Convivio Ampelo. Una serata speciale: grandi vini, grande cucina grandi emozioni
Ogni serata è speciale per qualcosa. Alle volte per la qualità del cibo. Altre per i vini. Altre ancora per un mix di questo. Solo a volte, l’atmosfera si tinge di tinte speciali. Accade quando si sono incontri, racconti, sorrisi. È accaduto al Convivio Ampelo, a Roma, in occasione di una cena degustazione davvero speciale che resterà viva nei miei ricordi.
Ad accogliermi in un locale splendido, studiato in ogni minimo dettaglio, che dire bello non renderebbe l’idea, il simpatico e appassionato Davide, titolare del ristorante, che ha pensato ad un menù studiato con cura, perfettamente abbinato ai vini della cantina Claudio Mariotto, eccellenza enologica dei Colli Tortonesi.
Ogni piatto che vi racconterò è stato un viaggio raccontato direttamente da Davide sempre presente in sala, pronto a descrivere con passione ogni creazione, ogni ingrediente scelto con amore per esaltare l’incontro con i vini di Claudio Mariotto.

La serata è stata impreziosita anche dalla presenza di Claudio Mariotto con il quale ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere e fare qualche selfie tra un calice e l’altro: un uomo autentico, come i suoi vini, capaci di raccontare la terra con sincerità ed eleganza.
A rendere l’atmosfera ancora più frizzante e coinvolgente, la brillante conduzione della serata di Roberta Marchese Ragona, che con la sua allegria, la sua energia contagiosa e la grande capacità comunicativa, ha saputo guidare i commensali attraverso la scoperta dei vitigni e dei vini di Claudio, rendendo la degustazione un’esperienza viva, divertente e profondamente umana.

Roberta, con la sua energia contagiosa, ci accompagna nel primo assaggio della serata: il Colli Tortonesi Doc Freisa “Braghe” 2022 di Claudio Mariotto, versato nei nostri calici con cura da un personale attento ad ogni minimo dettaglio.
La storia affascinante della Freisa, un vitigno antico di oltre cinquecento anni, legato profondamente al territorio dei Colli Tortonesi, un angolo del Piemonte dove la vigna è cultura, storia e vita, è resa vera e vivida dal suo modo di raccontare.
Si comincia con il Braghe, Freisa in purezza, che affina sei mesi in vasche d’acciaio e ulteriori sei mesi in bottiglia così da mantenere intatta tutta la freschezza e l’espressività del frutto. Nel bicchiere si presenta elegante e delicato, con un bouquet raffinato che si apre su profumi di rosa, ciliegia marasca e lampone, per poi evolvere con il tempo in piacevoli sentori muschiati e di sottobosco.

Un vino che incanta per la sua finezza capace di unire la freschezza della gioventù a una profondità che promette emozioni ancora più intense con l’invecchiamento. Un inizio di serata che già preannuncia una degustazione ricca di storie, sapori e suggestioni.
In abbinamento al Braghe, Davide ha pensato a un piatto che ne esaltasse l’eleganza e la freschezza: involtino di carne bianca con lardo di patanegra e radicchio. Un boccone che racconta sapientemente equilibrio e contrasto: la delicatezza della carne bianca, resa succulenta dal velo di lardo di patanegra, si fonde con l’amaro gentile del radicchio, creando un insieme armonioso e mai banale. Il Braghe accompagna il piatto con grazia: i suoi profumi floreali e fruttati accarezzano la dolcezza del lardo, mentre l’acidità naturale pulisce il palato dalla morbidezza della carne, rendendo ogni morso fresco e invitante. Il sottile richiamo ai frutti rossi si sposa perfettamente con le note vegetali e leggermente amarognole del radicchio, completando l’esperienza gustativa in un perfetto gioco di bilanciamenti. Un primo incontro tra cucina e vino che conquista per semplicità apparente e profondità nascosta, esattamente come la serata che prende vita tra racconti, sorrisi e calici alzati.

La serata prosegue con un nuovo protagonista: Il Colli Tortonesi Derthona “Bricco San Michele” di Claudio Mariotto, un Timorasso in purezza, vino simbolo di questo straordinario territorio.
Roberta e Claudio, ormai affiatati come i presentatori di un festival, salgono idealmente sul palco della serata per raccontarcelo.
Con entusiasmo e grande passione ci parlano della storia affascinante di questo vitigno antico, riscoperto dopo anni di oblio grazie al lavoro di vignaioli visionari come Claudio. Il Timorasso, spiegano, è un’uva capace di esprimere con forza l’identità del terroir dei Colli Tortonesi, regalando vini di straordinaria struttura e longevità. Nel calice il Bricco San Michele si presenta con un bellissimo colore giallo oro, nitido e di media intensità, già promessa di complessità. Al naso è un intreccio raffinato di fiori bianchi, frutta matura e una tipica nota minerale che richiama la pietra focaia. Con l’evolversi nel bicchiere emergono sfumature più delicate di camomilla, che aggiungono un tocco di dolcezza aromatica. In bocca si percepisce una sensazione calda, avvolgente ma perfettamente bilanciata della freschezza mentre i sentori minerali regalano profondità e tensione, lasciando il palato pulito e desideroso di un altro sorso.

In abbinamento a questo elegante Timorasso, Davide ha pensato a un piatto capace di esaltarne le sfumature più fini: un flan di zucchine, adagiato su una crema di formaggi stagionati e completato da un crumble al sale che aggiunge un tocco croccante e sapido.
La delicatezza vegetale delle zucchine si unisce alla perfezione con la componente floreale e fruttata del Bricco San Michele, mentre la ricchezza cremosa dei formaggi trova un contrappunto ideale nella mineralità e nella freschezza del Timorasso che riesce ad avvolgere e allo stesso tempo a sostenere il piatto senza mai sovrastarlo. Il crumble al sale, con la sua consistenza fragrante, richiama la sapidità naturale del vino, creando un dialogo continuo tra boccone e sorso, tra morbidezza e tensione, tra cremosità e freschezza. Davide continua a sorprendermi creando abbinamento pensati con intelligenza atti ad esaltare la complessità del vino e al tempo stesso valorizza ogni sfumatura del piatto, rendendo l’esperienza gustativa piena, dinamica e sicuramente appagante per le papille gustative.
Roberta, sempre più show-woman della serata, affiancata da due sommelier presenti in sala, è sempre più travolgente. Scoprire il prossimo vino, il Montemiriano, una Croatina in purezza firmata da Claudio Mariotto, è un normale proseguimento.

Con entusiasmo e un pizzico di teatralità, Roberta racconta la personalità forte di questo vitigno, spesso sottovalutato, ma che nelle mani di un grande interprete come Claudio riesce ad esprimere tutta la sua autenticità.
Il Montemiriano nasce da una lavorazione sapiente: almeno 12 mesi in botti da 500 litri, alternate tra nuove e di primo passaggio, seguiti da ulteriori 6 mesi di affinamento in bottiglia, per raggiungere la giusta maturità ed equilibrio.
Nel calice si presenta con un bel rosso rubino che inizia ad accennare riflessi granata. Al naso è gradevole con richiami leggermente erbacei che aggiungono complessità, mentre al palato si rivela secco, leggermente tannico ma mai spigoloso con una persistenza interminabile che lascia il segno. Un vino di carattere, diretto e sincero che racconta senza filtri il legame profondo con la sua terra.
In abbinamento a questa Croatina di carattere, Davide propone un piatto che sembra danzare sulle stesse corde gustative del vino: un sontuoso risotto vialone nano allo zafferano con selvaggina.

Il riso, mantecato alla perfezione, avvolge il palato con la sua cremosità, mentre lo zafferano regala aromi caldi, avvolgenti, quasi dorati che si intrecciano meravigliosamente ai sentori erbacei e alla struttura decisa del Montemiriano.
La selvaggina, con la sua sapidità intensa e la sua ricchezza, trova nel tannino elegante della Croatina un compagno perfetto: il vino ripulisce il palato ad ogni boccone, esaltando sia la profondità della carne che la delicatezza del risotto. Un abbinamento che Davide ha studiato con cura, dove ogni elemento si completa e si valorizza: il calore dello zafferano, la forza della selvaggina, la freschezza erbacea e la lunghezza interminabile del Montemiriano si incontrano in un’armonia vibrante, rendendo questo momento uno dei più emozionanti della serata.
Un connubio che emoziona e che racconta ancora una volta, quanto amore e pensiero ci siano dietro ogni piatto e ogni calice servito al Convio Ampelo.

Quando pensiamo di aver già toccato vette altissime, Roberta e Claudio presentano il vino che chiuderà in grande stile la serata: il Monleale, una barbera 100%, firmata sempre da Claudio Mariotto.
Nel calice il Monleale, si mostra con un colore rubino brillante, vivo, che anticipa tutte l’energia di questo grande rosso. Al naso è delicato ma generoso, con profumi avvolgenti di tabacco dolce e fragola matura, che si intrecciano a note profonde di frutti rossi e amarena, regalando una complessità aromatica che invita a soffermarsi a respirare lentamente il bicchiere. In bocca il Monleale si conferma un vino di buon corpo, ricco, capace di riempire il palato senza mai appesantirlo. La sua struttura importante è perfettamente integrata da una freschezza viva, tipica della Barbera che lo rende piacevolissimo da bere e che sostiene una lunga persistenza.
Ad accompagnare il Monleale, Davide sceglie un piatto capace di raccontare tutta la profondità e la ricchezza di questo grande vino: uno stracotto di manzo, servito con un purè di patate e una riduzione alla Barbera, preparata proprio con il vino di Claudio.
Lo stracotto, morbido e succulento, si sfalda al solo tocco della forchetta, sprigionando aromi intensi di cottura lenta, di pazienza e tradizione. Il purè di patate, soffice e burroso, accarezza il palato con la sua cremosità avvolgente, mentre la riduzione alla Barbera aggiunge quel tocco vivo e vibrante che lega perfettamente il piatto al vino, creando un filo diretto tra calice e boccone. Il Monleale accompagna questo piatto con naturalezza: la sua struttura importante e la freschezza tipica della Barbera sostengono la ricchezza della carne, mentre i profumi di frutti rossi, amarena e tabacco si intrecciano con le note calde e avvolgenti della riduzione. Un grande abbinamento che regala emozioni, un dialogo continuo tra la potenza e la finezza, tra la cucina e il vino
La cena volge al termine, ma l’energia in sala non accenna a spegnersi. Anzi cresce, si trasforma in quella complicità rara che nasce solo quando cibo, vino e persone si incontrano nel modo più autentico.

Roberta con la contagiosa allegria raccoglie tutti intorno a sé come in un abbraccio. Claudio, con il sorriso di chi sa raccontare la sua terra in ogni sorso, si concede a chiacchiere e brindisi sinceri. Davide, sempre presente e disponibile, si muove tra i tavoli con lo stesso entusiasmo che ha accompagnato ogni piatto, ogni spiegazione, ogni attenzione dedicata a ciascun ospite. I calici si sollevano ancora una volta, i sorrisi si moltiplicano, scattano i selfie: istantanee piene di gioia vera, di quel senso di festa che nasce spontaneo quando una serata non è solo una degustazione, ma diventa un’esperienza da portare nel cuore. Proprio quando sembrava che tutto fosse stato detto e assaporato, il Convio Ampelo ha voluto regalarci un ultimo gesto d’affetto: la dolcezza del convivio, un dessert pensato per chiudere la serata nel modo più dolce, lasciando sul palato e nell’anima un ricordo indelebile.
Al Convio Ampelo in questa serata speciale ho ritrovato il significato più profondo del buon vivere: il piacere semplice di condividere un ottimo vino, un piatto pensato con amore una risata genuina. Ed è questo che resta, più forte di ogni nota di degustazione: il calore di una festa, l’autenticità di un incontro, la magia di sentirsi parte anche solo per una sera di una grande famiglia.

Una serata da ricordare. Una serata da raccontare. Una serata da vivere ancora. Un grazie speciale e infinito a Roberta, Claudio e Davide che mi hanno accompagnato in questa magica serata non facendomi mai sentir solo al mio tavolo, con i loro sorrisi e la loro allegria contagiosa.
Roberto Silvio De Pascale
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