Marilyn Marilyn Marilyn. Via Margutta e Area Contesa Arte celebrano il mito insieme a Vigna Nica
Il tempo per la vita è adesso. Non c’è ieri. Non c’è domani. Solo il brillante, irreversibile adesso.
Marilyn Monroe
Via Margutta ha questa capacità, rara tra le strade del mondo, di fare coesistere tutto. Il sacro e il profano. Il silenzio e il fragore. Il passato che non smette mai di essere presente. È la strada degli artisti, certo, ma anche la strada dei contrasti tenuti insieme da una qualità dell’aria che sembra filtrata dalla storia. Ci sono i gatti che dormono sui davanzali, le botteghe dei restauratori con i vetri storti, i muri coperti di edera dove d’estate il verde diventa quasi un manifesto. È una strada che racconta chi la attraversa. E alcune serate, certe serate particolari, la strada ricambia.
Il 5 giugno la Galleria Internazionale Area Contesa ArteDesign ha ospitato “Marilyn Marilyn Marilyn”: un evento dedicato a una delle icone più enigmatiche del Novecento, nel centenario della sua nascita. Non una mostra nel senso più convenzionale del termine. Qualcosa di più vicino a una seduta spiritica laica, a una conversazione collettiva con un fantasma che non ha nessuna intenzione di sparire.
Il mito che non si lascia archiviare
Marylin Monroe è probabilmente il caso più clamoroso di persistenza immaginaria del Novecento. È morta nel 1962 ma continua a generare interpretazioni, ossessioni, riflessioni. Ogni decennio la ri-scopre, la ri-usa, la ri-tradisce e poi la ri-ama. Warhol l’aveva capito prima di tutti: il volto di Marilyn non è un ritratto, è una matrice. Una forma che può essere riempita di qualsiasi colore, di qualsiasi intenzione, senza esaurirsi mai.
Che cosa resta, a cento anni dalla nascita, di Norma Jeane Mortenson diventata Marilyn? Resta la vulnerabilità trasformata in potere. Resta il sorriso come difesa. Resta quella voce, quella voce incredibile, che sembrava arrivare da un luogo più morbido e più doloroso di qualsiasi altra voce del suo tempo.
La galleria Area Contesa Arte di Via Margutta ha saputo fare di questo anniversario qualcosa di vivo, non di commemorativo. Una molteplicità di interpretazioni artistiche, ognuna con il proprio vocabolario visivo, si è offerta ai visitatori non come archivio ma come specchio: di chi guarda, di chi è guardato, e della lunga distanza che a volte li separa.
La serata: arte, parola, musica
Tra le presenze della serata, Annarita Campo che ha presentato il suo intervento Marilyn e Hollywood: un viaggio attraverso aneddoti, curiosità e riferimenti storici che ha restituito al pubblico la texture di un’epoca. Non solo la diva, ma il sistema che l’ha prodotta e consumata. Non solo il fascino, ma il prezzo che quel fascino ha richiesto.
La personale di Rosa Maria Raffaele ha aggiunto un ulteriore strato di lettura: un’esplorazione del mondo femminile che ha dialogato con la figura di Marilyn senza imitarla, cercando piuttosto quei territori interiori che la diva rappresenta per molte donne ancora oggi. Non il glamour, ma la radice.
A emozionare il pubblico con intensità diversa e inaspettata è stata la performance del mezzosoprano Caterina Novak, la cui interpretazione ha trasformato gli spazi della galleria in qualcosa di più raccolto e più necessario. La voce come strumento di memoria. Come se certe verità sul mito richiedessero di essere cantate, non spiegate.
Vigna Nica e il Radice Eterna: quando il vino ha radici antiche quanto il mito
A completare la serata, un vino di di Vigna Nica, presentati da WineFuture.
Di Maria Genovese e di Vigna Nica ho scritto qualche anno fa, su queste stesse pagine, con lo stesso stupore con cui si racconta qualcosa che si stenta a credere. Una ragazza di Barcellona Pozzo di Gotto, laurea in Scienze della Comunicazione, nonno che vendeva limoni in Germania, un fazzoletto di terra nica, piccola, in siciliano, tra due vulcani attivi, Etna e Stromboli, che si fronteggiano in lontananza come due Iddu/Idda senza mai mettersi d’accordo sul chi comandi. Quella terra affacciata sulle Eolie, carica di sole e di vento salino, Maria l’ha trasformata in biodinamico quando ancora pochi ci credevano davvero, con rese che il disciplinare permetterebbe ben più alte ma che lei mantiene basse perché la qualità, per Maria, non è una promessa di marketing ma una questione di rispetto verso la terra del nonno. Da quei due ettolitri della prima vendemmia a più di undicimila bottiglie oggi: piccola vigna, grande cuore.
Il vino presentato alla serata di Via Margutta è il Radice Eterna, metodo ancestrale da uve Nocera.
Il Nocera è uno di quei vitigni che il Mezzogiorno ha custodito nell’ombra per secoli, simile nel carattere al Nerello Mascalese e al Cappuccio, parte di quella famiglia di vitigni siciliani che il mercato ha a lungo ignorato e che alcune vignaiole ostinate stanno riportando alla luce. Maria è tra queste.
Nel bicchiere il Radice Eterna si presenta con quella velatura tenue che appartiene ai grandi metodi ancestrali, con un perlage di grana fine che sale senza fretta. È il tipo di bollicina che non cerca di stupire con la forza ma con la precisione: al naso arrivano subito i profumi della Sicilia nord-orientale, iodio e balsamico, macchia mediterranea, frutto a polpa scura appena accennato. In bocca la freschezza è netta, quasi salmastra, con una sapidità che racconta il vento delle Eolie meglio di qualsiasi descrizione. Il finale è lungo e pulito, con quella persistenza che appartiene ai vini fatti senza fretta, senza correzioni, senza il desiderio di essere altro da quello che sono.
Un vino che porta nel nome la sua dichiarazione d’intenti. Radice perché affonda nel territorio con una coerenza che pochi raggiungono. Eterna perché certe radici non si strappano.
WineFuture ha portato a questa serata qualcosa che va oltre la semplice proposta commerciale: la convinzione, condivisa con Maria, che il vino artigianale italiano di qualità abbia bisogno di visibilità in luoghi insoliti, lontani dalle fiere di settore, nei posti dove l’arte incontra le persone che non si definiscono appassionati di vino ma che, il vino giusto al momento giusto, lo sentono comunque. Come un mezzosoprano che canta e ti arriva senza che tu sappia spiegarti perché.
Una serata, una strada, un senso
Via Margutta non sbaglia serata. O forse sceglie le serate con quella cura che si riserva alle cose importanti. “Marilyn Marilyn Marilyn” ha saputo fare quello che le migliori mostre fanno raramente: non chiudere il mito in una cornice, ma lasciarlo respirare tra le persone. Farlo incontrare con la musica, con la parola, con il vino. Con tutto quello che non si archivia.
Norma Jeane lo sapeva meglio di chiunque: non esiste un modo giusto per essere ricordati. Esiste solo il modo in cui si sceglie di essere presenti, finché dura.
Quella sera, a Via Margutta, è durata fino a tardi.
Un ringraziamento a Tina e Teresa Zurlo, magnifiche padrone di casa della serata nella loro magnifica Galleria Internazionale Area Contesa Arte.
Ringraziamento che non possiamo che estendere anche a WineFuture, una giovane realtà di distribuzione del vino che nata dal sogno di portare il miglior vino Made in Italy sulle tavole più prestigiose del mondo. Grazie alla competenza di Antonio Currò, uno dei migliori sommelier italiani, selezionano piccole meraviglie prodotte da artigiani che realizzano pochissime bottiglie, custodendo con cura la vera artigianalità italiana.
Ivan Vellucci & Marco Sargentini