Sanremo, musica e vino. Gli abbinamenti (im)possibili
Sanremo. Cosa possiamo mai fare durante il Festival di Sanremo?
Cantare ovviamente. Anche se, non conoscendo, ancora, le parole, è complicato.
Cenare? Perché no. Però, a pensarci bene, occorrerebbe rimanere a tavola per troppo lungo tempo.
Allora è più semplice ascoltare, magari cercando di comprendere i testi ed il loro intimo significato. Guardando le espressioni degli artisti. Il loro modo di interpretare i sentimenti attraverso note e parole. I vocalismi, le movenze (anche se quest’anno ci si muove davvero poco sul palco). Insomma, godersi a pieno e senza pensieri, lo spettacolo. Ascoltare non solo con l’udito ma con il cuore, provando a far emergere ricordi, sentimenti, emozioni. Suggestioni.
È così che con la redazione, ognuno per se, abbiamo cercato di scavare nei nostri ricordi perché affiorasse, senza alcun richiamo, un vino semplicemente ascoltando le canzoni e guardando gli artisti. Trovare quel punto di collegamento emotivo tra le emozioni provate assaggiando un vino con gli amici, piuttosto che in una cantina o dove volete voi e la canzone. Una ricerca, per nulla forzata e assolutamente spontanea, di quel meraviglioso e suggestivo collegamenti tra sensi: udito, vista, olfatto e gusto. Per compiere un proprio percorso sensoriale o suggerirne uno. In molti casi, il percorso è influenzato dal conoscere i produttori, la loro storia, la loro realtà. I sacrifici e le scommesse, i sogni e gli insuccessi, le sperimentazioni e le gioie. In ogni bottiglia non c’è solo un liquido prodotto spremendo le uve, c’è un pezzo della loro anima. Ed è quel micro pezzo, messo in ciascuna bottiglia prodotta, che rende quel vino speciale e diverso da qualsiasi altro. Solo così si ottengono vini che esprimono emozioni. Suggestioni.
Ecco allora le nostre suggestioni in un ordine puramente casuale.
Simone Cristicchi. Quando sarai piccola
Un testo intimo e personale. Le note e le parole sono intrise di dolcezze riflessiva. Di abbracci. Di voglia di vivere di intensità ancorché possa prevalere la tristezza.
Ci sono pagine di vita, pezzi di memoria
Che non so dimenticare
E è ancora un altro giorno insieme a te
Per restituirti tutta questa vita che mi hai dato
E sorridere del tempo e di come ci ha cambiato
Quando sarai piccola ti stringerò talmente forte
Che non avrai paura nemmeno della morte
Tu mi darai la tua mano, io un bacio sulla fronte
Adesso è tardi, fai la brava
Buonanotte
Su un testo così, a tratti melanconico, a tratti triste e che ricorda i momenti difficili del passato momenti, ci vuole un vino dolce ma che non sia stucchevole. Il dolce per ricordare e perché il sapore rimanga in bocca ad addolcire quel senso di tristezza, il sapido a ricordo delle lacrime versate.
Ecco allora un Moscato di Terracina in versione secca di Cantina Villa Gianna. Non stucchevole, non civettuolo, non dolciastro e zuccheroso. Dolce al punto giusto e sapido grazie alla vicinanza delle vigne al mare.
Maria Tomba. Goodbye (voglio good vibes)
Forza e intensità in una canzone di grande positività e spensieratezza. Magari senza pretese ma Maria ha una interpretazione così esplosiva, che basta quella.
Se ti vuoi perdere nei miei occhi blu
Devi lasciarti andare molto di più
Voglio le coccole, non le tue bad vibes
Guardami gli occhi e non le poppe
Oppure goodbye (Voglio good vibes)
Oppure goodbye (Only good vibes)
Non è poco da dire se lo si afferma con un ritmo incalzante e una personalità fresca e convincente.
Serve allora una bollicina fresca e agrumata. Un pas dose perché lei è già così zuccherosa che non serve aggiungere niente. Un pas dosè da Bombino Bianco di Cantine Re Dauno ci sta tutto. Intenso e profumato con la Puglia di San Severo per una esperienza da incantare.
Guardami gli occhi e non le poppe. Oppure goodby
Tony Effe. Damme ‘na mano
Sembrava di ascoltare un Franco Califano appena salito sul palco dopo una notte al night grazie alla voce struggente e incantata di Tony. Un conflitto interiore tra l’amore per una donna e il voler rimanere fedeli a se stesso. Come se poi questo contasse qualcosa.
Nun conta niente
Si crolla er monno
Io m’aricordo solo di te
Damme ‘na mano
Sinno me moro
Damme ‘na mano
Che c’ho ner core
Soltanto te
Io e te per tutta la vita
La voce rauca, la schiettezza, la voglia di una sigaretta. Per questo serve un rosso schietto, genuino. Un vino che deve darti prima una sberla, poi una carezza.
Ci vuole Arcanos della Cantina Murales. Un Cannonau di Sardegna che in bocca è uno schiaffo. Di quelli piacevoli. Che ti lascia un finale quasi amarognolo e che ti costringe a riberlo. Nonostante sai che il suo alcol ti possa far male. Ma te ne freghi perché ti piace e non puoi far vedere agli amici che non lo reggi.
Olly. Balorda nostalgia
Una nenia triste e rabbiosa che si fa tenue trasformandosi in rabbia e forza. Un grido di amore nostalgico, di rimpianti e voglia di ritornare a quando ci si risvegliava sul divano.
Ridere, piangere, fare l’amore
E poi stare in silenzio per ore
Fino ad addormentarci sul divano
Con il telecomando in mano
Non so più come fare senza te
Te che mi fai, vivere e dimenticare,
Tu che mentre cucini ti metti a cantare
E tu chiamala se vuoi la fine
Ma come te lo devo dire
Sta vita non è vita senza te
Ma chissà perché
Oh, sta vita non è vita senza te
Sono la necessità dei gesti quotidiani a rendere duraturo un amore. Lo stare insieme sul divano. Condividere i momenti semplici. Le cose semplici insomma. Nella semplicità sta la virtù. È per questo che serve in questi momenti un vino semplice. Di quelli che ti porti a tavola così come sul divano. Che bevi senza fretta e senza impegno. Ma buono, così da essere ricordato. Come l’Arneis di Pertinace. La scelta giusta per un vino profumato e secco con la giusta sapidità e il giusto calore. Giusto per momenti leggeri e intimi.
Gaia. Chiamo io chiami tu
Un brano pop che fa riflettere solo se non ci si perde nel ritmo. Parole che possono sembrare banali ma messe insieme come in un puzzle, danno il senso ad una sorta di frustrazione per una relazione che è quasi tossica. Uscirne o non uscirne, questo il problema. Anche se sa che non ne uscirà perché non vuole uscirne in fin dei conti.
Ti ricordi quando
Era soltanto un gioco
Chiamo io chiami tu
Chi è il primo che cede stasera
Dimmi dove sei
Dove dove dove dove
Solo io solo tu
Tanto non ne vale la pena
Chissà dove sei
Dove dove dove dove
Tristezza e spensieratezza o meglio voglia di ritornare a quella spensieratezza di essere ancora nel nuvolo dei sentimenti e il chiama io chiama tu è solo la voglia di ricominciare. C’è dannatamente bisogno di un vino che non si faccia scordare. Che incida sulla memoria i momenti belli e a quelli ci si ancori. Quasi per non poter volere nessun’altro. Senza sparare troppo alto, un San Leonardo, blend di Cabernet Sauvigno, Carmenere e Merlot. Il vino iconico della Cantina San Leonardo 1724.
Rocco Hunt. Mille vote ancora
Rap napoletano di riscatto, di rivincita, di rinascita. Cantato con rabbia e forza. Ma delicatamente, con amore.
Mille vote ancora
Se mi vedi un po’ triste è perché cocche vota
Me manca assaje mamma mia, ‘a casa mia
Dove ancora si muore per niente a vent’anni
‘Sti figlie anna capi’
‘Sta guerra adda ferni’
E mo’ riportami dove
Overamente songo je
‘O cafè dint’‘e canzone
Viento ‘e mare che sbatte pe’ dinto ‘e feneste
Me sceta ‘e po’ se ne va
Me vonno fottere l’anema
La comprensione di come siamo e come è difficile stare a questo mondo quando non parti bene nella vita
Siamo carte stropicciate nel portafoglio
Siamo anime buone in mondo cattivo
Perciò dicimme: tutt’appost’
Anche quando il mondo cade sulle spalle nostre
Anche quando alle domande non c’è una risposta
A campà accussì è tosta
Non può che esserci un vino campano melodico e melanconico dotato di forza e freschezza. Di quelli che ti fanno dire uè ci stong’ anch’io ca. Il Piedirosso, per’ e Palummo Vigna Solfatare di Antonio Iovino che dalla solfatara di Pozzuoli tira fuori un vino complesso e schietto. Così come è la vita.
Elodie. Dimenticarsi alle sette
Classe, eleganza, glamour, sinuosità. Questo è Elodie che canta di un amore appassionato che dovrebbe, per qualche motivo, finire. Ma non ci si riesce perché è troppo forte e intenso. La solitudine ed il dolore si alternano al desiderio di rimanere insieme.
Travolti da un’idea
Che non vuoi che passi
Che piano piano scivola giù
Dicevi
Stasera
Dove vai amore
Ora che ho bisogno di te
Ancora ancora di più
Solo per fatalità
Insieme
Dove vai amore
Non mi fai
Morire
Ancora ancora di più
Dimenticarsi alle 7
Ma che strano effetto che fa
Mandare giù
La verità
In questo caso serve uno bollicina. Qualcosa di elegante e raffinato come Elodie. Per lasciarsi trasportare in un vortice di emozioni dal quale non se ne può più uscire. Così da evitare di pensare o di lasciarlo andare via. Appassionato ed elegante come Cerioli X Brut di Oinoe, un metodo classico da Chardonnay e Pinot Nero con almeno 50 mesi sui lieviti. Fresco, agrumato e soprattutto sapido. Perché la vita è salata.
Lucio Corsi. Volevo essere un duro
Difficile essere un duro. La vita ti mette dinanzi a quello che sei, una persona normale. Così non puoi che accettare la tua vulnerabilità, le debolezze. Sei così e anche se hai provato ad essere qualcosa di diverso, apprezzati e fatti apprezzare per questo.
Volevo essere un duro
Però non sono nessuno
Cintura bianca di Judo
Invece che una stella uno starnuto
I girasoli con gli occhiali mi hanno detto
“Stai attento alla luce”
E che le lune senza buche
Sono fregature
Perché in fondo è inutile fuggire
Dalle tue paure
Vivere la vita è un gioco da ragazzi
Non può che esserci un vino macerato per accompagnare questa canzone. Una bacca bianca che è stata in contatto con le bucce per scurirsi, per tentare di essere un duro ma poi non ha fatto altro che rivelare la sua vera, inconfondibile natura. Orange Zibibbo di Cantine Benvenuto, la dolcezza intrinseca dello Zibibbo, alias Moscato, che cerca di mascherarsi da duro. In parte ci riesce perché non è un vino dolce anzi è proprio la sua provenienza che lo rende grande.
The Kolors. Tu con chi fai l’amore
Una canzone pop che si muove su un sottile crinale parlando di quanto possa essere fugace l’amore che corre tra la passione e la paura della perdita. Tutto è fugace e insicuro tanto che occorre chiedere alla propria donna con chi fa l’amore. Aspettando una risposta.
Sale come un ascensore quando vengo da te
Se fai così mi togli l’anima
Che cosa stupida
Tanto la cosa importante non è
Tu con chi fai l’amore
Stasera
Domani
Chissà
Serve un vino che ti porta su e giù come un’ascensore. Un ritmo che puoi anche continuare a vivere così per l’intera vita. Anzi, forse è meglio. Ci vuole un Petit Arvin di Di Francesco Gasperi, un vino che ti porta su quando lo bevi, giù se rimani con il bicchiere vuoto. Un vino che ti inebria lasciandoti sempre e solo la voglia di un nuovo sorso.
Serena Brancale. Anema e core
Un rap da guappa napoletana. Sensualità e spudoratezza sguainata per ottenere un bacio, di quelli che si ricordano, non necessariamente carico di passione quanto di spensieratezza ed allegria.
Che s’adda veré, s’adda da veré, s’adda da veré
(Brà)
Pccè io e tè
Sim na cosa sola,
Sim du facce della stessa luna.
Com sta collana che porta fortuna
Bra ù sà, marioul
Nan zi dann’ adenza a nsciun’
Tu sta cummè p’ fa l’amore
Io vogghj attè, anema e core
Italo-americano
Dammi un bacio su un taxi cabrio
Un bacio
Serve qualcosa di partenopeo. Frizzante ed intenso. Di quei vini che non ti scordi ma che possono essere utilizzati anche con una pizza. Pazzo e allegro, inusuale e raffinato. Non posso che pensare al Principe Millesimato di Vitematta, un Asprinio di Aversa riportato a metodo classico. Fresco, agrumato, raffinato, in grado di sgrassare una frittura di pesce in riva al mare o accompagnare una pizza in un vicolo di Napoli. Un sorso, poi un bacio.
Fedez. Battito
Forte, potente, accorata, introspettiva, malinconica. Ci si sente così quando si è in depressione, alternando stati di up a stati di down. Un’altalena dal quale non se ne scende se non con decisioni forti. Un pò come l’amore. Tanto che la depressione si trasfigura in una donna.
Poi lasciami respirare
Serotonina cercasi
Illudimi
Dentro i miei occhi
Guerra dei mondi
Tu mi conosci
Meglio di me
Vorrei guarire
Ma non credo
Vedo nero pure il cielo
Vetri rotti schegge negli occhi
Prenditi i sogni
Pure i miei soldi
Basta che resti lontana da me
Vedo il bicchiere
Mezzo pieno
Con due gocce di veleno
Tu mi fotti
Respiri corti
E aumenta pure il battito, battito
Battito, battito
Non si può essere banali con una canzone così. Non una bollicina, non un bianco, non un rosso qualsiasi. Serve assolutamente un Barolo in grado di essere complesso e fine, non opulento. Ragionato, che va compreso, spiegato. Barolo Villero Riserva 2012 Franco Molino di Cascina Rocca, intrigante, quasi misterioso, di quelli che quando pensi di aver capito tutto, arriva a stupirti. Per conoscerlo, capirlo, amarlo, c’è bisogno di tempo. Ma può curare l’anima.
Francesca Michelin. Fango in paradiso
Una canzone quasi classica ancorché intensa. Un amore finito, le lacrime versate. I ricordi, i rimpianti, la voglia sopita di ritornare, l’impossibilità di farlo. Perché la vita porta anche divisioni. Che vanno accettate. Così come vanno accettate le scelte dell’altro.
A volte capita
Di volersi sempre
O mai più
Non c’è più il soffitto
Chissà con chi farai un figlio
Se poi cambierai indirizzo
Se c’è fango in Paradiso
Quante volte mi avrai fatto il cinema
Dentro a quel supermercato
Non so se l’avevi considerato
Che uno dei due sarebbe stato da schifo
Ma va bene
Va bene
Più o meno così
Non mi aspetto niente di sensato
Da chi l’edera la compra già finta e poi in estate la tiene su un balcone in un vaso
Come se
Cambiasse ancora qualcosa così
Ci vorrebbe un’altra vita
E quanto amore sprecherò
Un amore finito che fa rimanere intrisi di malinconia che si trasformerà in speranza per una vita futura. Ancora lontana da arrivare. Ma non bisogna arrendersi. Ecco perché ho pensato ad un vino che si chiama L’Arrendevole, un Carmignano Riserva di Edoardo Ceri, blend di Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Un nome che serve per sfidare il mondo esorcizzando il passato. Un vino che avvolge come a conservare quei ricordi intimi ma che poi ti da lo stimolo per bere ancora così da guardare alla vita con positività. Perché di tempo da vivere ce ne è ancora.
Bresh. La tana del granchio
Una ballata armonica e struggente ancorché enigmatica. Un significato che arriva a chi vuol essere aperto con il cuore e l’anima. A chi apprezza le piccole cose, anche quelle sconosciute.
Ho una parola sbagliata per ogni frase
Sono soltanto un uomo e non ci so fare
E anche se tu non lo vuoi sapere
Sappi però che alla fine ti voglio bene
Sono una madre che si sgola
Una testa che gira ancora
Una chitarra che non suona
Una borsa piena di buchi
Se capisci che non ti amo
Sei una sirena che non nuota
Cosa puoi dire
Fammi solo sapere quando vuoi guarire
Dall’espressione hai qualcosa da dire per me
Ma lo sento, non mi dai due lire
Un sacchetto di plastica
Tiene i nostri due costumi bagnati
Ce li siamo dimenticati
Nella macchina che è rimasta sotto al sole per tutta l’estate
Ad ottobre li ho ritrovati
Lascio la via per te
Il Fammi solo sapere quando vuoi guarire ha inspirato l’abbinamento ad un grande vino prodotto da due meravigliose ancorché timide persone. Un vino che proviene da Ardea, paesino della campagna romana anch’esso sconosciuto. Cabernet Sauvignon e Franc completamente biodinamico per il Torrebruna de I Chicchi. Accompagna la vita con le persone che ami.
Achille Lauro. Incoscienti giovani
Un amore giovanile di quelli che quando li vivi ti sembrano per la vita raccontato in una ballata moderna e matura. L’amore che si vive con impulso ribelle e strafottente. Quasi incosciente. Quella stessa incoscienza che lo farà terminare.
No, lo so gli vuoi bene
L’amore è come una pioggia sopra Villa Borghese
E noi stiamo annegando, naufragando è un romanzo
Sono solo a fare a botte con gli amici miei
Sto strisciando verso il letto e non ci sei
Amore mio veramente
Se non mi ami muoio giovane
Ti chiamerò da un autogrill
Tra cento vite o giù di lì
Di amore muori veramente
Se non ti amo fallo tu per me
Ti cercherò in un vecchio film
Per sempre noi incoscienti giovani
Incoscienti giovani
Oh… bambina
Dormivamo in un Peugeot
Sì noi due ladri di fiori
E ti ricordi o no
Noi prima
A dirsi mai una vita come i tuoi
Sì piuttosto disperati come noi
Amore mio veramente
Se non mi ami muoio giovane
Ti chiamerò da un autogrill
Tra cento vite o giù di lì
Di amore muori veramente
Se non ti amo fallo tu per me
Non può che esserci un vino bianco. Di quelli morbidi e struggenti che hanno la peculiarità di farti sentire appagati e realizzati. Ma sempre bianchi sono, dunque non particolarmente intensi. Carico di qualcosa che conduce all’oblio. Vincenzì, un Fiano prodotto sulle colline di Salerno da Bernardino Cera de Le Grazie. Non c’è l’opulenza del Fiano avellinese quanto la morbidezza e la sapidità dei tramonti sul mare. Lo bevi serenamente. Finisci la bottiglia e sai che ci sarà un altro giorno ad aspettarti.
Giorgia. La cura per me
Un amore che non finisce anche se è finito. Un ricordo che non va via e che è una irrimediabile trappola. Non si può scordare e alla fine è quasi meglio non dimenticare. Accettare il ricordo. Vivere con esso. È un amore memorabile e lo sarà per sempre. Come fosse una lettera custodita in un cassetto che riemerge.
Tutto passa
Ma scordarti non so ancora come si faccia
Qualcosa lo dovevo rovinare
Nascondo una lacrima nel mare, ferito
Voglio andare avanti all’infinito
Trovarti dentro gli occhi di un cane smarrito
E no, non cambierà
Dirti una bugia o la verità
Per me fare una follia è come la normalità
Non so più quante volte ti ho cercato
Per quegli occhi, per quegli occhi che fanno da luna
Non so più quante notti ti ho aspettato
Per finire a ingoiare tutta la paura
Di rimanere sola
In questa stanza buia
Solo tu sei la cura per me
No che non ho voglia
Non ho voglia di rincorrerti
Un vino memorabile. Di quelli che quando lo bevi ricordi e lo ricordi per sempre. Non puoi sfuggire. Non lo conosci ma quando avviene, è avvenuto. È dentro di te. Gran Tasso è il Merlot di Palazzo Lodron, una lettera d’amore che va assaporato lentamente così da capire che non lo si dimenticherà mai.
Su questo pezzo anche Roberto Silvio de Pascale si è cimentato con la sua suggestione.
Un brano che esplora temi di crescita interiore e ricerca di se stessi. Ho pensato ad un vino che evochi profondità e riflessione, ma anche una certa morbidezza e calore. Un vino rosso strutturato, come un Amarone della Valpolicella Masi Costasera 2018, con i suoi sapori complessi e avvolgenti, note di frutta matura, spezie e cioccolato, che rispecchiano le sfumature emotive e la profondità del brano. Sorseggiare un Amarone mentre si ascolta la cura per me potrebbe offrire un’esperienza armoniosa e appagante dove le note musicali e quelle gustative si fondono in un equilibrio perfetto
Rkomi. Il ritmo delle cose
Tanto ritmo per questa canzone. Incessante. Un saliscendi di emozioni che non si fermano ma incalzano per cercare, provare, senza sapere di riuscire, a restituire una qualche forma alle relazioni che si creano in un mondo digitale.
Questo caos che forma
Il ritmo delle cose
Il ritmo che ci muove
Ci corre nella gola
Ci spezza le parole
È il ritmo delle cose
E ti stancherai come fai coi vestiti
Mi romperai come i tuoi giochi preferiti
Quante cose distruggiamo costruendo
È un violento decrescendo
È un moderno decrescendo
È un inferno a fuoco lento
Amore senza sentimento
È un violento decrescendo
E ti stancherai come fai coi vestiti
Mi romperai come i tuoi giochi preferiti
Quante cose distruggiamo costruendo
È un violento decrescendo
Si può fermare la pioggia
Ma è inutile scomodare i cieli
Se in quelle macchie di Rorschach
Serve un vino che ho definito come un senso di evanescente beatitudine che si riempie di beatitudine. Inbianco è il Vermentino creato da Julian Renaud per Colline Albelle. Un Vermentino che sembra avvolgerti come una tenera carezza per poi cadere verticalmente come una lama.
Massimo Ranieri. Tra le mani un cuore
Una canzone per Massimo Ranieri e la sua tradizionale forza emotiva. Un amore finito. Un cuore spezzato. Ma è il suo di cuore. È la sua vita. Deve, necessariamente deve, custodirlo. A tutti i costi.
Tu tienilo in alto
E amalo in ginocchio su un altare
Che ogni tua ferita lo farà sanguinare
La vita intera con il cuore in mare
Il mondo l’ha già fatto a pezzi eppure lì rimane
Proteggilo dal freddo che c’è stato
E troverà la pace dopo quello che ha passato
Se hai tra le mani un cuore
È come sfidare Dio
Consegnalo al suo destino atroce
Un bacio come un padre, poi il segno della croce
La vita intera con il cuore in mare
Il mondo l’ha già fatto a pezzi eppure lì rimane
Se allora il cuore è calore, se è scrigno di ogni sentimento, se va preservato a lungo come il bene più prezioso, allora non può che essere un Amarone della Valpolicella. Ho scelto quello di Massimago perché oltre a contenere tutto ciò che serve per scaldare il cuore, è dotato di una raffinatezza che solo la classe di Camilla Rossi Chauvenet può aver donato.
Joan Thiele. Eco
Una canzone dalle note struggenti e la calda voce rauca di Joan che sembra arrivare dal passato. La dedica al fratello volta a seguire il proprio istinto, le proprie idee. Anche se si va controcorrente e se si ha paura. Visto che la paura non ha età.
E ricordo quando eri bambino
E restavamo ore abbracciati nel letto
Per sentirci grandi e la musica poi ci baciava
Per farci sentire un po’ meno soli
Forse sarà l’insicurezza
Sarà che per noi la famiglia non è mai la stessa
Sarà che siamo figli dell’indifferenza
Cresciuti da una donna più pura della bellezza
E se potessi dirti che
Qui la paura non ha età
Tu fissala forte dentro gli occhi
Spara al centro qui la notte non ci fotte
Una dolcezza senza età, un andare controcorrente, non può che esprimere un vino dolce come il Ramandolo da uve Verduzzo. Poche difficili bottiglie quelle prodotte da Alessandro di AD Coos che offrono, senza uso di legno, sensazioni di sensuale dolcezza. Di quelle che rimangono a lungo. Come l’amore per un fratello.
Shablo. La mia parola
Ritmo hip hop che fonde il rap con il rhythm and blues per un impegno sociale dedicato alle divisioni, alle persone che devono, necessariamente vivere, con quello che hanno. Ai margini della società.
Quaggiù odi e ami a giudicarmi è Dio
Amo la mia mami, amo sti money e l’hip-hop
È una street song
Per dare quello che ho
Brucerò fino alla fine
Chiuso tra cemento e smog
È una street song
Qui la gente muore e vive
Senza soldi e alternative
L’unica cosa che so
Suona dal basso questo gospel
È la voce di chi raccoglie le forze
Nonostante tutto mette da parte i forse qui vince la legge del più forte
Una canzone di impegno sociale ha bisogno di giovani e di impegno nella vita. Di rispetto per la natura e di voglia di far affermare qualcosa che non necessariamente è loro. Questa canzone calza a pennello per Tormenta di Manciaciumi. Coltivato e realizzato sull’Etna in maniera del tutto naturale con Nerello Mascalese e Cappuccio. Porta a sentire la rugosità della vita che si fonde con la sensazione di benessere che solo la famiglia può dare. Il suo finale è memorabile.
Noemi. Se ti innamori muori
Voce rauca. Forza e potenza. Amore e passione struggente per un amore che è quasi tossico ma del quale non se ne può fare a meno.
Ti stringerei fino ad odiarti ma lo so,
Che non è facile, lasciarsi perdere, serenamente.
Perché è impossibile scordare quelle notti,
Con i sorrisi e con le borse sotto gli occhi,
La sensazione che se ti innamori muori,
Serenamente.
Credo sia normale, farsi continuamente dei pensieri strani,
Se inizia a svanire, la magia che c’era siamo già alla fine.
Perché non è più la prima volta, che prendi un treno per vedermi
Alcol per dimenticare. Alcol per lasciarsi andare via. Un vino inebriante che non riesci più a smettere di bere. Come il Primitivo di Van Thiel che ti porta lascivamente fino all’oblio.
Marcella Bella. Pelle di diamanti
Il contributo è di Adele Gorni Silvestrini.
La donna descritta nel testo mi ricorda un Franciacorta Brut Muratori, 100% Chardonnay, con minimo 24 mesi di affinamento sui lieviti. Un Metodo Classico fresco, energico, verticale. I fiori bianchi, il gelsomino e la pera colpiscono subito l’olfatto mentre in bocca è cremoso e lungo, con un’acidità energica e ancora tanta frutta bianca.
Lo capisci se ti amo
Forte
Tosta
Indipendente
Pelle come diamante
Non mi fa male niente
Stronza, forse,
Ma sorprendente
Una mina vagante
Sono una combattente
Fammi mille complimenti e stop
Come la donna descritta nel brano di Marcella Bella, è una bottiglia forte, tosta, indipendente, a cui fare mille complimenti e stop. Tanto i difetti… non ci sono.
Coma_cose. Cuoricini
Una canzone leggera che fa ballare senza volere essere impegnati come l’amore al tempo dei social. Sfuggente, evanescente, superficiale. Fino a quando non vi è una vera richiesta d’amore.
Allora, li, occorre fare sul serio. A patto di esserne capaci.
Crolla il mondo
Ma fortunatamente
Un sabato qualunque
Mi hai portato via da tutta quanta
La modernità
Ma dove scappi senza
Cuoricini, cuoricini
Per l’autostima
Cuoricini, cuoricini
Che medicina
Cuoricini, cuoricini
Ma che tolgono il gusto
Di sbagliare tutto
Poi mi uccidi, poi mi uccidi
Quegli occhi sono due fucili, due fucili
Che sparano sui cuoricini, cuoricini
È pur amore. Leggero ed gioioso. Ma comunque ne vale la pena. Ci vuole un vino giovane e gioioso. Senza particolari pretese che però sa dire la sua. Sa impegnarsi e non deludere. Ostine di Vin Viandante. Da uve Malvasia. Intrigante e misterioso ma fresco e seducente. Come a dire che anche nella semplicità c’è tanto da esprimere.
Irama. Lentamente.
Un amore che lentamente si spegne. Un sentimento che si spegne fottutamente ancorché rimanga qualcosa di vivo. Si cerca di tenerlo in vita ma senza la reciprocità, non serve a nulla. Servirebbe sofferenza reciproca e di entrambi per rimanere insieme. Senza, c’è solo la separazione.
È meglio fare l’amore se l’amore è un incendio
Speravi che i sensi di colpa finissero
Ma torneranno quando tornerò
E il tuo sorriso mi mastica
Ballavi nuda su una canzone classica (na na na)
Non te ne accorgi che hai distrutto tutto lentamente
Ho distrutto tutto lentamente
Tu
Almeno tu
In quella notte d’estate
Tornassi un attimo
E c’è qualcosa che ti agita
Smetti di piangere mi guardi che sei fradicia
E mi strattoni mentre mi tiri la manica
Cerco il tuo sguardo ma ti giri dall’altra parte
Ma non so più come dirtelo
Mi è venuto in mente Aidos, il Fiano di Avellino di Tenuta Scuotto. Un vino che all’olfatto è dolce come il ricordo dell’amore mentre in bocca è verticalmente vibrante al rischio di risultare amarognolo al finale. Eppure ne hai necessità e continui a berlo.
Andrea Settembre. Vertebre
L’abbinamento e il testo è curato da Valeria Valdata, alias Vally Wine
Una canzone mi ha colpito, dritta fino alla Vertebre!
Sarà che ho un debole per la colonna vertebrale oppure che la vibrazione del giovane cantante ti strappa davvero via la pelle, mentre la canta. Abbino Agathòs ‘17 di Tenuta Le Fracce di Mairano, in provincia di Pavia.
Pinot Bianco intenso e profondo, carico di profumi e ricco di emozioni al palato.
Suadente e avvolgente, con il suo costante profumo di fiori in sottofondo, proprio a rappresentare la “mascotte” del Festival. Margherite e mimosa, glicine e rosa. Balsamico e agrumato, evidenti note di frutta tropicale matura. Caldo e persistente.
Agathòs significa “di bellezza morale”, di persona pura e dal carattere forte.
Perfetto da accompagnare all’amore puro, Agape, letteralmente amore incondizionato!
Quell’amore che non chiede in cambio nulla ma esiste sempre per se stesso, ed è lo stesso sentimento che ci salverà.
Strappami la pelle dalle vertebre
Ma dimmi pecchè nun vuo’ cchiù parla’ cu me
Nei tuoi occhi brucia la città
Che poi stare qui con te è come perdere la dignità
Trascurarsi per me è uguale a fottere
È buttarsi nel fuoco, senza accendere
Tra noi due non so chi vincerà
Nessuno ci ha mai detto come si piange alla nostra età
Come nella canzone, alla fine c’è una speranza. Che poi stare qui con te è come perdere la dignità, significa prendere consapevolezza di non meritare davvero tutto questo dolore e credere davvero nell’amore, quello puro, quello che è dentro ognuno di noi, quello che dovrebbe essere l’essenza della nostra vita, non solo fatto di “Cuoricini”………
Clara. Febbre
Una cantante e un abbinamento che ha attirato l’attenzione di due redattori. Claudia Riva di Sanseverino e Luca della Regina.
Ti sei preso una parte di me
Quella ancora più in fondo dell’anima
Un sentimento
Che se si rompe taglia
Come il vetro
E anche deludere
È un’abitudine
Come nel mio
Primo giorno di scuola
Non so che faccio qui
Il buio è tagliato dalle luci viola
Il cielo fa come un glitch
Tu mi guardi dall’alto
Trascinandomi in basso
Non ascolti quando grido
Sembri fatto di ghiaccio
Lady first of course, ed ecco dunque la suggestione di Claudia
Abbinerei questo brano a Tisbrino della Cantina del Frignano. Un vino spumante bianco degorgiato (85% Chardonnay, 15% Pinot Nero) spumeggiante e travolgente come Clara. Un’esplosione di frutta matura nello stesso tempo fresco e verticale.
Con ‘Febbre’ voglio dare voce a chi si sente intrappolato nelle proprie emozioni
ha dichiarato Clara, proprio come fa questo vino quando viene aperto. Il ritornello sottolinea proprio questa lotta interiore e la ricerca di liberazione. Chi di noi non è intrappolato nelle proprie emozioni?
Ora Luca della Regina
Clara sul palco di Sanremo è stata come uno champagne millesimato: fine, elegante, ma con carattere deciso. Il vestito ricordava un perlage finissimo, scintillante sotto le luci, mentre il testo e l’interpretazione avevano la stessa profondità e persistenza di una grande cuvée. I suoi occhi intensi, il movimento fluido, quasi ipnotico, tutto evocava l’effervescenza di uno sorso che prima accarezza e poi lascia il segno. Come uno champagne che non si dimentica, ha riempito la scena con una presenza magnetica, sensuale e raffinata. Un Encry Millesime 2013.
Francesco Gabbani. Viva la vita
Un ritmo che prende e che sembra non voler dire nulla. Edonismo. Ricerca del bello. Evanescenza. Tutto sa di effimero e mai di concretezza. Nonostante questo, la vita va comunque vissuta intensamente e così com’è. Perché essa stessa è effimera e fugace.
Viva la vita questa vita che
È solo un attimo
Un lungo attimo
Viva la vita finché ce n’è
Viva la vita questa vita che
È solo un battito
Un lungo battito
A darsi il cambio
Ad aiutarsi
A consumarsi al vento
Assomigliarsi
Pelle e ossa
Stesso fuoco dentro
Insieme due paralisi faranno un movimento
Insieme non si perderanno mai
E dimmi una bugia
La mezza verità, che tanto poi si sa…ente e senza paura. Allora, anche le illusioni possono essere belle
Ci vuole allora un vino che sappia raccontare anche senza essere impegnato. Illusorio e schietto. Allora occorre celebrare questo dualismo con Duality di Specogna. Due distinte vigne di Sauvignon Blanc che conferiscono, per la diversa altezza, l’una struttura, l’altra freschezza. Come la vita, alla quale occorre sempre dare quel tocco di sapidità per viverla al meglio.
Brunori Sas. L’albero delle noci
Un cantautore impegnato con la voce calda e sottile che dedica questa canzone alla figlia Fiammetta. Un ragazzo che diventa uomo prima, padre poi. Che deve confrontarsi con la vita e non solo quella sua. Una evoluzione si direbbe, se non fosse per quella sensazione di voler tornare indietro. Però, vedere crescere la propria figlia e capire quanto sia importante dare amore e darlo con tutto ciò che si dispone, diventa la cosa più appagante.
Sono passati veloci questi anni feroci
E nel mio cuore di padre il desiderio desso è chiuso a chiave
E tu sei stata bravissima all’esame di maturità
Ad unire i puntini fra la mia bocca e la verità
Che tutto questo amore io non lo posso sostenere
Perché conosco benissimo le dimensioni del mio cuore
E posso navigare anche in assenza di stella polare
Vorrei cambiare la voce
Vorrei cantare senza parole
Senza mentire
Per paura di farti soffrire
Vorrei cantarti l’amore, amore
Il buio che arriva nel giorno che muore
Senza cadere
Nella paura di farti male
Non può non venirmi in mente un vino che sembra aver paura di esprimersi ma poi, quando lo si lascia respirare, restituisce ciò che di meglio si possa avere. Con calore e generosità. È il Carmione di Fabrizio Pratesi. Blend di Cabernet Sauvignon, Franc e Merlot, è potente e vibrante, suadente e vellutato che non manca di far sentire la sua impetuosità senza freni. Ma che sa essere dolce e tenero, come lo sguardo di un padre sulla propria figlia.
Modà. Non ti dimentico
Ci sono amori che finiscono con il rimpianto. Non aver detto o fatto qualcosa. Di non essere stati in grado di quel passo per colpa del dannato orgoglio. Che cosa ci dobbiamo poi fare con l’orgoglio quando perdiamo l’amore.
Che sanno di passione
Che sanno di rimpianti
Che sanno di carezze date al buio mentre dormi
Chissà se ti ricordi
La mia prima domanda
Dicesti non ti posso dare ora una risposta
Eppure lo sapevi
Ma non volevi dirlo
Soltanto per paura
Soltanto per orgoglio
E non te l’ho mai detto che mentre ti baciavo
Tenevo aperti gli occhi e di nascosto ti osservavo
Sembravi una canzone che mi squarciava il petto
Un quadro di Kandinsky dove immaginarmi tutto
Ma è l’ora del ritorno
È l’ora del coraggio
Forse è vero siamo fatti tutti e due per qualcun altro
Ma io no non ti dimentico
Io no, non ti dimentico
Potente ed energetico, serve un vino per non dimenticare e da non dimenticare. Qualcosa che entri in noi e rimanga li per sempre. Il Ruset 2016 de La Stradina è uno di quei vini semi sconosciuti che quando lo bevi ti fa dire che Dio esiste e che non devi essere per forza blasonato per fare qualcosa di eccezionale. Solo che devi farlo, senza aver paura.
Willie Peyote. Grazie ma no grazie
Una sorta di denuncia, detta anzi cantata con ironia e grazia. Anzi grazie. Conformismi, pazzie, malcostume, sentimenti. Grazie ma no grazie a tutto ciò. Già, ma poi cosa ci rimane?
Chi bacia sulla bocca i propri figli e c’è chi bacia sulla bocca i propri cani
E quanto va di moda il vittimismo di chi attacca ma dice che si difende
C’è chi dice non si può più dire niente poi invece parla sempre, almeno sii coerente
Almeno per sta volta che c’è chi ancora ti da corda
E c’è chi ha perso la memoria e vorrebbe che tornasse, come se non bastasse
Grazie ma no grazie
Dovresti andare a lavorare e non farti manganellare nelle piazze
Grazie ma no grazie
Questa gente non fa un cazzo li mantengo tutti io con le mie tasse
Grazie ma no grazie
Dovresti dare meno ascolto ai sentimenti che non sono mai dei buoni investimenti
Dovremmo organizzare una rimpatriata tipo una cena di classe
Grazie ma no grazie
Se non altro occorre parlarsi e saper parlare anche con le persone che non la pensano come noi. Sforzarci di non ascoltare solo noi stessi ma anche gli altri. Per questo serve un vino che sappia dialogare con tutti. Non che accontenti tutti ma che parli a tutti sapendolo fare. Il Ciliegiolo di Cantina Violati è uno di quei vini fatti bene, semplici, schietti. Che ti mangi tranquillamente con del pane e salame o con del formaggio. Basta poco per stare insieme e dialogare con tutti.
Alex Wyse. Rockstar
Ma perché bisogna per forza arrivare ad essere una rockstar? Non basta cantare per divertirsi? Forse no ma forse è anche questa società moderna che vuole farci fare cose per forza. Omologazione è costrizione. Spesso non ci si ribella ma ci si adegua. Fa male? Non lo so ma se lo fanno tutti, andrà bene così.
Ah, che male fa
trovarti sempre qui
per quanto ti nasconderai
tell my why
che felicità
è tutta colpa, la fantasia, la libertà
asciugherò i tuoi pianti
stessi sguardi persi
live like a rockstar
Solo quando cresciamo diventiamo piccoli
e voliamo via, c’è una navicella sopra casa mia
Non ci sono più rockstar
Dunque, c’è da essere ribelli. Diversi o provare ad esserlo. Essere se stessi per evitare di venir risucchiati nel vortice della banalità. Monte di Cuca di Giovanni e Stefano Menti è Garganega puramente biodinamica macerata per oltre 40 giorni. Sapido come l’esistenza; verticale e veloce come il tempo che passa; intenso e pastoso, complesso e non banale, come la vita intera. Così che non puoi farne a meno.
Vale LP e Lil Jolie. Dimmi tu quando sei pronto a far l’amore
Per amare bisogna essere pronti. Per essere pronti ci vuole consapevolezza. Niente è banale e niente va banalizzato. Puoi amare chi ti pare ma per fare l’amore serve il consenso di entrambi. Concetti semplici e all’apparenza banali. Non tra i giovani che hanno sempre più bisogno di essere guidati nei sentimenti. Forse perché smarriti e impauriti nel doverli dimostrare. Magari per non sentirsi rifiutati in un mondo che già li rifiuta troppo.
I miei occhi sono recinto dal quale non puoi scappare più
Io non sono lei, la bambola che prendi e che butti giù
Prenditene una
Una che ti cura
E che ti bacia in bocca solo quando vuoi tu
Una che ti scusa
Che rimane muta
Che ha capito tutto ma ci passa su
Ma sai che sono io quella giusta per te
L’unica donna che
Ti sa far piangere
Serve allora un vino acerbo, verde, vegetale. Che sappia restituire delle sensazioni sapide e fresche. Pronte per crescere. Stupendo nella semplicità ed efficacia. Il Grechetto di Terre d’Acquesia fa al caso. Un vino che accompagna senza essere invadente, chiedendo il permesso per piacere.
Rose Villain. Fuorilegge
I
l desiderio. L’amore. Una passione viscerale, forse soffocante. Quando è cosi, siamo vivi. Decisamente vivi. Ma viviamo sempre nel pericolo che finisca. Ritmo e movenze di Rose che sul palco si muove sinuosa e con un gesto che diventerà certamente moda.
Ma forse oltre,
Passato il limite di ore senza te,
Sento il tuo nome,
Inizia a piovere fuori dentro me.
Mi rigiro nel letto, non dormo più,
Vorrei saperti dire di no.
C’è quel film che ti piaceva alla TV,
Sembra che stia parlando di noi.
Se pensarti fosse un crimine stanotte io sarei
Fuorilegge,
Fuorilegge.
Un vino passionale è quello che ci vuole. Qualcosa che ti prende l’anima e il cuore. Che genera godimento e passione. Volberg, il Pinot Bianco di Cantina Terlano. Matura e fermenta in botti di rovere così da resistere al tempo. Come i grandi amori. Luminoso, possente, sensuale, raffinato e con quel finale quasi amarognolo a dire: attento, perché l’amore va curato altrimenti…
Sara Toscano. Amarcord
I ricordi fanno parte di noi. A volte sono tristi, altre felici. Ricordare fa bene, fa stare bene. Basta che non ci aggrappiamo a quelli non andando avanti. Farlo con spensieratezza, ballando e cantando, è uno dei modi che crea allegria. Quella che serve per affrontare la vita con la giusta leggerezza.
La ruota panoramica
Mi piaceva anche avere paura
C’è un vento che mi porterà
Mi scioglierà le trecce
Di una vie en rose come Édith Piaf
Non mi rimane niente
C’ero io, c’eri tu
Una lacrima mi scende
Anche se ti scorderò
In un club il sabato
È tutto così amarcord,
Comico e tragico
Cosa eri tu, non lo so
Ma un po’ mi avevi illusa
Sai però
Forse in un film io con te
Non mi c’immagino
Sembra così démodé, però era magico
Cosa sei tu, un déjà vu
Mi sono solo illusa
Amarcord
Amarcord. Ricordi. Cosa ci fa ricordare qualcosa? Un particolare. Un piccolo elemento che si stampa nei nostri sensi in maniera indelebile. Nella mia mente c’è una sera d’estate, sull’Etna, al Podere dell’Etna Segreta. Mangiando sulla terrazza che dava sulle vigne di Barbera e Grignolino. Insolite per l’Etna ma capaci di sfruttare la meraviglia del Vulcano dando vita a Le Cùcche. Un vino che oltre a farti dire wow, si è impresso nella mia mente. Amarcord.
Trentaquattro canzoni. Trentaquattro vini. Quando scrivo questo pezzo non so ancora chi vincerà e francamente non mi interessa minimamente. Una canzone rimarrà nel nostro cuore per le emozioni che ci suscita. Allo stesso modo potrà fare un vino. Quale potenza potrà esserci se le due emozioni riusciranno a sommarsi?
Ivan Vellucci con il contributo di Claudia Riva di Sanseverino, Adele Gorni Silvestrini, Luca della Regina, Roberto Silvio de Pascale, Valeria Valdata