JNK. Dal Vipava con amore, il vino secondo Kristina
Ci sono vini che non si dimenticano. Non perché siano perfetti, ma perché ti parlano. Ti prendono il tempo, la bocca e i pensieri. In Slovenia, nella Valle del Vipava, c’è una piccola cantina che non fa rumore ma lascia il segno. È lì che il vino profuma di storia, di mani callose, di attese lunghissime. È lì che torno oggi.
E così, virtualmente, i nostri orizzonti si allargano fino a spingersi tra le vigne della Slovenia, con il cuore e con la mente. Precisamente a Šempas, a pochi chilometri da Nova Gorica e dal confine italiano. Siamo proprio nella Valle del Vipava, ed è qui che si trova la cantina vinicola Mervič, conosciuta nel mondo degli appassionati semplicemente come JNK.
JNK è una piccola cantina a conduzione familiare, fondata nel 1890 da Ivan Mervič, soprannominato appunto “Jnk”. Fu lui ad acquistare i primi terreni e piantare le prime 200 viti. Da allora, la cantina è passata di padre in figlio, e oggi raggiunge livelli qualitativi molto alti. Alla guida troviamo Kristina Mervič, con il supporto del padre Boleslav.
Ho un rapporto molto bello con Kristina: la incontro sempre volentieri, che sia in una fiera o in un passaggio veloce nella piccola cantina. Lei ti accoglie sempre con un sorriso sincero, con un calore silenzioso che racconta più di mille parole.
L’azienda possiede 3,5 ettari di vigneti, in gran parte collinari, con pendenze che arrivano fino al 45%. I vigneti sono posti tra i 100 e i 350 metri di altitudine, su suoli variabili caratterizzati da un’alternanza di marne e antiche argille, che donano ai vini struttura, corpo, buona acidità, e soprattutto grande mineralità.
Il microclima è particolare: è il risultato dell’incontro tra i venti freddi del nord e le brezze miti del mar Adriatico. Uno dei vigneti più piccoli si trova nel paese di Šmihel, accanto a una chiesetta dedicata a San Michele, da cui prende il nome il vino Sv. Mihael (un uvaggio di più varietà, che vedremo tra poco). Insieme allo Chardonnay, rappresenta – a mio avviso – la vera punta di diamante della produzione.
Completano la gamma dei bianchi la Ribolla Gialla, il Jakot (Tocai Friulano) e la Malvazija. I rossi sono invece affidati ai due vitigni bordolesi per eccellenza: Merlot e Cabernet Sauvignon. La produzione totale si aggira attorno alle 8.000 bottiglie.
La filosofia aziendale è semplice e chiara: solo da una grande materia prima nascono grandi vini. Tutti i lavori in vigna sono manuali, senza utilizzo di sostanze chimiche. Anche la vendemmia è manuale, eseguita solo a piena maturazione delle uve, con un’accurata selezione dei grappoli. Le rese sono basse: l’obiettivo è raccogliere uve perfette e sanissime.
In cantina si prosegue con la tradizione: le uve bianche macerano sulle bucce per 3, 5 o 8 giorni, mentre i rossi arrivano fino a 40 giorni di macerazione, sempre con lieviti indigeni e senza controllo della temperatura. L’utilizzo di solforosa è minimo: la macerazione estrae anche una parte dei tannini, che contribuisce a proteggere naturalmente il vino. Le concentrazioni totali di solforosa sono spesso sotto i 50 mg/l. Gli affinamenti in bottiglia, per scelta aziendale, sono molto lunghi.
Una volta svinati, i vini maturano sulle fecce fini in botti di rovere di varie dimensioni, a seconda del vino, seguiti da un ulteriore affinamento in bottiglia di almeno un anno, spesso prolungato. I vini escono pronti, mai prima di 3–4 anni dalla vendemmia.
L’etichetta e la conchiglia
C’è una storia affascinante dietro l’etichetta delle circa 8.000 bottiglie prodotte ogni anno. La racconta Kristina:
L’immagine rappresenta un fossile, Mervicia exima gen., una conchiglia unica al mondo, scoperta nel 1967 nella palude Barje di Lubiana da mio zio Jože, lì per motivi di studio. Il nome di questo fossile, dal colore perlato, riporta il nostro cognome. L’etichetta gli è dedicata. Il vino, come un fossile, può durare tantissimi anni.
Degustazioni e note di assaggio di qualche vino
Rebula Riserva 2009
Scorza d’arancia candita, miele, albicocca, frutta secca, fiori di campo essiccati. Pulizia impeccabile. Al palato è pieno, caldo, ampio, molto sapido e lunghissimo. Da bere con formaggi stagionati.
Sv. Mihael 2011
Uvaggio di Sauvignon, Pinot Bianco, Malvasia e Ribolla. Spettacolare. Profumi di erbe di campo, nocciola, miele, pesca, albicocca, datteri. Più resta nel calice, più evolve. Vellutato come seta, fresco, elegante e potente. Finale lunghissimo, con ritorni di albicocca e dattero.
Da aprire almeno un’ora prima, servire a 14 °C. Perfetto con polpo alla brace o nella peka.
Sv. Mihael 2012
Giallo dorato intenso e luminoso. Profumi eleganti e ricchi: fieno, fiori, erbe aromatiche, albicocca, pera. Al palato è vellutato e fresco, elegante e persistente. Secondo me non ai livelli della 2011, ma comunque un grande vino. Bianco da lunghissima evoluzione.
Vitovska 2018
Che grande sorpresa questa Vitovska fuori dal classico contesto carsolino. Giallo luminoso. Profumi eleganti e ricchi: erbe aromatiche, mango, miele, spezie, albicocca, pera. Al palato è vellutato e fresco, verticale, elegante e persistente. Bianco da lungha evoluzione da provare con crostacei alla griglia.
Chardonnay 2003
Bevuto circa un anno fa. Giallo oro, al naso fruttato ed erbaceo. In bocca pieno, ampio, elegante, avvolgente. Ricco, intenso, persistente. Un vino da capretto al forno e voi penerete che abbinamento stano, ma fantastico ve lo assicuro. Peccato averlo bevuto troppo in fretta… uffa!
Merlot 2007
Assaggiato alla Locanda Devetak circa un anno fa, in abbinamento a uno splendido filetto di cinghiale – tanto buono da fare il bis, di entrambi: vino e cinghiale. Acidità ben presente, tannino smussato. Colore rosso rubino intenso. Profumi eleganti di mirtillo e lampone, con una leggera nota vegetale e speziata. Al palato è saporito, persistente, elegante.
Non mi stancherò mai di dirlo: dopo Pomerol, questo areale – Friuli Venezia Giulia, Slovenia, ma direi l’Istria in genere – è la seconda casa del Merlot.
Poi ci sono altri vini come Pinot Bianco e Cabernet Sauvignon, ma ne parleremo in futuro.
Considerazioni finali
In un mondo di macerati spesso troppo estremi o instabili, JNK riesce a trovare una precisione rara, una pulizia che non sacrifica né la materia né l’identità. È vino naturale, sì, ma anche vino che sa aspettare, che evolve senza spigolature.
Sono bottiglie che porti a tavola quando vuoi condividere, non quando vuoi stupire. Ti restano dentro, come certe conversazioni che non dimentichi.
Vini di grande classe, piacevoli e seducenti, capaci di emozionare. Vini che meritano tempo, attenzione, ascolto. Nell’ultimo anno ne abbiamo bevute tante e ogni bottiglia è stata un piccolo evento.
Vini da bere, non solo da degustare. Chapeau.
In ogni bottiglia, un fossile che respira. Un tempo che non corre. Un vino che parla.
Emanuele Muzzo
Su Instgram è semplicemente Emanuele Muzzo