07 Apr 2025
Le scoperte enoiche di Benny

Benny School. Oltre lo Champagne

L’effervescenza italiana che conquista il mondo

Cari enoappassionati, quante volte abbiamo alzato un calice per brindare, magari a un successo o a un’occasione speciale, e abbiamo subito pensato allo Champagne? Ebbene, oggi vi porto in un viaggio effervescente che vi farà scoprire come l’Italia non sia solo la patria della pasta e della pizza, ma anche di bollicine straordinarie, capaci di competere, e a volte superare, i blasonati cugini francesi! Dimenticatevi per un attimo la Francia e preparatevi a innamorarvi dell’eleganza, della storia e della passione che si celano dietro i nostri spumanti Metodo Classico.

Trento DOC: La montagna incontra l’eleganza

Immaginatevi vigneti che si arrampicano su pendii montuosi, accarezzati da brezze fresche e baciati dal sole. Siamo in Trentino, la culla del Trento DOC, una denominazione che incarna la quintessenza dell’eleganza montana. Nata ufficialmente nel 1993, questa DOC è la più antica denominazione italiana dedicata esclusivamente al Metodo Classico. Ma chi sono i visionari che hanno dato il via a questa avventura?
Giulio Ferrari: Un nome che risuona come una leggenda. Fu lui, all’inizio del ‘900, a intuire il potenziale del Trentino per la produzione di spumanti di alta qualità. Dopo un’esperienza formativa in Champagne, tornò in Italia con l un’idea chiara: creare un prodotto che potesse competere con i migliori del mondo. La sua tenacia e la sua dedizione hanno posto le basi per quello che oggi è un simbolo dell’eccellenza italiana.
Il Trento DOC si produce principalmente con uve Chardonnay e Pinot Nero, e talvolta Pinot Bianco e Meunier. I lunghi affinamenti sui lieviti, spesso ben oltre i 24 mesi minimi, regalano vini complessi, freschi e con una persistenza aromatica indimenticabile. Un vero sorso di montagna!

Il mio assaggio: un calice con Letrari

Per farvi capire davvero l’anima del Trento DOC, voglio raccontarvi del mio assaggio della Riserva del Fondatore 976 della Cantina Letrari. Questa azienda familiare è un pilastro della spumantistica trentina. Oggi è guidata con passione da Lucia Letrari, una donna straordinaria che, come me, fa parte dell’associazione Donne del Vino, un motivo in più per esserne orgogliosa! Questo spumante è un omaggio al padre di Lucia, Leonello, pioniere del vino trentino. È un Trento DOC Riserva che affina sui lieviti per almeno 96 mesi (sì, avete letto bene, 8 anni!). È un vino complesso, che profuma di crosta di pane, frutta secca e agrumi canditi. In bocca è un’esplosione di eleganza e freschezza, con una bollicina finissima che accarezza il palato. Un vero e proprio viaggio nel tempo e nella dedizione di una famiglia.

Franciacorta: Il sogno di un territorio

Spostiamoci in Lombardia, precisamente in un’area collinare baciata dal Lago d’Iseo: la Franciacorta. Qui, il sogno di produrre uno spumante di altissimo livello è diventato realtà con la nascita della Franciacorta DOCG nel 1995, la prima DOCG italiana dedicata interamente al Metodo Classico. Quali figure hanno plasmato questo territorio in un’icona delle bollicine?

  • Guido Berlucchi: È considerato il pioniere della Franciacorta moderna. Negli anni ’50, un giovane enologo di nome Franco Ziliani convinse Berlucchi a convertire la sua cantina, tradizionalmente dedita ai vini fermi, alla produzione di spumanti Metodo Classico. Il resto, come si suol dire, è storia. Il primo “Pinot di Franciacorta” vide la luce nel 1961, aprendo la strada a un successo che oggi è riconosciuto a livello internazionale.
  • Maurizio Zanella (Ca’ del Bosco): Negli anni ’70, Maurizio Zanella, con una visione audace e un’attitudine internazionale, ha rivoluzionato il concetto di cantina in Franciacorta, puntando sull’eccellenza e sull’innovazione. Le sue intuizioni hanno contribuito a elevare ulteriormente il prestigio della denominazione.

Il Franciacorta, con le sue diverse tipologie (Brut, Satèn, Rosé, Millesimato, Riserva), è un inno alla versatilità, prodotto con Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco e il recente Erbamat.
Il disciplinare è molto rigoroso, con affinamenti sui lieviti che vanno dai 18 mesi per il non millesimato, fino a oltre 60 mesi per le Riserve.

Il mio assaggio: Bagnadore di Barone Pizzini

In Franciacorta, un’esperienza che mi ha segnato è stata la degustazione della Riserva Bagnadore Dosaggio Zero della cantina Barone Pizzini. Questa azienda è storica, fondata nel 1870, ma è stata anche pioniera nel biologico in Franciacorta, una scelta coraggiosa portata avanti con convinzione dall’attuale guida, Silvano Brescianini. Il Bagnadore è un Franciacorta Riserva che nasce solo nelle migliori annate da un singolo vigneto. È un Dosaggio Zero, quindi senza zuccheri aggiunti dopo la sboccatura, che affina per oltre 60 mesi sui lieviti. Il risultato? Una vera poesia. Al naso è un concerto di note floreali, agrumate e minerali. In bocca è teso, vibrante, di una purezza disarmante, con una sapidità che invoglia a un altro sorso. Un vino che esprime il territorio senza filtri.

Alta Langa: Le Bollicine delle Langhe

Dalle colline moreniche del Trentino e dalla zona lacustre della Franciacorta, saliamo sulle alte colline piemontesi, nelle Langhe, patrimonio UNESCO. Qui, tra noccioleti e vigneti di Barolo e Barbaresco, nasce l’Alta Langa DOCG, una denominazione relativamente “giovane”, istituita nel 2002, ma con radici storiche profonde. Sebbene l’Alta Langa sia un progetto più recente e collaborativo, le origini dello spumante piemontese affondano nell’800. Il Conte Emilio Balbo Bertone di Sambuy è storicamente riconosciuto come il pioniere che, nei primi decenni del XIX secolo (attorno al 1850), introdusse il Pinot Nero in Piemonte, nelle sue terre di Lesegno (CN), ponendo le basi per il metodo classico in Italia.u tra i primi a sperimentare il Metodo Classico in Piemonte, intuendo il potenziale di Pinot Nero e Chardonnay in queste zone. La riscoperta e la valorizzazione di questo retaggio sono state fondamentali per la creazione della DOCG attuale, grazie allo sforzo congiunto di produttori illuminati che hanno creduto fortemente nelle potenzialità di queste altitudini.
L’Alta Langa si distingue per l’utilizzo esclusivo di uve Pinot Nero e/o Chardonnay, con un obbligo di affinamento sui lieviti non inferiore a 30 mesi. Il risultato sono spumanti di grande struttura, eleganza e complessità, spesso con note di crosta di pane e frutti rossi.

Il mio assaggio: L’essenza dello Zero di Enrico Serafino

Nelle Langhe, ho avuto il piacere di assaggiare l’Alta Langa Zero Pas Dosé della storica cantina Enrico Serafino, fondata nel lontano 1878 a Canale d’Alba. Questa azienda è stata una delle prime a credere nel progetto Alta Langa. Il loro “Zero” è un Metodo Classico Pas Dosé (senza dosaggio) che riposa sui lieviti per almeno 60 mesi. È un vino che colpisce per la sua austerità e verticalità. Al naso offre sentori di fiori bianchi, crosta di pane e una nota minerale quasi calcarea. In bocca è affilato come una lama, fresco, asciutto e incredibilmente persistente. Un vino che non cerca di piacere a tutti i costi, ma che conquista per la sua autenticità e il suo carattere deciso.

Oltrepò Pavese Metodo Classico: il Pinot Nero incontra la tradizione

Non possiamo parlare di bollicine italiane senza menzionare l’Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, una denominazione che, a partire dal 2007, ha saputo valorizzare la profonda tradizione spumantistica di quest’area della Lombardia. L’Oltrepò Pavese è il regno del Pinot Nero, il vitigno che qui trova una delle sue massime espressioni a livello mondiale.Storicamente, la produzione di spumanti in Oltrepò Pavese ha radici antiche, con i primi esperimenti di Metodo Classico che risalgono alla fine dell’Ottocento. Aziende storiche come Giorgi o Crocetta, seppur non legate a una singola figura carismatica come Ferrari o Berlucchi, hanno contribuito a mantenere viva la tradizione e a sviluppare la cultura dello spumante nell’area.

L’Oltrepò Pavese Metodo Classico è prodotto con un minimo del 70% di Pinot Nero, a cui si può aggiungere Chardonnay e/o Pinot Grigio e/o Pinot Bianco. L’affinamento minimo è di 24 mesi sui lieviti. I risultati sono spumanti di carattere, con una spiccata personalità data dal Pinot Nero, che si traduce in sentori di piccoli frutti rossi, struttura e una piacevole sapidità.
Una chicca di questa zona è il Cruasé, un marchio collettivo riservato ai Metodo Classico Rosé DOCG prodotti con almeno l’85% di Pinot Nero, che esprime la vocazione del territorio per questo vitigno in versione rosata.

Il mio assaggio: il Cruasé di Anteo

Per l’Oltrepò Pavese, voglio raccontarvi del Cruasé della cantina Anteo. Questa azienda, il cui nome si ispira al gigante della mitologia greca che traeva forza dalla terra, è un punto di riferimento per la spumantistica della zona. Il loro Cruasé è un Metodo Classico Rosé Brut che esprime tutta la potenza e l’eleganza del Pinot Nero. Dal colore rosa tenue e brillante, al naso regala profumi invitanti di piccoli frutti rossi come fragolina di bosco e ribes, accompagnati da note di rosa e una leggera speziatura. In bocca è strutturato, fresco, con una bollicina cremosa e un finale piacevolmente sapido che richiama il frutto. Un vino versatile, perfetto dall’aperitivo a tutto pasto, che dimostra la grande personalità del Pinot Nero dell’Oltrepò.

Conclusioni: un mondo di bollicine da esplorare

Come vedete, il mondo delle bollicine italiane è un tesoro di storie, di passione e di eccellenza. Ogni bottiglia racchiude il lavoro di generazioni, la peculiarità di un territorio e la maestria di chi ha creduto in un sogno. La prossima volta che brinderete, ricordatevi che l’Italia offre un ventaglio incredibile di emozioni effervescenti, ognuna con la sua identità e il suo racconto. Dal cuore delle Alpi ai dolci pendii delle Langhe, passando per le colline della Franciacorta e l’Oltrepò Pavese, le nostre bollicine sono pronte a farvi innamorare.
Non vi resta che assaggiarle e scoprire il vostro preferito!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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