19 Mar 2025
Il buon vivere

Cantina Scacciadiavoli. Il sogno continua

Nel cuore verde dell’Umbria, tra le colline di Montefalco, sorge una cantina il cui nome evoca storie di esorcismi e demoni. Scacciadiavoli.

La cantina fu fondata nel 1884 dal visionario Principe Ugo Boncompagni Ludovisi, la sua è una storia che mescola leggenda e innovazione.

L’azienda vitivinicola in perfetto stile francese, in pochi anni, divenne icona di modernità tecnologica ed eccellenza enoica del territorio umbro. Il nome Scacciadiavoli deriva dal toponimo dove sorge l’azienda. Il territorio è ricco di leggende e superstizioni: negli immediati dintorni della Cantina troviamo persino un «Ponte del Diavolo», struttura romana del II sec. a.C. un tempo lungo un diverticolo della consolare Flaminia.

La leggenda narra di una giovane posseduta da spiriti maligni, liberata grazie ad un esorcista locale che utilizzò il vino del posto nei suoi rituali. Da questo episodio la cantina prese il nome “Scacciadiavoli”, letteralmente scaccia demoni. Un nome che, diciamolo, mette subito in chiaro che qui il vino ha poteri quasi soprannaturali.

Cantina Scacciadiavoli. Il sogno continua

In questo luogo così mistico, in una corte che ti ammaglia appena varchi la soglia del cancello, mi viene incontro Monica che sarà la mia guida e testimone della mia visita in cantina. Monica facendomi accomodare all’interno della cantina mi narra  le tante storie di questa magica cantina.

Non è solo il folklore a rendere unica questa cantina. Il Principe Boncompagni Ludovisi, dopo esperienze a Bordeaux, decise di creare uno stabilimento vinicolo all’avanguardia per l’epoca con 100 ettari di vigneti coltivati a Sangiovese, Malvasia e Trebbiano Dorato. Un progetto ambizioso che ha gettato le basi per la produzione di vini di alta qualità.

La storia di questa cantina si fonda con la leggenda anche la Madonna del Soccorso detta anche Scacciadiavoli è una icona qui venerata già nel Rinascimento. E ci piace pensare che anche l’utilizzo rituale del Sagrantino, per secoli vino da messa, abbia contribuito all’appellativo mantenuto dal Principe al momento della fondazione, ed anzi scelto per i suoi vini: Scacciadiavoli, appunto.

Cantina Scacciadiavoli. Il sogno continua

Dal1954 la famiglia Pambuffetti di Foligno, noti industriali nel settore agroalimentare, si insedia a capo dell’azienda: Ad acquisirla, Amilcare, che da ragazzo, appena quattordicenne, aveva lavorato nella tenuta come fattore. La famiglia ha portato avanti la tradizione con passione e dedizione.

Ai figli Alfio, Settimio e Mario, che dal 1977 portano avanti le attività paterne, seguono, nel 1992, i legittimi eredi di Settimio, i fratelli Amilcare, Carlo e Francesco. Oggi Amilcare e Carlo, insieme a Liù e Iacopo Pambuffetti (figli di Amilcare e Francesco), guidano la Cantina Scacciadiavoli mantenendo vivo il profondo legame con le origini: il fil rouge con le origini dell’azienda realtà tra le più nobili e identitarie dell’enologia umbra non si è mai spezzato, e la tradizione è più viva e moderna che mai: saranno i primi, nel 2005, a vinificare con il metodo classico un vitigno autoctono a bacca rossa, producendo Brut e Rosè base sagrantino. Oggi la quarta generazione continua a produrre vini che non solo scacciano i demoni interiori, ma conquistano anche i palati più esigenti.

Cantina Scacciadiavoli. Il sogno continua

Una bellissima azienda che si estende su 130 ettari di superficie, di cui 40 impiantati a vigneto in perfetta simbiosi con il paesaggio che abbraccia i Comuni nella Denominazione Montefalco DOC e DOCG e Spoleto DOC. I vitigni più coltivati sono il Sagrantino e il Sangiovese, ma anche il Grechetto e il Trebbiano Spoletino.

Dal 2000, la tenuta Scacciadiavoli è stata interamente ristrutturata conservando gli elementi architettonici originali, profondamente rinnovata dal punto di vista tecnologico e ammodernata nelle attrezzature. Il ricorso alla viticoltura di precisione le consente di applicare una gestione sito-specifica nel vigneto migliorando il processo decisionale sulle scelte agronomiche da compiere.

Nel 2023 l’avventura delle bollicine giunge al culmine con l’acquisizione di una marca di Champagne: Marie Clugny

 

Monica mi porta all’esterno e inizia a mostrarmi la cantina, un edificio di quattro piani di cui uno interrato, è composta da due strutture gemelle con tetti a capanna sostenuti da ampi soffitti a capriate, più un corpo aggiunto di minore altezza. Nel retro, la costruzione è incassata nel fianco di una collinetta da cui si accede all’ultimo piano attraverso due grandi porte: è proprio lo sfruttamento del dislivello naturale del terreno che dà la misura dell’arguzia e dell’ingegnosità progettuale della costruzione sin dal suo concepimento, a fine 800. Nel periodo della vendemmia, infatti, l’uva raccolta veniva spremuta e torchiata in strutture alle spalle dell’edificio e il mosto, per mezzo di passerelle, era travasato all’interno di contenitori all’ultimo piano. A fermentazione ultimata, il vino scorreva attraverso dei canali raggiungendo il piano inferiore ove avveniva la maturazione in botti da 50 e 100 tonnellate. Dopodiché, sempre per gravità, era trasferito in botti più piccole nel piano terra e in quello interrato, dove veniva conservato il vino da invecchiare. Una cantina che sicuramente affascina il visitatore per la sua bellezza ricca di storia, non c’è passo che faccio che non calpesto qualcosa che ha anni e anni di storia. Suggestiva alla vista, con le sue botti avvolte da pareti antiche e strutture in ferro battuto che danno risalto alla vista e poi l’aria che si respira è davvero suggestiva.

Cantina Scacciadiavoli. Il sogno continua

Con Monica mi reco nel piano interrato dove avviene l’invecchiamento del Montefalco Sagrantino, sia secco che passito, dove è presente una vasca in cemento del 1909 ancora funzionante, uno dei primi esempi di utilizzo del cemento nel settore enologico. In quest’ultima solitamente viene conservato il Montefalco Rosso, dopo il passaggio nel legno per un anno e prima dell’imbottigliamento.

 

Torniamo in cantina e Monica mi fa accomodare per poter iniziare la degustazione dei loro vini. Inizia con il presentarmeli. La cantina Scacciadiavoli produce una vasta gamma di vini rossi, vini bianchi, spumanti a base di Sagrantino e una grappa da vinacce di Sagrantino. Tra i rossi vi sono il Montefalco Sagrantino DOCG, il Montefalco Sagrantino Passito DOCG, il Montefalco Rosso DOC e l’Umbria Rosso IGT. Tra i bianchi, il Montefalco Bianco DOC, il Montefalco Grechetto DOC e lo Spoleto DOC Trebbiano Spoletino. Dal 2005 l’azienda produce anche lo Spumante Pas Dosé Metodo Classico Bianco ed il Rosé da uve Sagrantino, oltre che la Grappa di Sagrantino.

Inizio con il bere il Montefalco Sagrantino Docg che si distingue per il suo colore profondo e un bouquet aromatico che spazia dai frutti rossi maturi a note speziate e balsamiche. Al palato offre una struttura ricca e tannini ben integrati, perfetto per chi cerca un vino con carattere.

Arriva il Montefalco Grechetto Doc. Un vino che con il suo colore giallo canarino dai riflessi verdolini, cattura immediatamente l’attenzione.  Al naso si apre con profumi freschi e fruttati, dominati da note di frutta a polpa bianca come pera e pesca, accompagnate da sentori floreali di fiori bianchi e gialli. In bocca, si distingue per un ottimo equilibrio tra freschezza, acidità e morbidezza, con un retrogusto fruttato lungo e persistente. Un vino che esprime al meglio il carattere del Grechetto umbro.

Cantina Scacciadiavoli. Il sogno continua

Monica per concludere i bianchi mi versa lo Spoleto Doc Trebbiano Spoletino, uno dei miei uvaggi preferiti. Un vino che dimostra come l’Umbria possa sorprendere anche con i bianchi, sfatando il mito che solo i rossi dominano questa terra. Nel calice, si presenta con un colore giallo paglierino brillante, arricchito da lievi riflessi dorati, segno di una maturazione attenta e di una vinificazione curata.

Al naso è un esplosione di profumi che sfidano le aspettative. Note di spezie fresche come paprika e pepe bianco si intrecciano con sentori di erbe officinali e frutta secca, creando un bouquet aromatico complesso e intrigante. In bocca la vera sorpresa: una freschezza vibrante sostenuta da un’acidità vivace che rende ogni sorso una scoperta. La persistenza è notevole, con un retrogusto che richiama le note speziate e fruttate percepite al naso. Per me questo vino è la dimostrazione che l’Umbria sa come giocare fuori dagli schemi, offrendo un bianco che può tranquillamente rubare la scena ai più blasonati rossi della regione, non mi sono fermato al primo bicchiere ma ho chiesto il bis.

Ah, lo Spumante Pas Dosé è un vino che sfida le convezioni, trasformando l’austero Sagrantino in una bollicina sorprendente. Questo metodo classico combina il 50% di trebbiano spoletino e il 50%  di sagrantino.

Un perlage fine e persistente, al naso si viene accolti da aromi di camomilla, frutta a polpa bianca e delicate note di pasticceria, complesso ricco e persistente dove le spezie non mancano.

In bocca emergono sapori di agrumi canditi, vaniglia e una lieve sfumatura di mandorla amara, il tutto sostenuto da un’acidità vivace  che dona freschezza. Il colore giallo oro con riflessi carichi di color oro , buona spuma.  La struttura tannica tipica del Sagrantino si integra armoniosamente con le bollicine, offrendo una piacevole sensazione di pienezza e complessità. Sicuramente questo spumanete rappresenta una rivisitazione audace delle tradizioni umbre, dimostrando che anche i vitigni più robusti possono rivelare un lato elegante e festoso.

 

Non meno intrigante è lo Spumante Brut Rosè di cui mi innamoro perdutamente e Monica mi regala una bottiglia. Ottenuto da uve 100% sagrantino. Con il suo rosa intenso e un perlage raffinato seduce con profumi di mela rossa e una vivacità che rende ogni sorso un’esperienza festosa.

Ovviamente la degustazione non può concludersi senza che mi sia versato il sagrantino passito docg.

Un vino che incarna l’essenza dell’Umbria, unendo tradizione e carattere in un sorso avvolgente. Nel calice si presenta con un profondo rosso rubino, impreziosito da riflessi violacei che ne esaltano la vivacità. Al naso offre un bouquet intenso e complesso: composte di mora e fichi si mescolano a note di caggè tostato e fiori viola canditi, creando un profilo aromatico ricco e invitante. In bocca la dolcezza avvolgente è bilanciata da una struttura tannica ben definita e da un’acidità rinfrescante. I sapori della frutta matura si fondono con spezie esotiche offrendo una persistenza gustativa che invita alla meditazione.

Cantina Scacciadiavoli. Il sogno continua

Visitare questa cantina significa immergersi in un’atmosfere dove storia e modernità si incontrano. La visita guidata di Monica mi ha offerto un viaggio attraverso le antiche strutture e le moderne tecnologie di vinificazione, e sicuramente la degustazione che ho avuto il piacere di vivere potrebbe scacciare anche i demoni più ostinati.

Di cantine ne ho visitate tante ma Scacciadiavoli non è solo una cantina, ma un luogo dove il vino diventa leggenda, capace di esorcizzare le giornate più grigie e trasformarle in momenti di pure estasi enologica.

Roberto Silvio De Pascale

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