ViniAmo 2025
Il 4 e 5 maggio, si è svolta la terza edizione di ViniAmo, evento organizzato da Minelli Wine Events, di Stefano Minelli, che condivide vari aspetti del mondo vinicolo soprattutto a Roma e nella Regione Lazio. Il luogo scelto è stato l’Hotel Cristoforo Colombo, nel quartiere romano dell’Eur, dotato sia di una grande sala congressi, che di uno spazio esterno con tavolini e ombrelloni. Sono state organizzate anche alcune masterclass ed erano presenti vari banchi di assaggio. E’ stato anche fornito, su prenotazione, un servizio navetta gratuito da e per la stazione metro Eur Fermi.
Questa volta, poiché la domenica ero impegnata, sono potuta andare il pomeriggio del secondo giorno, lunedì 5 maggio. Il primo impatto è stato estremamente positivo: temperatura interna perfetta, afflusso numeroso di persone che mi ha permesso comunque di parlare con chi rappresentava le aziende presenti. Ero appena uscita dall’ufficio e d’impulso ho diretto la mia attenzione soprattutto alle bollicine.

Inizio ottimo con Cantina Messori, situata a Correggio (Reggio Emilia). Nata nel 1916 come azienda agricola e poi conferitrice di uve alle cooperative vinicole, negli ultimi anni, grazie soprattutto alla svolta imprenditoriale di Elena Messori, si è dedicata alla produzione di vini che esaltano molto la territorialità. I vigneti sono nella Pianura Padana, tra il Modenese e il Reggiano, con suoli ricchi di argilla e sabbia e in cui il Lambrusco è predominante.

Ma non solo. Il primo assaggio, infatti, è Ribelle, ottenuto da Pignoletto (vitigno autoctono emiliano a bacca bianca che spesso è vinificato fermo). In questo caso il nome di fantasia, deriva dalla spumantizzazione con il Metodo Charmat (rifermentazione in autoclave), che evidenzia le note olfattive di fiori di campo. Al sorso freschezza e sapidità sono equilibrate. Ho proseguito con il “re” di queste zone: il Lambrusco. Ne ho degustate due versioni: Gasato, frizzante a base di Lambrusco Salamino, in cui i sentori di frutti di bosco, sono seguiti da un gusto fine; Spettinato, frizzante ottenuto con metodo ancestrale (fermentazione in bottiglia sui lieviti, non filtrato) da Lambrusco Grasparossa, che si caratterizza per una freschezza accattivante. Tre espressioni territoriali vivaci e agili, raccontate con entusiasmo dalle giovanissime Messori presenti all’evento.Abbinamento musicale forse ovvio, ma giusto omaggio a una terra ultimamente colpita duramente da frequenti alluvioni: Lambrusco & Pop Corn di Luciano Ligabue, nativo proprio di Correggio.

Altre bollicine che mi hanno colpito sono quelle dello Spumante Rosè Brut della Cantina Sabaini. Siamo in Veneto, nella Val d’Illasi, zona Valpolicella, in provincia di Verona, dove quest’azienda a conduzione familiare, è nel mondo del vino da fine Ottocento. Dal 2006 c’è stata una grande crescita nel marketing e nella produzione, grazie anche ai giovani Matteo e Riccardo (con quest’ultimo ho avuto il piacere di parlare allo stand) Sabaini. Ho percepito il suo entusiasmo nello spiegarmi e mostrarmi alcune tipologie dei territori di loro proprietà: ben eiTenute, in cui si spazia da suoli alluvionali, fertili, a suoli vulcanici, calcarei e argillosi, su cui sono coltivati vigneti che rendono i prodotti ottenuti molto particolari. Il Rosè assaggiato, infatti, è ottenuto da uve dell’Oasi Musella, nel Parco Naturale San Martino Buon Albergo, un insieme di biodiversità che arricchisce il vitigno Molinara, solitamente utilizzato in blend, ma leader indiscusso in questa bottiglia. Sono rimasta piacevolmente stupita: il Metodo Charmat lungo utilizzato, ha ammorbidito la freschezza e donato cremosità al gusto, anticipati da un olfatto delicato in cui le fragoline di bosco si percepiscono con immediatezza. Il bel colore rosa brillante ispira romanticismo e quindi il mio pensiero va a un poeta antico nato a Verona: Gaio Valerio Catullo, i cui versi d’amore ancora echeggiano nel tempo.
Mi aggiro tra molte bottiglie e arrivo virtualmente in Liguria, per l’esattezza nella Frazione Acquetico, a Pieve di Teco in provincia di Imperia. Qui si trova la Tenuta Maffone, azienda agricolagiovane, incastonata nella zona boschiva della Valle Arroscia. Eliana Maffone e Bruno Pollero dal 2009 si dividono tra uliveti e vigneti, coltivati tra i 500 e 600 metri sul livello del mare.
Sono stata attratta da Duezerosette Spumante Millesimato Pas Dosè, prime bollicine ottenute dal vitigno autoctono a bacca nera Ormeasco, appartenente alla stessa famiglia del piemontese Dolcetto. Il Metodo Classico (rifermentazione in bottiglia) con oltre 60 mesi sui lieviti, conferisce struttura e rotondità al palato. Colore rosa cristallino, al naso note leggere di visciole, viola e crosta di pane. Perlage fine e persistente. Contenta per la piacevolezza dell’Ormeasco spumantizzato, non resisto e assaggio anche un altro vino rosato ottenuto da questo vitigno: Ormeasco di Pornassio DOC, Sciacc-Trà.
Il nome è puro dialetto ligure: “schiaccia e tira”, un invito a pigiare e svinare prima che le bucce colorino il vino. Affinamento in acciaio, con sentori di ciliegia e more, seguite da freschezza e leggera sapidità e da una buona persistenza. Espressioni territoriali eccellenti, soprattutto se si pensa alla conformazione geografica spesso in pendenza della regione, in cui la viticoltura eroica prevale. Coraggio e forza fisica necessarie, che mi ricordano un film di spionaggio del 2002 di Doug Liman, con protagonista Matt Damon, le cui scene iniziali sono state girate a Imperia: The Bourne Identity.
Concludo con un distillato mia grande passione: la grappa. Qui ho assaggiato il prodotto dall’azienda Bepi Tosolini, Mastro Distillatore in Udine, in Friuli-Venezia Giulia, per l’esattezza a Marsure di Povoletto.
La famiglia Tosolini, dal capostipite Bepi in poi, si dedica ai liquori dagli anni Quaranta, e negli anni Cinquanta, fonda la distilleria a Udine, con una cantina di grappa, che inizia a pubblicizzare in tutta Italia. Agli inizi degli anni Settanta, è aperta la grande distilleria a Povoletto con gli alambicchi tradizionali a vapore e bagnomaria. Inizia così il grande successo dell’azienda, grazie anche alla selezione delle uve, coltivate nelle zone friulane del Collio e dei Colli Orientali. I passaggi sono: pigiatura, mosto fiore” e distillazione della vinaccia, seguiti da altri processi di lavorazione. Ho assaggiato l’Agricola ® Grappa Friulana, a base di uve di Cabernet, Merlot e Refosco. Colore bianco cristallino, note leggere di frutti di bosco e gusto morbido, che pulisce il palato con una lunga persistenza. Sensazioni durature, che portano a pensieri e riflessioni, come accade leggendo il libro I fantasmi di pietra di Mauro Corona, che racconta il paese friulano abbandonato di Erto.
In questo articolo ho descritto ciò che mi ha impressionato di più, ma sottolineo che ho rilevato un’alta qualità anche in altri vini degustati. Sono rimasta molto contenta per l’entusiasmo delle persone presenti ai banchi di assaggio, sia agenti di zona, che esponenti delle aziende produttrici. Percepivo la soddisfazione nello spiegare il territorio di origine e la storia familiare. Come dico spesso: La bottiglia è solo l’ultimo tassello di un lungo percorso.
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