13 Mar 2026
Il buon vivere

Osteria da Memmo – I Santori. L’identità dell’amatriciana

 

STORIA E RISTORANTE

A pochi passi da Piazza Navona, in via dei Soldati, Osteria da Memmo – I Santori è uno di quegli indirizzi romani in cui la ristorazione coincide con una storia familiare.

Il percorso nasce ad Amatrice, da una realtà contadina da cui Memmo Santori è partito costruendo nel tempo, con lavoro e sacrificio, un ristorante che oggi vive la sua terza generazione. Prima Guido, padre di Memmo, poi lo stesso Memmo e oggi i figli Alessandro e Antonio. Il legame con il territorio amatriciano resta ancora oggi uno degli elementi identitari della casa. Molti prodotti arrivano direttamente da lì: dal guanciale al pecorino fino ad alcune carni provenienti dall’allevamento di famiglia.

La sala mantiene il carattere della trattoria romana autentica, dove l’ospitalità è parte integrante dell’esperienza.

Non è raro vedere lo stesso Memmo muoversi tra i tavoli, raccontando storie di cucina e di vita, trasformando il servizio in un momento di relazione e convivialità con l’ospite.

LO CHEF

La guida della cucina è oggi affidata ad Alessandro Santori, figlio di Memmo.

Con orgoglio rappresenta la nuova generazione della famiglia.

Il suo lavoro parte dalla tradizione ma non si limita a ripeterla: l’obiettivo è mantenere riconoscibili i piatti simbolo della cucina laziale e amatriciana introducendo allo stesso tempo una lettura più contemporanea.

In cucina convivono quindi preparazioni fortemente identitarie – come gli gnocchi fatti in casa del giovedì o le grandi paste romane – e proposte nuove pensate per dialogare anche con una clientela più giovane.

Alessandro lavora molto sulla qualità della materia prima: oltre ai prodotti provenienti da Amatrice utilizza ingredienti freschi selezionati quotidianamente, compreso il pesce, che compare in alcune preparazioni del menu.

Accanto a lui opera lo chef Domenico Caputo, figura centrale della brigata che contribuisce a portare avanti la filosofia del ristorante attraverso una cucina solida, rispettosa delle tradizioni e attenta alla qualità degli ingredienti.

osteria de memmo

LA DEGUSTAZIONE

Il percorso si apre con una cacio e pepe proposta con tagliolino all’uovo fatto in casa e pecorino di Amatrice. Il piatto lavora su una cremosità piena e avvolgente: il pecorino costruisce una struttura sapida e intensa mentre il pepe nero emerge progressivamente con una nota aromatica calda che prolunga la persistenza del boccone.

osteria de memmo

Segue l’amatriciana, piatto identitario della casa e dichiarazione di appartenenza territoriale. Il guanciale di Amatrice, tagliato spesso, viene lasciato sciogliere lentamente in padella fino a liberare il proprio grasso, che diventa la base aromatica del sugo. Il pomodoro entra successivamente, raccogliendo quella componente grassa e trasformandola in una salsa densa e avvolgente, dove la dolcezza del pomodoro bilancia la sapidità del guanciale.

Il pecorino di Amatrice completa il piatto con una spinta sapida netta e leggermente piccante, capace di dare profondità gustativa e di allungare la persistenza al palato.

Il risultato è un’amatriciana piena, diretta, che restituisce con chiarezza il carattere della tradizione laziale senza cercare alleggerimenti o reinterpretazioni: un piatto che parla di territorio, memoria e identità.

osteria de memmo

Più inatteso il tagliolino all’uovo con gamberi e pomodorini pachino arricchito da pecorino romano a buccia nera. Qui la dolcezza del crostaceo incontra la sapidità lattica del formaggio mentre il pomodorino introduce una freschezza acida che mantiene il piatto dinamico e bilanciato.

Tra i secondi spicca il brasato, preparato con carne proveniente dall’allevamento di famiglia ad Amatrice e sottoposta a una frollatura di quaranta giorni prima della cottura. La lunga maturazione contribuisce ad ammorbidire le fibre e ad amplificare la profondità aromatica della carne, che dopo la cottura lenta sviluppa una consistenza tenera e succosa.

Il fondo, costruito con carota, cipolla, pomodoro e vino rosso, si concentra progressivamente fino a diventare una salsa intensa e avvolgente, capace di accompagnare il boccone con note calde e leggermente speziate.

Segue il pollo ruspante alla cacciatora, anch’esso proveniente dall’allevamento di famiglia. La carne mantiene una struttura compatta e saporita, mentre il fondo con sedano, carota e pomodoro costruisce un equilibrio tra dolcezza vegetale e componente aromatica che richiama la cucina domestica laziale.

Chiudono i secondi gli scottadito di agnello alla griglia con patate al forno, dove la cottura diretta sulla brace crea una crosta fragrante che racchiude una carne succosa e ricca. La componente grassa dell’agnello, amplificata dal calore della griglia, restituisce una sensazione piena e rustica che riporta ai sapori più autentici della tradizione.

Il finale è affidato a un tiramisù classico, preparato come lo si farebbe in casa, con la stessa semplicità con cui lo preparavano la mamma e la nonna. Uova, zucchero, mascarpone, savoiardi imbevuti nel caffè e una spolverata di cacao: pochi ingredienti che costruiscono uno dei dolci più riconoscibili della tradizione italiana.

La crema resta soffice e avvolgente, con una dolcezza equilibrata che incontra la nota amara del caffè, mentre il cacao chiude il boccone con una sfumatura leggermente tostata.

È un dessert che non cerca effetti scenografici ma che punta tutto sulla memoria del gusto, riportando alla dimensione più intima della cucina domestica, quella dei dolci preparati la domenica e condivisi in famiglia.

Osteria da Memmo non cerca di reinventare la cucina romana né di alleggerirne la storia con interpretazioni moderne. Qui la forza sta nella continuità: una tradizione che passa da Amatrice alle tavole del centro di Roma senza perdere identità.

I piatti parlano una lingua chiara, fatta di materie prime riconoscibili, ricette costruite nel tempo e gesti tramandati da una generazione all’altra. È proprio questa coerenza a rendere l’indirizzo interessante oggi: in una città gastronomicamente sempre più proiettata verso la sperimentazione, Memmo continua a difendere una cucina che vive di memoria e concretezza.

Chi cerca la romanità autentica, quella che nasce dal rapporto diretto con il territorio e con i suoi prodotti, qui trova un punto di riferimento. Non un esercizio di nostalgia, ma una tavola che continua a raccontare la storia della cucina laziale con naturalezza e convinzione.

Roberto Silvio De Pascale

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