Il Pescatorio. Il mare a Monteverde
Roma, un venerdì freddo di gennaio, quartiere Monteverde, poco lontano dal più famoso e turistico Trastevere. A ovest del fiume Tevere inizia la grande area di questo quartiere.
Un quartiere tranquillo e rilassante grazie anche alla presenza di grandi aree verdi come Villa Pamphilj e il Gianicolo. Nomen omen si direbbe. In realtà non è solo da ciò che deriva il nome del quartiere. Il cuore di Monteverde è infatti composto da tufo lionato, una pietra dall’aspetto verdognolo. Camminando per queste vie non posso pensare che un tempo si scavasse il tufo utilizzato per gli edifici dell’Impero romano.
Mi trovo su una collina di tufo, una sensazione davvero particolare, alle spalle del Gianicolo, quartiere dodicesimo di Roma.
In passato qui sorgevano gli Orti di Cesare, proprietà fondiaria di epoca romana, poi nel Seicento, dalla fusione di molte vigne, fu realizzata Villa Doria Pamphilj nell’area nord, tra Monteverde e il quartiere Aurelio. Solo nel Novecento si attesta il primo processo di urbanizzazione con la costruzione di villini signorili che oggi costituiscono Monteverde Vecchio. Nel Dopoguerra, invece, da un altro processo di urbanizzazione prende vita Monteverde Nuovo.

Oggi il quartiere è ormai parte integrante di Roma ma rimane distanziato dal caos cittadino così che si trova maggiore pace e tranquillità. Proprio per questo è una delle zone predilette ad uso abitativo.
Percorrendo via Virginia Agnelli si incontra il Pescatorio gestito da Emanuele. Un posto che mi ha incuriosito poiché a metà tra gastropescheria e ristorante ove la sperimentazione con la materia prima è quasi una ragione di vita.
Il Pescatorio è un luogo dalle molteplici anime e forme. Mare, cucina, vino, prodotti di qualità sono alla base del progetto creato da Emanuele Smimmo e sua moglie Simona. La passione e la fantasia, ma anche la voglia di mettersi in gioco sono le motivazioni per le quali Emanuele e Simona Bontà hanno deciso di dar vita a questo bellissimo progetto.
Un piccolo avamposto nella bellissima e caotica Roma di prodotti di eccellenza in un quartiere che scopro per la prima volta. Entrando nel locale Emanuele con la sua allegria e simpatia mi porta a scoprire il suo progetto, a farmi visitare le cucine e soprattutto a mostrarmi la materia prima di ottima qualità. Mai visto tanto pesce su un bancone.
Emanuele non è romano ma nato in Sardegna a Sant’Antioco, un’isola piccolissima circondata dal mare. Uno di quei posti che ti resta nel cuore per le sue bellezza e la semplicità dei luoghi.
Sin da piccolo ha conosciuto il mare e quello che poteva regalare mentre sua moglie Simona si dedicava alla cucina come personal chef.
Il Pescatorio è aperto dal 31 maggio del 2014 come pescheria e gastronomia da asporto.
Un nome originale, una crasi tra le due parole Pescheria e Laboratorio. Il Pescatorio nasce inizialmente come gastronomia di pesce takeaway, trasformando tutto il pesce, pescato locale, in piatti di alta gastronomia. Una vera alternativa al ristorante tradizionale mangiando comunque dell’ottimo pesce. Altissima qualità della materia prima e della preparazione così da portare a casa piatti di pari livello di un ristorante. Negli anni l’idea si è evoluta e dalla gastronomia è arrivato il bistrot con la creazione di assaggi della gastronomia. Infine, il ristorante che c’è oggi.
La brigata è composta da giovani chef con i quali si è creato un laboratorio. Giovani talentuosi e appassionati che apportano le loro idee e le sviluppano fedeli alla filosofia de Il Pescatorio. Un laboratorio di idee per una cucina sempre originale e innovativa. Fosse solo per smarcarsi dai soliti ristoranti romani.
La caratteristica che mi ha molto colpito, fornendo anche un certo fascino attorno al progetto, è il lavorare quasi esclusivamente con i piccoli produttori, così da avere reali “prodotti di nicchia”. Non possiamo dire che il pesce sia a Km 0 perché Monteverde e Roma non sono sul mare, ma poco ci manca.
In cucina Emanuele mi presenta Sergio, un simpaticissimo ragazzo che ha tutta la voglia di mostrare le sue idee: ha realizzato per me un menù che mi lascerà incantato.
Al tavolo mi lascio guidare da Renato che mi farà compagnia per tutta la serata.
Renato versa in un calice uno Champagne Blanc de Noir brut Cuvèe de rèserve Gallimard Père et Fils: colore giallo oro, perlage molto. Porto il bicchiere al naso e primeggiano profumi fruttati, specialmente di frutta esotica, accompagnati da delicati sentori di pasticceria. Bevendolo al palato è morbido e gradevole, con un sorso aromatico e molto equilibrato. 100% Chardonnay – Blanc de Blancs.
Renato racconta come nell’assemblaggio della Cuvèe de Rèserve vi sia sempre una parte di 6 annate differenti, che ogni anno permette di ricreare l’impronta tipica della Maison. Spumantizzazione con metodo Champenois. Arriva dal villaggio di Riceys, nel cuore della Côte des Bar. La tenuta Gallimard è stata tramandata di padre in figlio da 6 generazioni. Oggi Didier e Arnaud producono Champagne e Rosé des Riceys nella pura tradizione, rispettando ed esaltando le caratteristiche di questo particolarissimo terroir nel sud della Champagne.
Arrivano i primi due piatti: filetti di alici del mar Cantabrico riserva Catalina, serviti con burro montato al momento e pizza bianca fatta da loro. Il burro si scioglie in bocca, delizioso al palato a cui si accompagna il sapore deciso delle alici, la loro pizza un delizioso strumento culinario per accompagnare questo piatto. A seguire un sashimi di spigola frullata con visciole, carciofo alla romana, bottarga e fondo di carciofi. Un trionfo di sapori tra la delicatezza della spigola e il sapore deciso del carciofo alla romana e la bottarga, il fondo delizioso nell’accompagnare l’intero piatto. Lo champagne continua lentamente a scendere unendosi a questi piatti davvero deliziosi. Quello che mi ha colpito non è stata solo la bontà dei piatti ma la loro presentazione che potrei definire di alta scuola.
Renato mi serve una seviche di ombrina, mazzancolle crude e vongole scottate accompagnate da lache di tigre al passion fruit, latte di cocco, platano croccante e olio al coriandolo. Un piatto che mi ha suscitato diverse emozioni al palato. Il passion fruit ammorbidito dal latte di cocco si è unito amorevolmente all’olio di coriandolo, le vongole leggermente scottate ottime al palato, ombrina e mazzancolle crude per un appassionato di crudi erano sublimi. Mi ha stupido nel sapore e nella forma il platano croccante che non conoscevo, una bella scoperta.
Non posso esimermi di far portare i miei ringraziamenti a Sergio per gli ottimi piatti che mi sta servendo. Il tempo di annotare quello che sto mangiando e arriva un piatto bello da vedere e soprattutto originale: supplì al telefono con tartare di tonno, erba cipollina, maionese piccante: una meraviglia, mi è sembrato di mangiare i supplì che si mangiano in pizzeria, e la tartare di tonno da contrasto era davvero ottima, ma mi ha ingolosito nell’accompagnare il tonno la maionese piccante davvero superba.
Renato mi presenta un tentacolo di polpo rosticciato servito con patate e cavolo nero ripassato e salsa alioli e pimenton de la vera. Mi hanno sorprese le patate e il cavolo nero ripassato al centro del piatto perché si scioglievano in bocca e diventavano un’ottima crema per accompagnare il polipo rosticciato con grande sapienza.
La prima parte del viaggio è terminato. Ma è solo una sosta.
Arrivano i culurgiones. Guai a chiamare ravioli questo capolavoro della cucina: una pasta fresca ripiena dalla forma molto particolare: una chiusura a spighita ossia a spiga di cereale. Il loro ripieno è di patate e baccalà serviti con crema di cime di rapa e peperone crusco. Una bontà al palato, il baccalà in boccà è delicatissimo fonduto dalla morbidezza della patata e le cime di rapa e peperone crusco creano movimento nel piatto e nei sapori dando un gusto deciso e molto particolare. Una bontà.
Renato mi serve un bel piatto con al centro delle capesante scottate al burro con demi-glassè di pollo, misticanza di campo e limone fermentato. Un’esperienza sofisticata che combina sapori delicati e complessi. Le capesante dice Renato, vengono scottate in padella con burro così da ottenere una crosticina dorata e croccante esternamente mantenendo il cuore morbido e succoso. Il burro esalta la dolcezza naturale delle capesante. Il demi glassè di pollo è una salsa ricca e saporita, ottenuta di un fondo bruno di pollo, che aggiunge una profondità terrosa e umani al piatto che bilancia la delicatezza delle capesante. La misticanza di campo un mix di verdure a foglia fresca è leggermente amarognola ma aggiunge freschezza e croccantezza al piatto.
Renato ha un sorriso quasi cinematografico. Lo sfoggia servendomi il primo dello chef: linguina con ristretto di crostacei e crudo di gambero rosso. Un piatto bellissimo da vedere, un inno ai sapori intensi e raffinati del mare realizzato con cura da Sergio per esaltare ogni ingrediente. I gamberi rossi crudi spiccano per il loro colore vivo. La linguina cotta al dente ha una consistenza perfetta capace di catturare il sapore ricco del condimento. Il ristretto è una salsa concentrata e saporita, molto intenso, pieno di sapori marini e leggermente burroso avvolge la linguina in un abbraccio aromatico. I gamberi rossi freschissimi, serviti crudi e marinati leggermente mantengono la loro naturale dolcezza e consistenza delicata, mi è piaciuto il contrato tra il calore della pasta e la freschezza del crudo. Ogni boccone mi ha regalato un equilibrio tra la ricchezza del mare, la delicatezza del crudo e la consistenza vellutata della pasta. Un piatto perfetto per chi ama il mare.
Non c’è sosta. Anche perché non potrei resistere alle attese. Arriva la ventresca di ombrina frollata servita con crema di topinambur e chips di carciofi e fondo di cottura con la sua bellissima coda in presenza sul piatto. Alla vista questo piatto è un esempio di raffinatezza e attenzione alla qualità degli ingredienti. Al palato sapori eleganti e contrasti di consistenze. Il pesce lasciato frollare per esaltare il gusto e la texture ha in bocca una consistenza compatta e un sapore marino molto intenso e delicato. La crema ha un sapore terroso e nocciolato che si sposa perfettamente con l’intensità dell’ombrina. Le chips di carciofi un piacevole accompagnamento di questo piatto, sottili fette di carciofo croccante fritte in doratura che aggiungono quella nota di croccantezza al piatto. Un piatto al palato davvero pregevole e generoso.
Sto per alzare bandiera bianca ma Renato, sorridendo, mi dice che non posso alzarmi senza aver assaggiato il tiramisù di Sergio con savoiardo fatto da lui affondato nel caffè, crema al mascarpone, nomelaka al caffè, una crema morbida al caffè e crumble di cioccolato. Un dolce elegante nella sua presentazione, davvero raffinato che si scioglie in bocca per la fragranza del savoiardo, le creme sono superbe regalando al palato un fine pasto davvero emozionante.
Dopo una cena superba, ricca di sapori, dove il mare ha regnato indiscusso stringo la mano a Renato, saluto il suo splendido staff, abbraccio Sergio e lascio con un bel sorriso questo posto delizioso.

Roberto Silvio De Pascale
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