Stroppolatini. Dalla Frasca alla bottiglia
16 Giu 2026
Vigne e orizzonti

Stroppolatini. Dalla Frasca alla bottiglia

 

Siamo tra Gagliano di Cividale e Prepotto, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli. Qui, in mezzo a tante realtà vinicole più note, si nasconde una cantina ancora poco conosciuta ma interessante sotto molti punti di vista. L’ho incontrata per caso, a un evento FIVI: a un banchetto Bruna Flaibani mi presenta un giovane vignaiolo con cui collabora spesso, Federico Stroppolatini, titolare insieme alla sorella Marianna dell’omonima azienda vinicola e agriturismo.

L’azienda ha una storia antica: produce vino dal 1800, anche se fino a pochi decenni fa solo per uso familiare e per la vendita nella frasca.

E la frasca merita una parola, perché racconta un mondo. Le Frasche, come le Osmize del Carso e le Private della zona di Aquileia, nascono come case private — le case dei contadini — aperte al pubblico in periodi ben definiti e limitati dell’anno. Piccole realtà agricole che servivano a smaltire la sovrapproduzione: si vendeva quel che era avanzato, ma solo prodotti del territorio, locali. È un po’ la stessa missione con cui le frasche lavorano ancora oggi. Con il tempo, alcune Frasche, Osmize e Private sono diventate agriturismi. Restano comunque luoghi dove si sta insieme in modo naturale, quasi intimo, condividendo un pasto semplice e genuino — spesso ci si passa solo per un bicchiere di vino e un crostino.

Stroppolatini. Dalla Frasca alla bottiglia

Torniamo a Stroppolatini. La sede è su una collina: una strada sterrata, gli ulivi a fare da contorno, e in cima la Casa Padronale che ospita l’azienda e l’agriturismo Casali del Picchio. Le cantine sono divise in più locali, distribuite in edifici diversi. Qui mi accoglie Federico, e conosco la sorella Marianna e il papà Giuliano, che fino a qualche anno fa ha condotto l’azienda, portandola all’imbottigliamento alcuni decenni or sono. Dal 2014 è Federico a occuparsi della produzione, seguendo in prima persona sia la campagna sia la cantina. Ci porta tra botti e bottiglie, raccontando, e si capisce subito che il racconto e il vino, per lui, sono la stessa cosa.

I venticinque ettari di vigneti si distribuiscono attorno alla collina della cantina, dove si trovano viti centenarie — alcune a piede franco, non innestate, una rarità che da sola dice molto di questo posto. Qui crescono Merlot e Tocai Giallo, quest’ultimo simbolo di una viticoltura che in Friuli Venezia Giulia si sta cercando di recuperare. E poi tante varietà autoctone della zona: Pignolo, Schioppettino, Refosco, Ribolla Gialla.

Stroppolatini. Dalla Frasca alla bottigliaFederico — che nel 2021 ha vinto il premio Slow Wine come Viticoltore dell’Anno — mi racconta la storia dell’azienda mentre assaggiamo i vini direttamente dalle botti. In vigna le viti vecchie e i cloni storici sono il simbolo della casa e della sua filosofia: approccio biologico, il meno interventista possibile. In cantina l’idea è quella di un vino naturale, dove a contare più di tutto è l’impronta dell’annata, assecondata dal lavoro di Federico e dei suoi collaboratori — il papà Giuliano e la sorella Marianna compresi — per esaltarne profumi, gusti e sapori.

Per questo Federico sta ancora sperimentando: macerazioni sulle uve a bacca bianca, contenitori diversi per l’affinamento — acciaio, legni di varie dimensioni, cemento. E i risultati si sentono già, eccome. Le fermentazioni sono spontanee. Ne escono vini che esaltano il frutto, puliti, sinceri, energici e pronti da bere una volta in commercio — cosa per nulla scontata.

I vini

Stroppolatini. Dalla Frasca alla bottigliaColle di Giano 2018 — blend in parti uguali di Tocai Giallo e Sauvignon. Succoso, quasi cremoso, ma di buona freschezza e acidità. Pieno di vita e di energia, dalla beva gustosa e persistente.

Refosco dal Peduncolo Rosso 2015 — frutta e fiori, fiori e frutta. Al palato è vinoso, con acidità e tannino che si bilanciano bene sull’alcol, favorendo una bella beva.

Schioppettino 2016 — sottobosco e pepe dominano, con sentori fruttati che si intrecciano alla perfezione. Tannino elegante, corpo delicato, beva ottima. Un grande Schioppettino, che mette in riga molti nomi più blasonati della zona che di questo vitigno è considerata la patria: Albana di Prepotto e Prepotto stessa.

Schioppettino Riserva 2012 — un’altra grande interpretazione. Lamponi, pepe, spezie. Grande complessità, buona beva, ottima pulizia, finale persistente e leggermente speziato.

Pignolo 2015 — mi sorprende moltissimo, e affina solo in cemento e acciaio. Il frutto esce alla grande; al palato polpa e succo si intrecciano con un tannino che, pur dolce, all’inizio graffia, ma poi porta gusto e sapore chiudendo su una grande beva. La persistenza fruttata e floreale ne fa un gran bel Pignolo: vitigno autoctono che, nonostante le enormi difficoltà di produzione e di mercato, sta lentamente tornando in auge sulle colline friulane. Lo dico col sorriso: quella bottiglia, a casa, io e mia moglie l’abbiamo finita tutta. Era troppo buono per lasciarne.

Una scommessa facile

Chiudo con una scommessa che, sinceramente, sembra già vinta in partenza: questa è una di quelle realtà destinate a far parlare di sé. Tra viti a piede franco, cloni storici e una mano in cantina che cresce di anno in anno, Stroppolatini ha tutto per ritagliarsi un posto tra i nomi che contano dei Colli Orientali. Io, intanto, sono già pronto a tornarci.

 

 

Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo