Cantina Tellenae. L’amore che move la vigna
Lazio, tra Divino Amore e Fioranello (Roma)
Gli occhi osservano la limpidezza che gioca tra il vetro del calice e la luce che penetra attraverso il vino, riportando alla vista il regalo di un colore brillante.
Un naso che si avvicina piano per ricordare profumi e avere voglia di ritrovare un sentore nel sapore.
Labbra che si poggiano sul bordo del vetro con la curiosità di capire cosa ci sia nel calice nell’attimo poco prima di berlo.
… Quindi…
…gli occhi si chiudono e…
Mi ricordo solo che ero molto piccola. Ricordo delle mani ruvide, dure che mi adagiavano sulla terra soffice.
Ma non erano le sole, vi erano anche quelle di un bambino, così piccole, così inesperte, ma allo stesso tempo così delicate e piene di paure. Li ricordo quei grandi occhi che scrutavano il nonno, attenti ad ogni sua mossa. Ogni gesto veniva pedissequamente replicato molto seriamente: doveva essere una grande responsabilità per un piccolo scricciolo, nuovo a questo mondo. Tentava di non sbagliare per poter rendere orgoglioso sé stesso, ma soprattutto il nonno.
Era bello vederli assieme, per me un’assoluta gioia ogni giorno che li avevo accanto. Il piccolo nipote con una grande fame di conoscenza e il suo maestro, intento a dare quelle che erano le direttive di un sapere quasi ancestrale: come fossero gocce di una verità imprescindibile, il piccino ascoltava con grande attenzione tutti gli insegnamenti che riusciva a contenere.
Ricordo la premura che mi veniva riservata: sono sempre stata sensibile, molto delicata per mia stessa natura, per questo motivo ci sono sempre stati accorgimenti particolari verso di me rispetto a tutte le altre. Mi ritenevo fortunata di poter osservare, ogni giorno da vicino, come una famiglia crescesse, mossa da una passione e un comune amore. Grazie a questo imparai da loro a plasmarmi con gli stessi principi nel corso del tempo.
Quando, dal nulla, in un giorno qualunque, quel bambino davanti ai miei occhi, si trasformò in un uomo. Era sorprendente come fossero passati così tanti anni, così in fretta; tra cambiamenti e ricerche di un’identità che fosse solo mia, dovevo aver perso la cognizione del tempo. Il suo modo di prendersi cura di me, dopo così tanto, non era cambiato affatto, era ancora molto attento, come gli era stato insegnato: i sani principi etici che aveva ereditato. Questo mi fece venire voglia di ripagarlo allo stesso modo: dargli più di quello che lui mi aveva dato. Sviluppai la consapevolezza di quanto fosse giusto ripagare e rendere felice chi tanto aveva sacrificato per me. Finalmente, con il passare degli anni, diventai sempre più forte e consapevole di me stessa: comparvero i primi puntini neri, “l’ombelico” lo chiamavano alcuni, ma io sapevo che era la caratteristica che mi rendeva così unica e così speciale.
Mi cominciai ad esprimere in forme sempre migliori, evolvendo in modi diversi, creando grandi aspettative in colui che aveva costantemente avuto a cuore me e il mio benessere.
Difficile poter dire, ma l’amore move davvero il sole e l’altre stelle e con le mani sempre più consapevoli e sicure di quel bambino che erano diventate quelle di un uomo, evolsi in modi che Giuliano non poteva assolutamente immaginare. Per questo quando vidi le sue prime passeggiate romantiche tra i filari, imparai come l’amore nasce e si evolve anch’esso; tutto questo mi dava come l’impressione di essere di famiglia. Ogni anno, perciò, la mia evoluzione diventava sempre più sostanziale e infine finalmente maturai: con un bagaglio di anni sulle spalle, tutte le mie caratteristiche sensoriali iniziavano a sbocciare, franche, alla luce del sole, per poi arrivare all’estate durante la quale scalpitavo per poter esplodere freneticamente in mille modi e ogni mio pensiero cominciò a prendere realmente corpo. Una concretezza autentica e ferma dentro di me prese piede, senza tutte quelle discordanze dell’infanzia, senza tutti quei contraddittori controsensi dell’adolescenza.
Ormai ero equilibrata.
Giuliano mi conosceva, ormai, talmente bene che riusciva a sfruttare le mie caratteristiche in modo del tutto inaspettato anche per lui stesso. Il posto dove mi trovavo era un misto di componenti piroclasti vulcanici e argilla, una tipologia di terreno che stimola la sensazione del sapido, ma la mia voglia di freschezza per la stessa voglia di invecchiare con una certa qualità, era tutto ciò che volevo realizzare. Ogni tanto, quindi, lui faceva leva su questo per il risultato finale e ogni tanto io, insieme al mio invecchiamento, contribuivamo a far venire voglia di inspirare l’etereo, l’empireumatico, nonostante il mio solito desiderio di pesca, di arancia, limone e c’era persino chi diceva di zucchero filato.
Sbocciai in quello che era l’inaspettato, avevo raggiunto il mio obiettivo e non c’era regalo più grande che potessi fare, né espressione più autentica che potessi avere.
Un’identità.
Il tempo per come lo conoscevo, passò velocemente, perciò non potrò mai dimenticare a un certo punto della mia vita, le nuove piccole, candide manine che mi hanno iniziato a raccogliere e mi hanno iniziato a guardare con curiosità, come un nuovo cerchio della vita: di padre in figlio, da nonno a nipote, da nipote e padre a sua figlia, questa bellissima bimba dai grandi occhioni blu che guardando il papà mentre raccoglie i grappoli e ne fa vino, ne resta innamorata e mi riporta alla mente le origini, le mie origini, le origini dell’amore di una famiglia.
La storia dietro un calice si ripete. È storia di amore e di pazienza, è storia di costanza e di tempo, è la storia di generazioni, è la storia di una famiglia ed è la mia storia, una delicata Malvasia Puntinata che ha visto crescere il suo produttore insieme al suo amore per tutto ciò che crea e realizza e alla sua passione che insistente mette ad ogni racconto che orgoglioso esprime sulla sua visione della vita: la Cantina Tellenae.
…si riaprono gli occhi, infine e dopo tutto ciò che si è avvertito e le sensazioni che si sono provate all’interno del calice, dopo che abbiamo permesso al vino di raccontarci tutta la sua storia, trasmettendoci la gioia di essere vivi, si passa alla degustazione.
Viene fatto un sorso, ne viene fatto un altro e ci si comincia a concedere l’abbandonarsi ai nostri personali ricordi di un amore, di una passione forte, facendoci rapire, prendendoci il momento presente solo ed esclusivamente per noi finalmente.
L’amor che move il sole e l’altre stelle»
(Paradiso XXXIII, v. 145) “Divina Commedia”, Dante Alighieri
Ilaria Muscio – Il taccuino delle gite (fuori porta)
Su Instagram è @La Vinoteque Ilaria Muscio