Salone del Vino Torino 2026. Un segnale
16 Mar 2026
BlendNews

Salone del Vino Torino 2026. Un segnale

 

Il Salone del Vino Torino chiude la sua quarta edizione con numeri che fotografano un momento preciso della cultura del vino italiana.
Dal 28 febbraio al 2 marzo, le OGR Torino si sono trasformate in un hub di storie, territori e visioni contemporanee, registrando oltre 19.000 presenze, più di 500 cantine, 2.000 partecipanti alle masterclass e migliaia di persone coinvolte negli eventi diffusi in città.

Non solo un evento.
È stato un segnale. Tanti segnali.

Già dal sabato pomeriggio, appena aperti i cancelli, si percepiva un’energia diversa.
E soprattutto una presenza netta, evidente, quasi dominante: fascia 25-45. Wine lovers. Persone che il vino lo vogliono capire, scegliere, raccontare.

Un pubblico che non cerca l’etichetta da esibire, ma un’esperienza da ricordare.

Salone del Vino Torino 2026. Un segnale

Il Salone non è stato solo banco d’assaggio, ma una vera piattaforma di contenuti.
Il programma di masterclass, talk e momenti di confronto diretto con i produttori si è rivelato particolarmente ricco e strutturato, offrendo ai visitatori occasioni concrete di approfondimento.

Oltre 50 masterclass hanno scandito le giornate con degustazioni guidate, focus su territori, vitigni autoctoni e interpretazioni contemporanee del vino italiano.
Spazi di dialogo reale, dove il racconto si è affiancato all’esperienza diretta nel calice.

A questo si sono aggiunte aree tematiche dedicate alle nuove generazioni del vino, incontri con produttori emergenti e momenti di confronto pensati per avvicinare linguaggi, visioni e mercati diversi.

Un’impostazione che ha reso il Salone un luogo di partecipazione attiva, non una semplice esposizione.

Ed è in questo contesto concreto e dinamico che il talk Il Lato Giovane del Vino ha trovato la sua collocazione naturale.

 

Il Lato Giovane del Vino

Salone del Vino Torino 2026. Un segnaleIn questo clima si è inserito il talk & degustazione “Il Lato Giovane del Vino”, un format che evita la retorica generazionale e va dritto al punto: il vino non ha età anagrafiche, ha linguaggi.

Non ho parlato dei giovani, ma con giovani professionisti che oggi prendono decisioni vere dentro le loro aziende. Produzione, visione, mercato, posizionamento. Nessuna promessa futuristica: presente puro.

Tre cantine. Sei vini. Tre storie imprenditoriali che dimostrano una cosa semplice:
il vino sta smettendo di essere spiegato per iniziare a essere desiderato.

Poderi Moretti, Tenuta Roletto, Scarzella e la “sfumatura” finale, Z-Rossa.

Accoglienza più informale.
Meno distanza tra produttore e consumatore.
Comunicazione diretta.
I social usati come strumento, non come vetrina patinata.

Un dialogo da entrambi i lati del tavolo: chi produce e chi sceglie.
Calice alla mano. Senza filtri.

 

I protagonisti nel calice

Salone del Vino Torino 2026. Un segnalePoderi Moretti (https://www.morettivini.it/)
Alessandra Moretti non parla di futuro. Lo pratica.
Formazione enologica ad Alba, studi in marketing, oggi gira il mondo portando la sua cantina oltre i confini geografici e mentali.
Accoglie gli ospiti come si accolgono gli amici di famiglia e racconta il Roero con un equilibrio raro tra precisione tecnica e calore umano.

Salone del Vino Torino 2026. Un segnaleTenuta Roletto (https://tenutaroletto.it/)
Enrico Luculano rappresenta quella generazione che non vuole modernizzare a tutti i costi, ma tradurre la tradizione in un linguaggio attuale.
Il suo racconto dell’Erbaluce non è nostalgia, ma consapevolezza territoriale.
Sa che innovare non significa rompere, ma comprendere profondamente ciò che si ha tra le mani.

Salone del Vino Torino 2026. Un segnaleScarzella (https://www.scarzella.it/)
Alessandro Scarzella ha lo sguardo di chi ha visto il mondo e ha scelto di tornare a casa.
Esperienze internazionali, studi solidi, poi la decisione di lavorare la propria terra insieme ai fratelli.
Sette etichette, ognuna figlia di un terreno diverso. Vitigni autoctoni, agricoltura sostenibile, produzioni limitate.
Non inseguono il mercato. Costruiscono identità.

Z-Rossa (https://www.zrossa.it/)
Gianluca Tedeschi è designer nell’anima. E si vede.
Il suo liquore nasce dal vino biologico ma cresce dentro una storia familiare, con la pazienza di nonno Vincenzo.
Z-Rossa non è solo un prodotto: è un ponte tra artigianalità e visione estetica.

 

Una conduzione che guarda avanti: Simona Smeriglio

Accanto a me, nella conduzione del talk, Simona Smeriglio.
23 anni. Sommelier AIS. Ma soprattutto una mente curiosa, rapida, affamata di storie vere.

Non ama stare in superficie. Scava. Ascolta. Collega. Ha idee chiare su dove stia andando il vino e una sensibilità rara nel leggerne i cambiamenti.

Conosce il territorio piemontese come chi lo vive davvero, non come chi lo studia sui manuali. Ne riconosce sfumature, differenze, tensioni evolutive e riesce a raccontarle con un linguaggio contemporaneo, accessibile, mai didascalico.

Una presenza giovane, sì. Ma con lo sguardo di chi ha già capito che il vino non è materia da spiegare: è relazione da costruire.

Il ritorno alle radici: la nuova generazione in vigna

Un’altra attenzione emersa durante il Salone riguarda un fenomeno che attraversa molte regioni italiane e che in Piemonte sta trovando terreno fertile: la nuova generazione è tornata in vigna.

Non per replicare modelli passati. Ma per riscoprire vitigni autoctoni abbandonati, reimpiantarli, ridare voce a profumi dimenticati e sapori che rischiavano di restare solo nei ricordi.

In un’epoca che ha celebrato forse troppo a lungo sempre gli stessi nomi e vitigni, questi giovani produttori stanno riportando biodiversità, identità e coraggio sulle tavole.

Un lavoro silenzioso. Ma decisivo.

Ed è anche grazie a loro se oggi certi calici tornano a raccontare storie autentiche.

Il vino al centro del progetto

Il vino non deve essere trattato come oggetto da vendere. Deve tornare al centro del progetto. E attorno a lui il vero protagonista è il cliente finale: chi sceglie, chi acquista, chi consuma, chi racconta.

A lui va dedicata attenzione vera: nella qualità, nel dialogo, nel linguaggio, nell’esperienza, nella comunicazione. Perché il vino del futuro non sarà quello più spiegato. Sarà quello capace di creare relazioni. E Torino, per tre giorni, è stata una conferma chiara di questa direzione.

 

Luca della Regina. Wine Hunter Stories
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