08 Ott 2025
Il buon vivere

Cantine Silvestri. Brindisi tra storia, amicizia e calici alzati alla Tenuta Traspontina

 

 

Lanuvio ha sempre avuto per me il profumo di casa. È una terra che conosco attraverso i calici sollevati nelle tante cantine che ho visitato, tra brindisi e racconti che sanno di vigna e memoria. Tornarci per incontrare Barbara e Alfredo Silvestri è stato come riannodare un filo antico: il vino, qui, non è solo bevanda, ma linguaggio e rito conviviale.
Barbara mi accoglie con la naturalezza di chi porta in dote i terreni della famiglia Paris, vignaioli da quattro generazioni; Alfredo, invece, mi apre le porte della sua cantina, eredità della famiglia Silvestri, spumantisti da tre generazioni.

Siamo l’unione di due mondi che si completano,

dice Barbara mentre Alfredo annuisce

E pensare che tutto è iniziato al Vinitaly, in un incontro del tutto fortuito: da lì è nata una storia d’amore e di lavoro che ci ha portato fino a qui, con tre figli – Edoardo, Filippo e Vittoria – che sono la nostra eredità più bella

Camminando tra i corridoi freschi della cantina resto colpito da un cartone con il disegno stilizzato di un vecchietto.

Chi è?

Alfredo sorride:

È mio nonno, il fondatore. Un omaggio a lui, a chi ci ha insegnato a credere nella vigna e nel vino.

Poi mi mostra i silos in acciaio e la linea di imbottigliamento:

Questa etichetta 2.600 bottiglie all’ora; e quel braccio meccanico posa sei bottiglie insieme nel cartone.

Tecnologia al servizio del ritmo del vino, senza tradire il gesto contadino.
Dal cuore produttivo passiamo al punto vendita: scaffali ordinati che custodiscono bottiglie come piccoli scrigni. Qui il vino incontra le persone e diventa racconto di famiglia. Proprio qui Alfredo mi presenta il suo mondo fatto di quattro linee.

cantine silvestri

Prendo in mano la prima bottiglia e chiedo incuriosito:

E questa?

È la linea degli Spumanti, il cuore della nostra tradizione. Dopo la guerra, mio nonno colse lo spirito americano dei festeggiamenti a base di vino e champagne e trasformò le romanelle in spumanti: così iniziò la nostra vocazione con il metodo Charmat.

Poi afferro un’etichetta dai colori intensi:

Qui cosa raccontate?

Questa è la linea dei Monovitigni,

mi spiega sorridendo.

La chiamiamo “un abbraccio lungo 100.000 anni”, ispirata al cratere di Monte Cavo e alla nascita dei laghi Albano e Nemi. Chardonnay, Sauvignon, Syrah e Merlot: quattro vini che portano con sé le sfumature vulcaniche delle nostre terre. Le etichette sono speciali: su ciascuna è disegnato il cratere, con gradazioni di colore diverse per ogni bottiglia, come a evocare la forza e la varietà della natura.

Passo alla bottiglia successiva e lo incalzo:

E questa con un disegno che sembra un’opera d’arte?

È la linea Colli. Nata dalla voglia di innovazione ed equilibrio. Ogni bottiglia è un piccolo quadro: sono nove le opere raffigurate, e accanto, come un biglietto da staccare, c’è la descrizione dell’opera stessa. È un modo per trasformare la bottiglia in esperienza, non solo di gusto, ma anche estetica e culturale. Dentro ci trovi il Frascati DOCG Superiore e il Cesanese.

Io, però, rimango colpito da una bottiglia in particolare: il Vermentino. La prendo tra le mani, la osservo con ammirazione e dico sorridendo

Il mio preferito. Proprio qualche giorno fa, qui a Lanuvio, ero in vigna mentre lo raccoglievano.

Alfredo mi guarda, prende una busta e con un gesto semplice ma pieno di significato me la porge:

Allora questo è per te.

cantine silvestri

Infine, prendo in mano una bottiglia con un’etichetta che sembra carta grezza.

Questa ha un sapore di casa.

Alfredo sorride:

È la linea Territorio. Qui c’è tutta la poesia dei Castelli Romani. Le etichette sono realizzate con una carta che ricorda quella del pane: profuma di antico, di originale, e riporta incisioni classiche. Racchiude vini come i Castelli Romani DOC Bianco e Rosso, e il Ponte Loreto Bianco e Rosso. Assaggiando il Ponte Loreto Rosso sentirai un rubino intenso, profumi di bosco e un sorso morbido, che sa di tradizione.

Saliamo in macchina, direzione Castelli Romani: il lago di Castel Gandolfo luccica accanto alla strada, i campanili punteggiano le colline. Parliamo di vendemmie, di famiglia, di progetti. È una gita che profuma di casa e di futuro.
Arriviamo ad Albano, alla Tenuta Traspontina. In lontananza scorgo un grande tavolo di legno: Barbara me lo indica con un sorriso, mi invita ad avvicinarmi e, con la naturalezza di chi accoglie un ospite in casa, mi dice:

Qui inizierà la nostra degustazione.

Mi accomodo e i calici iniziano a danzare: si alzano, si osservano, si portano al naso e poi alla bocca. La degustazione – com’è giusto – si apre con gli spumanti, orgoglio della famiglia Silvestri.

Il primo calice è il Silvestri Brut Blanc de Blancs (Chardonnay 100%, metodo Charmat). Vinificato in bianco con pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata di mosto limpido e aggiunta di lieviti selezionati. La presa di spuma inizia tra febbraio e marzo successivi alla vendemmia e si conclude a ottobre; il lungo periodo di permanenza sur lie regala profumi e gusto caratteristici. Resta tre mesi in bottiglia prima della vendita.

cantine silvestri

Solleviamo i calici per il primo brindisi: nel bicchiere osservo il perlage finissimo e persistente; il colore è giallo paglierino brillante. Al naso i profumi sono intensi e freschi, con note floreali e fruttate; al palato è secco e dinamico, fresco e sapido, in equilibrio, con chiusura armonica ed elegante.

Alfredo mi porge dei tappi:

Guardali con attenzione.

Li prendo in mano, li osservo, e scopro che ognuno ha un messaggio inciso, come i baci Perugina. Sul primo leggo:

Lo vino nuoce la castitate. Sul secondo:

Siamo tutti mortali al primo bacio e al secondo bicchiere di vino.

Scoppia una risata tra me, Barbara e Alfredo: un gioco che rende la degustazione ancora più conviviale.

Allora confesso:

Sai, faccio la collezione di tappi. Conservo a casa quelli di ogni bottiglia stappata, anche nei ristoranti. Posso tenere anche questi?

Alfredo sorride e risponde

Certo, sono tuoi.

La seconda bottiglia è l’Extra Brut Rosé, vinificato in bianco da uve rosse selezionate, pressate in modo soffice, con fermentazione a temperatura controllata. La presa di spuma inizia nei mesi successivi alla vendemmia per portare in bottiglia gli aromi della prima fermentazione, seguita da una seconda a temperature più basse. Il perlage è finissimo e persistente; il colore, rosa tenue. Al naso un profumo intenso e fresco con note floreali e di piccoli frutti rossi – ribes, mandarino, lampone; in bocca è cremoso e dinamico, dall’attacco delicato e avvolgente.

Il pomeriggio si anima: i tappi saltano, volano in aria come coriandoli, e le risate si rincorrono attorno al tavolo. È un susseguirsi di calici, un ritmo allegro che ci porta al terzo spumante: Virbio, Spumante Rosso Aromatico di Qualità Dolce. L’uva è vendemmiata a mano, pigiata e diraspata; macerazione di 8–10 ore a bassa temperatura e pressatura soffice. La rifermentazione in autoclave avviene in modo naturale ed è interrotta con il freddo quando il mosto raggiunge la gradazione alcolica desiderata. Sollevo il bicchiere, ammiro il perlage fine e persistente e quel colore rosso cerasuolo intenso che cattura la luce. Lo porto al naso: il profumo è ricco e pieno, con sensazioni di piccoli frutti rossi. Poi avvicino il calice alla bocca, assaggio, e il sorso è rotondo e intensamente fruttato, con una freschezza che conquista il palato.

Chiudiamo gli spumanti con l’Extra Dry: in etichetta, il nonno di Alfredo stilizzato con un calice in mano. Mi soffermo a guardarla: i tratti semplici, i colori essenziali, un disegno che trasmette autenticità e quasi ti invita a bere. È un’etichetta che cattura lo sguardo e porta con sé un senso di familiarità.

Alfredo prende il calice e, con voce calma e sicura, mi guida quasi fossi a scuola: «Guarda il perlage: finissimo e persistente. Osserva il colore: un giallo paglierino brillante. Porta il bicchiere al naso: senti? Un profumo fruttato e floreale. Ora assaggia: morbido, dinamico, avvolgente». Io ascolto estasiato, lasciandomi trasportare dalla sua esperienza e dal suo modo critico e autorevole di raccontare il vino.

Brindiamo insieme.

Alla Tenuta Traspontina e a chi l’ha sognata,

dice Barbara con un sorriso.
Poi Alfredo mi mostra, quasi con orgoglio, una bottiglia blu realizzata con Marevivo: parte dei proventi vanno all’associazione.

È un vino frizzante, lo vendiamo spesso nei ristoranti costieri,

La prossima volta che ci vedremo, sicuramente lo assaggerò.

Rispondo sorridendo.

Alfredo prende in mano una bottiglia di Vermentino, la mia preferita, e con un sorriso mi dice:

Stappala tu.

Quasi impacciato ed emozionato lo faccio, e appena il tappo è tra le mie mani lo porto subito al naso:

Che meraviglia,

esclamo. Versiamo il vino nei calici. Il colore è un giallo paglierino luminoso; al naso sprigiona un profumo delicato, con intense note fruttate e floreali, accenni di erbe aromatiche. Al sorso è sapido e brioso, fresco e vivace, con sensazioni minerali e balsamiche che lo rendono equilibrato e piacevole. Lo gusto lentamente, riconoscendovi la stessa emozione che ho provato pochi giorni prima, quando a Lanuvio ero in vigna e osservavo i grappoli di Vermentino al momento della raccolta. Brindisi, sorrisi, e i tappi che ancora una volta passano di mano in mano, portati al naso quasi per catturarne l’eco dei profumi.

Sul finire della giornata, quando il sole cala dolcemente dietro i filari, sento quasi dispiacere nel dover lasciare la Tenuta Traspontina, Barbara, Alfredo e i loro vini. Alfredo mi porge un libro scritto dalla zia Bianca Silvestri, “L’odore del mosto”. È un gesto delicato, intimo, come una confessione silenziosa che apre le porte della sua famiglia.
Il volume si apre con queste parole: «Ci sono periodi della mia vita che ricordo più di altri. Succede quando qualcosa rompe le abitudini del fare ordinario. Una nascita. Una morte. Una festa. Una guerra. Un incontro. Uno scontro. Qualcosa di bene o di male. Ricordi di gioie o di dolori».
E si chiude con un’immagine che resta dentro: Lasciai che le ore si dilatassero lente come l’acqua di un fiume in pianura.

Cammino via con la sensazione che i loro spumanti diventeranno la cornice dei miei prossimi eventi, e che questo libro sarà la chiave per tuffarmi, con discrezione e rispetto, nella storia di una famiglia che ha fatto del vino non solo un mestiere, ma una poesia capace di scorrere lenta, come l’acqua di un fiume in pianura.

Roberto Silvio De Pascale

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