24 Gen 2025
Suggestioni di Vino

Vitivinicola Marulli. Vito, what’s else?

È agosto. Un caldo pomeriggio di agosto. Sono in viaggio con mio figlio verso le spiagge del Salento. Un amico enologo, Marco Mascellani, mi suggerisce una fermata ad una cantina a suo dire interessante. In fondo è abbastanza vicina alla fine del viaggio. Lungo viaggio. Da Roma al Salento è come una trasvolata oceanica. Il paese è Copertino.
A vederlo sembra un paese uscito da un film western. Waze ogni tanto fa le bizze ma a veder bene dove siamo, cerchiamo di essere comprensivi. Ci fa infatti passare per una strada con tanto di passaggio a livello. Incredibile. Ancora ci sono paesini tagliati in due dalla ferrovia e il passaggio a livello, rallenta ulteriormente i ritmi. Come se ce ne fosse bisogno con questo caldo. Le case di color ocra sembrano tutte uguali e il riverbero del sole le rende più accecanti di quelle che sono. Il vento, u ientu, crea mulinelli tra le strade. Aspetto solo di trovare qualcuno pronto per un duello. Ma forse fa troppo caldo. I duelli si fanno all’alba. Con il fresco.

Vito è in ritardo. L’ho sentito prima al telefono. La tipica parlata salentina, il sorriso già dalla voce. Ha detto che arriva.
Parcheggio la macchina nella stradina laterale presa di contromano. Non mi accorgo del segnale e tantomeno nessuno me lo fa notare. Vivi e lascia vivere.

Arriva Vito, al secolo Vito Marulli, abbassa il finestrino e mi dice che passeremo dal retro perché il punto vendita è ancora chiuso. Un grande contenitore con i raspi è messo proprio fuori dalla cantina. C’è l’involucro di un profilattico. In effetti la strada, nonostante sia abbastanza in centro, offre riparo all’ombra del grande stabile della cantina. Il contenitore dei raspi poi è grande abbastanza per posizionare la vettura giusto d’avanti. Insomma, una alcova come abbiamo tutti sperimentato.

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Vito parcheggia. Sembra contorcersi quando esce dalla sua vettura. Alto, corporatura importante e quel sorriso che al telefono sembrava presente, lo è davvero. Ti fa subito simpatia. Ma me l’aveva già fatta al telefono per l’ospitalità che dimostrava. Sembrava ci conoscessimo da una vita. Magia del Salento. Magia di Vito. Apre il portone di servizio della cantina per farci entrare.

Adesso ci siamo io e mia sorella che la conduciamo. Io ho 42 anni e Francesca 43. Siamo coetanei. La cosa più affascinate è che noi abbiamo visto fare il vino da nostro nonno prima e nostro padre poi. Fino a 15 anni fa si faceva il vino del territorio per venderlo al punto vendita che ancora conserviamo e poi in Lombardia come vino da taglio.

Vito a voglia proprio di raccontarsi. Sembra faccia questo da sempre eppure non è cosi. Lui e Francesca hanno preso in mano le redini dell’azienda, la Vitivinicola Marulli, neanche tanto tempo fa.

 

Copertino è quasi al centro del Tacco d’Italia. Un pò al di fuori delle rotte dei vacanzieri che arrivano nel Salento per godere dell’incantevole mare. Eppure pochi km dalla superstrada che collega Lecce a Gallipoli. Qui tutto è pianeggiante e arso dal sole. In estate il paesaggio è quasi lunare. I campi sono ingialliti. Le case sono ingiallite. Ogni cosa sembra cotto al sole. Un pò come le spiagge. Però almeno li c’è il mare a mitigare. I venti, quelli del Salento, arrivano comunque fin qui. In paese si vive solo durante la sera, quando cala il sole e le temperature diventano più miti. È allora che le persone escono e si gettano nelle strade a respirare un pò.

Mesciu li balli cu puezzi cicare 
Mesciu li balli cu puezzi cicare 
Nu biti la mia bella nu biti la mia bella 
Nu biti la mia bella a ddhu sta more 
A ddhu sta more addhu sta more
Nu biti la mia bella addhu sta more

 

È la Pizzica, il ballo tipico del Salento. Sembra rappresentare un modo per esprimere la voglia di scatenarsi all’esterno dopo la necessità di starsene rintanati in casa per via del caldo. Un uscire all’aria aperta, liberarsi, godere e amare la vita. Dopo una giornata di intenso lavoro nei campi. Un pò quello che faceva Vito. Già Vito. Perché a vederlo così sembra sornione, ma sornione non deve per nulla esserlo stato da giovane. Qui, nel profondo sud, si aspettava (e si aspetta) l’estate come la Resurrezione. Durante l’anno c’era e c’è poco da fare a Copertino. Ma in estate. beh in estate, arriva il mondo intero qui. Le spiagge si popolano. Gli alberghi si popolano. I locali si popolano. Tutto prende magicamente vita.

Contavo venti minuti. Doccia. Cena. Vestito e parti. Rientravo alle 3 e non mi interessava quando rientravo. Sapevo che alle 4.30 avevo la sveglia e mio padre veniva delicatamente e diceva Vito alzati. Non facevo in tempo a chiudere gli occhi che li riaprivo. Ma ero soddisfatto perché mi ero divertito tanto la notte ma sapevo che dovevo fare il mio dovere.

Tutta vita. Glielo leggi negli occhi che era un viveur della notte. Sì la campagna. Sì la vigna. Ma la notte bisognava divertirsi. In Salento poi, come fai a rimanere fermo? Pizzica!

Mi sono sposato 12 anni fa. L’azienda non aveva questo assetto. Quando ti sposi e tutto proviene da una azienda familiare, devi darti da fare.

22 ettari di proprietà sempre in quel di Copertino. Ogni singola goccia di vino è prodotta con le proprie uve. Prodotta sì, imbottigliata solo da poco. Meno di venti anni. Perché prima, il papà di Vito, come gran parte dei pugliesi, produceva uva o mosto per portarlo in altre aziende. Quelle che sfruttavano il calore del sud. Spacciandolo per proprio.

Nel 2003 abbiamo fatto il primo investimento in cantina. Non avevamo freddo ne imbottigliamento.

La classica parlata salentina. Gli occhi vigili. Il sorriso. L’orgoglio per la propria terra e il proprio lavoro. Ogni particolare deve essere sottolineato per una terra che aspetta solo di essere valorizzata.
Il mar Ionio è a meno di dieci km di distanza e l’Adriatico a circa trenta. Le brezze sono quelle del mare. Libeccio e Scirocco non sono i soli venti che si incontrano, ma già quelli bastano per creare condizioni pazzesche e portare sale e iodio dal mare. A quello ci pensa il terreno.

Negli anni 90 papà, quando ci fu la primi crisi idrica, fece dei pozzi artesiani. Avevo 11/12 anni. Mi ricordo quando le trivelle che arrivavano a 20 metri di profondità e tiravano fuori acqua salata. Erano venature del mare. Per arrivare all’acqua dolce dovevamo arrivare a 60 metri. Quest’anno siamo arrivati a 73 metri.

Essere biologici qui diventa quasi uno sport. Le condizioni climatiche creano ambienti così perfetti che, spesso, non serve fregiarsi di alcun titolo per fare le cose per bene. Ci pensa la natura così che l’uomo può solo rovinare tutto. Come si faceva un tempo per produrre di più. Tanto andava tutto al nord. Si mischiava tutto. Non si capiva più nulla. Ma ora, da quando si è capito che anche in Puglia si può fare qualità, ora è tutto diverso.

Siamo in una conduzione biologico ma non certificato. Se una cosa è necessaria, la facciamo. Sono più di dieci anni che non utilizziamo pesticidi. Questo ci porta più investimento lavorativo.

Con questo clima, produrre bene e tanto, diventa semplice. Scontato per certi versi. Imbottigliare era per pochi. Le uve si vendevano. I mosti si vendevano. Quel che rimaneva era per il punto vendita. Sfuso, ovviamente.

La tradizione è avere il punto vendita. La maggior parte delle uve imbottigliata ma per far tornare i conti qualcosa di vende. Il territorio richiede prezzi bassi e occorre adeguarsi.

Già, i prezzi bassi. Altra prerogativa del Salento. Qui vendere una bottiglia a prezzi diversi da quelli esageratamente bassi, è un problema. Magari puoi farlo con i turisti che al nord hanno prezzi da capogiro. Ma non sarebbe etico. Poi, comunque, durante l’anno, devi confrontarti con la tua realtà. C’è poco da fare.

Vito, invece di scimmiottare qualcuno o qualcosa ha deciso, insieme a Marco Mascellani, di essere fedele al territorio. Acciaio, cemento e poco, pochissimo legno. Giusto quanto serve per il Copertino DOC classico e riserva.

Sono un fautore dei vini in cemento. So benissimo il prodotto finale che propongo. Frutta rossa cotta ma mai invadente. L’ho visto fare a nonno e papà. Noi abbiamo uno stile di vino innovativa. Mantenendo i piedi nel Negroamaro. Vogliamo raccontare il territorio con uno stile che vogliamo mantenere.

Non so dire se i Vini di Vito siano innovativi. So di certo che non sono opulenti e melassosi come ci si aspetterebbe da un vino pugliese. Ecco, aspetterebbe. Ma chi l’ha detto che un vino pugliese debba essere denso e impenetrabile come la pece? Chi l’ha detto che se un vino non è così, non sa di Puglia? Come se la Puglia non potesse esprimere grazia ed eleganza nei vini. Forse, basterebbe non raccogliere le uve in maniera tardiva visto il caldo che fa. Evitare tanto legno da rendere taluni vini delle assi di legno in bocca. Insomma, grazia ed eleganza anche a queste latitudini. Anche grazie a rese che non sono “quelle di una volta”.

Con i bianchi stiamo sui 100 quintali per ettaro. Il Negroamaro, per i rosati stiamo sui 90/100 quintali. Per le vigne vecchie ad alberello pugliese trai 40 e i 50 quintali per ettaro. Abbiamo 7 ettari di alberello pugliese. Un lavorone.

Alberello pugliese. Una di quelle cose che dovrebbe entrare, di diritto e senza passare dal via, nel novero delle specie protette. Una sorta di Unesco solo per quelle varietà che non possono, per nessuna ragione al mondo, sparire. L’alberello forse è la modalità più ancestrale della vite. Ne più ne meno di altri alberi da frutto. Solo che per far si che possa mantenere il peso dei rigogliosi grappoli, c’è bisogno di tempo. Quel tempo che i ritmi moderni non consentono. Quel tempo però che consente alle piante di diventare veri e propri alberi, con un fusto robusto.

Vito e la sua aziende hanno vigne con alberelli di oltre 90 anni di età. Da queste ricavano Menone, un Negroamaro in purezza che matura tre anni in vasche interrate senza vedere il legno nemmeno con il cannocchiale. Dalle vigne più “giovani”, appena 60 anni, se ne ricava Malassiso, il Copertino DOC riserva che si avvale sia della presenza del Montepulciano proveniente da vigne classiche con cordone speronato di 25 anni, sia da un passaggio in tonneau da 800 litri (500 per il Copertino classico). Con rese basse e tanto lavoro alle spalle, si riescono a ricavare appena 3000 bottiglie di Menone e 2000 di Malassiso. Poche chicche delle quali non si dovrebbe mai fare a meno.

Quest’anno festeggiamo 50 anni di attività. Ci presentiamo al pubblico con tre linee di prodotto. La linea Tinente che arriva da vigne più giovani ovvero non oltre 15 anni di età. Gradazioni importanti per vini freschi. La linea delle selezioni. DOC Copertino rosso e rosato. Siamo l’unica azienda a produrre il Copertino rosato. Il disciplinare è molto rigido perché si può fare il rosato solo con il 30% della massa. Negroamaro 100% con due anni di affinamento in cemento. Poi l’unico internazionale della cantina che è uno Chardonnay. Più di venti anni fa c’era la corsa ai vitigni internazionali.

Cinquanta anni sembrano pochi. O tanti. Non so. Però l’età delle vigne segnano il passo per qualcosa che già c’era e che ci sarà. Oltre le persone. Forse oltre la famiglia.

Vito segue la parte di produzione e vendita, Francesca l’amministrazione. L’azienda è grande ma manco tanto se confrontata ai grandi latifondi di queste zona. Serve comunque tanta manodopera e tanta organizzazione.

Cresciamo di anno in anno. Fin quando si cresce, non abbiamo problemi. Se dovesse esserci qualche anno di stecca vuol dire che avrò fatto sega io!

Ciò che queste terre producono è qualcosa di meraviglioso. Basta spremere l’uva e si ottengono prodotti che si fa prima a guastare che migliorare. Il sole, il mare, la terra, la gioia, la musica, i venti. Qui basta piantare qualcosa che emerge dalla terra una meraviglia. Poi, occorre solo assecondare il corso della natura ed assecondarla. Senza eccessi e senza la voglia di strafare.

La linea dei cru. Menone è il nostro Negroamaro per antonomasia. Ci fa riconoscere. Secco, asciutto, giustamente tannico. 36 mesi in vasche interrate e 12 mesi in bottiglia. Sul cartellino andiamo a segnare quante bottiglie abbiamo prodotto. Malassiso DOC Copertino riserva. 70% Negroamaro e 30% Montepulciano. Presente in azienda dal ‘76 come nella DOC Copertino.

La DOC Copertino prevede in alternativa il Sangiovese. Il che suona strano ma poi mica tanto se si pensa che la Puglia era i granaio d’Italia per la capacità di produrre in grandi quantità. Portare qui due tra i vitigni più diffusi in Italia era un modo per aumentare la produzione con due varietà adatte a tagli di ogni genere.

Cappuccini è il Primitivo in purezza. Vino complesso e piacevole. Fa solo vasca in cemento. Alberello di 60 anni. Hidria è il progetto più immediato del quale devo dare merito a Marco Mascellani. Una Verdeca orange. Una spinta in più. Surmaturazione sulla pianta. Pigiadiraspatura. Macerazione con le bucce per oltre 20 giorni. Il vino sosta in cantina per 2 anni. Solo cemento. 1500/2000 bottiglie.

La cantina sembra quella di un tempo. Stile cantina sociale con le vasche in cemento che svettano tra i tini in acciaio. Un pò nascoste, ma è giusto che sia così, le vasche interrate. Quelle che servivano per affinare il vino un tempo e con le quali Vito produce i suoi prodotti più identitari. Ci vuole coraggio per non mettere i vini nel legno come si fa da queste parti per venire incontro ai clienti e rispettare gli stereotipi del vino pugliese. Anche se qualcosa di diverso si può fare. E Vito lo fa.

Vito è elettrico. Schizza da una parte all’altra della cantina ma ciò che gli preme di più è farmi assaggiare i vini. Federico, mio figlio, ha solo sedici anni. Non potrebbe bere. Ma da queste parti si inizia presto. A dir la verità ha iniziato ad assaggiare vini con me da tempo. Senza esagerare ovviamente. Solo per fargli sentire le differenze. Quando iniziamo da uno dei must dell’azienda in effetti si capisce subito la differenza.

È una Verdeca. Non grandi nuance olfattive ma di certo colpisce per bevibilità e freschezza. Verticale ma manco tanto. Bevuto a 9 gradi circa non sembra così verticale. Guadagna il sorso per ampiezza e morbidezza. L’agrume e un pò di frutta tropicale viene fuori. Il grado alcolico interessante per il suo calore. Lo iodio viene fuori in maniera prepotente.

La Verdeca fa dei grappoloni grandi e stiamo facendo dei diradamenti per portare il vino ad essere superiore. Hidria fa surmaturazione in pianta. Dunque facciamo dalla stessa vigna tre lavorazioni diverse. La stessa Verdeca da grandi soddisfazioni vinificandola in maniera diversa.

Altra espressione di bianco è lo Chardonnay. Corte Saggese.

Quello che papà ha piantato oltre venti anni fa. Un ettaro e mezzo. Il terroir comunque è buono e qui da noi ha questa freschezza e mineralità incredibile. Verticale

Naso dritto. Verticale e immediatamente riconoscibile con la punta iodata che parla di territorio. In bocca è verticale e sapido. Un bel bianco certamente non strutturato ma con complessità superiore alla Verdeca. Sì sente il calore del frutto nonostante sia stato vendemmiato ad inizio di agosto. Siamo nel tacco d’Italia e non può che essere cosi. Un bel fil rouge tra i due vini. Continuità a creare uno stile aziendale. Vito e marco hanno creato un bel connubio.

Con Marco mi sono conosciuto otto anni fa. Lo avevo contattato perché ero fissato con il metodo classico. Andai da D’Araprì. Il signor Girolamo mi fece fare tutto il giro e mi diede da bere l’impossibile. Me la ricordo ancora quella giornata. Mi disse se hai bisogno di qualunque cosa per produrre, per qualsiasi cosa, chiamami. Ma se vuoi c’è il nome di questo tecnico enologo che è qui in Capitanata ha tante piccole aziende. L’ho chiamato e gli chiesi se potevo andarlo a salutare. Andai dunque al suo studio. Gli prospettai l’idea e mi disse che sarebbe dovuto venire a Lecce a vedere. La sera stessa mi manda una e-mail con il computo del costo della sua visita. 900€. Fra me e me mi sono detto, ma se mi sta chiedendo 900€ per fare una visita, quanto mi chiederà per fare un metodo classico?

Da li iniziai a capire chi fa il metodo classico a Lecce. C’era il Five Roses 60 mesi di De Castris e il Rosa del Golfo di Calò (80 Negroamaro e 20 Chardonnay). Conoscevo anche l’enologo e andai su De Castris. Marco Mascellani era l’enologo. Lo contattai e venne in azienda. Mi disse che non avevo le attrezzature ma che potevamo provarci. Mi venne il colpo di genio e gli dissi: ma tu che sei qui, ti andrebbe di seguire l’azienda? E da li è nata una bella collaborazione che è sfociata in amicizia e stima reciproca. Sono il suo primo tifoso. Il metodo classico non l’abbiamo ancora fatto. Però…mai lasciare nulla al caso. Non lo so se c’è o non c’è

Ride di gusto Vito. Fa il misterioso e si diverte. Ha sicuramente in affinamento qualcosa ma non vuole svelarlo. Non insisto perché non voglio metterlo in difficoltà. Lo ha e ben nascosto. Me lo farà assaggiare appena sarà possibile. Ne sono certo.

Non si poi può non bere il Negroamaro rosato in purezza. Qui in Puglia il rosato è un must have. Solo che vederlo prodotto da alberelli ancorché “giovani” di circa 35 anni di età, non è usuale.

Le vigne dovrebbero essere indirizzate ai grandi vini rossi invece noi ci facciamo un grande rosato. Tenuta Paraida.

Il colore è già stupendo e poco amichevole. Un vero cerasuolo che sembra uscito dalla spremitura delle uve.

Abbiamo sempre avuto uno stile territoriale. La DOC Copertino prevede una macerazione di 8/10 ore. Facciamo criomacerazione direttamente in pressa. Sgrondo statico. Solo il mosto fiore contribuisce a questo vino come da disciplinare.

Semplice, pulito. Molto verificale. Bella presenza gusto olfattiva. Non eccede al naso. Fiori e frutti con lo iodio. Semplice. Persistente e lungo in bocca che non è scontato per un vino salentino. Accompagnata dalla sapidità che me lo fa durare ancora di più. Anche in questo caso c’è la coerenza tra bianco e rosato.

Marco ti ha mandato in una azienda senza zucchero residuo. Siamo in una azienda sugar free.

Bello vedere come nei vini assaggiati fino ad ora si noti una sorta di evoluzione degli agrumi arrivando fino al mandarancio del rosato.

Noi siamo una azienda che promuove la degustazione dei rosati di annata. Una prerogativa del Paraida Rosato è l’evoluzione dell’arancia che arriva sanguinella. Con note soavi ed elegante. Vuoi assaggiare un rosato con una sanguinella dentro?

Vito scompare. Vuole stupirmi con qualcosa che ha in disparte. Ne sono certo. Sta via parecchio tempo. Chissà dove tiene le bottiglie speciali. Sarà nello stesso luogo dove conserva il metodo classico. Ricompare con in mano una bottiglia completamente aranciata che accompagna con un sorriso sornione.

Non ti svelo l’annata. Sono le classiche bottiglie che abbiamo in cantina per raccontare la longevità del Negroamaro.

Stappa e già dal tappo si evidenza l’albicocca. Colore stupendo che svela una stupefacente evoluzione. Ha la vecchia etichetta del Paraida rosato. Il naso cambia completamente evidenziando una albicocca disidratata, la pesca, l’arancia. È un pò freddo e ha bisogno di un pò di calore per riemergere.

È una vendemmia 2018. Un vino fresco, arrotondato dagli anni. Secco, quasi tanninico. L’arancia arriva insieme alla nota di macchia mediterranea: alloro, rosmarino, aghi di pino.

Caramello. Viene fuori il caramello. La parte dolce. Bellissimo vino. Certo non è per tutti bere un rosato così invecchiato. In fondo da un rosato si vuole immediatezza e la possibilità di berlo al tramonto sulle spiagge dello Ionio guardando il tramonto (pure le spiagge dell’Adriatico sono fantastiche ma non hanno il tramonto…).

Andiamo poi sui rossi. Con il Capo Rotondo. Negroamaro al 100%. Solo acciaio. La linea aziendale è perfetta. Mostra la sua continuità. Lineare e pulito con frutti e fiori che non si accavallano. Si distinguono in maniera perfetta creando una meravigliosa armonia. In bocca è secco e lineare. Sembra quasi un bianco ma non può esserlo perché Il Negramaro non glielo permette. C’è grande eleganza. Di quella che non ti aspetti da un vino pugliese.

Vitivinicola Marulli

Poi arriva il Menone. Che spettacolo. Già nel calice dove, cosa già vista nel Caporotondo, dimentica qualunque stereotipo pugliese che sa di densità ed opulenza. Al limite della trasparenza grazie a quei tre anni trascorsi in vasche interrate. Arancia, ciliegie, fragoline di bosco croccanti. Note erbace e fiori di quel campo dove le brezze marine arrivano a portare il sale. Come se ce ne fosse bisogno visto le acque salmastre che ci sono nel sottofondo.
In bocca è fresco, secco, armonico. Non pieno, non grandioso ma lineare e ancora pulito con i sentori che si trasformano in sapori e lo iodi che diventa sale a spegnere quasi il calore del sole. Il bilanciamento perfetto con il tannino soave, come se La Sapienza ne avesse spento l’impero. I frutti tendono ad attenuarsi in bocca piano piano, ce il sole che cala lentamente sul mare. Grandioso.

Vitivinicola Marulli

Il Malassiso è il rosso riserva. Qui il legno fa il suo lavoro con il 70% di Negroamaro e il 30 di Montepulciano. Le note di speziate e tostate arrivano ma non sono comunque invasive. Il colore fa capire cosa si può fare sia colorando il Negramaro con il Montepulciano sia utilizzando la botte. Ci si avvicina ai classici vini pugliesi: profondi ed intensi e anche in bocca mantiene questa fisionomia. Insomma è la Puglia. Forse niente a che vedere con il Menone ma ci sta tutto. Questo è il vino che si faceva un tempo e la tradizione occorre mantenerla. Per forza.

Vitivinicola Marulli

Cappuccini è il Primitivo del Salento. Vero intenso ma al contempo elegante per via della vinificazione che non vede legno. Ancora un pò giovane ma già dimostra il suo potenziale racchiuso nell’impeto e nel grande corpo secco, asciutto ancorché dotato di una intrinseca morbidezza donata dal sole del Salento.

Vitivinicola Marulli

Bella azienda quella di Vito e Francesca. Tutto all’insegna della semplicità e guidati dalla voglia di distinguersi con un vero richiamo al territorio. Senza strafare e senza fronzoli. La rivincita della essenzialità territoriale attraverso il duro lavoro e una strategia chiara. Mi sa che tra poco dovrò riscrivere di Vito e della Vitivinicola Marulli. Non fosse altro perché, festeggiando i cinquanta anni di attività, si sono resi conto che è il momento di ristrutturare la parte grafica dell’azienda. Anche l’occhio vuole la sua parte. Per tutto il resto, va bene, anzi, strabene, cosi e finché c’è Vito con la sua esplosività, cosa serve di altro? Vito, what’s else?

Ah Vito, aspetto il metodo classico che hai nascosto….

Vitivinicola Marulli

Il sito internet https://www.vinimarulli.com/

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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