Premio Casato Prime Donne XXIV edizione. Ve lo racconto
Competenze, cuore, Coraggio e Futuro per un mondo migliore
Sono stata felice ed emozionata di trovarmi a Montalcino per un evento che ho ritenuto profondamente importante. Il Premio Casato Prime Donne, giunto alla sua XXIV edizione, non è stato solo un riconoscimento enologico, ma un vero e proprio simbolo dei valori in cui credo. Il ruolo delle donne, il potere della tecnologia al servizio dell’umanità e l’importanza del vino come veicolo di cultura e miglioramento sociale. È stata un’occasione per celebrare non solo le donne, ma tutti coloro che, con le loro azioni, contribuiscono a creare un mondo migliore.
Il tema di quest’anno, l’Intelligenza Artificiale, si è sposato perfettamente con il messaggio centrale del premio. La vincitrice, Darya Majidi, è una figura straordinaria. Imprenditrice italo-iraniana e “Prima Donna 4.0” (dopo vi spiegherò perché) da anni si batte per accrescere le competenze digitali femminili, consapevole che la strada verso la parità passa anche per la tecnologia.
Darya Majidi, che ha recentemente organizzato AIxGirls per ispirare le studentesse, ci ha ricordato nel suo discorso di ringraziamento, che l’empowerment digitale femminile non è solo una questione di giustizia sociale, ma una leva strategica per la crescita e l’innovazione. La sua dedica “Con competenze, cuore e coraggio le donne creeranno un mondo migliore” ha risuonato nel profondo.
L’Eredità e la Visione: Donatella e Violante
Una figura centrale che ha animato questa visione è stata da sempre Donatella Cinelli Colombini. Considerata una vera e propria pioniera dell’enoturismo in Italia, è stata l’ideatrice di Cantine Aperte, l’evento che ha rivoluzionato il modo in cui le cantine si sono aperte al pubblico. La sua profonda convinzione nel valore del lavoro femminile e la sua dedizione nel difendere i diritti delle donne l’hanno portata a ricoprire ruoli di primo piano. Il suo impegno si è riflesso anche nel fatto che la sua cantina, Casato Prime Donne, è stata la prima in Italia con un organico interamente femminile. Questa eredità di passione e visione continua attraverso la figlia, Violante Gardini Cinelli Colombini, che è stata eletta Presidente Nazionale del Movimento Turismo del Vino, l’associazione che la madre stessa ha fondato.
Premi e Talenti: non solo donne!
L’emozione mi ha pervasa. Ho toccato con mano come il Premio Casato Prime Donne, le cui radici affondano nel Premio Barbi Colombini creato diciotto anni prima da Francesca Colombini—madre di Donatella—e rilanciato nel 1999 dalla giornalista Ilda Bartoloni, vada oltre il singolo riconoscimento femminile.
Il premio celebra il contributo di tutti coloro che, con il loro lavoro, hanno promosso l’eccellenza di Montalcino. Ho applaudito con entusiasmo i giornalisti premiati: Lara Loreti de La Repubblica, per il suo splendido affresco sul Brunello, e Giorgio Dell’Orefice de Il Sole 24 Ore, per la sua visione d’insieme sui vini del territorio. È stato un segno forte, che ha confermato la volontà del premio di valorizzare davvero tutti i professionisti.
L’incubatore di talenti giovanili
Ma l’aspetto più emozionante è stato l’incubatore di talenti giovanili che quest’anno riguarda gli studenti della classe 4° del Liceo Linguistico Lambruschini di Montalcino. Alcuni studenti del corso di alta formazione in pasticceria della Scuola Tessieri, autori del progetto didattico “Tierra” la torta per la Prima Donna 2025.
L’artista Giulia Lapenta del Liceo Artistico Duccio di Buoninsegna di Siena con la sua opera Endless Cycle che accompagna la dedica di Darya. Infine Camilla Radaelli, Martine Monciatti e Maria Ludovica Vippolis, studentesse di gioielleria del LAO Arti Orafe Jewellery di Firenze, autitrici dei gioielli sull tema dell’Intelligenza Artificiale,
vederli premiati sul palco mi ha riempito di speranza.
Quest’anno, la cerimonia si è svolta nella splendida cornice del Complesso Museale di Sant’Agostino a Montalcino. La sua eleganza e bellezza, che hanno sostituito la sede del Teatro, mi hanno colpita subito: una cornice perfetta per celebrare il talento in tutte le sue sfaccettature.
La giuria, composta da donne di altissimo profilo, ha scelto i vincitori con grande lungimiranza. A presiederla è stata Donatella Cinelli Colombini, affiancata da Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione. A loro si è affiancata la Giuria d’Onore, composta da figure istituzionali del territorio: Il Sindaco di Montalcino, Silvio Franceschelli, il Prof. Mario Fregoni, Ordinario di Viticoltura all’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Giacomo Bartolommei.
La Visione di Darya: il destino ci apre molte porte
Durante la giornata del Premio, ho riflettuto a lungo sul vero senso di premiare Darya Majidi. La sua è stata una vita spesa a lavorare sull’Intelligenza Artificiale in tempi non sospetti. Ho realizzato che la vita ci offre opportunità e, se le sappiamo cogliere con visione, il destino ci apre molte porte. Darya ha colto questa possibilità con una chiarezza disarmante.
Il suo messaggio è forte: l’AI non è un nemico per le donne. Tuttavia, se la sua programmazione e il suo controllo rimangono nelle mani di pochi uomini, per essere utilizzati al fine di marcare il divario di genere – un dato purtroppo comprovato – allora è doveroso agire per cambiare le cose.
Se non puoi sconfiggerli, fatteli amici
In un certo senso, il percorso di Darya è un monito che tutte le donne dovrebbero ascoltare: non possiamo ignorare l’AI. Dobbiamo conoscerla bene e renderla nostra alleata, nostra amica, per eliminare il gender gap e l’utilizzo discriminatorio che la tecnologia, gestita dagli uomini, rischia di perpetuare. Ancora una volta, la conoscenza ci renderà libere: libere di creare un mondo migliore, più equo e realmente inclusivo.
Darya Majidi: dalla docenza ai progetti per le donne
Darya Majidi è nata a Teheran, ma la sua formazione è profondamente italiana. Si è laureata in Informatica a Pisa con specializzazione in Intelligenza Artificiale. Ho scoperto che fu una docente dell’Università a farla innamorare di questa materia e a darle la prima grande opportunità, consentendole di iniziare l’attività di insegnamento in giovanissima età.
Adesso tocca a lei sostenere le donne affinché possano imparare a utilizzare al meglio questa tecnologia e a non averne più paura. Il suo impegno si è concretizzato nella fondazione dell’Associazione Donne 4.0, che mira ad accelerare la riduzione del divario di genere attraverso l’empowerment digitale. Il suo primo libro, “Donne 4.0: Riflessioni di una imprenditrice e mamma digitale nata nel 1968” (pubblicato in self-publishing nel marzo 2018), è stato il manifesto di questa rivoluzione.
Progetti come AIxGIRLS (il primo tech camp estivo sull’AI dedicato alle studentesse) e le iniziative AIxWOMEN in collaborazione con le Università, sono esempi concreti di come Darya stia avviando le giovani donne a diventare esperte di tecnologia, con l’obiettivo finale di cambiare il mondo.
Ma cosa dice il manifesto dell’Associazione Donne 4.0?
12 i punti del manifesto ma cercherò di sintetizzare in tre punti il nocciolo della missione.
ll primo punto su cui è fondamentale riflettere è l’accesso. Donne 4.0 definisce la connessione a Internet come un diritto di cittadinanza universale. Senza questo presupposto, ogni altra iniziativa è vana. Parallelamente, non basta essere connesse: è necessario un massiccio sforzo di alfabetizzazione digitale, attraverso percorsi di upskilling e reskilling, per garantire che nessuna donna resti esclusa dai nuovi mestieri del futuro.
Protagonismo attivo
Il secondo punto, e forse il più potente, è il Protagonismo Attivo. L’Associazione lancia l’appello a superare il ruolo passivo di utente: le donne devono entrare “in cabina di regia” della tecnologia. Ciò significa abbattere gli stereotipi che allontanano bambine e giovani donne dalle materie STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) e assicurare che la loro visione e i loro valori siano inclusi nella creazione di tecnologie emergenti come l’Intelligenza Artificiale, i Big Data e la Cybersecurity. La tecnologia deve essere plasmata dalle donne, non subìta.
Leadership equilibrata e l’imprenditoria femminile
Il terzo cardine è la Leadership Equilibrata e l’Imprenditoria Femminile. È essenziale che le donne non solo lavorino nel settore tech, ma che raggiungano posizioni apicali e siano incluse negli organi decisionali. A tal fine, l’Associazione chiede di incentivare, anche con vantaggi fiscali e fondi dedicati, le donne che avviano Tech Start-up e i fondi di investimento che scelgono di scommettere sulle aziende a guida femminile. Questi principi invitano tutte le donne non solo a prendere coscienza del divario esistente, ma a operare un cambiamento radicale: da consumatrici di tecnologia a creatrice del futuro digitale.
Lara Loreti: l’anima del Brunello e la forza della narrazione
Quando ho letto il nome di Lara Loreti tra i premiati, ho provato una gioia sincera. Conosco Lara da qualche anno e devo ammettere che ha un tocco tutto suo nella comunicazione, una capacità rara di trasformare il racconto del vino in emozione. Ho avuto modo di apprezzarla di recente anche come moderatrice alla convention nazionale delle Donne del Vino a L’Aquila, e devo dire che mi è piaciuta moltissimo, la sua eleganza e incisività sono innegabili.
Proprio questa sua dote unica è stata celebrata a Montalcino. Lara Loreti, giornalista de Il Gusto di La Repubblica, è stata premiata nella sezione giornalistica “Io e Montalcino” del Premio Casato Prime Donne per il suo articolo “Brunello di Montalcino, 5 cantine da non perdere”.

La motivazione del riconoscimento
E’ impeccabile e descrive perfettamente il suo stile: “L’articolo di Loreti su Il Gusto è stato premiato in quanto contiene un affresco del Brunello in cui luoghi, storie e personaggi sono raccontati con uno storytelling avvincente”. Lara ha questo pregio straordinario: va oltre la semplice recensione tecnica. Con lei, Montalcino non è solo una botte di eccellenza, ma un vero “antro magico” come lo definisce il Premio, un forziere naturale che custodisce un tesoro da degustare con tutti e cinque i sensi. Ha il merito di aver operato nel contributo e nella valorizzazione del territorio toscano, ma il suo vero successo è saper raccontare l’anima di un vino, renderne presente l’identità, quell’unicità che non si vede, ma si sente.
Giorgio Dell’Orefice
A condividere l’onore della premiazione, seppur con un riconoscimento diverso, c’è stato Giorgio Dell’Orefice de Il Sole 24 Ore, vincitore del Premio Consorzio Brunello di Montalcino. I suoi articoli, come “Toscana: la produzione di Rosso di Montalcino punta al raddoppio” e “Benvenuto Brunello in Florida, Texas e Virginia: + nelle vendite”, hanno offerto un’interessante panoramica sui dati di una realtà commerciale di eccellenza. La motivazione del suo premio è chiara.
“Per raccontare l’unicità del Brunello ci vogliono competenza, talento e passione, tutte qualità che traspaiono dagli articoli che Dell’Orefice ha sempre dedicato ai vini prodotti nel territorio di Montalcino”. Come giornalista, ho particolarmente apprezzato il suo approccio: il suo punto di forza è stato mettere in evidenza la necessità di sfruttare il successo commerciale per incrementare il ruolo del Rosso di Montalcino all’estero. Non si è limitato a registrare i successi del Brunello, ma ha saputo analizzare la strategia commerciale, guardando al futuro e alle grandi opportunità di crescita che l’export sta offrendo a un vino più giovane e versatile come il Rosso. Insieme a Lara, i due hanno dimostrato che la narrazione di qualità sull’eccellenza toscana, ciascuno con il proprio stile e focus, è in ottime mani.
La Tradizione alla Fattoria del Colle
Spostiamoci adesso nel cuore della campagna toscana, alla Fattoria del Colle, dove il Premio Casato Prime Donne ha lasciato il posto a un pranzo che era una vera e propria celebrazione della tradizione toscana. La cerimonia a Montalcino era stata solenne, ma qui, l’atmosfera si è fatta conviviale. Seduti davanti a uno scenario di vigneti, boschi e borghi antichi che sembrava uscito da un dipinto medievale, la compagnia era ottima: colleghi giornalisti, personaggi di spicco del mondo del vino e le amiche delle Donne del Vino Toscana, tutti uniti nel godersi la buona tavola. Calici da degustazione e piatti con lo stemma di Donatella Cinelli Colombini hanno creato un mix perfetto di eleganza e spontaneità.
L’accoglienza e il servizio impeccabili
In giardino ad accogliere gli ospiti Alfredo Biagi, il Maître che stimo moltissimo, un collega sommelier AIS dalla personalità calorosa. Alfredo è originario di Chianciano Terme, dove la sua famiglia vanta una lunga tradizione nell’ospitalità. Suo nonno aprì la prima enoteca del paese a fine Ottocento, mentre i suoi genitori hanno sempre gestito alberghi e ristoranti. Anche lui ha una certa esperienza nel settore, avendo gestito per anni Villa Nottola a Montepulciano. Ho avuto la fortuna di pranzare più volte in quel luogo con la mia famiglia o con amici sommelier; ricordo ancora la sua “nana” (anatra in toscano) arrosto: semplicemente spettacolare! Con la guida discreta di Alfredo e il servizio dei vini curato con precisione da FISAR, ogni assaggio e ogni sorso parlavano di tradizione e materie prime eccellenti.
I vini di Donatella Cinelli Colombini
Il percorso gastronomico è stato impreziosito dai vini di Donatella Cinelli Colombini, che ci ha fatto assaggiare dei veri e propri gioielli che hanno accompagnato il pasto. Per iniziare, un vino bianco fresco e aromatico che includeva anche Traminer Sanchimento 2024, perfetto per accompagnare gli antipasti. È stato seguito dal Rosato Rosa di Tetto IGT Toscana Rosato 2024, un vino affascinante prodotto con uve Sangiovese in purezza e proveniente dalla Fattoria del Colle, biologico, che recupera la vecchia tradizione toscana dei rosati “saporosi”.
Per i secondi di carne la scelta è caduta dapprima sul Rosso Leone Rosso Orcia DOC , un vino di grande carattere che, con il suo blend di Sangiovese e Merlot, bilancia l’acidità tipica del Sangiovese con la morbidezza del Merlot. Il gran finale per i rossi si è avuto con il Brunello di Montalcino Late Vintage release . Ho avuto il piacere di degustare la bottiglia n. 38 di 3000, un dettaglio che rende questo ricordo ancora più speciale.
Chef Doriana Marchi: un’artista
La vera star in cucina è stata la Chef Doriana Marchi, che per me è anche un’amica speciale. Doriana, come me, ha il titolo di sommelier della delegazione AIS di Arezzo – un vivaio che, tra l’altro, ha formato campioni italiani di degustazione – ma lei era sommelier già dal . Quando ho iniziato il mio percorso in AIS, mi ha incoraggiata molto e abbiamo condiviso diverse esperienze; il suo supporto, insieme a quello della mia delegazione, mi ha permesso di andare sempre più avanti con entusiasmo e curiosità. Doriana non è solo una cuoca eccezionale: è anche Assaggiatrice ONAF di formaggi e vanta esperienze importanti nel suo curriculum, come quella a Villa Petrischio con lo chef stellato Valter Passeri.
Percorso e stile
Doriana, toscana nel cuore e nella preparazione, si è formata alla Scuola Alberghiera Pellegrino Artusi e ha affinato la sua arte all’ombra di grandi chef come Francesco Furceri e lo stellato Donato La Torre. Mi piace lo stile di Doriana. Il suoi menu sono un inno alla Toscana. La sua filosofia culinaria tiene rigorosamente separate la tradizione culinaria senese dalla sua vena creativa. In un’ottica di omaggio filologico, Doriana ripropone piatti che sembrano usciti direttamente dalle mani delle nostre nonne, con solo piccolissimi alleggerimenti per esaltare i sapori originali.
Ha realizzato un buffet spettacolare, una vera delizia dove la tradizione senese ha brillato in tutta la sua semplicità e bontà, offrendo al contempo scelte per tutti i gusti, inclusi piatti vegetariani e vegani. Si è notata l’attenzione della Chef Doriana Marchi nel bilanciare la ricchezza dei sapori toscani con la leggerezza e la varietà.
Il Buffet della Tradizione
I sapori del territorio hanno dato il benvenuto: la caponata di verdure di stagione e l’immancabile panzanella, un piatto povero della tradizione contadina, dove il pane raffermo viene “rivitalizzato” con pomodoro, cetrioli, cipolla e basilico. Una vera arte del riuso. Poi i classici crostini neri ai fegatini arricchiti con l’acciuga, un tocco inaspettato che ho molto apprezzato. Le opzioni vegetali erano squisite: il carpaccio di zucchine e menta con olio e scaglie di parmigiano, e le patate prezzemolate con il pesto, un abbinamento fresco e geniale.
I primi piatti hanno offerto un viaggio nella cucina più autentica: la zuppa di ceci con maltagliati e le crespelle servite in diverse versioni, dalla ricca salsa all’aglione fino a quelle al peposo e crema di tartufo bianco. Il peposo (un manzo cotto lentamente con abbondante pepe e vino rosso) trasformato in ripieno per la crespella è un esempio di come Doriana sappia innovare partendo dalla storia.
I secondi e l’eccellenza delle materie prime
C’era il rollè di faraona con farcia vegetale aromatizzata al finocchietto selvatico, e poi i classici che scaldano il cuore: le polpette rifatte con pomodoro all’aglione, la trippa in bianco con agrumi e la carne in gelatina con maionese fatta a mano. La porchetta preparata appositamente dalla Macelleria Belli è stato un classico d’autore. Ho notato con piacere la presenza della fagiolina del Trasimeno, una piccola perla leguminosa che testimonia l’attenzione alla biodiversità locale. È stato un pranzo in cui ogni dettaglio culinario, dalla compagnia al calice, dal panorama al piatto, ha celebrato l’eccellenza e l’ospitalità toscana.
Torta Tierra,
A concludere in dolcezza sono stati i dessert in abbinamento al Passito da uve Traminer Aromatico IGT 2018 di Fattoria del Colle. Oltre a gustose pere cotte nel vino coperte di pepe nero e ricotta con frutta fresca come fichi e uva, un tocco di geniale semplicità è arrivato dal goloso gelato all’olio EVO della Fattoria del Colle.
Il momento clou è stata la magnifica Torta Tierra, realizzata dagli studenti della Scuola Tessieri di Ponsacco guidati dal docente Fabio Centoni. Non si è trattato solo di un dolce, ma di un vero e proprio manifesto: una torta multietnica dedicata alla Prima Donna 2025 che unisce gusti antichi e saperi contemporanei. Il video trasmesso durante la cerimonia a Montalcino ci ha svelato la sua lavorazione: materie prime iraniane – come pistacchio, melograno e dattero Medjoul – si affiancano a un’etica produttiva che si concretizza nell’utilizzo di un cioccolato Noalya sostenibile proveniente dalla piantagione dei Tessieri in Venezuela.
Il nome “Tierra” è un inno alla terra come generatrice di vita, ma anche alla donna generatrice di vita e innovatrice tramite l’intelligenza creativa.
Alla Fattoria del Colle: il futuro inizia recuperando il passato
Prima di arrivare alla conclusione, voglio condividere con voi una storia che rivela la vera filosofia di Donatella Cinelli Colombini: “il futuro inizia recuperando il passato”. Questa visione si manifesta nel rilancio dell’antica tradizione, caduta in disuso con l’avvento dell’acciaio, dell’affinamento dell’olio nuovo negli orci di terracotta, un metodo che vanta oltre duemila anni di storia. Mentre in Toscana sono famosi gli orci di Impruneta, realizzati con terra rosa, Donatella ha riscoperto a Petroio, nel comune di Trequanda, una piccola produzione di orci “gialli”, ottenuti dalla terra locale. L’operazione è stata un’autentica novità. Nessuno prima di lei aveva tentato il difficile restauro di questi contenitori antiquari, saturandoli infine con azoto e trasformando così un rito millenario in innovazione.
Attualmente, alla Fattoria del Colle se ne contano ben ventiquattro, inclusi tre orci storici restaurati. Sono ubicati in una location suggestiva, all’interno dei sotterranei della villa, in due enormi tini di cemento cubici realizzati dal nonno di Donatella, Livio Socini, all’inizio del Novecento. Questi tini sono stati aperti con seghe speciali e restaurati per accogliere gli orci e raffinati lampadari di cristallo. È un’emozione che va vissuta: dopo aver visitato gli uliveti, si può assaggiare l’extravergine Biologico di questo territorio altamente vocato. Qui il biologico viene naturale, grazie a terreni con sabbie plioceniche e alte colline dove la mosca olearia raramente arriva.Rilanciare la produzione olearia a Trequanda, un territorio iscritto dal fra i paesaggi italiani di interesse storico, non significa solo produrre eccellenza, ma anche salvaguardare e preservare un patrimonio unico.
In conclusione: la forza della passione e del racconto
Con questo racconto voglio unire idealmente la tradizione più antica dell’olio e del vino all’innovazione estrema dell’Intelligenza Artificiale premiata con Darya Majidi. Il filo conduttore è la convinzione che la tecnologia, se usata consapevolmente, possa aiutarci a ridurre il gender gap. Donatella Cinelli Colombini crede fermamente che nel racconto risieda la chiave del cambiamento: un racconto autentico, obiettivo ma anche appassionato, proprio come cerco di far emergere in ogni mio articolo. Spero che mi abbiate seguito fin qui con estremo piacere e vi rimando alla prossima scoperta! Cin
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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