19 Gen 2025
Le scoperte enoiche di Benny

FIVI 2024. Assaggi e scoperte – parte I

Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti (FIVI) 2024 è stato, per me, l’apice di una settimana di grandi soddisfazioni personali. La XIII edizione (ricordate i numeri da record: oltre 28.000 visitatori e 1.008 vignaioli!) si è svolta mentre io affrontavo un traguardo altrettanto significativo. Proprio il sabato d’apertura, il 23 novembre – giorno noto per i grandi disagi logistici che fortunatamente ho evitato – mi ha visto superare il complicatissimo esame che mi ha incoronato Maestro Assaggiatore di Formaggi ONAF!
Una gioia immensa che presto vi racconterò, ma che ha reso il mio arrivo in fiera ancora più agognato.

Esame Onaf e sciopero treni… entrambi superati

Nonostante i festeggiamenti, la domenica mattina la chiamata di Bologna era troppo forte. Ammetto di aver nutrito non poche perplessità: il 24 novembre era giornata di sciopero ferroviario e i treni garantiti erano pochi, lasciando presagire forti ritardi e disagi. Ma la prospettiva di incontrare i vignaioli che stimo, condividere assaggi e fare nuove scoperte (soprattutto con le mie amiche Donne del Vino), mi ha spinto a non demordere. Contro ogni previsione, sono giunta a Bologna e, miracolosamente, ho trovato un taxi che mi ha portato in Fiera. È così, tra la gioia del successo personale e la caparbietà del viaggio, che è iniziato il mio FIVI 2024. Le mie considerazioni sull’evento, sulle masterclass, VinSanto di Barattieri o sull’olio EVO FIOI, le ho raccontate nel mio articolo precedente (Link) quindi ora dedichiamoci al cuore dell’evento: gli assaggi!

La prima fotografia della vendemmia 2024

Il vero valore del Mercato FIVI per me non risiede solo nel calice, ma nel dialogo. Entrare nei padiglioni è come leggere la prima, fondamentale fotografia della vendemmia italiana che si è appena conclusa. Ascoltare le voci dirette dei vignaioli, che arrivano da ogni singola regione, è insostituibile.
Ognuno di loro racconta una storia fatta di sfide climatiche uniche e condizioni pedoclimatiche radicalmente diverse, dalla siccità pugliese alle gelate alpine, dai temporali toscani alle brezze marine sarde.
Sentire dalla loro viva voce come è andata la raccolta, assaggiare magari qualche prova di botte e confrontare le prime sensazioni è un privilegio. E’ un modo autentico per comprendere l’annata che sarà imbottigliata. Questa diversità di prospettive e l’opportunità di incontrare i produttori che stimo e ammiro, sono il vero motore che trasforma la fiera in un’esperienza di conoscenza profonda.

Pronti al viaggio tra gli assaggi?

Come al solito questo non sarà un racconto cronologico. Non viaggeremo in ordine di assaggio, né passerò in rassegna ogni singolo calice da me degustato nei due intensi giorni di fiera.
Piuttosto, condividerò con voi una selezione ragionata: i vini che mi hanno colpito di più, le etichette che sono finite direttamente nel mio carrello e, naturalmente, le novità che meritano attenzione. In questo percorso di scoperte, sono stata fortunata ad essere sempre affiancata dalle mie amiche Donne del Vino. Da grandi esperte del settore, queste compagne di viaggio hanno condiviso con me con schiettezza e competenza i vari assaggi. Tante donne e tante amiche che, in questi due giorni intensi, mi hanno offerto non solo il loro palato esperto, ma anche la gioia della condivisione.
Di ogni cantina, proverò a dare un piccolo e mirato accenno alla storia e punterò sui dettagli distintivi che rendono quel produttore meritevole di attenzione.
Lasciate che vi guidi attraverso queste scoperte, dove l’emozione dell’assaggio si unisce alla passione del vignaiolo. Pronti per il viaggio? Let’s go!

Marche: l’ultima frontiera di ricerca

Le marche sono state per me un territorio di recente e profondo studio, un interesse nato in particolare grazie alla Convention Nazionale delle donne del vino dello scorso giugno. E’ un luogo affascinante, fatto di “Marche” al plurale in senso geografico: diverse province, microclimi e zone produttive che spaziano dal litorale adriatico fino ai Sibillini, offrendo una varietà di terroir che è quasi unica in Italia. La mia curiosità non si è esaurita in questa cinque giorni di Convention e grazie a Ilaria Ippoliti, direttrice del Consorzio dei vignaioli delle Marche, ho conosciuto alcuni produttori davvero interessanti. Ai FIVI, sono andata a trovarli e i loro assaggi si sono senza dubbio posizionati tra i miei preferiti.

Il verdicchio di Matelica di Gagliardi

Prima tappa è alla scoperta di Gagliardi, un’azienda che incarna l’anima più pura del Verdicchio di Matelica. Qui si vinifica l’uva in purezza, esaltandone le diverse sfaccettature. Ad affascinarmi è stata la gamma che mostra l’impressionante longevità di questo vitigno. Dal Matelica più fresco fino a interpretazioni di grande struttura. Tra i vini, spicca il Maccagno. Un Verdicchio di Matelica Riserva che si distingue per la sua potenza e lo spessore. È un vino che non teme il tempo, ma lo usa per evolvere verso complessità terziarie di grande fascino.

Broccanera: l’eleganza delle bollicine marchigiane

Spostandoci, troviamo l’azienda Broccanera, che ha fatto della vocazione spumantistica la sua missione, dimostrando che le Marche possono competere ad alto livello nel mondo delle bollicine. L’azienda ha una storia radicata, ma con uno sguardo costante all’innovazione e alla ricerca di eleganza. Anno dopo anno, si percepisce un miglioramento nella finezza del perlage e nella pulizia aromatica dei loro spumanti. La loro punta di diamante è il Dosaggio Zero. Una bollicina in cui la ricerca dell’eleganza si traduce in un sorso teso, verticale e puro, che lascia parlare il terroir senza compromessi, migliorando costantemente nella definizione e nella piacevolezza.

Casalucciola e l’estro di Luca

Casalucciola è l’esempio di come la passione possa reinventare una vita. L’azienda è la creatura di Luca, che, per citare Dante, si è ritrovato a intraprendere una vita da vignaiolo “nel mezzo del cammin di nostra vita”. La sua storia è quella di una conversione, di un ritorno alla terra che traspare in ogni sorso. La sua produzione è incentrata su una gamma di vini che esprimono estro e personalità. Tra cui il loro rifermentato in bottiglia, Beneverino, che ho trovato particolarmente vivace e convincente. I vini di Casalucciola sono una finestra sul carattere del loro creatore. Autentici, pieni di vita e con un pizzico di sana irriverenza. Un’ottima aggiunta alla lista dei produttori marchigiani da seguire con attenzione.

Il filo rosso tra Marika Socci e il “Buongiorno in vigna”

A rendere l’esperienza ancora più significativa è stato l’incontro, finalmente di persona, con Marika Socci. Ho conosciuto la sua azienda e la sua passione anni fa, grazie al podcast “Buongiorno in vigna”, nato durante il lockdown per permetterci di “visitare” virtualmente le aziende. All’epoca, quando muoversi era impossibile, le sue parole mi avevano colpito tantissimo. Da quel giorno ho cercato e assaggiato i suoi vini in più occasioni, e poterle parlare ai Fivi è stato come concretizzare quell’incontro avvenuto anni prima solo attraverso la voce. La sua realtà, con il suo approccio autentico, merita un approfondimento dedicato. Un tête-à-tête che spero di concretizzare presto con una visita in cantina, e di cui vi parlerò nel dettaglio in un prossimo articolo.

Casaleta: le bollicine di Cristina e la saggezza di tre generazioni

Per completare il mio viaggio marchigiano, mi sono fermato al banco di Casaleta, un’azienda che racchiude in sé la saggezza di tre generazioni e l’attaccamento viscerale al territorio di Castiglioni di Arcevia, in provincia di Ancona. La storia di famiglia è affascinante: nasce nel settore della macelleria-norcineria, per poi espandersi all’agricoltura negli anni Settanta e infine, negli anni Novanta, concentrarsi sul Verdicchio. La scelta più coraggiosa è stata quella di non espiantare le vecchie vigne di oltre settant’anni, ma di preservare il prezioso materiale genetico. Oggi l’azienda è gestita dalla mamma Oretta e dai figli, tra cui ho avuto il piacere di confrontarmi con Cristina. Le loro bollicine a base Verdicchio (il vitigno autoctono di punta) sono state una scoperta interessante. In particolare, il loro Metodo Classico Pas Dosé o il Dosaggio Zero mostrano una personalità forte, con una tensione e una mineralità che fanno del Verdicchio un vitigno fantastico. con la dovuta esperienza, si possono produrre buoni spumanti, e nel caso di lunghi affinamenti sui lieviti presentano complessità e struttura. Un assaggio che unisce tradizione e l’energia di una famiglia che guarda al futuro.

Trentino oltre le bollicine

Il Trentino è un’altra terra che mi ha rubato il cuore. Non è solo la patria del blasonato Trento Doc, ma un mosaico di microclimi e vitigni autoctoni che sta emergendo grazie a una nuova generazione di giovani vignaioli. Loro, con il rispetto della tradizione ma lo sguardo all’innovazione, stanno elevando ancora di più la percezione di questo magnifico territorio.
Avendo poche righe a disposizione, vi parlerò delle tre cantine che mi hanno colpito di più ai Fivi.

Marco Comai: la meticolosità del Garda Trentino

A Riva del Garda, la cantina di Marco Comai è sinonimo di attenzione e meticolosità, come ho potuto constatare personalmente visitando i suoi vigneti. Marco ha una filosofia biologica che si riflette in vini che bilanciano splendidamente il carattere territoriale con l’eleganza varietale. Il suo Sauvignon Blanc Doc Trentino è davvero speciale, un’espressione che unisce intensità aromatica e freschezza salina. Ma è nelle bollicine che il suo talento brilla: il suo Trento Doc è riconosciuto anche dai suoi colleghi per la precisione esecutiva. L’assaggio del suo Metodo Classico mi ha lasciato come sempre la bocca pulita e la voglia di un altro sorso, confermando la sua abilità nel creare spumanti tesi ed equilibrati. Spero di riuscire a raccontarvi il nostro primo incontro in cantina, avvenuto qualche tempo fa, quando la “Busa” per me era ancora una sconosciuta.

Gabriele Furletti: eleganza e struttura

A pochissima distanza, si trova l’azienda guidata da Gabriele Furletti che, insieme al fratello, in pochi anni si è affermata per la qualità e la precisione dei suoi vini. I Furletti riescono a conferire un’eleganza notevole anche a vitigni che, in altre versioni, tendono a lasciarmi indifferente. È il caso del suo Pinot Grigio Riserva Doc Trentino. Ottenuto da una vigna storica con terreno fortemente calcareo, è un vino che non è solo fragrante, ma vellutato e sapido, con un equilibrio sorprendente tra morbidezza data dal passaggio in barrique e vivacità.
Non da meno è il suo spumante: il Reiff Trento Doc Extra Brut, ottenuto da Chardonnay, è la dimostrazione di come la loro precisione si estenda anche al Metodo Classico, risultando un calice di grande finezza ed espressione del terroir collinare.

De Tarczal: l’orgoglio del marzemino d’Isera con Elena

Infine, l’incontro con Elena De Tarczal è sempre un momento speciale. La sua azienda, De Tarczal (il cui nome corretto è con la zeta), è una delle realtà storiche di Isera, in Vallagarina, con una tradizione che affonda le radici nell’epoca dell’Impero Austro-Ungarico, quando il Marzemino era il vino della Corte. Oggi, Elena, con le sue sorelle, porta avanti la visione del padre, Ruggero de Tarczal, che ha dedicato la sua vita alla vigna.
Elena, che è anche un’attiva Donna del Vino, ci ha offerto un assaggio memorabile. Il Marzemino Trentino Superiore Husar, pur non riportando il vitigno in etichetta, è un esempio magnifico di come questo autoctono possa esprimersi con armonia, eleganza e quel gusto lievemente amarognolo tipico del Marzemino d’Isera. Non ho potuto resistere al suo Trento Doc che è sempre impeccabile.

Lombardia e la turbiana in lattina

Ci spostiamo in Lombardia, sulle sponde del lago di Garda, per parlare di un’innovazione che mi ha particolarmente colpito: il vino in lattina di Perla del Garda. Ho incontrato Giovanna Prandini, l’anima dell’azienda, che ha portato in fiera un packaging non solo bello e accattivante, ma estremamente funzionale e adatto ai contesti informali.
Giovanna mi ha spiegato che, dopo aver coniugato l’uva Turbiana (il vitigno del Lugana) in tutte le tipologie previste dal disciplinare, ha voluto trovare un contenitore innovativo che potesse parlare a un pubblico giovane. È un modo per intercettare chi, tra cocktail e aperitivi, spesso vede il vino come un elemento semplice e privo di storia. Con questa scelta, Perla del Garda vuole invece comunicare la filiera agricola e il bellissimo territorio del Lago di Garda attraverso un contenitore piccolo da 0,25 cl. Una capacità ridotta che non solo è perfetta per l’informalità, ma invita anche a una beva più consapevole. Da sottolineare che il contenuto alcolico è volutamente contenuto, oscillando tra i 10.50 e gli 11° vol. alc. Un progetto che coniuga l’autoctono con la modernità, puntando sulla semplicità d’uso senza rinunciare alla qualità.

Nove Lune e Alessandro Sala

Restiamo in LOMBARDIA, ma ci spostiamo in provincia di Bergamo per incontrare un vero punto di riferimento per la viticoltura sostenibile: Alessandro Sala dell’azienda Nove Lune.
Alessandro è l’esempio di un produttore visionario, la cui filosofia si basa sull’ecologia e l’etica: produrre vini di qualità riducendo al minimo l’impatto chimico sull’ambiente e sui consumatori finali. Questo è possibile grazie ai PIWI, acronimo tedesco di Pilzwiderstandsfähige (cioè “vitigni resistenti ai funghi”). Questi vitigni sono frutto di incroci naturali che li rendono molto resistenti alle malattie (come peronospora e oidio), permettendo di eliminare o ridurre drasticamente i trattamenti in vigna. Il ruolo di Alessandro Sala non è solo aziendale: è anche il Presidente del Gruppo PIWI LOMBARDIA, un’associazione fondamentale che promuove la ricerca e la diffusione di queste varietà.
I vigneti di Nove Lune si trovano tra i comuni di Cenate Sotto e Cenate Sopra, ai piedi del Monte Misma, su terreni collinari argillosi a circa 450 metri s.l.m..

Dall’eccellenza dei piwi e il vino in miniera

La sua presenza al Fivi è stata un successo travolgente, tanto che, quando sono arrivata al suo stand, aveva venduto tutto! Fortunatamente, i vini di Nove Lune li conosco bene e so che i suoi progetti sono unici. Il vino passito Theia è il loro fiore all’occhiello. Un vino biologico pluripremiato, ottenuto da uve piwi (come Helios, Solaris e Bronner) che, grazie alla loro buccia spessa, resistono perfettamente all’appassimento. È noto per il suo eccezionale equilibrio tra dolcezza, freschezza e salinità.
Il metodo classico in miniera,  lo spumante Costa Jels,  è un progetto audace. Un metodo classico affinato per 60 mesi nelle gallerie della storica miniera di Costa Jels a Gorno (Bg), a 830 metri s.l.m., dove l’assenza di luce e la temperatura costante di 10°C ne garantiscono una maturazione ideale e unica al mondo.
Il macerato (orange wine), l’ immancabile Rukh, ottenuto principalmente dai piwi Bronner e Johanniter. Questo vino fermenta e affina per diversi mesi in anfore di terracotta a contatto con le bucce, donando quel tipico colore arancio dorato e una grande complessità agrumata e tannica.

Al prossimo calice con la Toscana e altre chicche

Il nostro viaggio tra le Marche, il Trentino e la Lombardia per questo primo racconto è giunto al termine. Spero che gli assaggi scelti – che per me rappresentano non solo grandi vini ma anche l’incontro con vite umane e storie familiari di dedizione – vi abbiano incuriosito.
Come vi ho promesso, non è finita qui! Per non far diventare questo articolo un mero elenco, mi fermo adesso, ma l’avventura riprenderà prestissimo. Il prossimo appuntamento sarà un omaggio alla mia Toscana e ad altre “chicche” scoperte al FIVI che meritano il giusto spazio. Quindi, stay tuned… e intanto, in alto i calici! 🍷

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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