Friccico. Il brivido della semplicità tra memoria, tecnica e sapori autentici
Roma sud, via dei Colli Portuensi. Dopo aver faticato a trovare parcheggio, eccolo finalmente: Friccico. Ad accogliermi Serena Moretti, moglie dello chef Simone La Rocca e anima della sala. È lei il primo volto che incontri entrando nel ristorante, quello che introduce l’ospite in un progetto costruito a quattro mani, dove accoglienza e cucina procedono nella stessa direzione.
A farmi compagnia durante questa degustazione altri quattro giornalisti che, come me, vogliono curiosare in questo ristorante che sembra voler mantenere le promesse di regalare autenticità e semplicità nei suoi piatti.
L’ambiente è informale ma curato, lontano da ogni ricerca dell’effetto scenico. Qui l’attenzione si concentra sul piatto e sulle materie prime. Una filosofia che si percepisce fin dai primi minuti e che accompagna tutta la degustazione
Lo chef Simone La Rocca
La filosofia dello chef e del ristorante Friccico è realizzare una cucina concreta, che unisce tradizione, tecnica e identità personale.
La sua cucina punta su sapori autentici e immediati, senza inutili complicazioni, pochi ingredienti, sapori riconoscibili.
L’obiettivo è creare un’esperienza emotiva, e da qui il nome “friccico” che è quel brivido di piacere che il cibo deve dare.
Le materie prime sono centrali, infatti il menù cambia spesso perché segue la stagionalità e disponibilità reale dei prodotti.
La sua non è una cucina ad effetto ma una cucina di sostanza.
I suoi piatti sono costruiti su dei principi fondamentali, rispetto della materia prima, studio e tecnica al servizio del gusto, mai fine a se stessa.
Ricerca continua ma radicata nella memoria gastronomica contadina e tradizionale, rapporto diretto con i produttori, spesso Simone sceglie personalmente ingredienti dalle loro aziende agricole di fiducia.
C’è una forte componente artigianale nella sua cucina, molte preparazioni sono fatte in casa.

Il menù
Il menù si presenta vasto con numerosi antipasti primi piatti e secondi che invitano la curiosità perché si gioca su ingredienti mai banali o scontati e su piatti che difficilmente trovi nella ristorazione romana.
Sfogliando la carta si comprende subito la personalità della cucina di Simone La Rocca. Selvaggina, cacciagione, coniglio, anatra e preparazioni artigianali convivono con una tecnica che guarda alla sostanza e alla valorizzazione della materia prima.
Nella cucina di Friccico e del menu ci sono dei piatti che non mancano mai come il coniglio, la cacciagione è sempre presente. Ma sicuramente sono piatti che invitano a tornare più volte per provarli tutti.
La degustazione inizia tra chiacchiere tra colleghi, curiosità, cibi mangiati, ristoranti che hanno colpito maggiormente e la curiosità di scoprire la cucina di Friccico.

La degustazione
Si inizia con delle bollicine Altemasi Trento Doc Brut. Nel bicchiere spuma persistente con perlage a grana molto minuta. Colore giallo paglierino con riflessi verdolini. Profumo complesso, molto fine con piacevoli note fruttate di agrumi e pesca. Sapore secco piacevolmente fresco di buona ed equilibrata struttura.
Il primo piatto sono delle cosce di rana fritta dissossata accompagnate da purè di patate con fondo di carne, salvia fritta e una salsa verde fatta da loro. Qui c’è la prima battuta con i commensali, mai mangiate le rane, le ho sempre evitate ma non posso non assaggiarle.

Carne morbida, saporita che accompagnata dal purè rende il morso piacevole. La frittura leggera preserva tutta la delicatezza della carne mentre il fondo aggiunge profondità e persistenza.
L’Altemasi qui funziona bene perché porta freschezza dopo la frittura e pulisce il palato dal fondo di carne, senza coprire la delicatezza delle cosce di rana.
A seguire un piatto che sicuramente a Roma non trovi, la nizzarda di tonno di coniglio e salsetta tonnata di coniglio. Nel piatto ritroviamo gli elementi tipici della nizzarda: uovo, pomodoro, patate e fagiolini, reinterpretati attorno al coniglio protagonista della preparazione. La carne si presenta morbida e delicata, con una consistenza che richiama quella del tonno conservato, mentre la salsetta tonnata di coniglio aggiunge cremosità e intensità gustativa. I fagiolini portano freschezza e una lieve nota vegetale, il pomodoro aggiunge succosità e acidità, mentre l’uovo contribuisce a rendere il boccone più avvolgente. Un piatto che gioca sull’equilibrio tra memoria e originalità, trasformando un grande classico della cucina mediterranea in qualcosa di personale e sorprendente.

Viene servito nei calici un Riesling 2025 Graf Von Schonborn. Dal colore giallo paglierino e il suo bouquet di frutta bianca, agrumi e note minerali, offre una freschezza vibrante e un gusto equilibrato.
Il Riesling si inserisce con naturalezza su questo piatto: la sua acidità bilancia la parte cremosa della salsetta tonnata, mentre le note agrumate e minerali accompagnano bene fagiolini, pomodoro e uovo.
Carpaccio di trota marinata, asparagi e terrina di foie gras di anatra. Qui il contrasto tra la dolcezza della trota e il foie gras regala un morso piacevole, fatto di contrasti e giochi di sapori. La morbidezza del foie gras incontra la freschezza vegetale degli asparagi creando un equilibrio elegante.

Lo stesso Riesling sostiene anche il carpaccio di trota e foie gras: alleggerisce la grassezza del foie gras e lascia pulita la parte più dolce e delicata della trota.
I primi: gnocchetti acqua e farina con crema di scampi con foie gras di anatra e nocciole. La dolcezza degli scampi avvolge il palato mentre le nocciole introducono una piacevole nota tostata che accompagna il piatto fino al finale.

Nei calici Pinot Nero Kloster Neustift Abbazia di Novacella. Di colore rosso rubino luminoso, esprime al naso piccoli frutti rossi, ciliegia e leggere note speziate. Al palato mostra eleganza, freschezza e tannini delicati, caratteristiche che accompagnano senza coprire i sapori della cucina.
Con gli gnocchetti, il Pinot Nero dell’Abbazia di Novacella accompagna senza imporsi: ha la freschezza giusta per non appesantire il piatto e una delicatezza che lascia spazio alla dolcezza degli scampi e alla parte più ricca del foie gras.
Rolle di coniglio dissossato farcito con le interiora del coniglio con fiore di zucca fritto, purè di patate, fondo di coniglio. Cotto a bassa temperatura e poi arrostito in forno prima del servizio. La carne risulta tenera e succosa, mentre il fondo amplifica il carattere del piatto e il fiore di zucca porta leggerezza e fragranza.

Il Pinot Nero torna bene anche sul coniglio: il tannino è gentile, non asciuga il boccone, e le sue note di frutto rosso accompagnano il fondo senza renderlo pesante.
Il dessert cremoso di yogurt con fragole e mandorle pralinate gelato. La freschezza dello yogurt incontra la dolcezza delle fragole e la croccantezza delle mandorle pralinate, regalando una chiusura equilibrata e piacevolmente estiva.
Ad accompagnare Poesie Recioto di Soave. Alla vista si presenta giallo dorato. Al naso si esprime con un bouquet fruttato intenso con un leggero sentore di mandorla. Al palato risulta estremamente fine, vellutato, caldo e armonioso.
Il Recioto di Soave chiude il percorso con equilibrio: la sua morbidezza accompagna la dolcezza delle fragole e delle mandorle pralinate, mentre lo yogurt mantiene il finale fresco.
In una serata estiva con una tavola dove per la prima volta non sono solo, Friccico mantiene le promesse e regala piatti sinceri, semplici che mantengono la tradizione e regalano piaceri al palato. Ho provato anche piatti che non avevo mai mangiato e poi siamo a Roma, ma la cucina non è quella romana a cui si è abituati ed è piacevolmente una sorpresa.
La sensazione, alla fine della degustazione, è quella di aver incontrato una cucina che non ha paura di seguire una propria strada. Simone La Rocca lavora su ingredienti che raramente trovano spazio nelle carte della ristorazione romana e li trasforma in piatti capaci di unire memoria, tecnica e personalità.
In un panorama gastronomico spesso affollato da mode passeggere e proposte che finiscono per assomigliarsi, Friccico sceglie di restare fedele alla propria identità. Una cucina che guarda alla tradizione senza esserne prigioniera e che trova la propria forza nella qualità delle materie prime, nel lavoro artigianale e nella capacità di sorprendere senza mai perdere il contatto con il gusto.
Si lascia il ristorante con la sensazione di aver scoperto un indirizzo che merita di essere raccontato. E soprattutto con la curiosità di tornare, perché una carta costruita con questa libertà e questa attenzione difficilmente si esaurisce in una sola visita.
Roberto Silvio De Pascale
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