11 Mar 2025
Il buon vivere

Colle Ciocco di Montefalco: il tettuccio d’oro dell’Umbria

 

Montefalco, la ringhiera dell’Umbria, è un gioiellino medievale famoso per il Sagrantino, per i panorami mozzafiato e per quell’atmosfera che fa sentire ogni visitatore come dentro un film d’autore. Ma se ci si spinge un po’ oltre il centro storico, ecco che si arriva a Colle Ciocco, un’altura che suona come il titolo nobiliare ma che, a ben vedere, è più una promessa che una certezza.

Qui ad accogliermi, come il più privilegiato dei turisti, c’è Silvia che con la sua allegria umbra mi invita ad entrare nella sua cantina. Appena entro mi sembra di entrare in una bellissima casa perché davanti ai miei occhi ho un bellissimo camino e immagino subito quanta carne sia stata cotta lì, poi subito ci spostiamo in una bellissima sala con una lunga tavolata dove ci accomodiamo e davanti ai miei occhi ho una infinità di bottiglie che Silvia mi farà assaggiare.

La storia dell’agricola Spacchetti, Colle Ciocco, è una bella storia di famiglia, di natura e di sorrisi nella tradizione del buon vino.

Sin dal 1870 nella loro casa l’uva diventava vino e nei documenti dell’epoca erano annoverati come produttori di vino di Montefalco.

Da oltre un secolo la sostenibilità ha orientato il loro lavoro attento ed appassionato.

Da sempre, infatti, seguendo gli insegnamenti del nonno Settimio, le pratiche in vigna dipendono anche dall’osservazione delle fasi lunari e del foliage, dal lavoro costante ed attento del gruppo di lavoro e dalle piccole dimensioni della tenuta.

Ci troviamo ad una altitudine media di 400 m s.l.m., la loro tenuta si estende per una superficie di 20 ettari: 12 ettari di vigneto di uve a bacca nera e bianca e 9 ettari di oliveto.

Le vigne sono ubicate nelle frazioni di Pietrauta, Casale e Cortignano in appezzamenti particolarmente vocati alla coltura delle uve, caratterizzati da dolci pendenze e frizzanti brezze. Nella vigna di Pietrauta, su un terreno ben drenato, argilloso e ricco di scheletro, vegeta il cru di Sagrantino.

Sul colle ammantato di ulivi secolari, denominato sin dal medioevo Colle Ciocco (Ciocco sta per radice di albero di ulivo), a soli 150 metri dal centro storico di Montefalco, è situata la cantina dove vengono vinificate le uve nei sette vini Doc e Docg: sincera espressione del territorio, della tradizione e della salvaguardia della biodiversità.

La domanda forse nasce spontanea, non saprei ma perché si chiama Colle Ciocco?

Colle Ciocco di Montefalco: il tettuccio d’oro dell’UmbriaNessuno lo sa con certezza, forse nemmeno Silvia, Ciocco sta per radice di albero, ma fa pensare anche ad una zolla di terra, a un cespo d’erba o persino una ciocca di capelli spettinata dal vento umbro.

Qualunque sia l’origine del nome, su una cosa mi sento di poter esser sicuro: il colle c’è, esiste, ed è un punto panoramico, che sfida il cielo con il suo profilo gentile.

Dalle finestre di questa bellissima stanza ho la possibilità di godere di una vista eccezionale sulla valle sottostante, con le vigne ordinate come su un tappeto verde ricamato. Si possono vedere i filari del Sagrantino stendersi con precisione quasi geometrica come se un pittore rinascimentale avesse voluto impressionarci con la sua prospettiva perfetta. Il tutto condito da un silenzio interrotto solo dal vento e dal canto di qualche uccellino poco interessato ai problemi umani

Silvia si sente una “produttrice di qualità” essenza che riguarda sia l’olio che il vino.

L’attenzione e il rispetto che, come famiglia-gruppo di lavoro, rivolgono alla terra, alla pianta e alle persone è un importante fattore alla base della definizione di qualità.Colle Ciocco di Montefalco: il tettuccio d’oro dell’Umbria

L’amore e la sensibilità del loro approccio ai processi di lavorazione di entrambi i frutti sono il secondo importante fattore.

Il prodotto è il risultato di una sinfonia data dalla connessione dell’uomo con l’ambiente e dell’uomo con l’uomo. Sia il vino che l’olio si caratterizzano di “socialità” e di “universalità” ed entrambi sono i prodotti alimentari alla base della loro cultura contadina.

Silvia racconta di come la raccolta delle olive avvenga quando l’invaiatura é al 50% ( metà dei ottobre). Tutte le olive raccolte durante il giorno vengono portate la sera stessa della raccolta al frantoio per essere spremute durante la notte. La scelta del frantoio é fondamentale: loro si rivolgono ad un frantoio a due fasi non dotato di centrifuga. In questo modo ottengono un olio che conserva le caratteristiche primarie del frutto.

Per ciò che riguarda il vino, invece, é bene ricordare l’importanza che danno alle analisi.

Colle Ciocco di Montefalco: il tettuccio d’oro dell’UmbriaNella fase di maturazione delle uve si procede con la vendemmia solo quando si riscontrano i valori desiderati. La vendemmia viene effettuata esclusivamente a mano avvalendosi del personale che durante tutto l’anno ha curato e seguito l’evoluzione del frutto. I grappoli, posti in cassette da venti chili, sono pronti per la vinificazione.

Un momento che per come mi viene raccontato, sembra poesia e chiedo a Silvia di potermi unire al loro il prossimo anno per poterlo vivere a pieno.

Per Silvia la cantina é una seconda casa, tutti i giorni dalle 8.30 loro sono operativi ognuno con i suoi compiti ma senza tralasciare il tempo di condivisione per un confronto di idee e per le interconnessioni che sono fondamentali rispetto al loro lavoro.

Nel far questo vengono aiutati dalla loro “umbritudine”. Sono un popolo tenace, che non si spaventa di fronte alle difficoltà, e per questo ogni giorno lavorano per superare ostacoli e soprattutto capire il caos informativo che li circonda. Spinti dalla passione per la terra e per la salvaguardia di questa complesso ed importante ruolo dell’agricoltore si dedicano al lavoro con costanza e serietà.

Silvia è una donna tenace, spiritosa, che ama il suo lavoro ogni giorno è in contatto con i collaboratori nel campo e con i clienti in cantina.

Gli operai nel campo, nonostante la fatica, seguono un ritmo di vita che a chiunque piacerebbe. È un ritmo antico scandito secondo il ciclo delle stagioni. Digitalizzazione e tecnologia non entrano a far parte di questo lavoro nella maggior parte delle fasi che lo caratterizzano. Le mani, gli occhi, le gambe e la testa assumono un ruolo preponderante. È proprio qui, all’aria aperta, che gli uomini rimangono belli, forti e in salute. Il ciclo delle stagioni scandisce il ritmo delle loro mansioni, i racconti e le canzoni si uniscono al suono della fauna a comporre arcane melodie.

Colle Ciocco di Montefalco: il tettuccio d’oro dell’UmbriaL’obiettivo per il 2025 è quello di continuare a lavorare in armonia con le persone e la natura. Questo è un obiettivo fondamentale che costituisce anche la base del loro operato quotidiano. Silvia ha molte speranze però da riporre su azioni più grandi e lungimiranti che devono essere fatte per salvaguardare il loro importante settore agricolo. Me ne elenca soltanto alcune: semplificazione e abbattimento dei costi relativi alle pratiche burocratiche; abbattimento dei costi di trasporti del vino e tutto questo per poter garantire un salario sempre maggiore ai collaboratori e dare sempre più valore al lavoro.

Se ho contato bene Colle Ciocco produce 8 etichette considerando i vini dolci, a cui vanno aggiunte le grappe, una varietà che non può esser tralasciata al caso.

La loro linea di vini è variegata e identitaria al tempo stesso pertanto Silvia mi dice che non ci sarebbe effettivo bisogno di ampliare il loro ventaglio ma sono un gruppo giovane e anche il più anziano tra loro (82 primavere), nello specifico suo padre Lamberto, é un uomo più che dinamico, quindi spinti dal desiderio di ricercare e sperimentare e così mi anticipa che ad aprile nascerà il nono prodotto della cantina Colle Ciocca.

Colle Ciocco di Montefalco: il tettuccio d’oro dell’UmbriaIl primo vino che ho avuto il piacere di bere è il Grechetto Clarignano, nella versione 2022 e 2023. Sono sincero, ho preferito il 2022. È un vino al 85% grechetto e 15% viognier, un vino quello del 2022 morbido e profumato. Il 2022 floreale, con sentore di foglia di limone, fresco e sapido con un buon equilibrio mentre il 2023 caratterizzato da una freschezza importante, con una acidità esuberante, equilibrato e desideroso di bottiglia.

Un vino che sicuramente è adatto ad antipasto di terra, crostini con paté di fegato, con il tartufo, e con carni bianche

Il secondo vino è il Trebbiano Tempestivo, ho bevuto il 2022, molto profumato e al palato decisamente morbido un vino che mi è piaciuto molto.

Un vino sicuramente bello, elegante, complesso e aromatico che offre sentori di buccia di arancia, menta secca e piccole note di mineralitá associati a sentori di ananas e caprifoglio e fiori di limone. Salvia e rosmarino e un aspetto salino quasi oceanico sullo sfondo. Un vino che sicuramente abbinerei a zuppe o insalate di legumi, pesce azzurro ma anche piccole delicatezze come crostini con acciughe

Il terzo vino che Silvia mi ha versato è il rosato Brixio, anno 2023, 70% sangiovese e 30% Sagrantino, un vino da aperitivo, grande mineralità e all’olfatto frutti rosa e fiori.

Brixio é il nome di un importante personaggio di Montefalco vissuto all’inizio del secolo XX. Il nome era Don Brizio Casciola e suo zio si era interessato a dedicargli un circolo. Attraverso il recupero dei suoi scritti e il ricordo delle sue opere gli studiosi di questo uomo si sono recati a Montefalco e hanno stretto un legame con la loro terra. Un vino che può esser facilmente abbinato ad antipasti di pesce e di carne.

Colle Ciocco di Montefalco: il tettuccio d’oro dell’UmbriaOra inizia la parte più interessante di questa degustazione ovvero il bicchiere inizia a colorarsi di rosso e inizio con il Montefalco Rosso, che io ho definito riserva per la sua struttura, anno 2020, 1 anno in rovere francese e minimo 2 anni in bottiglia. Un grande tannino 70% Sangiovese 15% merlot e 15% Sagrantino.

Potente al naso, mostra note di ciliegia, amarena, prugne rosse. Corpo pieno, elegante e suadente nel sorso mostra tannini vellutati ed un finale di incredibile leggiadria.

Un vino che sarebbe perfetto con dell’ottima pastasciutta, delle ottime carni alla griglia e con dei formaggi, Un vino che accompagna fedelmente i piatti della tradizione italiana.

Prima di continuare la degustazione con Silvia ci prendiamo qualche minuto di pausa e scendiamo giù a visitare la cantina, la curiosità è donna ma io non posso celarla. Scendendo le scale mi trovo dinanzi botti in legno, acciai, un mondo quasi fatato. Qui ho avuto il privilegio di vedere le prove del trebbiano spoletino 2022 nel tonneau.

È una sperimentazione del vino trebbiano. Lo hanno lasciato macerare a lungo sulle bucce. Ne stanno osservandone la evoluzione in legno di diversa natura, valutandone di volta in volta la qualità e la piacevolezza.

Colle Ciocco di Montefalco: il tettuccio d’oro dell’UmbriaTorniamo ei accomodiamo nuovamente sulle comode sedie pronto per continuare questa interessantissima degustazione. Ma Silvia decide di farmi assaggiare il loro olio prima di procedere con gli altri vini e mi fa assaggiare il fruttato multicultivar leccino 5% moraiolo 80% e frantoiano 15%, un olio che pizzica leggermente in gola.

E´ un lusso lavorare in un luogo circondato dagli ulivi: piante forti, resistenti, contorte e leggendarie, da sempre amiche dell’uomo.

Le loro olive vengono spremute per ottenere due tipologie di olio: monocultivar e multicultivar.

il monocultivar 100% olio evo moraiolo indicato per piatti di pesce magro come, ad esempio, una sogliola; invece, cibi come zuppe, insalate, pasta o una buona fiorentina vengono conditi con l’olio evo multicultivar.

Sono gli unici che si possono vantare di chiamare l’olio OLIO DI MONTEFALCO stando in regola con la legge poiché il marchio fu registrato già nei primi anni 90 e questo oltre ad essere una bella opportunità é anche uno stimolo a tenere sempre alta la qualità del prodotto che rappresenta la loro terra.

Colle Ciocco di Montefalco: il tettuccio d’oro dell’UmbriaDopo questa piacevole pausa con un olio decisamente ottimo al palato anche se l’ho provato su una fettina di pane bruschettato passiamo al sagrantino 2019 docg 15% – un vino strutturato ma direi leggero non impegnativo.

Il naso è intenso, aromatico, splendidamente vivace e potente. Note di piccole bacche nere, bacche di ginepro associate a tocchi di pepe nero, timo tostato. Delicati accenni di balsamico, spezie, oliva nera rosmarino, ulivo, grafite e accenni minerali/salini e lievi accenni di cioccolato. La bocca è fruttata e offre succosità. Eleganza, equilibrio e una struttura acidula. Buona persistenza. Tannini masticabili, sapidi ed eleganti. Ricchezza e potenza ma splendidamente equilibrato.

Dopo aver provato il Vino per eccellenza e averne beneficiato delle sue ottime qualità al palato e non solo passiamo ai miei vini preferiti, i vini dolci.

Dolce antico, il mio preferito 13% sono partiti con una sperimentazione di 800 bottiglie solo trebbiano spoletino odore albicocca molta marmellata. Per quanto mi riguarda un vino dolce che direi perfetto, non potrei desiderare di meglio se dovessi decidere un vino per concludere un pasto. Uno vino da dessert che a parer mio non ha rivali.

Sicuramente è il vino che ho amato appena l’ho bevuto e rispecchia proprio ciò che si vuole bere.  È dedicato a suo nonno ed esprime a pieno il sentimento che nutre per lui. “Dolce come il carattere di nonno Settimio e antico come la sua arte di fare vino”

Ma non posso non assaggiare il Montefalco sagrantino passito 2017.

Ci sono note di fico secco, pasta d’arancia e piccole note di mela cotogna candita associate a lievi tocchi di scorza, un accenno di fragola e un accenno discreto di spezie e di pepe. La bocca è meravigliosamente succosa/polposa e tensione nella precisione, un bell’equilibrio, un lato sferico ed energia. In bocca questo vino esprime note di fico secco, albicocca secca e piccole note di pasta di frutta (arancia, fragola, mora) associate a un accenno di pasta di limone. Buona lunghezza. Splendidamente definito e gourmand. Un leggero accenno tannico sul finale/persistenza.

Per concludere questa esperienza sensoriale e sublime Silvia mi presenta le sue grappe.

Grappa Sagrantino invecchiata legno di ciliegia e grappa sagrantino.

Entrambe sono il risultato di una attenta selezione di vinacce che si ottengono dalla pressatura dell’uva fermentata di Sagrantino. La grappa viene prodotta con il tradizionale sistema di distillazione discontinuo a corrente di vapore. Il passaggio diretto del vapore, a contatto con le vinacce, permette una distillazione graduale ed uniforme, esaltando le caratteristiche del vitigno. L’intero processo di distillazione artigianale, realizzato grazie all’intuito e all’esperienza del Mastro distillatore Berta, richiede tempi molto lunghi ma assicura un prodotto di qualità superiore, caratterizzato da complessità e morbidezza arricchite dagli aromi tipici del vitigno. La Grappa rimane dodici mesi in barriques di ciliegio, l’invecchiamento le permette di acquisire un colore ambrato. Al palato risulta morbida e calda.

Dopo aver assaggiato tutti questi vini è complesso arrivare a trovare quello che potrei definire il mio preferito e Silvia mi conferma che anche per lei vino preferito é una espressione che non le piace, così come non può dire di lei “quale é la Silvia preferita” altrettanto non può dirlo di un vino.

Sicuramente ci sono dei caratteri distintivi di ogni vino che lo rendono unico. Altri che lo differenziano dalle stesse tipologie delle altre cantine ma per definirlo come il preferito si deve prendere in considerazione il soggetto che lo beve, in questo caso io o lei o chiunque altro.  Nella molteplicità dei momenti si può affermare con certezza e oggettivamente che tutti sono vini di qualità che sono poco ruffiani e molto autentici.

Rispetto alla preferenza direi di tener conto del dialogo che si istaura tra degustatore e vino.

Con il Sagrantino la loro Montefalco è nel bicchiere, ha tratti inconfondibili e sinceri, possiede la tenacia di loro umbri, la complessa profondità, a primo impatto sembra introverso e poi si apre e sprigiona note di frutti di bosco, armonico e vellutato come le linee delle montagne che abbracciano Montefalco e la vallata.

La versione passita rievoca echi di un glorioso passato e con grande determinazione ha la capacità di riportarti in un hic et nunc della più interessante contemporaneità. Aiuta a viaggiare nei secoli e a ritrovarsi improvvisamente nel presente.

Colle Ciocco è pura e semplice essenza umbra. Sicuramente venire qui significa voler respirare aria buona, filosofeggiare sulla bellezza della vita o per trovare l’ispirazione poetica che si pensava perduta.

Se si amano i posti incontaminati, le vedute da cartolina e l’idea di sentirsi, almeno per un attimo, i custodi di un angolo del mondo ancora autentico, allora sì, Colle Ciocco fa per voi. Se invece cercate l’azione, le folle e i negozi di souvenir, meglio restare in centro a Montefalco.

In ogni caso, la prossima volta che sarete in zona, fateci un salto: non sarà il Monte Everest ma per l’anima è comunque una bella scalata.

E così, dopo aver respirato a pieni polmoni l’aria limpida di Colle Ciocco, aver lasciato vagare lo sguardo su colline morbide e vigne perfette, è tempo di scendere di nuovo a valle. Forse non ho trovato tesori nascosti o rivelazioni mistiche, ma qualcosa di prezioso sì: la quiete di un luogo autentico, il piacere di un panorama che non ha bisogno di filtri e la sensazione, rara e preziosa di essere esattamente dove dovremmo essere.

Montefalco continuerà a brillare con il suo Sagrantino e i suoi vicoli d’altri tempi, ma lassù su Colle Ciocco, resta un angolo di Umbria che non chiede nulla, se non di essere vissuto. Magari con una bottiglia di vino, una buona compagnia e il tempo necessario per lasciarsi incantare.

Con grande affetto e amicizia saluto Silvia ringraziandola per questa esperienza unica e torno come un turista tra tanti a Montefalco convinto che tornerò presto a Colle Ciocco per bere un buon calice di vino in compagnia di Silvia.

 

Roberto Silvio De Pascale

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