Champagne Experience 2026
20 Ott 2026
BlendNews

Champagne Experience. Bologna capitale temporanea delle bollicine d’Oltralpe 

 

Domenica 4 e lunedì 5 ottobre, all’interno di BolognaFiere, si è svota la nona edizione di Champagne Experience, l’evento diventato ormai il mainstream del settore per tutti i professionisti e gli amanti delle bollicine più famose al mondo. Promosso e organizzato da Excellence srl Società Italiana Distributori e Importatori, Champagne Experience riunisce ogni anno importatori, grandi maison e piccoli vigneron, per orchestrare un viaggio tra centinaia di champagne, Master Class e dibattiti. 

Si è da poco conclusa la nona edizione di Champagne Experience, l’unica kermesse italiana interamente dedicata alle bollicine simbolo di festa, lusso e convivialità. Organizzata da Excellence srl, Società Italiana Distributori e Importatori, l’appuntamento del 2026 ha ospitato 125 espositori e oltre 600 etichette, suddivise tra grandi maison e piccoli vignerons, contraddistinti da colori differenti in base alle zone di provenienza.

Quattro grandi aree, dunque, hanno scandito il percorso dei visitatori: la Montagne de Reims, la Côte de Bar, la Côte des Blancs, le maison classiche e la Vallée de la Marne. 

La Champagne, tra nuovi stili di consumo e cambiamenti climatici

Camminando tra i banchi d’assaggio, si ha un po’ la sensazione che la Champagne stia vivendo un paradosso affascinante. Da un lato, resta la costante della geologia dei suoli: il gesso (craie) della Côte des Blancs che imprime una lama salina capace di verticalizzare lo Chardonnay; o i terreni più pesanti della Montagne de Reims e della Vallée de la Marne, dove Pinot Noir e Meunier acquisiscono una spalla acida e un’ampiezza che rendono la bevuta opulenta e longeva.

Dall’altro lato, però, c’è lo spettro del cambiamento climatico. Il dibattito latente tra i tavoli dei produttori ha riguardato quindi la gestione agronomica del Climate Change. Il riscaldamento globale favorisce maturazioni fenoliche un tempo impensabili, riducendo la necessità di dosaggi zuccherini elevati (da qui il boom commerciale degli Extra Brut e dei Pas Dosé). Sul fronte opposto, mette a rischio la freschezza propria dello Champagne. La sfida per i viticoltori è, pertanto, quella di gestire la vendemmia anticipata con una precisione maniacale in pressatura, per evitare l’estrazione di tannini amari, e seguire minuziosamente l’affinamento in cantina.

Gli assaggi, tra scoperte e conferme 

Champagne Experience 2026Jardinot 2022 Brut Nature – Amaury Beaufort (80% Pinot Noir, 20% Chardonnay). Un Blanc de Noirs radicale e magnetico. Vinificato interamente in legno senza compromessi, è un concentrato di sale, piccoli frutti rossi croccanti e spezie bianche. Il sorso è verticale, asciutto, sorretto da un’acidità affilata che esalta un finale gessoso e di grandissima persistenza. Per chi cerca la Champagne identitaria, dinamica e senza trucco.

De quoi te méles tu? 2022 Brut Nature – Amaury Beaufort (100% Pinot Noir). Il Blanc de Noirs “naturale” secondo la nuova avanguardia dell’Aube. Vinificato senza alcuna aggiunta di anidride solforosa, è una cuvée di spiccata tensione gastronomica. Il sorso si muove sinuoso tra volume e un’acidità croccante e scalpitante, chiudendo su cenni sapidi profondi e note di piccoli frutti rossi ed erbe spontanee. Radicale, affilato e di ragguardevole dinamicità espressiva.

Champagne Experience 2026Sous Larrey 2019 – Rémi Leroy (100% Chardonnay). L’eccezione che conferma la regola della Côte des Bar. Un Blanc de Blancs d’avanguardia, vinificato in pièces per esaltare il volume senza snaturare la purezza del frutto. La 2019 regala una polpa vibrante di mela cotogna e cenni di pasticceria, sostenuta da una freschezza quasi citrica e da un finale sapido, asciutto e verticale. Un millesimato di indiscusso spessore gastronomico, pensato per tavoli che esigono precisione sartoriale ed espressiva.

Terre d’Origine Extra 2018 – Erick Schreiber (68% Pinot Nero, 20% Chardonnay, 12% Pinot Meunier). Una cuvée d’autore che esalta l’equilibrio di un’annata ricca. L’impronta biodinamica di Schreiber si traduce in un sorso di carattere: se al palato è ampio, giocato su note di mela cotogna, pan brioche e gesso umido, la bevuta è verticale, tesa e vibrante. Uno spumante incisivo, per chi ama la pulizia espressiva del terroir kimmeridgiano.

Les Marnes Blanches Nature S.A. – Jeaunaux-Robin (100% Chardonnay). Uno Chardonnay che devia dai codici della vicina Côte des Blancs. Nella Vallée du Petit Morin, culla del Meunier, Cyril Jeaunaux estrae un Blanc de Blancs di affascinante austerità da un suolo di marne calcaree e selce. La scelta di evitare la malolattica e il passaggio in legno esausto imprimono un profilo tagliente, quasi fumé. Al naso l’agrume amaro e la pietra focaia si fondono a cenni erbacei fini. La bevuta è dritta, tesa e pervasa da una spina sapido-minerale che invita al sorso successivo. Rigore assoluto per palati tecnici.

Les Danaides S.A. – Villa Bon Accueil (100% Pinot Noir). Un’interpretazione del Meunier di rara personalità, figlio di un micro-domaine di soli 0,64 ettari a Vandières. Les Danaïdes nasce da una réserve perpétuelle affinata in legno esausto, raramente colmato, per permettere al vitigno di impreziosirsi di una finissima complessità ossidativa. Lontano dallo stereotipo del Meunier, il sorso rivela una trama tesa, polposa, ricca di agrume candito, spezie ed erbe officinali. Uno Champagne di grande spessore gastronomico, dedicato ai collezionisti di rarità territoriali.

Les Songes S.A. – Villa Bon Accueil (100% Pinot Noir). Ottenuto da una rigorosa selezione parcellare e vinificato interamente in barrique, questo Extra Brut gioca magistralmente sulla corda dell’ossidazione controllata e della rotondità espressiva. Il sorso è denso, pâtissier, ricco di spunti minerali iodati e piccoli frutti, ma serrato da un finale asciutto e di grande precisione geometrica. Una sartorialità che esalta il lato più nobile della Marna.

Champagne Experience 2026Castille Premier Cru Rosé Extra Brut – Colin (90% Chardonnay, 10% Pinot Noir). Un rosé contemporaneo guidato dallo Chardonnay (90%) del terroir calcareo di Vertus, rifinito da un 10% di Pinot Noir in rosso. La cifra stilistica di questa cuvée risiede nell’uso magistrale della réserve perpétuelle dal 2004, che stratifica il sorso senza intaccarne la tensione. La bevuta è infatti cremosa ma affilata da una freschezza vibrante, con ritorni di piccoli frutti rossi ed erbe officinali che sfociano in un finale sapido, pulito e di grande persistenza. Un Rosé da spina dorsale bianca.

Saignée des Terres Amoureuses 2015 – Bertrand-Delespierre (100% Pinot Noir). Evocativo. Estratto per alzata di cappello e affinato per 7 anni in cantina, questo Extra Brut si distanzia dai rosé classici per rivendicare una vinosità profonda e una struttura tridimensionale. Al palato unisce cenni di ribes, rabarbaro e spezie scure a una spalla acido-sapida affilata che rende la persistenza quasi infinita. Ideale per chi cerca la Champagne dei vignerons vecchio stampo.

L’inattendue Extra Brut S.A. – Domaine Lagille (100% Pinot Meunier). Il volto verticale e identitario del Meunier di collina. Un Blanc de Noirs che rinuncia ai dosaggi rassicuranti per mettere a nudo il suolo calcareo. Al palato, esprime una polpa fragrante, bilanciata da un perlage cremoso e da un’acidità citrica sferzante. Chiude su cenni iodati, di frutta bianca matura e piccoli abbrivi agrumati. Uno Champagne gastronomico in equilibrio tra spessore e pulizia di beva.

Grande Reserve Extra Brut S.A. – Domaine Lagille (1/3 Chardonnay, 1/3 Pinot Noir, 1/3 Pinot Meunier). Affinato per 60 mesi sui lieviti e dosato al minimo, è un blend paritario di indiscutibile spessore gastronomico. L’attacco al palato è cremoso, ampio, ricco di rimandi di piccola pasticceria, burro fresco e frutta bianca matura, ma lo sviluppo è serrato da una sapidità persistente. Una certezza assoluta per la mescita qualificata e la ristorazione d’autore.

Champagne Experience 2026Colection Terroir Meunier 2021 – Sylvie Moreau (100% Pinot Meunier). Una micro-cuvée da millesimo unico che gioca sulla corda della tensione più estrema, patrimonializzando un’annata poco felice. L’ingresso al palato è dominato da una polpa fragrante e fragolina di bosco, immediatamente rinvigoriti da una verve agrumata affilata e da una chiusura salina persistente. Un Meunier nudo e profondamente territoriale.

Edition n°6 Collection Privée 2011 – Sylvie Moreau (50% Pinot Noir, 50% Chardonnay). Lo Champagne inteso come haute couture. L’Edition n°6 celebra il millesimo 2011 attraverso un blend paritario di Pinot Noir e Chardonnay, affinato sui lieviti per oltre dieci anni. La lunga sosta regala una complessità terziaria magnetica: l’olfatto si muove tra nuances di pera matura, abbrivi balsamici, sottobosco e note tostate. In bocca, è elegantemente opulento, sorretto da una freschezza quasi austera che chiude su un registro minerale assai persistente. Una cuvée matura, cerebrale e di rara reperibilità.

Scenari di mercato: lo Champagne asset rifugio

La Champagne Experience stimola sicuramente a riflessioni di differente tenore, offrendo uno spaccato chiaro e variegato del mondo del vino, protagonista di una fase di profonda polarizzazione. Se i vini di massa soffrono una contrazione strutturale dei consumi, lo Champagne dimostra invece una resilienza anti-ciclica unica, comportandosi quasi come un bene rifugio.

Il mercato italiano si conferma il quinto Paese importatore a livello globale per volume, ma tra i primissimi per valore medio a bottiglia. Il consumatore italiano sembra non più interessato alla mera “bollicina delle feste”, e inizia a preferire l’identità del singolo lieu-dit, la parcellizzazione esasperata, la filosofia biologica o biodinamica del piccolo recultant.

L’evento di Bologna ha sancito quindi questo cambio di paradigma. Lo Champagne non è più semplicemente un calice da bere, ma una etichetta da studiare, decodificare e, perché no, collezionare. 

 

Manuela Mancino – Senza etichetta

Su Instagram è @manuela.mancino.31