Sandi Skerk. Il respiro del Carso
Sul Carso triestino il vino nasce dalla pietra, dal vento e dalla fatica. La storia di Sandi Skerk è quella di un produttore che ha fatto del territorio una filosofia, trasformando Vitovska, Terrano, Malvasia e Glera in vini capaci di raccontare con precisione un luogo unico al confine tra terra e mare.
Se c’è un posto in Italia dove il concetto di terroir è ben radicato, questo è sicuramente il Carso. A Prepotto di Aurisina — da non confondere con il Prepotto dei Colli Orientali — appena sotto l’azienda Zidarich, troviamo l’azienda di Sandi Skerk.
Sono 8 gli ettari totali di vigneto che Sandi coltiva in zone impervie e anche difficilmente accessibili attorno alla località di Prepotto, eccetto un ettaro che si trova tra Prosecco e Santa Croce, appena sopra al famoso Castello di Miramare. Zone che conosco molto bene e che ho ripreso a frequentare negli ultimi anni, dopo che ho prestato servizio di leva qui a fine anni ’90.
Nei vigneti vengono coltivati gli autoctoni Malvasia Istriana, Vitovska e Terrano, vinificati in purezza, uniti agli internazionali Pinot Grigio e Sauvignon. Quattro di queste uve compongono il vino di punta, l’Ograde: Vitovska, Malvasia, Sauvignon e Pinot Grigio, ciascuna al 25%.
Siamo alla terza generazione: già il nonno di Sandi produceva vino che vendeva sfuso, ma il vero rinnovamento dell’azienda si ha con Sandi, negli anni 2000, quando inizia a convertire le vigne ad alberello (prima c’era il guyot). L’alberello, insieme a un suolo carsico povero e all’assenza di irrigazione, costringe la pianta a cercare nutrimento in profondità. La brezza marina che sale dal golfo di Trieste fa un lavoro diverso ma altrettanto decisivo: asciuga i grappoli e tiene bassa la pressione delle malattie, ed è quello che rende davvero sostenibile lavorare senza prodotti di sintesi. Le uve prodotte risultano quindi sane e di ottima qualità. L’azienda utilizza il metodo biologico da oltre vent’anni e inoltre segue i principi della biodinamica — quindi le fasi lunari — sia in vigna che in vinificazione, travasi e imbottigliamenti.
Tornando alla vigna, le distanze tra le piante sono di circa 1 metro e per ogni pianta troviamo tre speroni e 2 gemme, secondo una logica ben precisa che, unita alla potatura verde, permette di ottenere acini e grappoli più piccoli per una maggiore concentrazione qualitativa. Per i trattamenti vengono utilizzati solo rame, zolfo, alghe e altri prodotti non di sintesi: praticamente un’azienda naturale, visto che la filosofia poco invasiva viene ricercata anche in cantina, dove al centro di tutto c’è la valorizzazione del frutto.
Dopo la fermentazione, che avviene con macerazione sulle bucce in tini di legno aperti, i vini affrontano il periodo di maturazione. La cantina è una grotta scavata nella roccia calcarea carsica: questo assicura un giusto equilibrio tra umidità e temperatura e permette una perfetta maturazione dei vini in botti di rovere di varie dimensioni. Segue decantazione in acciaio e imbottigliamento, senza chiarifiche né filtrazioni. La produzione si aggira sulle 22.000 bottiglie, e negli ultimi anni la cantina è stata ampliata con una nuova sala per le macerazioni e per le degustazioni.
Il progetto “Glera” nasce con l’intento dei produttori della zona di valorizzare un’uva originaria di quest’area: del resto il paese di Prosecco si trova proprio qui, e attorno all’origine di questo vitigno, rivendicato anche dai produttori di Valdobbiadene, si snoda una lunga diatriba.
Sandi ha condotto diversi studi e ricerche sul passato per arrivare a vinificare questa bollicina, presentata in anteprima nell’autunno del 2020 e oggi in commercio con l’etichetta 18.10: un nome che è già una dichiarazione, perché i vecchi disciplinari carsici permettevano di chiamare Prosecco solo il vino vendemmiato dopo il 18 ottobre, giorno di San Luca.
Le uve arrivano proprio da quell’ettaro sopra Miramare di cui dicevo all’inizio, dove il Carso incontra la costiera triestina: una vigna impiantata su terrazzamenti con muretti a secco, localmente chiamati “pastini”, sul ciglione dell’altopiano e affacciati sul golfo di Trieste. Glera in purezza, alberello, biologico, vendemmiata a mano.
Si lavora con il Metodo Ancestrale. Dopo la diraspatura, macerazione a contatto con le bucce per due settimane in tini di legno di media grandezza, con immersione del cappello 4-5 volte al giorno. Dopo la svinatura, affinamento in botti di legno per 12 mesi. Nella botte, subito prima dell’imbottigliamento, viene aggiunta una parte di mosto dell’annata successiva per far partire la presa di spuma. Dopo 36 mesi sui propri lieviti, sboccatura senza aggiunta di liqueur d’expédition, ma rabboccando con lo stesso vino. Si parla di poco meno di mille bottiglie: una goccia, se pensiamo ai numeri del Prosecco veneto, e forse è proprio questo il punto sul quale parlare e riflettere.
Sandi Skerk produce vini di territorio, unici.
VITOVSKA. Al naso frutta, tanta frutta come pesca e albicocca. Sentori vegetali, tè e fiori di tiglio. Palato avvolgente, fresco e sapido con finale persistente di erbe. Una delle migliori Vitovska, probabilmente la metterei nelle migliori cinque.
MALVASIA. Un vino che alcune volte mi ha deluso e altre volte ho trovato grandissimo. Difficile da inquadrare, ma quando è in giornata è tra le Malvasie più interessanti del Carso.
OGRADE. Sentori agrumati di limone, cedro, pompelmo, arancio, erbe mediterranee, ma il frutto la fa da padrone. Al palato è ampio, avvolgente, di buona sapidità e persistenza. Buona la freschezza e interessante una leggera aromaticità che si percepisce. Il suo miglior vino per me, rende benissimo anche da giovane.
OGRADE 2009 da magnum. Al naso confettura di albicocche, sentori di karkadè, erbe di campo, miele, spezie e uva sotto spirito. Al palato sapido, fresco e di buona persistenza, pulizia e mineralità lo completano. Bella anche l’estetica della boccia: uno dei vini top della zona.
TERRANO. Sentori fruttati di lamponi, mora, sentori di tostature, viola. Palato fresco con una grande acidità, tannino presente e importante: un vino certamente rustico, un po’ la sua caratteristica. Buona persistenza finale che richiama la tostatura.
Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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