Scuropasso. Una famiglia, due anime, un territorio
Tra Metodo Classico e Buttafuoco Storico, il racconto della famiglia Marazzi e della Valle Scuropasso
Nel panorama vitivinicolo dell’Oltrepò Pavese esistono aziende che hanno scelto di costruire la propria identità attorno a una singola tipologia di vino. Scuropasso ha seguito una strada diversa. Da oltre sessant’anni la famiglia Marazzi interpreta infatti due delle espressioni più rappresentative del territorio: il Metodo Classico Blanc de Noirs da Pinot Nero e il Buttafuoco Storico.
Una scelta che racconta bene la storia della cantina e della valle da cui prende il nome. Da una parte la vocazione spumantistica dell’Oltrepò, dall’altra la tradizione dei grandi rossi dello Sperone di Stradella. Due percorsi differenti che in Scuropasso convivono da generazioni e che trovano oggi continuità nel lavoro di Fabio Marazzi e della figlia Flavia.

Fondata nel 1962, l’azienda affonda le proprie radici nella Valle Scuropasso, una delle aree più vocate dell’Oltrepò Pavese. Qui il rapporto con la viticoltura non rappresenta soltanto un’attività produttiva, ma una componente essenziale della cultura locale e della storia delle famiglie che da generazioni lavorano queste colline.
La storia di Scuropasso coincide in larga parte con quella della famiglia Marazzi. Nel corso dei decenni l’azienda ha accompagnato l’evoluzione del territorio mantenendo saldo il legame con le proprie origini. Oggi la guida della cantina è affidata a Fabio Marazzi, cresciuto tra i vigneti della valle e protagonista dello sviluppo aziendale degli ultimi decenni.
Il suo percorso personale è strettamente intrecciato a quello della cantina. Da un lato ha raccolto l’eredità delle generazioni precedenti, dall’altro ha contribuito a consolidare il ruolo del Pinot Nero e del Metodo Classico Blanc de Noirs all’interno della produzione aziendale, mantenendo vivo il rapporto con la tradizione del Buttafuoco.
Parlando con lui emerge spesso il ricordo dello zio Primo Marazzi, figura centrale nella sua formazione umana e professionale.
Intervista a Fabio Marazzi
Qual è il primo ricordo che le viene in mente quando pensa alla cantina Scuropasso?
Ricordo con emozione quando da bambino lo zio Primo mi accompagnava nei vigneti raccontandomi le sue esperienze passate mentre mi insegnava a osservare con attenzione tutto quello che ci circondava.
Questa risposta aiuta a comprendere uno degli elementi più caratteristici della filosofia aziendale. Prima ancora della tecnica e della produzione viene infatti l’osservazione del vigneto. La conoscenza delle parcelle, delle stagioni e delle peculiarità di ogni annata continua a rappresentare il punto di partenza del lavoro svolto in cantina.

Quando gli si chiede quale sia l’insegnamento più importante ricevuto, la risposta è altrettanto chiara: tutto parte dalla terra. Senza una materia prima capace di esprimere il territorio non è possibile raccontarlo attraverso il vino.
Questa filosofia trova una delle sue espressioni più evidenti nella linea Roccapietra, nata all’inizio degli anni Novanta e destinata a diventare uno dei progetti simbolo dell’azienda.
Il Pinot Nero rappresenta da oltre un secolo una delle grandi vocazioni dell’Oltrepò Pavese. Introdotto nella seconda metà dell’Ottocento, ha trovato in queste colline condizioni ideali per esprimere eleganza, freschezza e complessità. Le escursioni termiche, le esposizioni collinari e la varietà dei terreni consentono infatti di ottenere uve particolarmente adatte alla produzione di Metodo Classico.
Scuropasso appartiene a quel gruppo di aziende che hanno creduto nelle potenzialità di questo vitigno ben prima che diventasse uno dei temi centrali del dibattito enologico locale.
Una tappa fondamentale nella storia aziendale arriva all’inizio degli anni Novanta con la nascita della linea Roccapietra. Una scelta che sancisce definitivamente il legame della cantina con la tradizione spumantistica dell’Oltrepò e che contribuisce a definirne l’identità contemporanea.
Il Roccapietra Zero Extra Brut rappresenta probabilmente l’espressione più rigorosa della gamma. Si tratta di un Blanc de Noirs ottenuto da Pinot Nero in purezza che punta sulla precisione espressiva del vitigno e sul lungo affinamento sui lieviti.
Più in generale, la linea Roccapietra rappresenta la sintesi del percorso che Scuropasso ha sviluppato attorno al Pinot Nero nel corso degli ultimi decenni. Non si tratta semplicemente di produrre Metodo Classico Blanc de Noirs, ma di interpretare una delle vocazioni più autentiche dell’Oltrepò Pavese attraverso vini capaci di coniugare eleganza, freschezza e identità territoriale.
Accanto allo Zero Extra Brut troviamo il Roccapietra Cruasé, interpretazione rosé del Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese, e il Blanc de Noirs, nel quale il Pinot Nero è affiancato da una piccola quota di Pinot Meunier. Una scelta nata dalla curiosità di Fabio e dall’interesse maturato negli anni nei confronti della Champagne, sempre però con l’obiettivo di valorizzare il territorio d’origine.
L’attenzione di Scuropasso per il Pinot Nero non si esaurisce però nel Metodo Classico Blanc de Noirs. A partire dall’annata 2023, commercializzata nel 2025, la cantina ha infatti presentato una novità destinata ad arricchire il proprio percorso produttivo: il Pinot Nero “Seconda Vita”.
Il nome racconta efficacemente la filosofia che ha dato origine al progetto. Le uve provengono infatti da una storica parcella di Pinot Nero che per anni ha contribuito alla produzione del Roccapietra Blanc de Noirs. La scelta di vinificare queste uve in rosso anziché destinarle alle bollicine ha permesso di dare una nuova interpretazione a un patrimonio viticolo già profondamente legato all’identità aziendale.
L’evoluzione dell’azienda e il ruolo di Flavia
Lavorare in una realtà familiare significa custodire una tradizione ma anche saperla evolvere. Come è cambiata Scuropasso da quando ha iniziato a occuparsene direttamente?
La nostra azienda ha subito una profonda evoluzione nel corso degli anni. Il cambiamento più grande è stato all’inizio degli anni Novanta con la nascita delle bollicine Roccapietra. Se invece dovessi raccontare il cambiamento più significativo della storia recente è stato circa dieci anni fa con l’ingresso di mia figlia Flavia in azienda. Dopo aver concluso gli studi di enologia e qualche esperienza fuori dal territorio, oggi si dedica con passione ai nostri progetti e al futuro dell’azienda. Lei rappresenta la vera innovazione.
Le parole di Fabio aiutano a comprendere il ruolo che Flavia ricopre oggi all’interno della cantina. Dopo gli studi in enologia e le esperienze professionali maturate fuori dall’ambiente familiare, ha scelto di rientrare in azienda portando nuove competenze tecniche e una visione aggiornata delle sfide che attendono il settore.
Il suo ingresso rappresenta molto più di un semplice passaggio generazionale. Significa l’arrivo di una nuova sensibilità professionale capace di confrontarsi con i cambiamenti del mercato, con le esigenze della sostenibilità e con le sfide poste dal cambiamento climatico, mantenendo però saldo il legame con la storia della famiglia.
Se il Pinot Nero e il Blanc de Noirs rappresentano una delle espressioni più conosciute dell’Oltrepò Pavese contemporaneo, il territorio custodisce anche una tradizione altrettanto importante, legata ai grandi vini rossi dello Sperone di Stradella. È una storia che affonda le proprie radici nella cultura agricola locale e che continua a rappresentare una componente fondamentale dell’identità dell’Oltrepò.
Per Scuropasso questa tradizione non costituisce un percorso alternativo rispetto a quello del Pinot Nero, ma una parte complementare della stessa storia aziendale.
Il Buttafuoco Storico trova la propria origine nello Sperone di Stradella, un’area particolarmente vocata dove Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto convivono da generazioni dando vita a uno dei vini più rappresentativi del territorio.

Il Club del Buttafuoco Storico ha avuto negli anni un ruolo fondamentale nella tutela di questo patrimonio, contribuendo a preservarne autenticità e identità.
Per Fabio il rapporto con questo vino possiede anche una dimensione personale. Era il vino preferito dello zio Primo, quello che accompagnava le occasioni importanti della vita familiare. Per questo motivo il legame della cantina con il Buttafuoco nasce prima di tutto da una tradizione vissuta e tramandata nel tempo.
Oggi questa storia continua attraverso il Buttafuoco Storico Vigna Pianlong, una delle etichette più rappresentative dell’azienda. Le uve provengono da una parcella selezionata per la sua capacità di interpretare con continuità il carattere del territorio.
La scelta di identificare il vino con una singola vigna testimonia la volontà di valorizzare non soltanto una denominazione, ma anche le peculiarità di uno specifico appezzamento. Vigna Pianlong rappresenta infatti una lettura particolarmente fedele dello Sperone di Stradella, capace di esprimere attraverso il vino il carattere delle colline da cui proviene.
Guardando al futuro
Quando tra vent’anni qualcuno parlerà di Scuropasso, che cosa le piacerebbe che ricordasse prima ancora dei vini?
La storia della nostra famiglia, del territorio, della nostra valle. Sono queste le cose che vorrei che si ricordassero prima ancora dei vini.
La risposta riassume efficacemente il percorso della famiglia Marazzi e il rapporto costruito con il territorio nel corso di oltre sessant’anni di attività.
La storia di Scuropasso attraversa tre generazioni e continua a svilupparsi lungo due percorsi che in realtà convergono nello stesso obiettivo: raccontare l’identità dell’Oltrepò Pavese attraverso il vino.
Che si tratti delle bollicine di Roccapietra o del Buttafuoco Storico Vigna Pianlong, il punto di partenza rimane lo stesso: la terra, la valle, la storia delle persone che la abitano e la volontà di conservarne il patrimonio senza rinunciare a guardare al futuro.

È questo il filo che unisce gli insegnamenti di Primo, il lavoro di Fabio e il contributo che oggi Flavia porta all’interno dell’azienda. Un filo che continua a legare Scuropasso alla propria valle e che rappresenta la sua eredità più importante.
Luca Ongari – Bollicine e Dintorni
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