Tra Travertino e Infinito. La Convention continua!
Se la prima giornata della Convention Nazionale delle Donne del Vino nelle Marche ci aveva svelato la grinta tecnica del Verdicchio, la seconda tappa è stata un inno alla bellezza monumentale e alla profondità intellettuale. Ma prima di immergerci nel marmo di Ascoli e nei versi di Leopardi, è stato un momento di pura convivialità a fare da collante: la cena in hotel.
Lontano dai protocolli ufficiali e dai palchi, cenare insieme ci ha permesso di socializzare, accorciare le distanze e conoscerci davvero. È stata un’esperienza profondamente arricchente che ha trasformato un gruppo di professioniste in una comunità vibrante, pronta a vivere con spirito nuovo le meraviglie del territorio.
Un’immersione nell’arte: i tesori della Pinacoteca Civica
Dopo lo spettacolo vibrante degli sbandieratori, la nostra delegazione è stata divisa in due gruppi per vivere l’onore di una visita guidata alla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, ospitata nel maestoso Palazzo dell’Arengo. Camminare per queste sale significa ripercorrere la storia di una città che è stata, per secoli, un crocevia culturale di primaria importanza. La nostra guida ci ha svelato i segreti di una collezione di inestimabile valore, dove spicca il celebre Polittico di Sant’Emidio di Carlo Crivelli, un capolavoro di minuzia tardogotica e colori smaltati che lascia senza fiato, insieme ai lavori di Tiziano, Guido Reni e del Guercino.
Attraverso i racconti della guida, abbiamo scoperto una Ascoli “città di pietra”, dove il travertino locale non ha dato forma solo ai palazzi, ma ha scolpito l’identità stessa di un popolo fiero e raffinato. Particolare suggestione ha destato la maestosa Sala della Vittoria, che con le sue decorazioni celebra la grandezza storica della città. Questa immersione tra i capolavori dal XV al XIX secolo ci ha ricordato quanto sia profondo il solco della bellezza in queste terre, preparando i nostri sensi a ricevere l’altra grande forma d’arte del territorio: quella che nasce dalla terra e si affina in cantina.
Caffè Meletti il salotto Liberty nel cuore di Ascoli
Dopo l’incontro e il saluto con le istituzioni, abbiamo varcato le soglie di un autentico gioiello architettonico che domina la splendida Piazza del Popolo: il Caffè Meletti, Inserito tra i Locali Storici d’Italia, questo caffè accoglie i visitatori con le sue linee eleganti e i suoi arredi Liberty originali, trasportandoli immediatamente in un’atmosfera d’altri tempi. È qui, tra le ampie vetrate che si affacciano sul “salotto di travertino” di Ascoli Piceno, che abbiamo vissuto un’accoglienza d’élite, respirando la storia di una città che ha saputo preservare la sua bellezza aristocratica e accogliente, rendendola il palcoscenico ideale per celebrare l’eccellenza enoica regionale.
Velenosi: visione e leadership al femminile nel Piceno
In questo scenario suggestivo, siamo state guidate in un percorso sensoriale da due donne che incarnano perfettamente la leadership al femminile: Angela e Marianna Velenosi. Fondata nel 1984 da Angela ed Ercole Velenosi, l’azienda è diventata negli anni un fiore all’occhiello delle Marche, capace di esportare la propria filosofia in oltre 52 nazioni. Nonostante il successo globale e una produzione che oggi sfiora i 2,5 milioni di bottiglie, il racconto di Angela ci ha ricordato che la vera qualità nasce da un legame viscerale con la terra. Dalle colline argillose che circondano il fiume Tronto fino ai vigneti dei Castelli di Jesi, la visione di queste Donne del Vino marchigiane si traduce in bianchi sapidi e rossi di incredibile struttura, capaci di scalare i mercati mondiali restando orgogliosamente fedeli alle radici e all’identità del territorio piceno.
Recanati: dove il vino incontra la poesia
Nel pomeriggio ci siamo spostate a Recanati, dove l’Adriatico fa da sfondo alle colline care a Giacomo Leopardi. Abbiamo visitato la cittadina sfidando un caldo davvero importante, ma la fatica del clima è stata ampiamente ripagata da un’esperienza che ha superato la letteratura. Accompagnate da un attore che ha dato voce e corpo al poeta, abbiamo ripercorso i luoghi dell’anima: dalla piazzetta del “Sabato del Villaggio” alla torre del Passero Solitario.
Il momento culminante, e per me profondamente commovente, si è consumato all’Orto sul Colle dell’Infinito, presso il complesso del Monastero di Santo Stefano. Lì, proprio davanti alla celebre lastra che recita i versi immortali, siamo state guidate dalla voce emozionata della nostra collega Roberta, delegata della Sicilia, in una recitazione corale de L’Infinito. Sentire quelle parole risuonare tra i luoghi che le hanno ispirate, mentre i nostri sguardi cercavano quegli orizzonti infiniti, ci ha permesso di cogliere l’anima profonda di questa terra. La cultura del vino, in fondo, condivide con la poesia lo stesso sguardo lungo, capace di vedere oltre la “siepe” della quotidianità per cercare l’eterno.
Il segreto della Ribona alla Fattoria Forano
La giornata ha trovato il suo approfondimento enologico ad Appignano, presso la Fattoria Forano, una tenuta che è un vero e proprio ecosistema di storia e biodiversità, di proprietà dei Conti Lucangeli dal 1960. Qui la tradizione ha il volto e la voce di Chiara Lucangeli, fiera esponente dell’Associazione Donne del Vino, che insieme al fratello Giovanni e sotto la guida del padre Conte Elvidio, fondatore della visione moderna dell’azienda, porta avanti un lavoro di custodia del territorio ammirevole. Se negli anni ’90 la famiglia ha scelto di passare dalla vendita sfusa all’imbottigliamento, è stato per dare una dignità internazionale ai vitigni dei Colli Maceratesi, primo fra tutti la Ribona.
Un vitigno “due volte buono”: tecnica e sensi
Esplorando le affascinanti grotte storiche scavate nella roccia e nel tufo, abbiamo approfondito la conoscenza della Ribona — storicamente nota come Greco Maceratino — un vitigno che rischiava l’oblio e che oggi rappresenta l’identità più fiera della provincia. Sotto il profilo tecnico, la Ribona si distingue per essere un’uva dalla buccia consistente e dalla maturazione tardiva, capace di mantenere un’acidità vibrante anche nelle annate più calde. L’esame sensoriale rivela un vino di grande personalità: al naso si apre con eleganti note di fiori bianchi, anice e una caratteristica scia minerale che richiama la pietra focaia, mentre in bocca si presenta avvolgente e sapido, con un finale leggermente ammandorlato che ne pulisce magistralmente il sorso.
La sua capacità di invecchiamento, che abbiamo avuto modo di commentare con le colleghe sommelier, lo rende un bianco sorprendente, in grado di evolvere verso note terziarie complesse e di sfidare il tempo con una struttura inaspettata. La degustazione dei rosati aziendali, freschi e immediati, ha infine completato un quadro produttivo dove ogni calice appare come il risultato della visione di Chiara e della sua famiglia: una custodia attenta della biodiversità che trasforma un vitigno quasi sconosciuto in un’eccellenza memorabile per tutto il comparto marchigiano.
Un brindisi alla tradizione: il calore del Vino Cotto
La nostra intensa giornata tra le bellezze del Piceno e le suggestioni leopardiane non poteva che concludersi in un clima di ritrovata intimità. Rientrate in albergo, la cena è stata un’ulteriore, preziosa occasione per tessere nuove conoscenze e consolidare legami tra colleghe provenienti da ogni parte d’Italia. È in questi momenti di convivialità spontanea che lo spirito dell’Associazione si manifesta in tutta la sua forza. Prima di congedarci e darci appuntamento alla giornata della Convention a Pesaro, abbiamo voluto onorare il territorio con un ultimo brindisi speciale, tutto dedicato al Vino Cotto Stravecchio. Questo nettare è un vero monumento della cultura contadina marchigiana: si ottiene dalla bollitura del mosto in caldaie di rame, un processo lento che ne riduce il volume e ne concentra gli zuccheri e gli aromi, a cui segue un invecchiamento in botti di legno che può durare decenni. Sorseggiare questo vino, denso di sentori di caramello, fichi secchi e spezie, è stato come bere la storia stessa delle Marche: una carezza calda e vellutata che ci ha accompagnato verso il riposo, con il cuore già rivolto alle scoperte dell’indomani.
To be continued…
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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