07 Dic 2025
Il buon vivere

Colle di Maggio. La collina che accoglie

 

 

Il mattino ha il colore dell’erba umida quando io e la mia amica Ilenia Bocci – sommelier di Ostia – imbocchiamo le stradine strette che tagliano i Colli Romani. Le vigne iniziano a comparire come fili cuciti sulla terra, e man mano che procediamo l’aria cambia: diventa più fresca, più minerale, quasi come se quel suolo scuro sotto i nostri passi volesse raccontarci qualcosa.

Per un attimo mi sorprendo a pensare quanto sia raro, ormai, concedermi un luogo senza fretta. Un luogo che non chiede nulla e ti restituisce tutto. E mi domando se sarò davvero capace di raccontarlo senza perderne la magia.

Guarda che luce

mormora Ilenia.

Il paesaggio, col suo ritmo lento, sembra prepararci a un incontro atteso da tempo, senza ancora mostrarci del tutto cosa ci aspetta.

Quando scendiamo dall’auto, un uomo ci viene incontro con passo deciso e sorriso aperto. È Carlo Attisano, Wine Ambassador e sommelier. Ci accoglie con un abbraccio caloroso, di quelli che sciolgono ogni distanza.

Benvenuti

dice, allargando un braccio verso il panorama.

Siete a Colle di Maggio

COLLE DI MAGGIO

Ed è in quel momento, guardando la distesa di vigne e il profilo delle colline, che capiamo davvero dove siamo arrivati.

Camminiamo tra i filari, il suono della ghiaia sotto le scarpe accompagnato dalla voce di Carlo che scivola come un racconto d’infanzia.

I primi vigneti qui risalgono agli anni Sessanta

ci spiega.

Li piantò Domenico Tulino, avvocato, collezionista d’arte e anima visionaria della tenuta.

Immagino Tulino affacciato su quelle stesse colline, forse con un calice in mano, mentre artisti come Giorgio De Chirico e Mario Schifano—ospiti frequenti—parlavano di luce e forme guardando il sole calare dietro le vigne.

Oggi lavoriamo su tre linee

continua Carlo.

E le nostre Etichette d’Autore nascono dal dialogo con artisti locali. Agostino De Romanis, ad esempio, ha firmato quelle di Estia e Vèlia.

COLLE DI MAGGIO

Entriamo prima nella cantina dei rossi. L’aria è fresca, odorosa di legno e mosto. Le botti sembrano dormire, custodendo qualcosa di vivo.

È come entrare in una cattedrale

sussurra Ilenia.

Usciamo, attraversiamo un prato dove due alpaca ci osservano come guardiani pacifici. Ci fermiamo un istante a guardarli, quasi increduli: non ti aspetti di incontrare questi animali in una tenuta di vino, e invece qui sembrano far parte del paesaggio, con la loro curiosità silenziosa. Poi riprendiamo il cammino lungo una stradina che costeggia i filari e raggiungiamo la zona dei bianchi, luminosa e profumata di fermentazioni lente. Qui, ci svela Carlo, a breve ci sarà lo shop dell’azienda, dove gli amanti dei vini verranno accolti.

Usiamo metodi integrali, anfore, legni di grande qualità, botti realizzate esclusivamente per noi

ci racconta Carlo.

Ogni vino è un’opera che nasce dal rispetto del suolo vulcanico.

COLLE DI MAGGIO

Calpestando un morbido prato arriviamo davanti a una struttura a vetrate che domina il paesaggio. Dentro, il legno scalda, la luce accarezza i bicchieri e il profumo della cucina arriva lieve dalla sala accanto: è qui che lo chef della tenuta, Carlo Poma, ha costruito un percorso di piatti pensati per dialogare con i vini di Colle di Maggio. Ci sediamo pronti ad ascoltare, e ad assaggiare.

La degustazione inizia con Sirio, Lazio Bianco IGP 2024 – chardonnay e bombino.

Il giallo paglierino vibra, attraversato da riflessi verdolini. Al naso arrivano fiori bianchi, mela golden, e una sfumatura di banana. Al palato è vivo, fresco, con una sapidità elegante.

In abbinamento arriva un baccalà in umido con cipolla stufata e pellicola di cavolo nero: la carne si sfoglia morbida; la cipolla porta una dolcezza lenta; il cavolo nero aggiunge un tocco vegetale e amarognolo.

A seguire Carlo presenta Vèlia, Lazio Bianco IGP – Chardonnay e Fiano.

COLLE DI MAGGIO

Giallo paglierino, riflessi dorati. Al naso frutta gialla leggermente matura, melone, ananas, agrume candito, note burrose, miele d’acacia. Al palato avvolge con struttura e morbidezza, in equilibrio con acidità e mineralità.

L’abbinamento è un fungo cardoncello grigliato con crema di broccolo attufato: carnoso, succoso, caldo di griglia; la crema è vellutata, dolce, profonda.

Carlo stappa poi Orione, Lazio Rosso IGP – Syrah e Merlot.

Rosso rubino intenso, unghia violacea. Al naso frutta rossa croccante, fragoline di Nemi, lampone, chiodi di garofano, una nota ferrosa.

Lo chef serve un tataki di tonno con lamponi e lardo: tonno rosato e burroso, lardo che si scioglie, lampone brillante che taglia la grassezza.

 

Arriva poi Lunapigra, Lazio Bianco IGP – Chardonnay e Fiano.

Oro luminoso. Profumi di frutta tropicale matura, ananas, papaya, camomilla, note cremose. In bocca è pieno, avvolgente, cremoso, sostenuto da una bella sapidità.

L’abbinamento è un carpaccio di manzo con fonduta di gorgonzola e cioccolato fondente: carne setosa, fonduta calda e salina, cioccolato amaro che dona verticalità.

Chiudiamo con Èstia, Lazio Rosso IGP – Merlot e Cabernet Sauvignon.

Rubino carico, riflessi granati. Al naso more di rovo e note boisée. Al palato acidità succosa, tannini eleganti, finale caldo.

Con il carpaccio nasce armonia perfetta: il tannino sostiene la fonduta, il cioccolato richiama il legno, la carne dialoga con la freschezza del sorso.

La luce cala sulle colline mentre terminiamo il calice. Si parla del futuro della tenuta: suite tra i filari, un’accoglienza pensata per chi vuole fermarsi più a lungo.

Allora torneremo

dico.

Per un weekend intero

aggiunge Ilenia.

Carlo ci accompagna all’auto. «Le porte resteranno sempre aperte per voi. Le vigne vi riconosceranno.»

Mentre ci allontaniamo, Colle di Maggio rimane con noi: nei profumi, nei calici, nel silenzio buono della campagna. Un luogo dove il vino non si racconta: si mostra, si respira, si ricorda.

 

Roberto Silvio De Pascale

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