17 Ott 2026
Le scoperte enoiche di Benny

Vinchio Vaglio. La cooperazione, una scelta di vita

 

Un viaggio nel cuore del Monferrato tra arte, memoria e viticoltura eroica. Nella prima parte del suo speciale reportage per Wine Tales Magazine, Benedetta Costanzo ci porta alla scoperta di Vinchio Vaglio, storico presidio del vino astigiano nato nel 1959. Tra le tappe storiche di Asti e Nizza Monferrato, la bellezza dei paesaggi UNESCO e il racconto del Presidente Lorenzo Giordano, un racconto intimo ed elegante che celebra la forza della cooperazione virtuosa e l’anima autentica della Barbera.

Diario di un “caldo” press tour

Un vero giornalista non si ferma, neanche se un press tour viene organizzato a luglio, durante i giorni decisamente più caldi e sfidanti dell’estate. Quando l’invito firmato da Maddalena Mazzeschi ha come oggetto la realtà di Vinchio Vaglio, di cui colleghi e appassionati mi avevano sempre parlato un gran bene, soprattutto per l’eccellente fattura delle sue Barbere, declinare è semplicemente impossibile. Così, sfidando le temperature pazzescamente alte di quelle giornate, eccomi alla stazione di Arezzo, pronta ad affrontare un lungo viaggio incastrato tra ben tre cambi di treno prima di approdare finalmente ad Asti.

Torroneria e cioccolateria Davide Barbero

Giunta per prima a destinazione dopo un breve percorso a piedi sotto il sole astigiano, ho raggiunto La Fàrcia, un locale famoso per la produzione di panini realizzati con il proprio pane artigianale. Un posto piccolo, intimo, gestito da ragazzi giovani ma dotati di quella rara capacità di farti sentire subito a casa con un’accoglienza squisita.

Mi è piaciuta molto la formula: la possibilità di comporre il proprio panino partendo dal tipo di lievitato (tra focaccia e pane ai cereali) per poi spaziare tra vari ingredienti. Sebbene il menu proponesse già abbinamenti studiati, da buona curiosa ho voluto personalizzare la mia scelta attingendo agli elementi più tipici del territorio. La mia combinazione? Pane multicereali, battuta di Fassona, Raschera, pasta d’acciughe e carciofino: un’esplosione di gusto territoriale bilanciata alla perfezione. Il tempo di ordinare e mi hanno raggiunta gli altri compagni di viaggio. Dopo le presentazioni di rito e aver consumato il pranzo, eravamo pronti a iniziare la parte culturale, un tassello che nei tour curati da Maddalena non manca mai.

Tra torrone e cioccolato da Davide Barbero

Prima di dedicarci all’arte dei palazzi, abbiamo fatto una tappa imperdibile nella storica torroneria e cioccolateria Davide Barbero, attiva nel cuore di Asti dal 1883. Entrare in questo “museo laboratorio” all’interno di un edificio Liberty significa fare un tuffo indietro nel tempo tra macchinari d’epoca ancora perfettamente funzionanti. Ma l’impatto termico è stato davvero memorabile! Sfidando temperature estive già altissime, ci siamo forniti di cuffiette e grembiuli ben allacciati sulla schiena per avviarci nel tour.

Visita a Palazzo Mazzetti

Nella sezione dedicata alla produzione del torrone tradizionale, cotto lentamente nelle storiche caldaie di vapore, il caldo era letteralmente micidiale. La ricompensa, però, è arrivata scendendo nei reparti dedicati al cioccolato e ai gianduiotti, dove la temperatura più fresca ci ha regalato una piacevole tregua e l’assaggio di autentiche prelibatezze artigianali. La visita non poteva che concludersi nello store aziendale, perfetto per acquistare qualche goloso souvenir da portare a casa.

L’eleganza barocca e le collezioni nobiliari di Palazzo Mazzetti

Rinfrescati dalle dolcezze di Barbero, ci siamo diretti verso Palazzo Mazzetti, dimora nobiliare barocca tra le più prestigiose della città. Residenza dei conti Mazzetti, ricca famiglia di zecca e di finanza originaria di Chieri, il palazzo si distingue per la maestosità dei suoi saloni affrescati, le gallerie decorate con stucchi raffinati e i soffitti lignei che testimoniano il fasto del Settecento piemontese.

Passare da un salone all’altro suscita un’emozione costante, ma ad attrarre particolarmente la mia attenzione sono stati due elementi straordinari. Una raffinatissima sezione d’arte orientale e applicata, ricca di manufatti preziosi in porcellana e intagli giunti con il collezionismo ottocentesco; e un pezzo d’epoca di rara fattura come un’antica scacchiera riccamente lavorata, capace di catturare lo sguardo per la straordinaria finezza dei suoi dettagli.

“L’arte del tessuto, il tessuto nell’arte”

A rendere la tappa a Palazzo Mazzetti ancora più affascinante è stata la mostra temporanea “L’arte del tessuto, il tessuto nell’arte”, curata da Francesco Antonio Lepore e Samantha Panza e promossa da Confartigianato Imprese Piemonte. Un percorso espositivo suggestivo dove l’alta sartoria e il saper fare artigiano dialogano con le Arti Visive. La cosa che mi ha colpita di più è stato il legame viscerale con la viticoltura piemontese. In mostra c’erano splendidi abiti da gran sera eleganti e molto femminili dedicati espressamente a elementi della tradizione e ai vitigni simbolo del territorio. La trama delle stoffe, i rilievi e le sfumature cromatiche riproducevano fedelmente i grappoli e le foglie di Moscato e di Barbera. Accanto a queste creazioni enoiche, sfilavano abiti dal gusto quasi surreale, con volumi scultorei, drappeggi complessi e accostamenti di materiali decisamente d’avanguardia.

Ed è proprio qui che si è verificato un aneddoto decisamente simpatico. Giunta quasi alla fine del percorso, con il desiderio di trovare un po’ di refrigerio e complice probabilmente la “botta di caldo” accumulata tra i cambi di treno e il laboratorio del torrone, ho vissuto un momento degno di un film onirico. Muovendomi tra i saloni, circondata da manichini in costumi stravaganti e scenografici tendoni, dietro ogni drappeggio mi si apriva davanti una nuova composizione di vestiti e quinte teatrali. A un certo punto ho perso completamente l’orientamento, ritrovandomi smarrita in questo labirinto di stoffe e suggestioni visive! Fortunatamente, un collega giornalista mi ha incrociata e, sorridendo per la scena, è riuscito a guidarmi e a riportarmi sulla via d’uscita insieme al resto del gruppo.

Il fascino de “La Canonica” e l’illusione di un borgo senza tempo

Terminata la parentesi artistica ad Asti, ci siamo trasferiti a Nizza Monferrato per la sistemazione in resort, ed è qui che il viaggio ha preso una piega ancora più affascinante. Abbiamo soggiornato a La Canonica Piedmont Resort, un’antica struttura ecclesiastica sapientemente ristrutturata e trasformata in un boutique hotel dal design raffinatissimo, incastonata proprio nel pieno centro del paese. Varcare la soglia di questa dimora significa accedere a un’oasi di pace e riservatezza, dove l’architettura storica e il comfort contemporaneo si fondono con grande armonia.

Tra corte interna, volte a botte e scorci suggestivi, la cura dei dettagli è meticolosa. Tutte le dimore portano nomi evocativi legati alla gerarchia e alla vita ecclesiastica, come Prevosto, Vescovo, Diacono o Sacrista. A me è toccata la Perpetua. Se sulla carta il nome della famosa serva manzoniana parrebbe collocarla alla base della scala gerarchica, la realtà si è rivelata una sorpresa meravigliosa. Era l’unica sistemazione sviluppata su ben tre livelli!

Al piano terra si apre un accogliente ingresso con una spaziosa zona giorno; salendo al secondo piano si scopre una bellissima camera da letto con bagno finemente curato e dettagli materici di pregio; e salendo ancora, una scala conduce a una deliziosa terrazza privata affacciata direttamente sui tetti del borgo e sulle colline circostanti. Più che la stanza di una semplice Perpetua, un vero e proprio nido da principessa! Un ambiente intimo, caratterizzato da un design caldo e impeccabile dove il mattoncino a vista originale e le travature in legno dialogano con arredi contemporanei di gran classe, regalandoti la sensazione di vivere in una dimora sospesa nel tempo.

Un giro a Nizza Monferrato

Prima della cena, abbiamo approfittato del tardo pomeriggio per fare due passi nei dintorni del resort e concederci un aperitivo nei locali del centro. Camminando tra i vicoli di Nizza Monferrato, sono rimasta profondamente colpita da un dettaglio quasi magico. Tantissime antiche botteghe conservano ancora intatte le loro storiche insegne d’epoca in ferro o legno dipinto, ma al loro interno ospitano oggi attività completamente diverse. Vedere un’elegante boutique o un bar moderno incorniciati dall’insegna di un’antica teleria o di una vecchia farmacia ha continuato a stimolare quell’atmosfera surreale e sognante già vissuta tra i saloni di Palazzo Mazzetti. Forse è stato proprio questo mix di suggestioni, insieme a ciò che avremmo scoperto nelle ore successive, a rendere questo press tour così speciale. Un viaggio continuo e stimolante, capace di far convivere con disinvoltura la memoria del passato e la bella energia del presente.

A tavola tra i profumi del Monferrato

Dopo il nostro girovagare tra i vicoli del centro, la serata si è conclusa a tavola con una deliziosa cena a pochi minuti dal resort: il nostro primissimo, vero incontro enogastronomico con l’anima di Vinchio Vaglio. A conquistare la scena è stato il grande classico della serata: dei profumatissimi tajarin al tartufo, tirati a sfoglia sottile come tradizione comanda. La straordinaria ricchezza aromatica del tartufo e l’avvolgenza della pasta all’uovo hanno regalato un boccone denso, appagante e di grande tipicità. Una cena conviviale e autentica che ha gettato le basi per la giornata successiva, preparando i nostri palati e i nostri spiriti a ciò che ci avrebbe attesi l’indomani, direttamente nel cuore vitato di Vinchio Vaglio.

Vigne Vecchie Barbera d’Asti Superiore DOCG 2022
I primi calici di Barbera

La tavolata si è aperta con il brindisi d’ordinanza a base di Barbera spumantizzata, un sorso curioso e frizzante che tuttavia, in questa versione, manteneva ancora delle spigolature un po’ troppo nette al palato. È stato allora chiaro che la vera magia dell’abbinamento andava cercata nella grande tradizione di Nizza Monferrato, dove la Barbera ferma esprime tutta la sua vocazione gastronomica. E il matrimonio felice si è compiuto con il Vigne Vecchie Barbera d’Asti Superiore DOCG 2022. Un calice dove, fin dal primo sorso, ho ritrovato una tipica freschezza vibrante fusa a una straordinaria ricchezza sapida e polposa, grazie alla matura concentrazione derivante dalle vecchie piante. Con queste caratteristiche, il vino è risultato ideale per i tajarin al tartufo, ripulendo il palato e al tempo stesso esaltando ogni sfumatura del piatto. Di questo piccolo capolavoro, però, vi racconterò ogni dettaglio tecnico durante il focus dedicato alla masterclass dell’indomani.

Presidente Vinchio Vaglio Lorenzo Giordano
In vigna con il Presidente

Giusto qualche ora di sonno e una buona colazione rigenerante, ed eccoci pronti per iniziare la seconda giornata, quella più attesa: conoscere da vicino i vigneti e calpestare la terra di Vinchio e di Vaglio Serra. A farci da guida è stato proprio Lorenzo Giordano, Presidente della cooperativa, affiancato dal Direttore Marco Giordano, entrambi punti di riferimento fondamentali per questa comunità vitivinicola.

Camminare tra i filari insieme a chi questi luoghi li vive e li governa ogni giorno offre una prospettiva completamente diversa. Lorenzo Giordano ci ha condotti nel cuore pulsante della produzione, a toccare con mano quei vigneti vecchi con ceppi di oltre cinquant’anni che affondano le radici su pendenze scoscese e impervie. È qui che capisci la fatica di una viticoltura definibile in alcuni tratti  “eroica”, dove la macchina non può arrivare e tutto è affidato alla manualità e alla dedizione del vignaiolo.

La storia tra i filari

Conducendoci da una vigna all’altra a bordo del suo fuoristrada, inerpicandosi lungo le stradine sterrate e i pendii più scoscesi di Vinchio e Vaglio Serra, guardando fuori dal finestrino quel mosaico di colline perfettamente pettinate dalle viti, il Presidente ha riavvolto il nastro della memoria, raccontandoci come nasce una grande realtà.

Era il 1959 quando 19 viticoltori lungimiranti decisero di unire le proprie forze. In un secondo dopoguerra complesso, segnato dal rischio di abbandono delle campagne e dalle difficoltà economiche della vita contadina, la scelta della cooperazione fu l’unica vera risposta per dare un futuro e una dignità a questa terra, riscattando il valore di quel vitigno che per tutti era semplicemente il pane quotidiano: la Barbera.

Indicandoci con l’indice i vari appezzamenti, Lorenzo ci ha spiegato l’incredibile evoluzione di questa storia. Dai pochi ettari e dalle 19 famiglie originarie, la cooperativa conta oggi 192 soci per un totale di quasi 500 ettari di vigneto. Ma ciò che colpisce di più, mentre la macchina sale tra un sorpasso di trattrice e un saluto al contadino di turno tra le vigne, è la filosofia che si respira. Vinchio Vaglio non si percepisce affatto come una fredda ed enorme “cantina sociale”, ma come una vera e propria azienda familiare diffusa.

Ogni socio è il custode del proprio tassello di collina. La cantina segue e supporta agronomicamente ogni singolo conferitore, valorizza le vigne più vecchie ed eroiche e garantisce una giusta remunerazione al lavoro nei campi. È così che la cooperazione virtuosa cessa di essere una necessità d’emergenza e si trasforma nel motore di un’eccellenza collettiva.

La magia del bosco salvato e le frasi tra i rami

Prima di raggiungere i famosi nidi, Lorenzo ci ha condotti in un luogo dal fascino surreale che racchiude tutta la caparbietà e l’amore della gente locale per il proprio ambiente. Ci siamo inoltrati in una foresta rigogliosa che oggi appare come un’oasi incontaminata, ma che anni fa ha rischiato di essere spazzata via per trasformarsi in una discarica. È stato solo grazie alla mobilitazione tenace degli abitanti di Vinchio e Vaglio Serra se questo scempio è stato sventato, preservando un patrimonio naturalistico inestimabile.

Camminare tra gli alberi di questo bosco rinato è un’esperienza che lascia il segno: appesi ai rami e sui tronchi si trovano centinaia di biglietti con citazioni famose di poeti, filosofi e artisti. Leggere queste parole d’autore mentre il vento muove le foglie crea una sorta di incantesimo visivo e spirituale, trasformando una semplice passeggiata in un momento quasi magico. Pensare che tutto questo rischiava di diventare un deposito di rifiuti fa comprendere quanto sia profonda la determinazione di questa comunità nel custodire il proprio paesaggio.

Un arrivederci tra paesaggi incantati e grandi calici

Per godere appieno della magia dei “Nidi” e dell’emozione di una merenda sinoira al Casotto di Ulisse, serve tutta la vostra attenzione. Preferisco quindi fermarmi qui e chiudere questa prima parte.
Vi do appuntamento alla prossima settimana per il seguito del racconto. Vivremo insieme la bellezza di questo percorso nella natura, per poi varcare le porte della cantina insieme all’enologo Matteo Lajolo. Qui ci attenderà un’esclusiva masterclass sulle Barbere. Degusteremo le sfumature di questo vitigno, dalle versioni più giovani e fragranti fino alle selezioni più prestigiose e alle vecchie annate capaci di sfidare il tempo. Vi svelerò ogni segreto sull’anima nobile di questo grande vino.
Vi aspetto qui la prossima settimana con il calice pronto… non mancate, vi assicuro che ne vedremo (e assaggeremo) delle belle! Cin Cin!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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