Aspettando Natale e…ViniAmo
Eccoci qui, si avvicinano le festività più attese dell’anno, che suscitano reazioni contrastanti; c’è chi le ama, c’è chi non le sopporta. Una cosa è certa: si mangia e si beve approcciando anche pietanze e/o bevande particolari.
Sabato 15 novembre, all’Hotel Cristoforo Colombo a Roma, si è svolto Aspettando ViniAmo, firmato Minelli Wine Events, progetto di Stefano Minelli focalizzato sulle meraviglie vinicole ed enogastronomiche italiane, in attesa del grande evento di marzo 2026.
Non potevo perdermi tanta bellezza sensoriale, e allora racconto gli assaggi che mi sono piaciuti di più, questa volta proponendo accostamenti che possono essere adeguati a pranzi e cene natalizie.
Bollicine
“Conosci l’Alta Langa?” è stata la domanda che mi hanno rivolto allo stand dell’Azienda Vitivinicola Piazzo Comm. Armando. Il punto interrogativo non mi ha stupita, perché Alta Langa DOCG è lo spumante piemontese metodo classico forse meno famoso delle altre perle spumeggianti italiane, ma è una meraviglia che spero finalmente abbia il giustissimo riconoscimento in termini anche di popolarità.
Ci troviamo a San Rocco Seno d’Elvio, frazione di Alba, in provincia di Cuneo, dove negli anni 60, in piena zona delle Langhe, sono state gettate le basi dell’azienda da Armando Piazzo e Gemma Veglia. Le uve raccolte erano trasportate con un carro trainato da buoi, immagine che appare nell’etichetta dei vini . All’inizio è coltivato il Nebbiolo, poi successivamente sono stati ampliati terreni, vigneti e vitigni (Arneis, Chardonnay, Barbera, Pinot Noir e Moscato) oggi tutto sotto la guida di Marina Piazzo.
Immagino di iniziare il pranzo di Natale con un vino così, Ritorno in Alta Langa Millesimo 2021, Brut, composto per il 60% di Pinot Nero e 40% Chardonnay, con affinamento sui lieviti di 30 mesi. Eleganza, cremosità nel gusto anticipata da note olfattive di pera, mela e crosta di pane, e seguita da una buona persistenza. A mio parere da abbinare ad antipasti a base di tartine con salmone affumicato o verdure sott’olio.
Bianco
Ci spostiamo in Campania, a Montecorice, in provincia di Salerno. Qui, nel Parco del Cilento, si trova l’Azienda Le Grazie. Nel 2013 Bernardino Cera, da Novara, si trasferisce nella terra natia dei genitori, ripristinando uliveti e piante di fichi di famiglia. Il Cilento è una zona meravigliosa, e qui è presente anche un Agri Residence, dove è possibile usufruire dei benefici di questo splendore.
I vigneti sono stati piantati nel 2018, prediligendo varietà autoctone: Fiano, Falanghina, Aglianico e Piedirosso. La produzione è biologica, e l’azienda aderisce al progetto ZEI (Zero Environment Impact) creato nell’Università della Tuscia da un gruppo di ricerca guidato dal Dott. Alessandro Leoni, anche enologo de Le Grazie. Lo scopo è utilizzare in vigna tecniche con il minimo impatto ambientale, come ad esempio usare solo prodotti di origine naturale, per preservare l’ambiente nella sua interezza (terra, vite e uva).
Il vino assaggiato è il Colli Montecoricesi, un blend di Fiano e Falanghina. Una bella sorpresa: sentori di fiori gialli e frutta esotica e un sorso fresco, adatto per un’insalata di mare.
Partiamo verso il Nord, con tappa a Lavis, in Trentino, dove Marco Zanoni è alla guida di Maso Furli. Si occupa personalmente, insieme alla sua famiglia, di tutte le fasi che portano alla produzione dei vini: cura della vigna, vendemmia, vinificazione e imbottigliamento. Negli anni Settanta, il padre di Marco, Martino, acquistò la proprietà e la cantina è dentro un maso di circa trecento anni.
Marco Zanoni, è molto attento al profilo aromatico delle uve, e per evitare ossidazioni, ha progettato un’applicazione, brevettata con il produttore Marco Pojer (Azienda trentina Pojer e Sandri), che può essere utilizzata nella fase di pressatura delle uve a bacca bianca.
Manzoni Bianco, biologico, composto per il 100% dall’omonimo vitigno autoctono nato nel 1930 da un incrocio effettuato dal Prof. Luigi Manzoni, tra Riesling Renano e Pinot Bianco, è il nettare prescelto da me. Fiori di campo, mela e pera, sono odori che preludono a un gusto in cui struttura e persistenza sono protagoniste, con una leggera mineralità. Idoneo per piatti a base di pesce, anche fritto.
Rosato
Confesso che il Cerasuolo d’Abruzzo è una delle mie passioni vinicole, e il calice bevuto del Valentino Mucci, ha confermato ancora di più questa mia “debolezza”.
L’Azienda Cantine Mucci è a Torino di Sangro, nella Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti, e nasce nel 1895.
Dopo varie vicissitudini, negli anni Ottanta Valentino Mucci dà avvio a un periodo molto proficuo, che, per nostra fortuna, continua tuttora. La prima linea, infatti, è chiamata Valentino e il logo di tutte le bottiglie della produzione aziendale, è un cavaliere con la lancia, che raffigura il capo vichingo Valiant, nome che, per assonanza, ricorda Valentino.
L’influsso del mare si percepisce nella nota lievemente sapida al sorso, insieme a freschezza e note olfattive di fragoline e frutti di bosco. Ottimo con antipasto a base di salumi, formaggi freschi e verdure grigliate.
Rossi
Cambiamo colore e regione, si va in Valtellina, per l’esattezza a Sondrio, dove ha sede Retica, fondata nel 2018 e focalizzata in vini ottenuti dal Nebbiolo, coltivato in quest’area e che qui è chiamato Chiavennasca. Il nome dell’azienda prende il nome dalle Alpi Retiche a ridosso dei vigneti situati nelle zone di Grumello e Inferno, in cui predomina la viticoltura eroica con terrazzamenti e muretti a secco. La vendemmia è rigorosamente manuale. L’attaccamento al territorio e alla fauna presente in questi luoghi bellissimi è visibile nelle etichette dei vini.
Su uno di questi è raffigurato il cervo, che, quando è in amore, emette un canto particolare, chiamato Bramito, che è il nome del vino che ho assaggiato. Maturazione di minimo 12 mesi in botti di rovere francese e affinamento di almeno 24 mesi in bottiglia, danno luce a profumi eleganti di more, prugne, viole, chiodi di garofano, e successivamente un gusto morbido ed equilibrato, che ben si abbina ad un arrosto, oppure, ai famosi Pizzoccheri della Valtellina.
A proposito di aree vinicole meravigliose, in Umbria, a Gualdo Cattaneo (PG), tra Todi e Montefalco, terra del Sagrantino, si trova Tenuta di Saragano, appartenente alla famiglia Pongelli Benedettoni dal tredicesimo secolo. Creata nel 1921, immersa tra colline e boschi, ospita alcuni casali: Collebocco, Castiglione e il Wine Resort La Ghirlanda. La natura circostante è valorizzata e protetta grazie anche alle coltivazioni biologiche. I vigneti sono a circa 470 metri sul livello del mare e i vini sono stabilizzati e affinati in una grotta scavata nella roccia arenaria. Il conte Riccardo Pongelli Benedettoni e Ivan Vincareti, imprenditore ed enologo, puntano molto sulla raffinatezza, massima espressione della provenienza delle uve. Questa caratteristica è presente nel calice degustato, un Montefalco Rosso Riserva 2018, blend di Sangiovese (60%), Merlot (20%) e vitigno autoctono (20%), affinamento in barrique francesi e botti grandi per 18 mesi e un anno in bottiglia. Sentori di marmellata di amarene, more, e leggere note di cacao e caffè, sono accompagnati da un sorso rotondo e molto avvolgente, da abbinare a una sontuosa pasta ripiena.
Amaro
E dopo tante prelibatezze, concludo con un buonissimo amaro: Spaeziale, ottenuto per infusione di 13 botaniche e prodotto dalla Cantina Il Bottino, guidata da Federico D’Alessio, situata a Lanuvio, nei Castelli Romani. Nonostante la gradazione alcolica, il bilanciamento degli ingredienti porta a un gusto morbido e piacevole, da sorseggiare tra chiacchiere e risate. Preciso che l’azienda produce anche vini buoni.
E dopo questa carrellata, inizio a pensare ai menu delle feste.
A questo punto…Merry Christmas!
Biancamaria Caroli – Dal vino in poi
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