31 Mar 2025
Il buon vivere

Arnaldo Caprai. Il Re del Sagrantino

Se c’è un nome che ha scritto e continua a scrivere la storia del Sagrantino di Montefalco, quello è Arnaldo Caprai. Da oltre cinquant’anni, questa cantina è il punto di riferimento per chi vuole capire davvero cosa significhi fare vino in Umbria: rispetto per la terra, innovazione senza compromessi e una visione che guarda sempre avanti, senza mai dimenticare le radici. Ma qui non si parla di finzione: si parla di vino, quello vero, quello con carattere, storia e un pizzico di sana arroganza. Perché diciamocelo, il Sagrantino non è un vino per tutti. Loro producono vino nella DOCG di Montefalco dal 1971.

Il Sagrantino è un vino potente, tannico, austero con una personalità che non accetta compromessi. E oggi grazie a Chiara, in questa bellissima cantina che appena arrivato si è presentata con la sua maestosità scoprirò il magico mondo di Arnaldo Caprai, dove il sagrantino ha i suoi natali.

 

La cantina Arnaldo Caprai ha il merito di aver elevato a icona dell’enologia umbra questo vino che non vedo l’ora di scoprire.

Dal 1971 il loro obiettivo è rimasto costante nel tempo: realizzare una produzione di qualità attraverso un approccio meticoloso che combini la ricerca e la sperimentazione di nuove tecniche agronomiche ed enologiche con il rispetto della cultura e della tradizione del territorio.

La loro storia inizia nel 1971, quando Arnaldo Caprai, già imprenditore umbro nel settore tessile investito nel 2002 del titolo di Cavaliere del Lavoro per Meriti in Agricoltura, con il pallino per il vino, acquista quarantadue ettari a Montefalco, di cui quattro già vitati nella Tenuta Val Di Maggio, per realizzare il sogno di condurre un’azienda agricola per la produzione di vino.

 

Un azzardo? Forse. Un colpo di genio? Decisamente si. Ma è con l’arrivo del figlio nel 1986, Marco Caprai, che l’azienda prende il volo: ricerca, sperimentazione e una visione chiara trasformano il Sagrantino in un fenomeno planetario. Il suo arrivo segna il punto di svolta nella storia vitini cola del territorio umbro. Il sagrantino da vino per pochi ettari a must-have per gli amanti dei rossi intensi. E Montefalco, piccolo borgo umbro, diventa l’ombelico del mondo vinicolo.

La visione di Marco lo induce ad avviare collaborazioni con professionisti del settore e Istituti di Ricerca in campo sia agronomico che enologico.

 

Grazie ai frutti di questa attività di ricerca, agli inizi degli anni Novanta il Montefalco Sagrantino DOCG “25 Anni” dell’azienda conquista la critica di tutto il mondo, accendendo i riflettori su una zona vitivinicola italiana fino ad allora poco nota.  Il vino dei 25 anni che ho avuto il piacere di bere è un vino che celebra il quarto di secolo dell’azienda. E’ il sagrantino che ha imparato le buone maniere, senza perdere il suo carattere ribelle.

Arnaldo Caprai. Il re del sagrantino

Oggi Arnaldo Caprai è un’azienda con 160 ettari di vigneto dislocati in tutti i quattro punti cardinali dell’area della DOCG Montefalco dove, oltre a coltivare i vitigni autoctoni umbri Sagrantino e Grechetto, con la stessa passione, competenza e visione, coltivano altre varietà tra tipiche e internazionali, quali il Sangiovese, il Merlot, il Pinot Nero, lo Chardonnay e il Sauvignon, per la produzione di vini di qualità.

 

Nel 1987 la collaborazione con l’Istituto di Coltivazioni Arboree della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano ha avviato, per la prima volta nella storia, una ricerca sulla selezione clonale del Sagrantino e sull’applicazione di moderne tecniche agronomiche nella gestione dei vigneti.

Gli anni 1992 e 1993 sono stati caratterizzati dalla ricerca nell’area DOCG delle “piante madri” appartenenti al Sagrantino. La ricerca si è svolta soprattutto in vecchi impianti destinati ad uso familiare, talvolta abbandonati. Con questa attività abbiamo recuperato la variabilità naturale del vitigno.

Una volta individuate le piante madri, il materiale vegetativo da esse prelevato è stato utilizzato per la riproduzione in vivaio e la creazione di barbatelle, impiantate nel 1994 nel vigneto sperimentale adiacente alla loro cantina, dove nel corso del tempo si è osservato il metodo di allevamento più adatto alla coltivazione del vitigno.

I risultati di questa ricerca, che ha coinvolto anche l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, hanno dimostrato che l’allevamento del Sagrantino col cordone speronato è ideale per il suolo umbro.

Vitigno unico al mondo per struttura e longevità, il vitigno autoctono Sagrantino racconta la storia dell’Umbria e delle persone che vi hanno vissuto. Il Montefalco Sagrantino DOCG viene prodotto dall’omonimo vitigno, oltre che a Montefalco, nei comuni umbri di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi, nella provincia di Perugia.

Con i suoi acini di media grandezza e di colore blu-nero, il Sagrantino è una delle uve con il più alto contenuto di polifenoli al mondo, tra cui gli antociani, responsabili della colorazione rosso rubino violacea del vino, e i tannini, responsabili della struttura e della tipicità tannica che questo vino ha nel suo DNA.

Arnaldo Caprai. Il re del sagrantinoTradizionalmente prodotto nella versione passita, nel 1992 il Montefalco Sagrantino ottiene il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita, sia per la versione secca che per quella passita. L’areale di produzione del Montefalco Sagrantino DOCG è un’area dal profilo collinare poco distante da Assisi, Foligno, Todi e Spoleto, con altitudini dai 220 e i 472 metri sul livello del mare.

 

Secondo alcuni studiosi le origini del Sagrantino risalirebbero all’epoca romana. È ad esso che avrebbe fatto riferimento Plinio il Vecchio nel passo del Naturalis Historiae in cui cita l’uva “Itriola” tipica dell’Umbria e di Bevagna e del territorio piceno.

Altri invece ritengono che alcuni semi di Sagrantino sarebbero giunti nella zona di Montefalco intorno alla metà del XV secolo, da frati francescani provenienti dall’Asia Minore.

Non mancano interpretazioni secondo cui sarebbe stato diffuso in epoca medievale da monaci bizantini provenienti dalla Grecia.

È comunque nel corso del Medioevo che, per l’importanza del vino nella liturgia, la coltivazione della vite si diffonde non solo nelle campagne ma anche nei monasteri e conventi; tanto che secondo alcune interpretazioni, l’origine del nome Sagrantino potrebbe derivare dalla circostanza del suo utilizzo come vino nelle celebrazioni liturgiche, da cui “sacro” o “sagrantino”.

Nel Medioevo, dunque, le vigne costituiscono uno dei cardini attorno ai quali le persone e le comunità organizzavano la propria vita. Lo dimostra la Chiesa di San Bartolomeo, una delle più antiche parrocchie di Montefalco di cui si ha traccia già nel 1219, che nella parete absidale esterna, presenta, oltre a motivi tipici medievali, una monofora lunettata ornata con tralci di vite e grappoli.

Nel Rinascimento, il vino di Montefalco è ormai noto e apprezzato come vino di pregio.

Nel 1451, il celebre pittore fiorentino Benozzo Gozzoli, chiamato dai Francescani ad affrescare l’abside della loro chiesa, oggi Museo Civico di Montefalco, negli affreschi dedicati alla vita di San Francesco dipinge una bottiglia di vino rosso sulla mensa imbandita del Cavaliere da Celano.

 

Il vino simbolo di Montefalco e dei colli limitrofi riceve il riconoscimento della DOC il 30 ottobre 1979 e della DOCG il 5 novembre 1992, sotto il nome di Montefalco Sagrantino, segnando due tappe fondamentali nel recente sviluppo del territorio.

Arnaldo Caprai. Il re del sagrantino

Già nel 1829 lo storico Giovanni Calindri cita Montefalco al vertice dello Stato per i suoi vini nel “Saggio geografico, storico, statistico del Territorio Pontificio”. Il Sagrantino viene riconosciuto come vitigno di antica coltivazione in Umbria dalla Commissione Ampelografica del circondario di Foligno (Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio. ”Bullettino Ampelografico, 1879, XII, p. 34) e nel 1893 da Guglielmo Baldeschi ne “I vitigni e i vini dell’Umbria”.

Nel 1971 l’Ente di sviluppo dell’Umbria lancia una produzione sperimentale di “vino Sagrantino” e l’anno successivo la Cantina cooperativa di Foligno dà avvio alla vinificazione del Sagrantino secco.

Nel 1973 viene presentata la domanda di riconoscimento per la DOC Montefalco e, dopo sei anni, l’allora Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste pubblica il decreto di riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC) per il Montefalco Rosso, e il Montefalco Sagrantino nelle versioni Secco e Passito, cui seguirà il riconoscimento della DOCG nel 1992. l disciplinari dettano regole rigorose circa le condizioni ambientali e la coltura dei vigneti, atte a conferire alle uve e ai vini le loro caratteristiche esclusive.

 

Quello che mi affascina è la produzione dei loro vini, che sembra quasi una poesia scritta in dialetto umbro per affascinare i curiosi e gli avventori.

Arnaldo Caprai. Il re del sagrantino

Nella loro area ricezione arrivano tutte le uve durante la vendemmia. Questo recente investimento  ha permesso di migliorare notevolmente l’efficienza operativa e la qualità di gestione delle uve, perché sono in grado di lavorare simultaneamente le uve rosse e quelle bianche provenienti da differenti vigneti, in modo tale che ogni vigneto sia vendemmiato e vinificato separatamente. All’arrivo le uve raccolte vengono pesate e identificate con il vigneto di provenienza (il lotto) che seguirà la partita durante tutta la vinificazione, fino alla bottiglia. La zona è stata realizzata in prossimità dei vigneti in modo da permettere un veloce scarico delle uve e minimizzare il loro stress.

Per la produzione dei loro Sagrantino, al loro arrivo le uve vengono selezionate prima manualmente e poi inserite in una selezionatrice che ne sceglie solo gli acini migliori. A quel punto viene effettuata la diraspa-pigiatura, che serve a separare i raspi dai grappoli, per evitare che i raspi restino in contatto con i grappoli, e influenzino così la qualità del vino con tannini non nobili.

La loro diraspa pigiatrice che ho avuto modo di ammirare è di ultima generazione. Dopo essere stata selezionata, l’uva che viene inserita all’interno di questa macchina subirà due diversi processi: per la produzione dei vini rossi i grappoli vengono sgranellati, e gli acini separati dai raspi tramite un processo delicato lineare ad alta frequenza che mantiene gli acini perfettamente integri. Per la produzione dei vini bianchi invece l’uva viene diraspata allo stesso modo ma subisce un processo in più: il passaggio tramite dei rulli pigianti e successivamente pressato in maniera soffice all’interno della pressa a polmone.

 

I silos di acciaio, che si palesano ai miei occhi, diversamente da quelli usati per le uve rosse, sono alti e stretti perché nel caso delle uve a bacca bianca non serve l’infusione delle bucce ma, anzi, l’altezza della vasca facilita la decantazione statica a freddo dei mosti/vini che comporta una separazione delle particelle solide dalla parte liquida secondo un principio fisico per differenze di densità tra liquido e solido.

Arnaldo Caprai. Il re del sagrantino

Terminata la fermentazione, i vini bianchi affinano 3 mesi in serbatoi d’acciaio e almeno 3 mesi in bottiglia prima di essere immessi sul mercato. Unica eccezione è il loro vino Cuvée Secrète, fatto solo negli anni migliori con l’assemblaggio delle uve che meglio rispecchiano l’annata. Nel caso del Cuvée Secrète la vinificazione segue lo stesso processo visto per gli altri vini bianchi ma poi, al termine della fermentazione, il vino viene fatto affinare 6 mesi in barrique di rovere francese di primo passaggio e almeno 4 mesi in bottiglia.

Nel 2015 hanno iniziato a collaborare con Michel Rolland, uno dei più importanti enologi a livello mondiale, originario di Bordeaux. Il rapporto con Michel Rolland ha migliorato notevolmente la loro gestione delle barriques e del vino in barriques.

Questa partnership ha permesso di apportare una rivoluzione sostanziale, come la vinificazione integrale, utilizzata già da anni con successo a Bordeaux e in Borgogna.

La vinificazione integrale consiste nell’immissione all’interno delle barrique di grappoli interi, circa per metà barrique, così facendo gli acini subiscono una pressione equivalente al loro peso, durante le rotazioni giornaliere che vengono effettuate (30gg x3 rotazioni). Si riesce ad ottenere una pigiatura soffice degli acini evitando l’estrazione di composti indesiderati.

Una volta terminato il periodo di macerazione si passa alla svinatura: rimuoviamo il cappello di vinacce dal vino appena fermentato. Il vino procederà verso i serbatoi frontali dove effettueremo una decantazione statica a freddo per una pulizia del vino dalle fecce residue senza l’uso di coadiuvanti chimici. A questo punto il vino arriva in barricaia, per l’affinamento finale nelle barrique.

L’affinamento è una fase cruciale del processo di produzione, che segue la fermentazione e precede la messa in bottiglia. Questa fase è finalizzata all’armonizzazione dei componenti organolettici, come tannini e aromi, presenti nel vino, portandoli ad una elevazione più complessa, fine ed elegante.

Per l’affinamento in legno utilizzano delle bellissime barriques di legni francesi che non ho potuto non fotografare, provenienti principalmente dalle foreste di Allier. I legni scelti, oltre alla micro-ossigenazione costante tipica dell’affinamento in barrique, determinano l’arricchimento del bouquet e il raggiungimento di una complessità aromatica ideale. Prima dell’immissione sul mercato, il loro vino affina da ultimo in bottiglia per un periodo che varia dai tre agli otto mesi. Questo passaggio completa lo stato evolutivo del vino arricchendone la finezza olfattiva e gustativa.

Le barriques  che si palesano davanti ai miei occhi sono quasi 3.000 ma ogni anno ne acquistano circa il 10-15% di nuove, che vengono usate principalmente per l’affinamento del Sagrantino.

Se pensate che il Sagrantino sia l’unico protagonista della cantina, vi sbagliate di grosso. Certo il Sagrantino di Montefalco DOCG è la star indiscussa: un vino muscolare, con tannini che mordono e un’evoluzione in bottiglia che fa invidia ai grandi vini francesi. Ma Arnaldo Caprai è molto di più, davanti ai miei occhi ho quasi l’imbarazzo della scelta per le numerose etichette che mi vengono presentate.

Le ventitrè referenze offerte da Arnaldo Caprai dimostrano la capacità dell’azienda di penetrare il mercato del vino, rispondendo efficacemente ai livelli qualitativi.

Il primo vino che ho il piacere di bere è il Montefalco Rosso Doc: un blend di Sangiovese, Sagrantino e Merlot che sa essere elegante, senza perdere grinta. Perfetto per chi vuole un assaggio di Montefalco senza essere travolto dalla potenza del Sagrantino puro.

Si passa al Collepiano: la quintessenza del Sagrantino, un vino che ha bisogno di tempo e rispetto. Bevuto troppo giovane di sicuro ti metterà al tappeto; diamogli qualche anno e ci svelerà un’anima complessa e affascinante.

Gregante: perché Caprai sa anche giocare con i bianchi, e questo Greghetto ne la prova. Fresco, minerale con una bevibilità assassina.

Questi vini a livello internazionale, nel 2023 hanno raggiunto 30 paesi, tra cui gli Stati Uniti d’America, la Svezia e la Germania.

Tra le mie mani ho la bottiglia che celebra i 50 anni della cantina.(1971-2021).

 

Hanno creato un Sagrantino vestito di un abito pregiato ed essenziale: un’opera d’arte in oro zecchino.

Una bottiglia che riflette l’eleganza del vino e non solo.

L’etichetta inedita è dell’artista internazionale Paolo Canevari che reinterpreta la pala “Il matrimonio mistico di Caterina D’Alessandria” di Benozzo Gozzoli (1466), isolandone il contorno. Nel suo minimalismo eclettico, l’artista coglie il significativo parallelismo tra arte e vino, riuscendo a sintetizzare la storia della Arnaldo Caprai da sempre tesa alla ricerca dell’eccellenza, con lo sguardo rivolto al futuro ma con i piedi ben ancorati alle radici. La foglia d’oro zecchino dell’etichetta è stata realizzata con la raffinata collaborazione di Giusto Manetti Battiloro, produttore della foglia oro a Firenze dal 1600.

Un traguardo così importante non poteva non essere celebrato che con una selezione speciale di Montefalco Sagrantino. Hanno raccolto minuziosamente le migliori uve di Sagrantino dal vigneto Monte della Torre e grazie alla guida di Michel Rolland hanno introdotto in azienda la “vinification intégral” che ha permesso al Sagrantino di sciogliere senza nessuna forzatura meccanica la sua straordinaria ricchezza polifenolica nel mosto, superando così le problematiche della vinificazione per gravità.

Questa innovativa pratica “artisanal” di vinificazione di uva intera in barrique, grazie ad una estrazione molto soffice e all’immersione quasi permanente delle vinacce nel corso della fermentazione alcolica, permette l’ottenimento di vini più rotondi, di maggiore volume, maggiore grassezza, maggiore complessità, una accentuata precisione aromatica, un boisé meglio integrato con finali setosi.

In cantina Chiara mi mostra anche il progetto Caprai4love che si inserisce nell’ambito della sostenibilità sociale, mirando a conseguire una serie di obiettivi che riguardano il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico di Montefalco.

Arnaldo Caprai. Il re del sagrantino

#Caprai4love mira a raccogliere fondi per realizzare un altro importante obiettivo: il restauro dell’affresco “Grandi Francescani”, dipinto da Benozzo Gozzoli nel 1452 nell’abside centrale della Chiesa di San Francesco a Montefalco e raffigurante Dante, Petrarca e Giotto. Il teologo Dante, il monarca laureato Petrarca e il pittore esimio Giotto erano Terziari Francescani e per questo sono inseriti negli affreschi che raffigurano il ciclo di vita di San Francesco. Essi, nelle parole di Philippe D’Averio, possono essere considerati i nostri “sponsor storici”, il nostro compito è quello di recuperarli e restituire al dipinto il suo splendore originale.

Arnaldo Caprai. Il re del sagrantino

Arnaldo Caprai non è solo una bellissima cantina, è un manifesto di come tradizione e innovazione possono andare a braccetto. Sostenibilità, viticoltura di precisione e un’attenzione maniacale alla qualità hanno fatto scuola. E non è un caso che Montefalco oggi sia sinonimo di grandi vini.

Se siete alla ricerca di un’esperienza enologica, mistica, che vi scuota l’anima e le papille gustative, fatevi un giro da queste parti. Ma ricordate: il Sagrantino non è per i deboli di cuore. O lo amate o vi travolge. E se lo amate, sappiate che dentro ogni sorso c’è il lavoro di chi ha avuto il coraggio di credere in un sogno. Un sogno chiamato Arnaldo Caprai.

Roberto Silvio De Pascale

Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina

Il buon vivere