Viva 2026
23 Set 2026
Il viaggio di Orfeo

ViVa 2026. La Chiavennasca all’ombra delle Alpi.

 

E se sono tanto piaciuti questi vini a luglio a Milano, con una temperatura di 38 gradi….vi immaginate a metà settembre al tramonto, all’ombra delle Alpi?

Si chiudeva così l’articolo di presentazione di ViVa 2026 dello scorso luglio, e finalmente ci siamo stati a metà settembre al tramonto, all’ombra delle Alpi!

viva 2026 grappolo nebbioloDal 12 al 14 settembre Sondrio ha ospitato la seconda edizione di ViVa, Vini della Valtellina, l’evento che vuole celebrare lo straordinario vitigno qual è il Nebbiolo, qui chiamato Chiavennasca o Nebbiolo delle Alpi. ViVa nasce dalla caparbietà di un Consorzio che sin da subito ci ha dato l’impressione di forte coesione, attento ai cambiamenti e propositivo, dimostrando di avere una visione chiara del futuro.

ema stokholmaIl Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina, in collaborazione con La Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina e la Fondazione Provinea, patrocinati e supportati dal Comune di Sondrio hanno capito sin da subito una cosa fondamentale: per raccontare la Valtellina e le sue cinque zone vinicole, Grumello, Sassella, Inferno, Maroggia, Valgella, non basta parlare solo di vino, ma è necessario attraversarla, raccontare il territorio mentre si fa trekking, mentre si fanno passeggiate e si visitano cantine con le e-bike, e così è successo a noi.

La manifestazione si è aperta venerdì sera, 11 settembre, con uno spettacolare DJ set dell’altrettanto spettacolare Ema Stokholma, che Emma ha particolarmente gradito, mentre per chi come me era più concentrato sull’aspetto enologico che danzante della serata la possibilità di una degustazione senza fine con una miriade di bottiglie di Chiavennasca in tutte le sue migliori interpretazioni e vinificazioni. Un piccolo paradiso enoico.

viva 2026 murettiCome dicevo per raccontare la Valtellina è necessario attraversarla, è così che sabato mattina con un gruppo di enopodisti e con l’aiuto della guida Francesca abbiamo passeggiato tra le vigne ed i boschi della zona di Grumello e di Sassella, circa 3 ore di camminata attraversando i famosi terrazzamenti ed i muretti a secco, Patrimonio Immateriale dell’Umanità dal 2018, camminata molto utile per capire al meglio l’identità di questa valle.

Partendo dalla sua particolare esposizione: da est a ovest, ciò significa una luce, un sole costante durante tutta la giornata – tanto’è che ai piedi delle Alpi i fichi d’india nascono spontanei tra i filari –  con i vigneti esposti a Sud a volte superiori a 800 metri di altitudine a godere di un clima perfetto dato dalle escursioni termiche importanti tra mattina e sera, protetti dai venti freddi del Nord grazie allo scudo naturale delle Alpi Retiche sulla valle, e da un vento termico, la Breva, che arriva dal vicino Lago di Como, asciugando l’umidità in eccesso.

A tutto questo si aggiunga il fatto che ogni terrazzamento è frutto di riempimenti con terra da riporto, con proporzioni e composizioni sempre diverse di granito, limo, sabbia e minerali.

Una parcellizzazione estrema che da origine a delle sfumature ogni volta variabili nel bicchiere, una ricchezza espressiva rara, a sottolineare ancora di più l’unicità dei vini di questa valle.

viva 2026Terminata la passeggiata trekking ViVa 2026 entra nel vivo. E lo fa con una scelta espositiva che abbiamo particolarmente apprezzato: un tasting diffuso nel centro storico di Sondrio, ospitato all’interno di 5 palazzi storici e luoghi simbolo della città. In queste location abbiamo trovato 40 cantine, storie di famiglie, di amicizia, di ambizione, storie di sfide alla montagna, abbiamo trovato un clima ed una dimensione molto autentica e naturale, siamo stati bene.

Merito senz’altro anche del loro Nebbiolo delle Alpi, della loro Chiavennasca che in Valtellina è capace di esprimersi con una freschezza di beva sorprendente, accompagnata da una grande varietà e finezza aromatica. Con Emma abbiamo qui compreso quanto sia stata utile la camminata tra i vigneti, nei boschi, lungo i ruscelli, assaggiando l’uva dai grappoli al sole, aggiungendo così un nuovo alfabeto olfattivo ritrovato poi nei calici.

Aromi che giocano con la dolcezza del fico, le note balsamiche resinose di pino o il pino mugo, di menta selvatica, netti sentori di muschio, profumi più eleganti che esplosivi e che ben si intrecciano ai sentori varietali dell’uva Nebbiolo.

Quasi tutti i produttori hanno proposto in degustazione i tre rossi classici del territorio: il Rosso Valtellina, che rappresenta la versione più fresca ed immediata della Chiavennasca evidenziandone la fragranza e la facilità di beva, la Valtellina Superiore con un 90% minimo di Chiavennasca e un’elevazione minima di 24 mesi, di cui 12 in legno, a rappresentare a nostro avviso l’espressione più autentica e territoriale del vitigno, nella versione Riserva – almeno 36 mesi di elevazione – raggiunge livelli espressivi….commoventi. Ovviamente non poteva mancare il celebre Sforzato o Sfursat, il vino icona della Valtellina, potente e suadente, 20 mesi di elevazione di cui almeno 12 in legno. Il primo vino rosso passito italiano a ricevere la DOCG nel 2003, con una raccolta delle uve leggermente anticipata per poi farle appassire dai 60 ai 120 giorni, in funzione delle annate e delle condizioni di appassimento.

viva 26 i ciazA fine giornata abbiamo riscontrato una proposta di vini in generale molto buona qualitativamente, alcune piacevoli sorprese come la Cooperativa Agricola Triasso e Sassella con il loro I Ciaz, Sassella, Valtellina superiore. Corposo e balsamico, e tanti squilli che piano piano escono allo scoperto.

Mentre ci siamo commossi per: Guast – Inferno, Valtellina Superiore della cantina Dirupi, finemente complesso, in bilico tra verticalità e pienezza di bocca porta nel bicchiere il carattere dell’Inferno, una delle zone più calde ed impervie della valle. Qui ritroviamo parte del nuovo alfabeto imparato camminando nei boschi come i sentori di resina ed erbe alpine, lo sviluppo dei terziari come la liquirizia ed il cacao insieme alla sapidità finale ed un tannino fine ne fanno un vino che non cerca la potenza ma la misura. Tutta la loro linea ci è molto piaciuta, così come la loro storia, una storia di amicizia. Senz’altro ci ha conquistato Clos Convento San Lorenzo, Valtellina Superiore Sassella Riserva di Mamete Prevostini, l’unico Clos presente in tutta la valle. Una struttura tannica avvolgente ed importante giocata tutta sulla morbidezza, una vera carezza al palato, caldo, balsamico, ricco di frutta rossa anticipa, secondo noi, lo Sforzato Albareda, sempre di Mamete Prevostini, e qui l’aggettivo “avvolgente” gioca un altro campionato. Ha una ricchezza di aromi e profumi che vanno dal fico al caffè, dalla menta selvatica al mirto, dal rabarbaro alla china, è si morbido ma anche decisamente potente.

viva 2026 plozzaCambiando areale, passiamo in Valgella, c’è chi ha nella finezza e nella croccantezza del frutto la propria identità, la cantina Sandro Fay. Il suo Sforzato Ronco del Picchio, che nasce a 700 di altitudine, risulta molto fresco ed agile al palato, con una spiccata acidità che sovrasta le morbidezze tipiche dello sforzato facendolo risultare più…snello e dinamico, leggero nella percezione. Quasi opposta ma altresi interessante la visone della cantina Ar.Pe.Pe. con le sue estreme macerazioni, anche di 4 mesi ed oltre, ed i lunghi affinamenti tra botti grandi e cemento a cercare una stratificazione al palato. Nei loro vini si intrecciano le erbe di montagna con gli agrumi, netti sentori balsamici di resine e menta a sentori terrosi come il muschio, vini di importante struttura tannica capaci di restituire nel bicchiere il carattere del territorio dove nascono. Anche la cantina Plozza ci ha conquistato con uno Sforzato reinterpretato, Vivo, qui la macerazione è delicata a cappello sommerso, in pratica per infusione delle vinacce, che permette una estrazione delle sostanze fenoliche lenta e continua, una maggiore integrazione dei tannini che risultano essere meno aggressivi, e mettendo in primo piano il frutto. Un vino da 16,5% invisibili alla beva. Ci è particolarmente piaciuta anche la proposta della cantina Scerscè, con il Valtellina Superiore Essenza e lo Sforzato Infinito, infinito nella persistenza ed anche nel tempo, con quello che l’affinamento concede anno dopo anno.

Energia è quello che più ci rimane da questa esperienza in Valtellina, e un grandissimo merito lo ha avuto il Consorzio che ha saputo trasformare la promozione in una esperienza, mettendo in relazione vino, paesaggio, persone e cultura. L’equilibrio.

L’appuntamento è per ViVa 2027, sempre all’ombra delle Alpi.

 

 

Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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