo Primitivo. Anche buono poi.

Quando l’ho assaggiato la prima volta ad una degustazione di Luca Maroni, ne sono rimasto impressionato. L’ho anche recensito sul mio blog Instagram.

Van Thiel. Lussuria e leggerezza

Un vino scuro e impenetrabile come la notte e forse per questo, già nel calice, seducente. La profondità dei sentori, con la prugna cotta al sole e l’arancia che si legano indissolubilmente alla cioccolata e alle tostature, inebriano. Quando però è la visciola balsamica a prendere il comando, non c’è più ritorno e il sorso diventa un obbligo.

Potente come un abbraccio, caldo come il sole. Impetuoso come il vento, salmastro come il mare. Può alleviare le pene, può stregare. È godurioso. È lussurioso. Uno di quei vini nei quali ci si perde senza saperne il perché.

Se lo si assaggia, si capisce perché l’amore esista. 

Detto così allora si vende facile! Niente si vende facile. Occorre essere ben organizzati. Far fuori dodicimila bottiglie all’anno non è un gioco da ragazzi e per ragazzi.

Per la vendita non ci affidiamo a nessuno. Siamo io, Riccardo, papà, Pasquale. Andiamo nei ristoranti a farlo assaggiare. È tutto molto giocoso ed intrigante. Ci siamo noi e solo noi. Gli esperti solo nella produzione. Stiamo costruendo noi da zero.

Ora io lo vorrei proprio vedere l’avvocato Dario Vannetiello che va nei ristoranti a vendere il vino! Bene inteso, non lo scrivo ne con fare irriverente ne con incredulità. È che davvero mi piacerebbe vederlo. Così come mi piacerebbe vedere Francesca e Riccardo (Pasquale probabilmente è abituato) all’opera.

Questa storia è comunque così surreale da risultare davvero troppo intrigante per me. 

Ricapitoliamo.

Una cantina in un palazzo del 1700 a Squinzano acquistata da due ragazzi di Montesarchio con poca o nessuna esperienza nella filiera del vino. Cantina e palazzo da ristrutturare. Nessun terreno di proprietà. Due enologi. Una sola etichetta. Dodicimila bottiglie. Nessuna rete commerciale. 

Van Thiel. Lussuria e leggerezza

Sembra follia eppure è realtà.

Aspettate, non è finita qui. Vi manca di sapere il nome dell’azienda e dell’unica etichetta in commercio, Primitivo in purezza ovviamente (altrimenti di parliamo scusate?): Van Thiel.

Mò che c’azzecca Van Thiel? In Puglia poi?

Riccardo è un appassionato di storia. La tesi l’ha fatta in Storia del Diritto. Nel periodo dei vari giri per le cantine lui si stava informando sull’origine dei cognomi. Andava all’anagrafe di Montesarchio e dalle fonti che ha trovato dovremmo essere di origini olandesi. Durante la reggenza di Carlo V, dall’Europa del nord sono arrivati soldati tra cui la famiglia Van Thiel. Poi il cognome si è italianizzato e campanizzato in Vannetiello. Anche Vanvitelli ha questa derivazione. Ci è piaciuto il nome perché colpisce.

La storia dei cognomi è comunque vera. L’Italia è piena di cognomi la cui derivazioni è al di fuori dei confini. Il papà di Luigi Vanvitelli si chiamava Gaspar van Wittel. Arrivò nel 1674 a Roma cambiando e italianizzando il proprio nome e cognome facendolo diventare Gaspare Vanvitelli.

Ciò che maggiormente colpisce è la meravigliosa e coinvolgente leggerezza di Francesca. Una leggerezza di animo che non sa affatto di superficialità. Le scelte sono tutte molto convincenti: una bottiglia importante, una etichetta dal sapore antico e prezioso, un nome che non lascia intravedere nessuna influenza da altre regioni italiane. Come se il Primitivo possa essere il nettare di un nobile trapiantato in terra pugliese. Geniale!

Non ci affidiamo a nessuno per il marketing. Sono le nostre idee che cerchiamo di mettere in pratica. Il premio di Luca Maroni è arrivato perché abbiamo solo inviato il vino. Così a Merano e siamo stati premiati.

Per noi l’importante è farci conoscere e far si che questa cosa diventi una unione tra di noi e non un lavoro vero e proprio. Se nel tempo viene, lo accettiamo di buon grado. Adesso vedremo le prossime annate.

Forse un modo per gettarsi nell’ignoto. Dal rigore degli studi alla possibilità di sperimentare e agire. La ristrutturazione della cantina, la prova dei vini, le fasi di produzione. Mettersi in gioco con la parte creativa, il vino, da contrapporre a quella razionale, la giurisprudenza.

C’è tanta sperimentazione e questo li rende differenti. Ma quella leggerezza, quella che li porta a ragionare ed agire senza patemi d’animo dando tanto, anche di più rispetto al richiesto, è davvero sorprendente e invidiabile. Anche se non è detto che i conti economici tornino sempre.

Magari è deleterio economicamente parlando, ma si sperimenta. C’è l’impatto con la bella bottiglia e quando me lo dicono ribatto che spero il gusto sia altrettanto impattante. Volevo fare altri vini ma la scelta di un solo vino è stata di Riccardo. Voleva un vino e farlo bene. Risaltare l’uvaggio e il territorio.

Si, lo so che in molti staranno pensando ai soliti figli di papà che si mettono a giocare con il vino. L’idea non sta in piedi economicamente o comunque senza gli investimenti dei genitori. Può essere ma, premesso che qualunque investimento, nel mondo del vino a maggior ragione, deve essere valutato in un arco temporale piuttosto lungo, 12.000 bottiglie di un solo uvaggio con terreni non propri, è davvero una genialata. Oltretutto c’è il anche il Palazzo.

Parallelamente alla produzione del vino c’è l’accoglienza. Stiamo ristrutturando il livello superiore per adibirlo a b&b. È un palazzo nobiliare. La cantina l’abbiamo immediatamente ristrutturata mente sopra ci sono suite e ambienti per organizzare eventi legati al mondo del vino. Una struttura dunque da adibire a tanto altro

Francesca è determinata. Papà Dario l’ha certamente aiutata e supportata ma lei, oltre agli studi giuridici, si è messa sotto a studiare anche il vino. Partendo dal corso da sommelier, ovviamente. 

Il tempo ci dirà se la vedremo dietro una cattedra universitaria (le aule del tribunale giammai!) o nella cantina di Squinzano (o chissà in quale altra città). Per adesso è importante che la bellezza, freschezza e leggerezza che caratterizzano questo progetto, continuino a sedurre sempre più persone così come fa il Primitivo Van Thiel. Ciò che mi auguro però, è che non spenga mai quelle meravigliose discussioni delle serate estive alla Masseria!

 

 

 

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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