01 Apr 2025
Il buon vivere

Ciccio e la Ristogatta. Quando la gatta è gourmet e Ciccio ci mette il cuore

Dimenticate le solite cene degustazione pettinate e paludate, dove il cameriere vi guarda con sufficienza se non sapete pronunciare macerazione carbonica. Qui da Samuel, detto Ciccio e la Ristogatta c’è Daniela che ti accoglie nel suo ristorante con simpatia e savoir faire e ti mette a tuo agio invitandoti a provare la cucina del suo amato Ciccio, un omone alto, simpatico di poche parole ma con un grande sorriso e una mano bella grande da avvolgere la tua.

In questo ristorante dicono si mangi bene con leggerezza. Spero di potervelo confermare. Nel frattempo mi diverto senza inutili formalismi con Daniela, pronto a scoprire piatti nati dalla passione  e creatività di Ciccio e una dose di sana follia.

Daniela mi dice che il menù di degustazione che proverò sarà un viaggio tra sapori decisi, combinazioni spiazzanti e qualche colpo di scena che mette alla prova le papille gustative. Il tutto in un ristorante dall’atmosfera conviviale, dove l’eleganza si mescola ad un’ironia ben dosata.

Vi racconto com’è andata questa esperienza, tra bocconi sorprendenti e sorprese felinamente gourmet.

La cena inizia con un calice che Daniela mi consegna, la Ristogatta, una bevanda creata da lei nata dal connubio di succo di lavanda bio e bollicine, un brut metodo charmant di Cantine Capitani.

Il primo sorso e subito la mente viaggia: il profumo delicato della lavanda bio avvolge il naso con le sue note floreali ed erbacee, mentre al palato le bollicine della Cantina Capitani portano freschezza e vivacità. Un mix audace che Daniela ha saputo creare, che gioca tra la dolcezza aromatica della lavanda e la spinta agrumata e minerale dello spumante. Il risultato? Sono al quarto bicchiere e non credo di volermi fermare. Sicuramente da bere con curiosità e magari il giusto abbinamento felino che presto arriverà. E il primo piatto felino Daniela me lo serve, un piatto vivace con un bel gioco di colori. Due tortini, due anime, un solo grande morso di felicità.

Se pensate che il tortino sia roba da nonnine e ricettari polverosi, preparatevi a cambiare idea. Qui il gioco si fa serio, perché nel primo c’è il baccalà, morbido, avvolgente e furbescamente abbracciato alla patata e sopra un crumble di olive taggiasche che aggiunge il colpo di grazia al piatto: sapidità e croccantezza a tradimento. Morso dopo morso, ce ne sono voluti due, e un’onda di gusto arriva dritta al cuore, sicuramente poi passa allo stomaco.

Poi a seguire ma non per minor importanza c’è il tortino che da luce al piatto, carote e arancia, dolce e agrumato, che si scioglie sulla crema di piselli come un tramonto su un campo di fiori.

Ciccio e la Ristogatta. Quando la gatta è gourmet e Ciccio ci mette il cuore

A completare questo quadro abilmente dipinto da Ciccio? Un germoglio di pisello che ci mette freschezza e il fiore violetta del pensiero dell’orto Clapi di Campagnano, un orto che regala meraviglie. Oltre ad essere bellissimo da vedere, il fiore è davvero buono, pensavo fosse solo scenografia e invece si mangia e si gusta. Mangiandolo sembra di essere su un prato, ma senza mucche tranquilli.

Quattro bocconi di due anime diverse, un solo consiglio: quando li trovate nel menù non perdeteveli.

Ciccio e la Ristogatta. Quando la gatta è gourmet e Ciccio ci mette il cuore

Daniela ha deciso che bisogna far sul serio e così mi versa Etesia Igp Lazio di Cantine Capitani. Un bianco che sa di territorio, sole e brezza lacustre. Al naso esplode con note di frutta a polpa bianca, fiori freschi e un accenno agrumato che invita al primo sorso. Al palato è fresco, equilibrato e sapido, con una mineralità che racconta la terra vulcanica da cui nasce. Il finale? Pulito, elegante e con una persistenza che lascia il segno senza strafare. E con questo bel calice, in realtà siamo già al secondo mi preparo ad accogliere la prossima prelibatezza che Ciccio ha pensato per me.

Daniela mi presenta un piatto che porta a tavola la Toscana. Pappa al pomodoro, un comfort food che ti abbraccia lo stomaco.

Ciccio e la Ristogatta. Quando la gatta è gourmet e Ciccio ci mette il cuore

Dimenticate le zuppe tristi da ospedale e le vellutate pallide senza anima. La pappa al pomodoro di Ciccio è un colpo al cuore: densa, avvolgente, con quel pomodoro che profuma di sole e pane che prendi in mano e inizi a fare la scarpetta. Il tutto condito con un giro d’olio che non è un dettaglio, ma il sigillo di garanzia di ogni toscano che si rispetti.

Ogni cucchiaiata è un viaggio tra dolcezza e acidità, tra rusticità e pura poesia culinaria. Ti scalda, ti coccola e ti fa pensare che alla fine la felicità sta nelle cose semplici, soprattutto se a crearle è Ciccio con la sua faccia tosta e il cuore grande. Vorresti leccare il piatto? per rispetto di Daniela non l’ho fatto, ma le mani me le sono sporcate.

Pulite le mani, da bravo scolaro e ottimo cliente mi ricompongo e aspetto la prossima creazione di Ciccio.

Ciccio e la Ristogatta. Quando la gatta è gourmet e Ciccio ci mette il cuore

Daniela mi racconta che proverò, forse per la prima volta i loro Kumquat, mai sentiti a tal punto che sono finito su Google a capire di che si trattasse.

Il kumquat o cumquat, detto anche comunemente mandarino cinese, è un piccolo albero da frutto che loro hanno e con il quale Ciccio ha creato questo bellissimo piatto.

Non ci sono i soliti primi piatti rassicuranti. Questo tagliolino con crema di kumquat, polvere di cardamomo e mazzancolle è un piccolo terremoto per il palato. Il kumquat? Un’esplosione agrumata che sveglia le papille con il suo gioco di dolce e acidulo. Il cardamomo? Un pizzico di magia speziata che aggiunge profondità e quel tocco esotico che fa viaggiare la mente. E poi come non gustare le mazzancolle, carnose e saporite, che si tuffano nella crema come se fosse la loro piscina persona. Risultato? Un piatto che ti sorprende e creda dipendenza a tal punto che lo riconsegno a Daniela pulito e le dico. Ma cosa avrei dovuto mangiare?

Dopo questa ebrezza ed esoticità improvvisa Daniela decide che la cena deve far un salto e così mi versa Voltone Rosso, di Villa Puri, lago di Bolsena.

Un vino che non passa inosservato. Al primo naso sprigiona frutti rossi maturi, ciliegia e prugna, con un tocco speziato che sussurra pepe nero e liquirizia. In bocca è avvolgente, morbido con un tannino ben integrato e una struttura importante.

La sapidità tipica del terroir vulcanico del lago di Bolsena gli dà quella marcia in più che lo rende intrigante e persistente. Un vino da bere senza troppi pensieri e siccome i miei sono in vacanza mi faccio versare il secondo calice.

E con un vino come questo ritorna la Toscana a riproporsi a tavola. Questa volta Daniela mi serve dei Pici ubriachi. Un piatto dove la pasta ha deciso di alzare un pò il gomito ed io con piacere la seguo.

Se pensate che la pasta debba bollire in acqua come da manuale, preparatevi a cambiare prospettiva: qui i pici si ubriacano direttamente in padella con il Sangiovese e il risultato è pura poesia. Il vino li avvolge, li colora di  un rosso intenso e li carica di sapore, mentre il brasato di cipolla e pancetta, godurioso da non poterne fare a meno, fa da spalla con la sua dolcezza caramellata e quella nota affumicata. E poi come dimenticare il pecorino stagionato del caseificio di Anguillara che entra in scena come il grand finale di un concerto rock punk: sapido intenso, deciso sciolto al punto giusto per legare tutto in un morso irresistibile.

Un piatto che dopo il primo boccone, chiudi gli occhi e ti vedi sdraiato su un prato, al secondo boccone inizi a pensare che potresti finirlo tutto e al terzo mi chiedo: un bis sarebbe brutto da chiedere?

Senza lasciarmi il tempo di bere un bicchiere di acqua e Daniela si presenta con un piatto dove trovo qualcosa che ho mangiato e rimangiato ovunque ma che qui sarà un’altra storia.

Polpo rosticciato: croccante fuori, scioglievole dentro. Il polpo rosticciato l’ho mangiato in ogni ristorante dove sono stato ma questo mi ha davvero sorpreso: croccante fuori, tenerissimo dentro, con quella leggera nota affumicata che lo rende semplicemente irresistibile.  Ma quello che per me ha fatto la differenza con la memoria storica dei precedenti è la crema di patate affumicata, pura vellutata, goduria allo stato puro, un letto soffice che avvolge ogni boccone con il suo sapore profondo e avvincente. E poi secondo me quelli che la fanno da padrona e hanno accompagnato ogni boccone del polipo sono i broccoletti di Anguillara, qualcosa di unico, che devi per forza provare. Aggiungono quella nota amaricante che equilibra il tutto e da quel colpo al piatto che vorresti per finirti tutto il polipo. E per finire e dare il colpo di grazia al piatto c’è il porro bruciato quel tocco di sana follia che ti fa pensare: ma perché non l’ho mai provato prima?

Un piatto che mi ha stupito per i suoi giochi di contrasti, morbido e croccante, dolce e sapido, affumicato e fresco. Il rischio? Averlo finito senza nemmeno aver dato il tempo a Daniela di chiedermi come fosse, lasciandole il piatto vuoto con aria malinconica.

Pensavo che la cena fosse finita e invece Daniela mi dice che non posso andar via senza che Ciccio mi fa provare un altro assaggio di Toscana. Ed eccomi servita la guancia brasata nel sangiovese. Tenerissima, saporita e altamente addictive.

Il classico piatto che non si mangia, si vive. Dopo ore di cottura lenta e paziente, la carne diventa così tenera che basta sfiorarla con la forchetta per farla sciogliere. Il sangiovese fa il suo dovere, avvolgendola con il suo carattere deciso mentre i succhi della brasatura si trasformano in una salsa da leccarsi i baffi e forse anche le mani.

Quello che dona freschezza al piatto è la misticanza dell’Orto di Clapi, un mix di erbe e germogli che dà croccantezza, freschezza e quel tocco di natura che bilancia la profondità del piatto.

Ciccio e la Ristogatta. Quando la gatta è gourmet e Ciccio ci mette il cuore

Un boccone e siete già conquistati. Due bocconi e iniziate a pensare che la felicità sia tutta qui e al terzo boccone ti accorgi che il piatto è tristemente vuoto. Morale della favola? Se hai il coraggio chiedi il bis.

Finalmente giungiamo al traguardo, ormai lo vedo e sono sicuro di esserci arrivato. Daniela mi serve la Panna cotta che precisa che Ciccio l’ha preparata all’antica. Un dolce che non fa scene, ma ti conquista al primo cucchiaio.

Niente effetti speciali, niente inutili fronzoli: questa panna cotta all’antica gioca la carta della semplicità fatta bene. Liscia, vellutata, con quella consistenza perfetta tra il cremoso e il compatto che si scioglie in bocca senza chiedere permesso. Ma il tocco a parer mio di classe è la composta di pera e cannella che trasforma ogni cucchiata in una coccola avvolgente. La dolcezza della pera si fonde con il calore speziato della cannella creando un mix di profumi che sa di casa, di inverno di dolci fatti con amore. Un dessert che non hai il tempo di commentare perché tre cucchiaiate e lo hai finito a tal punto da rimanerci quasi male.

Se cercate una degustazione ingessata, con porzioni da nouvelle cousine e silenzi imbarazzanti tra una portata e l’altra questo non è il posto per voi. Da Ciccio e la Ristogatta, il cibo è protagonista ma senza prendersi troppo sul serio: ogni piatto è una sorpresa, un mix di tecnica, istinto e un pizzico di sana follia che lo rende unico.

Dai pici ubriachi al polpo rosticciato fino alla panna cotta all’antica e sicuramente qualche piatto l’ho dimenticato, il menù gioca su contrasti, esalta gli ingredienti locali e dimostra che si può fare cucina di livello senza perdere il gusto dell’ospitalità e del divertimento.

Un posto accogliente, che ti fa sentire a casa, con mamma che ti vizia e ti porta i piatti a tavola. Sicuramente qui ogni cena diventa un’esperienza da ricordare e raccontare.

Roberto Silvio De Pascale

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