La locanda del Teatro di Montefalco. Che lo spettacolo abbia inizio
Adoro l’Umbria e i ogni suo borgo. Sono tutti belli ma Montefalco ha qualcosa di speciale. jIl suo nome lo deve a Federico II di Svevia, il quale visitando i luoghi nel XIII secolo e constatando il gran numero di falchi presenti nell’area, decise di cambiare il nome della località da Coccorone a quello attuale.
Montefalco custodisce un ricco patrimonio artistico che lo rende punto di riferimento essenziale per la conoscenza della pittura umbra, a cominciare dal Polo museale di San Francesco che rappresenta una sintesi della storia. Avvolto dalle splendide mura medievale, all’interno della prima cinta di mura sono presenti molte chiese. Giunti nella bella piazza circolare troviamo il Palazzo Comunale, la piccola chiesa di Santa Maria de Platea e tantissime residenze signorili del XVI secolo.
Proprio attorno a Montefalco ha origine, da un vitigno autoctono, un vino reso unico dal favorevole incontro tra le caratteristiche del territorio, le condizioni climatiche della zona e la cura dei vignaioli: il Sagrantino di Montefalco.
Passeggiando per le bellissime stradine di Montefalco, ho trovato la Locanda del Teatro dove vengo accolto da Paolo che mi fa accomodare ad uno dei bellissimi tavoli apparecchiati sedendosi con me per raccontarmi del suo ristorante.
Dopo gli studi alberghieri la passione per questa meravigliosa professione è subito emersa prepotente. I viaggi e il lavorare in Relais & Château, residenze storiche, Hotellerie gli trasmettono l’arte della accoglienza e del savoir faire.
Oggi, qui, alla Locanda del teatro si definisce colui che “conduce per mano” il cliente sin dal momento della prenotazione. Lo accoglie e lo accompagna con garbo e cortesia al tavolo dedicato, attraverso il percorso enogastronomico che vorrà̀ scegliere, non lesinando attenzioni e calore, proprio come a casa propria. Un maître d’altri tempi, galantuomo ed attento alle esigenze dell’ospite, vero ed unico protagonista del “Teatro”.
La Locanda del Teatro era un tempo Rimessa delle carrozze all’interno del nobile Palazzo della famiglia – Camilli risalente al 1800. Un ampio spazio ove trovavano riparo sia i cavalli che le carrozze, unico mezzo di locomozione del periodo medievale. Da qui, attraverso un camminamento interno si accedeva direttamente al Palazzo residenziale. Potremmo definirlo in termini moderni “il garage “ma che proiettato all’epoca rilascia un sapore speciale.

Un luogo che sprigiona fascino e magia agli occhi del viandante moderno.
La Locanda del Teatro apre le sue porte 10 anni orsono in Piazza del Comune 19 dentro il Palazzo Bontadosi. Lo chef e Paolo scelsero questo nome, per la prossimità del Teatro San Filippo Neri e per quel senso di ospitalità che il nome richiamava il evocando così l’idea di ospitalità familiare, delle camere che il viandante poteva trovare all’interno del complesso per riposarsi dopo un lungo cammino. Pensarono alla locanda come al luogo ove poter trovare una “alta cucina di casa”, piatti semplici ma rivisitati (con non più di 3 ingredienti in ciascun piatto), prediligendo sempre gli ingredienti di stagione. Un nome non abbandonarlo neanche quando 3 anni fa, per motivi di carenza di spazi del ristorante si sono trasferiti nella location attuale, a loro avviso più̀ pertinente alla filosofia di Locanda.
Cura di ogni dettaglio per essere davvero accolti e coccolati grazie anche alla ineguagliabile gentilezza di Paolo.
Nella scelta degli arredi e suppellettili che definisco stupendi e forse unici sono stati coadiuvati e consigliati dall’Interior Designer Andrea Grisanti che ha riportato un vero teatro: divanetti di velluto rosso, lampadari scintillanti, tavoli decorati con disegni che provengono dalla sala degli specchi di Versailles, pavimenti in vetroresina, oro delle sale sottostanti.
Il palcoscenico è la cucina. Qui tutto si trasforma: profumi, aromi, gusto che prendono forma raccontando il territorio .
I clienti non sono spettatori ma attori che guidati dal direttore d’orchestra Paolo, partecipano attivamente al banchetto. È così che lo spettacolo diventa, in una avvolgente atmosfera d’altri tempi, unico e sublime.
Al piano superiore, una saletta privata ospita fino a 25 persone come su un pacchetto d’onore: pareti verdi British, a contrasto con il parquet del soffitto di piastrelle di terracotta e travi dal delizioso “caffèlatte”.
Il menu che Paolo mi propone viene scelto e selezionato dallo chef Pasqualino, coadiuvato e supportato dal prezioso staff. Prima di decidere quale piatti proporre alla clientela lo chef pensa, progetta, sperimenta e infine realizza la pietanza che aveva in mente. I piatti di Pasqualino Titta respirano e sprigionano tutta la territorialità umbra forte della sua lunga esperienza nei ristoranti della regione, rivisitati con accenni di originalità, mai scontati. Attenta elaborazione di materie prime di qualità, interpretate rispettando la stagionalità. Attenzione particolare è riservata anche alla clientela Vegetariana e Vegana. Pane e Pasticceria vengono realizzati internamente dalla brigata dello chef.

Mi sono soffermato sulla carta dei vini, molto curata ben fornita, con etichette importanti e mi faccio suggerire cosa bere.
Il menù proposto Paolo lo abbinerebbe con un Montefalco Rosso “Pipparello” riserva 2016 della Cantina Paolo Bea; austero e complesso nei sentori fruttati e speziati, opulento, rampante e intenso con la sua trama di tannini fini ed in questo modo sarebbe certo di suggellare la nostra amicizia.
Paolo ridendo racconta che la carta dei Vini, viene curata da lui che è anche sommelier. Avendo lavorato nella grande Hotellerie ha accumulato una grande cultura in materia di etichette di varia provenienza e di varie tipologie, locali, nazionali e non. La cantina ove riposano in bella mostra le bottiglie è attigua al ristorante ed è motivo di orgoglio. I clienti che desiderano “fare una passeggiata” tra le annate possono godere di uno spettacolo suggestivo, osservare, scegliere e poi gustare a tavola in abbinamento con la pietanza che si degusterà.
Il mio percorso gastronomico inizia con “l’Uovo Pascolo” in forma su zabaione di parmigiano e tartufo fresco di stagione dalle note “commoventi” per descrivere la bontà̀ nella sua estrema ma solo apparente semplicità.

Paolo porta al mio naso un barattolino che annuso beandomi del pregiato tartufo bianco, preludio dei tagliolini con il medesimo tubero: sublimi al palato, deliziosi per l’olfatto.
A seguire mi viene servito carré̀ di agnello in crosta di pistacchio con millefoglie gratinato di mele e parmigiano, piatto straordinario, che incontra i gusti dei clienti, anche i più̀ esigenti.
Paolo racconta che numerosi i personaggi famosi si sono avvicendati in questi anni ai tavoli della Locanda del Teatro.
Si annoverano due super star di Hollywood (Premio Oscar) Gwyneth Paltrow e Cameron Diaz che li hanno scelti per festeggiare il compleanno della prima facendosi riservare la saletta privata per evitare sguardi indiscreti e godersi appieno l’evento speciale: 50 anni. Terence Hill altro personaggio famoso che tra tutti i ristoranti della zona ha scelto la Locanda per “mangiare umbro” e della noce a fine pasto che a sua detta trattasi di elisir di lunga vita. Il Generale Tricarico, affezionato cliente , amante della cucina del territorio.
La Locanda del Teatro è un ristorante forse “non per tutti” ma coloro che la scelgono lo fanno quando vogliono un momento importante. Paolo, lo Chef e tutto lo staff lo rendono memorabile.
Mi stupisco di come sia possibile che un simile ristorante non sia presente sulla Guida Michelin.
Paolo ammette che non sono l’unico ad aver posto la questione…. ad oggi non ancora ma, in un prossimo futuro perché́ no, francamente gli piacerebbe. Con grande garbo Paolo mi lascia continuare la mia cena e si dedica ad altri clienti. Un posto davvero unico, che ti permette di prenderti il tuo tempo per gustarti il piacere di mangiare. Merita una vista e forse anche più di una.
Roberto Silvio De Pascale
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