slowine 2026
30 Ott 2026
Il viaggio di Orfeo

Slowine 2027. A Milano l’anteprima dei vini buoni, puliti e giusti.

 

Ancora una volta Milan l’è propri un gran Milan!

Slowine torna a Superstudio per presentare la guida dei Vini buoni, puliti e giusti.

E siamo alla numero 17.

In una edizione, interamente dedicata alla memoria del fondatore Carlo Petrini, che Federico Gordini, fondatore della Milano Wine Week, considera come il primo evento ufficiale della settimana del vino, il curatore della guida Giancarlo Gariglio sottolinea come il vino italiano, ma direi il mondo del vino in generale, stia attraversando una stagione complessa fatta di cambiamenti climatici, consumi in calo e costi in aumento.Eppure, proprio in questo scenario, emergono segnali di rinnovamento che invitano a guardare oltre le difficoltà del presente, lo confermano anche i numeri della guida: 168 nuove cantine a fronte di 132 uscite, con un saldo positivo di 36 aziende. Un ricambio significativo sostenuto dall’intraprendenza delle nuove generazioni e dalla crescita di molti territori, il Sud su tutti.

Parallelamente, si fa strada una nuova presa di coscienza che riporta l’agronomia al centro con la gestione del suolo e dell’acqua, insieme ad una consapevolezza sempre più diffusa che la biodiversità assume un ruolo strategico per affrontare le sfide climatiche e rafforzare la resilienza dei vigneti.

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 Il futuro del vino dipende anche dalla capacità di custodire i luoghi in cui nasce.

E’ il filo che lega i Premi Speciali assegnati quest’anno, esperienze differenti ma accomunate dalla volontà di dare al vino un significato che vada oltre al prodotto, la volontà di raccontare il proprio territorio, vino come simbolo di Genius Loci.

Molto significative a riguardo le parole di Teobaldo Rivella, Piemonte, che ha ricevuto il Premio alla Carriera.

Devo dire che ho fatto più di sessanta vendemmie e il tempo è volato. Ho avuto la fortuna di seguire una passione che curavo fin da bambino. Quando ho potuto avere due ettari di terreno un sogno si è realizzato. In questi anni non mi sono ingrandito: è la dimensione che potevo gestire con l’aiuto di mia moglie. Ho visto tante mode passare, tanti modi di fare il vino. Io non so se ho fatto bene, ho sempre seguito le mie idee. Ho rinunciato alla chimica e ho continuato semplicemente a coltivare la terra e a fare il vino nel modo in cui credevo.

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Il Premio alla Novità dell’Anno è stato assegnato a Nicola Siriaco, Puglia, che dalle esperienze vissute all’estero una volta tornato ha saputo lavorare per sottrazione. Il suo Gariga è un Negroamaro inatteso, contemporaneo, agile e snello, spogliato da muscolature eccessive.

Il Premio Giovane Vignaiolo va a Nikolas Juretic, Friuli, ideatore del progetto Senza Meja, Senza Confine, dedicato ai giovani vignaioli Friulani e Sloveni che danno vita ad una visione collettiva del territorio, sotto un unica lingua.

L’azienda Thomas Niedermayr, Alto Adige, si aggiudica il Premio per la Viticoltura Sostenibile 2027.

Cantina che con coraggio e convinzione ha messo in discussione ciò che sembrava immutabile, estirpando tutte le vecchie viti in favore dei vitigni Piwi.

Solaris, Bronner, Souvignier gris e altre varietà resistenti ci consentono di ridurre drasticamente la difesa fitosanitaria e i passaggi dei mezzi agricoli. Seguire l’evoluzione fa parte della natura. Perciò fare prodotti di qualità per noi vuol dire andare avanti, stare attenti agli stimoli della natura.

Importante per motivazione e per etica il Premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà 2027 assegnato alla cantina Clarabella, Lombardia.

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Le parole di Alessandro Mogavero, responsabile dell’azienda, giustificano a pieno il premio:

Noi ci occupiamo seriamente di reinserimenti lavorativi e operiamo con persone con fragilità psichiatrica. Noi siamo l’ultimo anello di un percorso già intrapreso, o che la persona è intenzionata a intraprendere. Noi cerchiamo di dare una nuova occasione di riscatto e di inclusione: tornare a lavorare aiuta a cambiare la propria immagine percepita all’esterno. Le persone che coinvolgiamo sono assunte dall’azienda, diventano colleghi, non parliamo di tirocini.

slowineDopo la premiazione si è passati al momento più atteso: la grande degustazione con 450 cantine presenti ed oltre 1.000 vini sui banchi.

Beh…con Emma ci siamo tanto divertiti!

Ecco alcuni appunti presi al volo della giornata.

La cantina Tre Monti, Emilia Romagna, ha presentato due interpretazioni dell’Albana, un vitigno che ha fatto la storia dei bianchi italiani, prima DOCG a bacca bianca nel 1987, ma oggi spesso confinato in una dimensione “territoriale” che non gli rende affatto giustizia.

Il primo vino è Vigna Rocca che macera sulle bucce per circa 15/20 giorni prima di affinare in acciaio.

Il Secondo è Vitalba, Albana macerata in anfore georgiane tra i 70 e 120 giorni. Evidente in entrambe le versioni una nota tannica ed una complessità di aromi e profumi davvero ampia. Complessità che si accentua in Vitalba, arricchendo il palato anche con una componente balsamica non indifferente, frutta esotica matura ed una leggera ossidazione. E’ un vino molto persistente e di gran carattere.

slowineIn Sicilia, nella zona di Marsala, siamo rimasti affascinati dai vini di Fabio Ferracane. Un Cataratto Lucido, GuanciaBianca ci ha colpito per la freschezza di beva e la ricca mineralità calcarea, generoso con la frutta bianca e le erbe aromatiche, con una chiusa di mandorla. Sarà interessante tra qualche anno capire quel sentore minerale come evolverà. Il suo secondo vino assaggiato è un Grillo, Magico, nome omen. Particolare nelle note salmastre, di agrumi e pesca, ed anche qui non mancano le note minerali. E’ un vino che scava nel palato lasciando indizi sparsi, anche di frutta secca e di qualche scorza di agrume. Anche in questo caso il tempo metterà i suoi accenti.

L’ultimo vino è uno Zibibbo, Zibibbu, che dire….la Sicilia nel bicchiere, un profumo fatto e finito. Pensi alla zagara, alle foglie di the, pesca, mentuccia, basilico, cedro, bergamotto, una corrispondenza naso bocca esemplare. Chiudi gli occhi e sei al mare. E poi…11,5% gradi, eh si, chiudo gli occhi e sono al mare ma con due bottiglie, una per me e una per Emma! Davvero felici di questo incontro con Fabio.

In Campania l’eleganza della Falanghina di Contrada Salandra, Campi Flegrei, si è fatta notare. Delicato nei fiori, camomilla in primis, così come nelle spezie e nei fiori selvatici, diventa più incisivo nell’acidità. In degustazione c’è la 2022 e si iniziano a sentire anche dei sentori di idrocarburo e qualche nota fumè.

Nelle Marche troviamo due vini che rompono gli schemi. La cantina è Valter Mattoni.slowine

Il Trebbiano Trebbien, cosi come il rosso Arshura, si racconta senza troppi fronzoli. Diretto e potente. C’è si la frutta a polpa gialla, anche il melone, ma bevendolo in mente si ha subito la campagna delle Marche, il fieno ed i fiori selvatici. L’affinamento in barrique gli regala un po di miele nel finale ed una bacca di vaniglia leggera leggera. Ha un gran carattere, con qualche spigolo ma la sensazione è che siano voluti. Qui è il cibo che va in soggezione al vino.

Gia, perchè anche il rosso, Montepulciano d’Abruzzo, a spigoli da smussare non scherza.

Arshura, lo assaggi e capisci il perchè del nome. In marchigiano significa anche sete asfissiante, necessità di bere. Quando lo abbiamo assaggiato abbiamo avuto, con Emma, la stessa sensazione: due piani ben distinti uno dove protagonista indiscusso è il tannino, graffiante, tosto, energico ma ancora polveroso, il secondo dedicato alla ricchezza del sorso, con la frutta rossa sotto spirito in primo piano e la balsamicità che accompagna fino alla fine, con una progressione che porta fino alla china, al tamarindo. C’è la voglia di assaggiare Arshura con qualche anno in più di affinamento, questa, 2022, è un preludio, una preview di quello che sarà. Grinta pura.

slowineIn Valtellina abbiamo ritrovato l’eleganza, la finezza, la croccantezza del frutto che caratterizzano i vini di Sandro Fay, Valtellina Superiore Riserva Valgella Carteria. Una potenza nascosta. Arriva piano piano, sorso dopo sorso. Gode di una esposizione davvero particolarmente felice della valle. Sole durante tutta la giornata, protezione della Alpi dai venti freddi, ottima escursione termica e vento dal lago di Como. Esserci stati da poco in Valtellina per Viva 2026,  ci aiuta a riconoscere ed apprezzare il ricordo minerale del granito, le resine dei boschi, la menta selvatica. Centrobocca perfetto, equilibrio e gran persistenza. Una Chiavennasca di sottile finezza e dai tannini setosi. Avvolgente.

Due vignaioli storici come Giacomo Boveri e Walter Massa ci portano in Piemonte con due interpretazioni del Timorasso che hanno attraversato ormai decenni.

La differenza tra le due versioni nasce sopratutto dai terreni: argilloso quello di Boveri, marnoso ricco di calcare quello di Massa.

slowineVolendo quello di Boveri ci è sembrato rivolto alla freschezza di beva, più…immediato, quello di Massa, decisamente più minerale, guarda molto lontano nel tempo. Comunque due bandiere, due icone indiscusse del territorio, locale e nazionale.

Ino è un vermentino sardo della cantina La Sughera che si fa ricordare. Ricco di speziature decise, a me ricorda più l’origano che il basilico tipico del vitigno, e con parecchia struttura sulle spalle, arriva piano piano, accompagnato sempre da una spiccata salinità iodata e da un agrume dissetante, fino alla fine.

L’appuntamento con Slowine è a febbraio a Bologna Fiere, un evento sempre più necessario perchè è diventata un luogo di condivisione di idee sul futuro dell’agricoltura, del paesaggio e del vino, sostenendo aziende indipendenti, varietà meno conosciute, sostenendo il lavoro di chi sceglie strade meno immediate.

 

Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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