Torre Civette. Stendhal e i fili di Arianna
“Qui dove il mare luccica e tira forte il vento
su una vecchia terrazza davanti al golfo di…”
CALA CIVETTE
Si, Cala Civette, siamo nel pieno della Maremma Toscana, esattamente nel Comune di Scarlino in provincia di Grosseto.
E c’è un mare che mischia il verde smeraldo con il blu cobalto, c’è il vento che muove la macchia mediterranea che più mediterranea non si può, soprattutto c’è la vecchia terrazza che si affaccia su questo paradiso.
La terrazza di Torre Civette, antica torre difensiva ricostruita nel 1568 sulle tracce di una fortezza ancora più antica, del 1100 circa.
Affacciata sul Tirreno, che sembra dominare dalla cima di un promontorio, immersa nell’area naturalistica delle Bandite, è diventata nel tempo il simbolo di questa costa, capace di far innamorare chiunque mescolando natura e storia, con la fantasia a fare da ponte tra passato e futuro.
Ed è quello che è successo ad una facoltosa donna di origini kazake di casa in Grecia, che visitando questi luoghi ha vissuto la sua Sindrome di Stendhal, quella sensazione di smarrimento che si prova quando la bellezza supera ogni aspettativa.
C’è tutto!
Ci sono anche i sogni.
E’ così che nel 2014 iniziano a prender forma, la decisione di acquisire la Torre ed i terreni annessi, con un obiettivo ben chiaro sin dall’inizio: produrre vini di altissima qualità e ristrutturare, oltre alla Torre, un antico casale per trasformarlo in un elegante, raffinato e prestigioso agriturismo.
Il primo passo è lo studio del territorio: comprenderne la morfologia, analizzare i suoli e individuare i vitigni più adatti a esprimere il potenziale di queste terre.
E se è vero che il talento sta nelle scelte, quelle compiute dichiarano subito l’ambizione del progetto. Al fianco della proprietà arrivano due fuoriclasse del mondo vitivinicolo, l’enologo Riccardo Cottarella e l’agronomo Attilio Scienza che individuano nel Cabernet Sauvignon, nel Cabernet Franc e nello Syrah le tre varietà da cui prende avvio il percorso enologico della Tenuta.
Negli anni successivi i vigneti si ampliano con nuovi impianti: Chardonnay, Petit Manseng, Pinot Nero, Sauvignon Blanc, Sémillon e Merlot. La superficie vitata raggiunge così i 35 ettari, di cui 12 destinati alle varietà a bacca rossa e 23 a quelle a bacca bianca.
Oggi la gestione enologica è affidata a Marco Tolfa, che prosegue il lavoro in collaborazione con la proprietà, potendo contare ancora sulla preziosa consulenza di Riccardo Cotarella.
A tutto questo però manca una cosa, fondamentale: una regia.
Una figura che sappia muovere i fili di tutta la tenuta, dell’agriturismo, della cantina, sappia relazionarsi con le istituzioni e con le maestranze, una figura che abbia idee e che sappia realizzarle.
Manca Arianna.
Arianna Balducci l’abbiamo incontrata la prima volta a Wine Siena 2026 lo scorso gennaio, appassionante nel raccontare i suoi vini in degustazione e nel raccontarci della Tenuta di Torre Civette, capace insomma di renderci curiosi, tanto da spingerci ad organizzare, qualche mese più tardi, una visita in cantina.
Così è stato.
Un sabato di metà ottobre siamo andati in quel meraviglioso angolo della Maremma Toscana “dove il mare luccica e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Cala Civette”.
Arianna ci accoglie con lo stesso entusiasmo che avevamo conosciuto a Siena e con orgoglio ci guida nelle sale e nelle stanze dell’agriturismo appena completato ed inaugurato alla fine giugno. Bellissimo, curato nei dettagli e perfettamente integrato nel paesaggio, merito di una attenta ristrutturazione che ha saputo rispettare i materiali e l’identità del luogo.
La giornata è fresca ma accettiamo molto volentieri l’invito a visitare una parte dei vigneti che circondano la proprietà, e qui si scopre uno scenario da film. La collina si apre a forma di anfiteatro, un vero anfiteatro naturale che abbraccia a destra ed a sinistra la macchia mediterranea, senza nessuna interruzione gli occhi finiscono nel mare e nel cielo, scenografia perfetta per un palcoscenico dove sembra stia per iniziare qualcosa, dove vive quella sospensione, quel trattenere il fiato prima dell’applauso liberatorio che accoglie i protagonisti.
Non a caso è uno dei posti preferiti anche di Arianna, che già immagina una struttura panoramica sopraelevata in legno con un grande tavolo, dedicata all’accoglienza degli ospiti e penso che già senta anche sospirare i vari…”Wonderful!”, “Чудесно!”, “Υπέροχο!”, “令人陶醉!”.
L’attenzione si sposta poi sulla composizione del terreno, in prevalenza sabbioso ma con una componente ferrosa e minerale notevole, tanto da colorare di rosso i terrazzamenti più alti per sbiadire man mano che si scende verso la cantina, essenziale nella struttura e ricca di fermentini in acciaio e di barrique.
A proposito, è tempo di assaggiare il lavoro svolto dai fermentini e dalle barrique.
La linea di Torre Civette
attualmente è composta da tre etichette in degustazione: un rosato e due rossi. Nel prossimo futuro molto probabilmente saranno affiancati anche da un bianco e da un metodo classico.
Civetta in Rosa 2025, è il primo vino che assaggiamo, da uve Syrah, un progetto nato dalla volontà di Arianna, pensato per una coccola in spiaggia con la comodità del tappo a vite.
La personalità dell’uva si sente subito e dimostra di essere un vino versatile, come aperitivo servito freddo, con qualche grado in più di temperatura regge molto bene anche la tavola, complice un leggero tannino.
Ha carattere, un profumo di rosa canina anticipa la rotondità e la morbidezza del sorso contrapposti ad una fresca acidità che mi porta ad una sensazione di yogurt di fragoline, ai tipici frutti rossi come il ribes e il lampone, ed al pompelmo rosa. Come dicevo piano piano arriva un leggero tannino ed una speziatura acidula di pepe di Sichuan, forse per ricordarci che dopotutto stiamo bevendo uno Syrah, e che con un anno in più sulle spalle non sarebbe in soggezione nemmeno al cospetto di un ricco Cacciucco.
Due cose caratterizzano tutti i vini di Torre Civette: la finezza sottile e l’eleganza del sorso donate dalla sabbia abbondante nei terreni e la salinità in chiusura di bocca donata dalla vicinanza del mare.
Il primo rosso che ci viene servito è Civetta Brava 2022, blend di Syrah 65% e Cabernet Sauvignon 35%. Dopo la fermentazione divisa tra acciaio piccole botti si eleva per 12 mesi in barrique di primo passaggio e altri 12 mesi in bottiglia.
Di solito quando la barrique è di primo passaggio, non lo nego, parto sempre con il freno a mano tirato, mi spaventa. Spesso è troppo invadente e deviante rispetto al varietale dei vini, in Civetta Brava, così come nell’ultimo vino che assaggeremo, mi ha piacevolmente sorpreso. E’ stata usata davvero bene! Al servizio del vino, per esaltazione. La sensazione sia la naso che in bocca è subito di armonia ed equilibrio, dalla violetta alle more, dal fiore di rosmarino alla prugna sunsweet, ad un inizio di terziari che si affacciano, una leggera china nel finale con un po’ di liquirizia e tabacco. Terziari che non vogliono fare i protagonisti, non qui.
Lasciano grande spazio alla frutta rossa matura, alle erbe aromatiche e balsamiche, esaltando la facilità di beva e la freschezza di questo vino.
Aromi terziari che invece vogliono il palcoscenico nel terzo vino.
Torre Civette 2022, Cabernet Franc in purezza.
Il percorso di fermentazione e affinamento ripercorre quello di Civetta Brava per un Cabernet Franc che lascia intravedere sviluppi di grande eleganza e struttura.
Notevole. A mio avviso ha bisogno ancora di qualche tempo in bottiglia per arrivare all’effetto “WOW”, nel bicchiere dimostra di avere tutte le carte in regola essendo già godibile. Un bellissimo e netto ricordo di mirto, di eucalipto, di rosmarino, di quella macchia mediterranea che intorno alla tenuta accompagna gli occhi ma anche il naso, sorseggiandolo mi torna in mente il colore rossastro del terreno, di ruggine, il tannino è ancora un po’ tattile ma si legge bene la sua eleganza e il suo vigore.
E’ un vino completo anche nella trama speziata, noce moscata, pepe nero, alloro, che se la giocano a farsi sentire con il cacao, con una sfumatura fumè ed un inizio di ceralacca. Super! Merita l’attesa.
La mattinata è volata via in un attimo, siamo stati molto bene. Ci salutiamo con la promessa di ritornare magari per assaggiare un nuovo vino bianco e un metodo classico, e anche perchè il filo di Arianna ha ancora molte storie da intrecciare qui a Torre Civette.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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