Fondazione Giuseppe Olmo. Il valore della conoscenza condivisa
La Giornata Studio alla Fondazione Olmo di Artimino
Oggi ad Artimino, tra le mura storiche di Villa La Ferdinanda, patrimonio UNESCO e cuore pulsante della Fondazione Giuseppe Olmo, ho avuto il privilegio di partecipare a una giornata di studio straordinaria. Un’esperienza che ha mescolato il fascino della storia, la bellezza del paesaggio toscano e un profondo scambio di saperi nel mondo del vino.
Tema cruciale: “Il vino alla svolta tecno-culturale: nuove intelligenze, nuovi saperi, nuove competenze per nuovi consumatori.”
L’impegno filantropico del Gruppo Industriale Olmo
La Fondazione Giuseppe Olmo, nata dall’impegno filantropico del Gruppo Industriale Olmo, si è presentata in tutta la sua visione: un faro per lo sviluppo sociale, culturale ed economico, con un focus particolare sulla formazione in campo vitivinicolo e tecnologico. La loro missione, ispirata dall’eredità di Giuseppe Olmo, è chiara: promuovere la cultura, la conoscenza tecnico-scientifica e umanistica, connettendo il mondo dell’impresa allo spirito umano e al rispetto per la natura.
Artimino: dove storia, vino e innovazione si incontrano
La scelta di Villa La Ferdinanda come sede della Fondazione non è casuale. Questa magnifica villa medicea, costruita da Bernardo Buontalenti, non è solo un gioiello architettonico, ma un luogo intriso di storia e di “genius loci”. Qui, a Carmignano, Cosimo III de’ Medici istituì nel 1716 il primo disciplinare “ante litteram” che definì la Denominazione di Origine Controllata per i prodotti vinicoli, anticipando persino l’Appellation d’origine contrôlée francese. Un dettaglio che ci ricorda quanto la Toscana sia stata pioniera nella tutela e nel riconoscimento della qualità del vino.
Due tematiche principali
La giornata è stata un’immersione nelle due aree tematiche principali su cui la Fondazione Olmo concentra le sue iniziative: l’innovazione industriale e della cultura d’impresa, e l’innovazione e della cultura della sostenibilità e del territorio. Abbiamo discusso di come il progresso tecnologico e scientifico possa e debba andare di pari passo con la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, un concetto fondamentale per un settore come quello vitivinicolo.
Un calice di sapere e innovazione
È stata la mia prima volta a un evento di questo calibro, e l’emozione di confrontarmi con figure di spicco del mondo accademico e professionale è stata immensa. Ad accoglierci, il saluto istituzionale della Dott.ssa Annabella Pascale, Presidente della Fondazione Giuseppe Olmo, nonché Donna del vino Toscana che ha dato il via a una giornata di confronto interdisciplinare di altissimo livello.

Scienza, tecnologia e umanesimo
La prima sezione della giornata, dedicata all’Innovazione scientifica e tecnologica in viticoltura e enologia, ha avuto un prologo di grande impatto. Prima dell’intervento del Professor Scienza, Riccardo Cotarella ha offerto una riflessione fondamentale. Enologo di fama internazionale, segue anche Tenuta di Artimino e figura che non ha bisogno di presentazioni. Tra i più influenti enologi italiani, consulente di numerose cantine in Italia e nel mondo, presidente di Assoenologi. Cotarella ha messo in guardia su come spesso una finta tradizione venga spacciata per innovazione, ingannando il consumatore e portando a scelte sbagliate. Un monito chiaro: “Cambiano i tempi, cambiano le tecnologie, dobbiamo farcele amiche”, sottolineando l’importanza di abbracciare il progresso senza cadere nell’inganno della superficialità.

Subito dopo, abbiamo ascoltato il Professor Attilio Scienza, esperto di viticoltura dell’Università degli Studi di Milano, che ha sapientemente tracciato il percorso della “Viticoltura tra tradizione, scienza e nuove tecnologie”. A seguire, il Dott. Luca Toninato, esperto in agricoltura di precisione, ha aperto nuove prospettive sulle “Rilevazioni satellitari e gestione intelligente del vigneto”, mostrando come la tecnologia stia rivoluzionando il lavoro in campo.
Tecnologia, AI e Neuroscienze
Il Prof. Vincenzo Russo, Professore ordinario di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing all’Università IULM di Milano, ha offerto un intervento affascinante. Ha illustrato come “Tecnologia, AI e Neuroscienze” stiano fornendo “un nuovo modo di misurare e prevedere l’efficacia persuasiva nel marketing del vino”, offrendo strumenti innovativi per comprendere il consumatore. Ha condotto l’intervento in modo accattivante e dinamico e ha seminato molti spunti su cui riflettere seriamente.

A seguire, l’Arch. Franco Achilli, designer e docente di Visual Identity alla IULM di Milano, ha proposto una riflessione sul “Neo Umanesimo: per un’antropologia del Genius Loci vitivinicolo”, sottolineando il legame indissolubile tra vino, territorio e identità.

Pausa rigenerante tra arte e convivialità
La pausa pranzo è stata un momento di puro piacere e arricchimento. Ci siamo spostati nella Sala delle Lunette, adiacente alla sala conferenze, uno spazio sontuoso che evoca la grandezza medicea.
Le lunette affrescate di Domenico Possignano e Bernardino Poccetti (tra cui quelle raffiguranti la “Caccia al cinghiale” e il “Ritorno dalla caccia”) decorano le pareti superiori, trasportando i commensali in un’atmosfera di storia e arte.
Qui, in un ambiente così suggestivo, abbiamo gustato un light lunch molto ricco e curato, accompagnato da un ottimo Vin Ruspo, un rosé tipico della zona di Carmignano, perfetto per il pasto leggero e conviviale. Il tempo è letteralmente volato tra una portata e l’altra, scandito da preziose chiacchiere e confronti stimolanti con i miei commensali. Un caffè veloce, ed era già tempo di riprendere i lavori, carichi di nuove energie e spunti di riflessione.
Comunicazione, marketing e nuovi scenari di consumo
La seconda sezione ha spostato il focus su “Comunicazione, marketing e nuovi scenari di consumo,” un aspetto fondamentale per il futuro del vino. Il Prof. Alberto Mattiacci, Professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Sapienza di Roma, ha chiarito come “La svolta tecno-culturale: nel marketing si chiama branding” sia ormai una realtà ineludibile.

Abbiamo poi avuto l’onore di ascoltare Gabriele Gorelli MW (primo Master of Wine italiano), che con la sua profonda conoscenza ha affrontato “L’oscillazione del gusto: tra classici e mode passeggere”, un tema centrale per chi opera nel settore.

A chiudere gli interventi, il Prof. Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi, ha offerto una lucida analisi su “Dove stiamo andando: nuovi modelli sociali e nuovi consumi”, dipingendo un quadro delle trasformazioni sociali che influenzano il mondo del vino. Le conclusioni della giornata, affidate al Dott. Vincenzo Ercolino, Coordinatore della Fondazione Giuseppe Olmo, hanno saputo sintetizzare in modo magistrale tutti i contributi, rafforzando la visione della Fondazione.
Il Valore della Conoscenza Condivisa
La Fondazione Giuseppe Olmo si è confermata un vero e proprio catalizzatore di conoscenza, promuovendo studi, ricerche e momenti di confronto a carattere nazionale e internazionale. Il loro impegno nella formazione di nuove figure altamente qualificate nel settore viti-enologico è un segnale forte e positivo per il futuro del nostro vino.

Un dialogo tra esperti per il futuro del vino
L’energia e la passione che si respiravano durante i dibattiti erano palpabili. È stato stimolante ascoltare le diverse prospettive su temi cruciali come le tecniche di produzione innovative, la sostenibilità ambientale nella viticoltura e il ruolo della comunicazione nel narrare l’anima di un vino e del suo territorio. Il dialogo tra produttori che vivono quotidianamente la terra, tecnici che applicano la scienza al vigneto e giornalisti che raccontano queste storie, ha creato un terreno fertile per nuove idee e collaborazioni..

In conclusione
Condividere questa preziosa giornata con Lorenza Cerbai, stimata giornalista del Corriere della Sera, e Laura Carrera, produttrice di vino dell’azienda Ludus nonché Vice Delegata delle Donne del Vino Toscana, ha aumentato il confronto. Inoltre tanti colleghi giornalisti, produttori e tecnici hanno contribuito a rendere la giornata un vero e proprio laboratorio di idee e competenze. L’esperienza ad Artimino ha significato portare con sé non solo nuove informazioni e stimoli, ma anche la consapevolezza che, grazie a realtà come la Fondazione Olmo e all’impegno di persone appassionate come quelle presenti, il mondo del vino può continuare a evolversi, innovarsi e raccontare storie sempre più ricche di valore e significato. È stato un onore e un grande privilegio vivere questa giornata.

Infine ho realizzato un mio grande sogno: incontrare il prof. Scienza. What else?
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
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