09 Apr 2025
Il buon vivere

Daniela De Marchi. Gioielli come arte da indossare

Se pensate che i gioielli siano solo accessori per completare un outfit, è ora di fare un salto nella dimensione di Daniela de Marchi, una designer di gioielli milanese, una donna eclettica, estroversa, appassionata, ribelle, fantasiosa, una personalità bella da conoscere e a cui stringere la mano.

Qui in via dei Piatti, i gioielli non decorano: dominano. Non accompagnano: impongono la loro presenza. Siamo nella bellissima Milano, la città che detta le regole dello stile, e Daniela de Marchi è sinonimo di design audace e texture inconfondibili.

Daniela si definisce una sartoria di gioielli, un abbinamento molto interessante che nasce dalla sua storia . Sua madre si faceva fare gli abiti dal sarto, quando da bambina le raccontava che lei sceglieva le stoffe, i colori, i bottoni e lui lo confezionava, le piaceva da pazzi.

Nella “sartorie di gioielli” a daniela de marchi” le piace pensare che si riviva un po’ la stessa emozione. Daniela sorridendo confessa che loro ascoltano, suggeriscono, personalizzano. Negli anni ha creato talmente tante tipologie differenti di gioielli che adattandoli cromaticamente combinando, smalti e metalli si può dire di riuscire  a soddisfare molte personalità differenti.

Daniela ha rivoluzionato il concetto di gioielleria con il suo inimitabile dropage, una tecnica che trasforma il metallo in un’opera d’arte viva, vibrante, quasi in movimento.

Il Dropage è la texture che contraddistingue tutte le sue collezioni: è nato per sbaglio cercando di celare un difetto. Tanti errori nella sua vita col tempo sono diventati la sua direzione. L’ha chiamato DropAge perché la parola unisce la tecnica…una colata di gocce di cera e il desiderio che diventi immortale.

Nessuna superficie liscia è perfetta: qui si celebra l’imperfezione affascinante, quella che  rende ogni pezzo unico e irripetibile. Se ami il minimalismo piatto, forse è meglio voltare pagina.

Sono nella sua boutique e ammiro le sue creazioni, i suoi sono pezzi unici.

Diventano unici quando si combinano perfettamente con la persona che li indossa. E come se fossero forme simili ma con anime sempre differenti. I doppioni qui non esistono.

Daniela gioca con diversi materiali, ottone placcato oro, argento brunito, pietre preziose e smalti intensi. Il risultato? Creazioni che sembrano emergere da un universo parallelo, dove il colore e la materia danzano insieme. Ogni anello, bracciale o collana racconta una storia, ed è impossibile non innamorarsene.

Ridendo ammette che lei non può vivere senza il suo anello al dito, si sente nuda senza, le casca il dito tanto è abituata a portarlo. Anzi mi confida che  ci sono occasioni nelle quali indosso due anelli, con la stessa foma ma in metalli differenti, uno sull’anulare destro e uno sul sinistro, la fanno sentire più forte e in equilibrio.

La sua storia è affascinante, tutto nasce nel 1993, poi l’atelier nel 2000, casa e lavoro in un solo spazio. Daniela con il suo milanese inconfondibile e una modo di parlarti da donna di altri tempi mi racconta che la sua storia non nasce da una passione, da un piano, era semplicemente una studentessa universitaria frustrata che in un momento della sua vita ha deciso di cambiare strada. Il caso ha voluto che passasse davanti all’ingresso dello IED, che si sentisse attratta come una calamita ad entrare e a chiedere quanto costasse il corso di Industrial Design, il suo sogno. Il corso costava troppo, ma la segretaria che l’ aveva presa in simpatia le disse che c’erano in palio 16 borse di studio per l’anno che iniziava, che c’erano già 2000 iscritti ma che poteva fare un tentativo. Ha vinto, solo che ha vinto una borsa di studio per il corso di Design del Gioiello, perché aveva scritto un breve racconto su una collana che aveva presentato col progetto. Voleva morire perché a lei dei Gioielli non ne importava nulla, lei voleva studiare Design. Scoppia in una fragorosa risata e mi dice che l’ hanno quasi sbattuto fuori dalla scuola per il caos che ha fatto perché le cambiassero corso, poi si è arresa.

Col tempo ha capito che i gioielli hanno scelto lei e non viceversa.

Nel 2000 ha aperto il suo primo atelier, sempre in via dei Piatti, l’antica via degli orafi milanesi. Ha dormito nella cantina del suo negozietto per 3 anni ma tanto era già abituata perché i 5 anni dello IED ha dormito nella cantina dell’ufficio di sua zia, per la quale faceva la segretaria mezza giornata per pagarsi tutti i materiali che le servivano per la scuola, costosissimi.

Poi la sua vita professionale ha preso l’ennesima svolta quando delle buyer giapponesi si sono innamorate die suoi gioielli e l’hanno invitata a raggiungerle a Parigi per mostrare loro l’intera collezione.

Non voleva andare anche quel viaggio costava troppo per le sue tasche, doveva pagare l’affitto e aveva da rendere ogni mese i soldi che le avevano prestato per aprire. La sua assistente di allora “Aulira” le ha detto che non potevano non andarci perché lei sentiva che sarebbe andata bene. Sono andate e le hanno fatto un ordine di 20 pezzi, era felicissima ma sulla porta mentre le salutava abbracciandole , cosa che le avevano detto di non fare mai con giapponesi una di loro Satomi le ha sussurrato “these are just the samples”. Dopo due mesi mentre dormiva in atelier con due amiche inseparabili, è arrivato il primo ordine di 500 pezzi.

Non sapeva neanche come produrli 500 pezzi considerando che ne vendeva 250 in un anno.

Con loro lavora ancora oggi. I giapponesi le hanno dato la possibilità di crescere e con l’animo imprenditoriale che si ritrova ha investito tutto nell’apertura del suo attuale Atelier, uno spazio meraviglioso di 200 mq sempre in via dei Piatti.

Al contempo si è innamorata di uomo molto più giovane di lei e ha dato alla luce due meravigliosi bambini, Giulia e Carlo, ma la separazione dal loro papà per ovvie ragioni le ha fatto trascorrere anni dove ora che si guarda indietro non sa proprio come ha fatto a fare così tante cose.

Mamma sola, imprenditrice con una madre paralizzata a casa, ha portato avanti il suo sogno arrancando a volte, inciampando sempre in storie sbagliate, gestendo le persone con le quale lavorava con troppo affetto. Poi ha aperto altri due negozi sempre a Milano.

l’Atelierino in Brera è stato un esperimento ben riuscito e bellissimo solo che era in una posizione che non le piaceva, sembrava di stare in autostrada e la persona dalla quale l’aveva affittato non le sembrava una persona onesta, così l’ha chiuso. Poi ha trovato la Boutique, un altro colpo al cuore, un negozio d’angolo con una piazzetta con gli alberi davanti e i bambini che ci giocano il pomeriggio. Insomma, la sua politica d’espansione è guidata come tutto nella sua vita dai suoi batticuori.

Oggi è qui una bellissima donna che ha superato tante battaglie e con ancora tanti sogni da realizzare, un team che le piace due figli adolescenti molto diversi tra loro ma entrambi eccezionali, che dire non si  può lamentare.

Oggi continua con passione a dare consigli perché le piace tantissimo ma ha una squadra fenomenale che la supporta.

Ho provato a definire il suo stile con tante parole ma l’unica definizione corretta è “lo stile daniela de marchi”.

Tutto nasce dall’empatia, verso gli altri, verso le forme, verso la natura.

Ogni collezione di Daniela è ispirata a un tema differente, spesso legato alla natura, all’architettura o alle atmosfere urbane. Dune, metropolis, armonie, eclissi sono solo alcune delle sue linee iconiche, ognuna con un’identità ben definita, un’interpretazione artistica che si riflette in forme e dettagli che evocano mondi lontani.

Le chiedo se le milanesi protagoniste del libro di Michela Proietti sono le persone che indossano i suoi gioielli e lei ridendo mi ha detto di darmi da solo una risposta. Sicuramente chi indossa i suoi gioielli non sono le persone che seguono la massa. I suoi gioielli sono per spiriti liberi, amanti del design e ribelli del buon gusto.

Se la tua idea di accessorio è qualcosa di piccolo e discreto, forse non sei ancora pronto. Ma se vuoi un gioiello che parli per te, che si faccia notare e che renda ogni look un manifesto di personalità, allora benvenuto nel club daniela de marchi.

Essere qui oggi e visitare il suo atelier è un’esperienza che va oltre l’acquisto di un gioiello. Il negozio è un piccolo santuario del design, dove ogni creazione trova il suo spazio tra giochi di luce e superfici materiche. Qui ogni cliente può trovare il pezzo che rispecchia la propria personalità, ricevendo una consulenza personalizzata per scoprire il gioiello perfetto. Siamo nel cuore di Milano, e questo atelier è un tempio per gli amanti del bello, un luogo dove il gioiello si trasforma in un’esperienza sensoriale.

Diciamocelo: in un mondo saturo di gioielli banali, fatti in serie e senza anima daniela de marchi è quella boccata d’aria fresca che aspettavamo. Le sue creazioni non sono solo accessori, ma piccole rivoluzioni da indossare. Se i tuoi gioielli non fanno girare la testa – a te e agli altri – allora forse hai sbagliato strada. Qui non si gioca a fare i discreti: o brilli o ti spegni. daniela de marchi non è per tutti, ma chi la sceglie sa che non  tornerà più indietro.

Roberto Silvio De Pascale

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