Dario Princic. Oslavia, la Ribolla e il Merlot che non ti aspetti
28 Set 2026
Vigne e orizzonti

Dario Princic. Oslavia, la Ribolla e il Merlot che non ti aspetti

 

A Oslavia tutti parlano della Ribolla Gialla. Ma c’è un’altra storia che merita attenzione: quella del Merlot. Nella cantina di Dario Princic, tra vini sinceri, macerazioni, territorio e una visione controcorrente, emerge il racconto di uno dei luoghi più sorprendenti per questo vitigno, nel cuore del Collio goriziano.

Perché nessuno lo dice, ma dopo Pomerol è qui

OslaviaOslavia è, per il mondo del vino, la patria della Ribolla Gialla macerata. E lo è di diritto: qui, tra gli anni Novanta e i primi Duemila, è successa una delle rivoluzioni più importanti del vino europeo contemporaneo. Nomi come Gravner, Radikon, La Castellada, Il Carpino, Fiegl, Primosic e Princic — i cosiddetti Magnifici Sette — hanno riscritto il modo di intendere il bianco. Anfore, lunghe macerazioni sulle bucce, cantine votate alla natura del vino. Un gesto radicale che oggi è patrimonio globale.

Tutto vero. Ma c’è un’altra verità di Oslavia che si racconta meno, e che secondo me merita finalmente di essere detta senza giri di parole: qui si fa uno dei Merlot più importanti del mondo. Non me ne vogliano altre zone d’Italia, ma dopo Pomerol le migliori interpretazioni di Merlot arrivano dal Friuli. E dentro il Friuli, Oslavia ha un posto tutto suo. Non è un caso che tutti e sette i Magnifici della Ribolla producano anche grandi Merlot. E non è certamente un coincidenza, anzi ha smesso di esserlo da tempo.

Il Merlot qui è presente dai primi dell’Ottocento. Duecento anni di storia locale: potremmo quasi definirlo autoctono d’adozione. Ha trovato le sue argille, la sua ponka, le sue esposizioni. Ha trovato, semplicemente, il suo terroir. E chi conosce Pomerol sa che il parallelo geologico non è campato in aria — colline, argille fresche, un vitigno che chiede suoli capaci di trattenere acqua senza soffocare le radici.

Da qui parte la mia visita a Dario Princic.

La cantina sotto casa

Dario Princic. Oslavia, la Ribolla e il Merlot che non ti aspettiSeguo Princic da anni, e una volta l’anno provo a passare anche solo per portarmi via qualche bottiglia. Stavolta l’obiettivo è pratico: acquistare dei Merlot per una degustazione futura. Mi accoglie Dario con il figlio Marco, in cantina.

Siamo a Oslavia, piccola frazione a nord di Gorizia, in località Ossario — perché da queste parti ogni curva ha una località diversa — appena sotto il Sacrario Militare che dà il nome al posto. L’azienda nasce nel 1988. Otto ettari di vigne coltivate solo con rame e zolfo, in un regime più restrittivo del biologico. In vigna Pinot Grigio, Ribolla Gialla, Sauvignon, Chardonnay, Tocai Friulano e ora anche Pinot Bianco. Sui rossi oggi solo Merlot, dopo che il Cabernet Sauvignon è stato accantonato. Rese basse, produzione appena sopra le ventimila bottiglie l’anno.

La cantina è sotto la casa di famiglia. Fermentazioni spontanee in tini aperti di rovere, macerazioni sulle bucce che a seconda della varietà arrivano fino a trenta-trentacinque giorni. Affinamenti in botti grandi e acciaio, botti piccole per i rossi. Le botti, e qui c’è un dettaglio bellissimo, sono state costruite con il legno dei boschi di proprietà attorno ai vigneti — quindi essenze diverse, legate al posto. Un altro gesto di aderenza al luogo. In cantina lavorazioni ridotte al minimo: il vino riposa sulle fecce, si evolve da solo. Solo travasi, niente chiarifiche, niente filtrazioni. Poca solforosa all’imbottigliamento. La volatile che si percepisce in alcuni vini fa parte del vino, ne è struttura, non difetto.

Le parole di Dario

Mentre assaggiamo, Dario parla. E vale la pena riportarlo, perché è raro sentire un vignaiolo dire le cose in modo così netto.

Se fossimo al posto dei francesi, in questa zona avremmo i vini bianchi più importanti del mondo.

E poi, sul tema del vino naturale, un chiarimento che pesa:

Io produco vini sinceri. Non amo chiamarli naturali. Quando abbiamo iniziato ci consideravano vini ossidati, rancidi, ci sputtanavano  tutti. Ma lo scopo era produrre vini come i vecchi contadini, i nostri nonni. Non come i nostri padri, che hanno distrutto l’agricoltura con l’aiuto del consumismo.

Vini sinceri, non naturali. È un modo di stare nel vino che dice tutto. Non un’ideologia, non un’etichetta di mercato: un ritorno a un mestiere che si era perso, e che una generazione — la loro — ha dovuto rifare da zero, pagandone il prezzo.

 

I vini nel calice

Dario Princic. Oslavia, la Ribolla e il Merlot che non ti aspettiPinot Grigio 2020 — uno dei vini che amo di più della casa. Naso di arancia, mandarino e clementine in tutte le sfumature, dal fresco al candito. Poi fiori, spezie, miele d’acacia, pesca, albicocca, tè, zenzero. Al palato tutti i sentori nasali ritornano, e poi è sapido, fresco, pieno, lunghissimo. Grande Pinot Grigio.

Trebez 2020 — l’albicocca carnosa, il miele d’acacia e la scorza di lime passano in secondo piano di fronte all’incessante mutevolezza di questo nettare. Il sorso restituisce un vino goloso e di peso, senza però che questo diventi mai un limite: è rintuzzato costantemente dall’apporto provvidenziale di sale e freschezza. Un vino che ridisegna canoni degustativi e abbatte sovrastrutture. Grazie Dario.

Ribolla Gialla 2020 — la Ribolla della casa, in una versione ancora giovane ma già leggibile. Spezie dolci, frutta secca, albicocca, pesca, sentori erbacei. Al palato pieno, fresco, sapido, leggermente tannico, di buona mineralità e ottima persistenza. Ha davanti anni di lavoro, e si vede.

Ribolla Gialla 2017 — tre anni in più fanno un altro vino. Più risolta, più armonica, il tannino integrato, la macerazione ormai al servizio del sorso e non più protagonista. È il tempo che serviva.

Merlot 2010 — un vino che seguo da anni. Lo avevo assaggiato in botte allora, e in quella stessa occasione avevo comprato qualche bottiglia dei Merlot 2006 e 2007, che ho ancora oggi in cantina. Oggi il 2010 lo ritrovo finalmente in bottiglia, e ne seguo così l’evoluzione completa. Profumi profondi di frutta matura, spezie, cuoio e caffè si intrecciano in un naso vivo e cangiante. In bocca è pieno, materico, con una vena rustico-selvatica affascinante (che immagino non posso piacere a tutti, soprattutto a chi è abituato a bere vini convenzionali, costruiti a tavolino), sempre sostenuto da freschezza e sapidità. Lunghissimo e appagante. Un rosso autentico, che vibra ancora e invita al sorso successivo.

Chiudo

Dario Princic. Oslavia, la Ribolla e il Merlot che non ti aspettiIn alcune cantine si torna perché sono l’evidenza di come uno sta nel vino. Princic è una di queste. La tesi con cui ho aperto — Oslavia come casa del Merlot al di fuori di Bordeaux — non è provocazione: è quello che i calici raccontano da anni, e che nel tempo diventa sempre più difficile ignorare. La Ribolla di Oslavia ha giustamente vinto la sua battaglia culturale. Ora tocca al Merlot, e credo che il mondo, prima o poi, se ne accorgerà.

Nel frattempo, in cantina da me, il 2006 e il 2007 continuano a lavorare. E questa è forse la cosa più bella che si possa dire di un vignaiolo: che nelle nostre case, per anni, i suoi vini continuano a farci compagnia.

Chiaramente Oslavia è il paese della Ribolla  Gialla, la Ribolla Gialla di Oslavia  ma di questa storia ne parleremo piu avanti

 

Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo