L'uomo che non lascia nulla al caso
02 Ott 2025
Identità in fermento

L’uomo che non lascia nulla al caso

Nome: Diego Cottini
Età: 68
Professione: Agricoltore
Residenza: Bussolengo (Verona)

3 cose che ama: i sapori autentici, i calici pieni e i sorrisi sinceri.

3 cose che detesta: l’arroganza, l’approssimazione, le guerre che nascono dall’arroganza.

L’unico vino che porterebbe con sé sull’isola deserta:

Dipende dall’isola. Porterei Oltremonte, certo: immagino che la mia dieta isolana sarà a base di pesce. Ma se dovessi trasformarmi in cacciatore, allora sceglierei Calinverno

L'uomo che non lascia nulla al caso

L’uomo che non lascia nulla al caso

Appartenere a una famiglia del vino può essere un trampolino, ma anche un macigno. Diego Cottini lo sa bene: ereditare una storia vinicola nata nel 1925 significa misurarsi ogni giorno con la severità del confronto e la pressione dell’aspettativa.

Ma chi lo incontra capisce subito che il peso del cognome corrisponde alla leggerezza del suo entusiasmo.

Diego non si limita a “portare avanti” il brand famigliare, lui lo abita e lo plasma, facendolo coincidere con la propria identità.

A tratti sembra quasi che lui e Montezovo siano la stessa cosa.

 

Nessuna delega

L’ho conosciuto alla guida della sua jeep, il giorno in cui mi ha portato a Calinverno, il suo vigneto del cuore, nell’entroterra del Lago di Garda.

L'uomo che non lascia nulla al caso

Tenevo gli occhi serrati e l’anima in subbuglio data la velocità con la quale scalava quei sentieri impervi e scoscesi.

Questo ci permette di capire, fin da subito, due cose: Diego Cottini è irrefrenabile, a tratti impetuoso e, cosa fondamentale per intuire l’essenza dei suoi vini, follemente innamorato dei vigneti d’altura.

È una personalità intensa quella di Diego, senza paura: parla con ritmo serrato, passa dai dettagli agronomici alle strategie di mercato con un filo logico che solo lui sembra tenere insieme.

Può risultare spiazzante, a volte travolgente. Ma è proprio questo fuoco che fa da propulsore al progetto Montezovo che, oltre al vino, contempla – con non poca ambizione – il comparto dell’ospitalità, nelle sue varie forme.

Lui non delega: controlla, ascolta, corregge, decide.

È l’uomo che in vigna si sporca le mani e in cantina non perde un passaggio. A volte sfianca chi gli sta accanto, ma senza quella sua mania di perfezione Montezovo non sarebbe quello che è.

Diego ha una virtù che per alcuni può sembrare un difetto: l’ostinazione. Non lascia nulla al caso, non accetta scorciatoie, non tollera superficialità.

 

Nel cuore dei territori

L’identità di Diego è indissociabile dal Veneto.

Lo incontro a Caprino Veronese, dove ha sede Tenuta dell’Anfiteatro, campo base di Montezovo, nel cuore morenico del Garda Orientale.

Qui la vista è mozzafiato. La brezza del lago e l’incombenza del Monte Baldo rendono questo luogo una nicchia privilegiata per la produzione di uve di qualità. Questa cantina è l’approdo di un uomo che, provenendo dalla Valpolicella – l’altra vallata, quella ben più nota – ha cercato il suo spazio espressivo nell’ammaliante comprensorio gardesano, con l’intento di esplorarlo ed interpretarlo nella sua complessità.

Ad oggi i centri produttivi di Montezovo sono diventati tre, ai quali si somma uno dei Fruttai più all’avanguardia del Veneto, dedicato all’appassimento delle uve destinate all’Amarone.

Per chi desidera esplorare le diverse anime di Montezovo, suggerisco l’assaggio del “Sauvignon d’altura” Oltremonte, allevato a più di 800 metri sul livello del mare, oppure del Lugana DOC Terralbe, magari con qualche anno sulle spalle, perché possa palesare la sua stoffa, ancora il leggiadro Chiaretto Garda DOC ed il grande classico aziendale: l’Amarone, per l’appunto.

Tra i miei vini preferiti, il Metodo Classico Lessini Durello, inequivocabile punto di riferimento per la tipologia, destinato a nuove frontiere di lunga sosta sui lieviti.

 

Gesti concreti

L'uomo che non lascia nulla al casoCottini sceglie di investire in sostenibilità quando non è ancora parola magica del marketing, pretendendo coerenza, anche quando costa di più. Dal 1995, la sua cantina è progettata per ridurre l’impatto ambientale, sfruttando la pendenza naturale per la movimentazione dei mosti; dispone di una caldaia a biomassa che utilizza scarti di potatura e residui forestali. L’adozione dei pannelli solari, inoltre, rende Montezovo autosufficiente dal punto di vista energetico.

L’azienda investe in impianti irrigui moderni, con invasi per il recupero delle acque piovane; dal 2013 adotta il protocollo Biodiversity Friend e, cosa molto cara a chi scrive, conduce una ricerca sui vitigni resistenti in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach.

 

La persona dietro l’enologo

Non basta guardarlo al lavoro per capire chi è: bisogna ascoltarlo quando racconta di una vendemmia difficile, di un’avversità meteorologica, di ostacoli che insegnano più dei manuali enologici. Oppure vedere l’ardore nei suoi occhi mentre racconta l’eredità del mondo agreste in cui è nato, dove ogni cosa trova nuova vita, persino i grandi massi erratici di “Rosso Veronese” emersi durante gli scavi dei nuovi impianti, sapientemente trasformati nella pavimentazione della cantina. Marmi che, con eleganza, custodiscono il calore della terra e la memoria del tempo.

Ha l’orgoglio di chi sa il fatto suo Diego, ma anche l’ansia di chi non è mai del tutto soddisfatto. E questo lo rende umano, autorevole, accattivante.

 

Perché vale la pena di conoscerlo

Chi arriva a Montezovo, prima di assaggiare i vini, non può esimersi dall’ascolto dell’introduzione di Diego; perché lui non si limita a produrli quei vini, ci si identifica, ci mette la faccia, i dubbi, le notti insonni.

Non c’è distanza tra uomo e progetto.

E quando giunge il momento del convivio e ci si siede a tavola con l’imprenditore, si intuisce subito che il vino che ti sta offrendo – con lauta generosità – non è solo frutto di tecnica ed oculata zonazione, ma anche di una testarda visione che non cede a compromessi.

Forse è proprio questo che rende Montezovo più che un marchio: è un’estensione della pervicacia di chi la guida, virtù, e travagli annessi.

 

Paola Restelli
Wine immersion – Su web, Instagram, Linkedin

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