14 Ago 2026
Il buon vivere

La Montemarzina. La Pesca di Volpedo, il sapore vivo della frutta e il tempo di una famiglia

 

Ad AssaggiaTortona, tra i tanti stand che riempivano le stradine di un paese di cui mi sono innamorato, ho conosciuto Marco Ravazzano de La Montemarzina: un ragazzo simpatico, persino più chiacchierone di me. Attraverso le sue parole e i prodotti esposti ho scoperto Montemarzino, i Colli Tortonesi e una storia familiare legata ai tempi della frutta.

Sul banco c’erano bottiglie di nettare, pesche, confetture, frutta sciroppata e composte. Marco mi ha fatto assaggiare uno dei suoi nettari e le sue pesche. Che dire: la natura in un barattolo.

la montemarzina

Accanto al suo banchetto c’erano i gemelli Alessandro e Filippo di Osteria Billis, due ragazzi d’oro, simpaticissimi. Alessandro, poi, è davvero un bravo chef. Tra loro e Marco c’è un’amicizia che si vedeva nelle battute e nel modo spontaneo di stare insieme. Le chiacchiere sono andate avanti a lungo: prima gli assaggi, poi le domande e infine il piacere di continuare a parlare.

La loro frutta da bere è stata una delle sorprese più belle della giornata: intensa, morbida, con il gusto netto del frutto maturo. Anche le pesche avevano profumo, consistenza e quella dolcezza che si trova quando vengono raccolte al momento giusto.

la montemarzina

Da quella chiacchierata è nata l’intervista. Le prime tre parole scelte da Marco per descrivere La Montemarzina sono state famiglia, territorio e consapevolezza.

FAMIGLIA, TERRITORIO, CONSAPEVOLEZZA

Famiglia, perché prima ancora di essere un’azienda agricola La Montemarzina è una storia condivisa da quattro generazioni. Territorio, perché nascerci non basta: bisogna conoscerlo, curarlo e mantenerlo. Consapevolezza, perché Marco sa quanto valga la frutticoltura dei Colli Tortonesi e quanto sia importante conservarla.

la montemarzina

La realtà si trova a Montemarzino, tra la Val Curone e la Val Grue, nel basso Piemonte, a circa 440 metri sul livello del mare. È un’area di confine, vicina a Volpedo, nella quale boschi, vigneti e frutteti convivono sopra terreni sabbiosi e mediamente argillosi.

L’azienda oggi si estende per circa diciotto ettari coltivati esclusivamente a frutteto. Ci sono Pesche di Volpedo, albicocche, ciliegie di Garbagna, susine, prugne, mele, pere, fragole di Volpedo e piccoli frutti rossi.

Sorridendo, Marco racconta che le fragole di Volpedo sono più grandi di quelle di Tortona. Lo dice con l’orgoglio di chi conosce bene i propri frutti e le differenze tra una zona e l’altra.

UNA STORIA CHE COMINCIA PRIMA DEI BARATTOLI

La storia agricola della famiglia risale agli anni Trenta e ha il volto del bisnonno Orazio, chiamato “il Moro”. All’inizio c’erano i vigneti ricevuti dal padre, i campi seminativi, pascolo e allevamento e alcune piante da frutto: mele, pesche e albicocche.

Nel tempo la pesca acquistò un ruolo sempre più importante. La famiglia partecipò anche alla nascita del Consorzio di Tutela della Pesca di Volpedo nel 1992. Anni dopo Fausto scelse di prendere in mano l’azienda e di compiere una scelta controcorrente: sostituire progressivamente seminativi e vigneti con nuovi frutteti.

Arrivarono così altre varietà: albicocche, susine, pere, mele antiche, ciliegie di Garbagna e fragole. L’azienda cambiava, ma il legame con il lavoro della famiglia restava lo stesso.

Quando Marco parla dell’anima dell’azienda, non cita un prodotto. Ricorda la gestualità dei nonni: la frutta raccolta insieme nei campi e la cura della nonna mentre sistemava le pesche nelle cassette destinate al mercato.

È questo il passaggio tra una generazione e l’altra: non una lezione spiegata a parole, ma un modo di raccogliere, toccare e sistemare la frutta.

SAPER ASPETTARE

Durante la nostra chiacchierata torna più volte il tema dell’attesa.

Per Marco aspettare significa essere soggetti al tempo: quello necessario perché la frutta maturi e quello segnato dal passaggio delle stagioni. Nella frenesia di oggi non è facile, ma aspettare dà ancora più valore al lavoro.

La terra gli ha insegnato che agricoltura significa dipendere da due grandi presenze: terra e cielo, quelli che lui definisce con ironia «i due grandi boss» dei loro frutti.

La pazienza conta moltissimo, ma quando arriva il momento della raccolta bisogna correre senza sentire la stanchezza. Come dice Marco, se la frutta chiama bisogna rispondere.

La Pesca di Volpedo viene raccolta “a onda”. La pianta non viene svuotata in una sola volta: si torna più volte e si scelgono a mano soltanto i frutti arrivati alla maturazione migliore.

Un frutto raccolto con attenzione, per Marco, si riconosce dal sapore, da quel gusto vivo e godurioso che arriva a ogni morso. Un frutto curato per la qualità è un frutto vivo.

Ed è proprio da questa attenzione alla maturazione che cominciano anche i prodotti de La Montemarzina. Perché prima del nettare, della confettura o della pesca sciroppata c’è sempre il frutto: raccolto quando è pronto, lavorato cercando di conservarne profumo, consistenza e carattere.

DAL FRUTTO AL BARATTOLO

Nel 2013 la famiglia cominciò a riflettere sulla stagionalità. La frutta matura in un periodo preciso e breve. L’idea di trasformarla nacque durante una cena in un ristorante storico di Montemarzino, quando l’oste Giuseppe disse alla famiglia che pesche così buone non potevano essere mangiate soltanto d’estate.

Da quella frase nacque il progetto. Una parte della cascina venne ristrutturata per ospitare il laboratorio e nel 2015 iniziarono la produzione delle Pesche di Volpedo sciroppate e delle prime confetture.

Il raccolto viene trasformato direttamente in azienda, subito dopo la raccolta, per conservare il più possibile consistenza, profumo e qualità organolettiche. La lavorazione non prevede conservanti o additivi.

Le Pesche di Volpedo sciroppate sono ancora oggi il prodotto simbolo de La Montemarzina, ma intorno a loro è cresciuto un piccolo mondo di trasformazioni che continua a partire dalla frutta.

Ci sono preparazioni nelle quali entrano anche i vini dei Colli Tortonesi: la pesca gialla di Volpedo incontra il Derthona Timorasso, le pere il Monleale da Barbera, la pesca bianca il rosato.

Lo stesso dialogo ritorna nelle confetture. La Derthonina unisce Pesca di Volpedo e Timorasso, la Fragolotta fragola e Barbera. Poi arrivano combinazioni più personali: pesca bianca e zenzero, albicocca e lavanda, pera con cacao e nocciole piemontesi, fino alla pesca con i pistilli di zafferano biologico di Montebore.

La frutta sciroppata comprende pesche di Volpedo con e senza buccia, albicocche, prugne e ciliegie. Tra le novità arrivano le mele verdi sciroppate allo zenzero e le pere sciroppate alla cannella.

Le Marmellose, preparate con peperoni rossi e cipolle rosse, sono pensate per formaggi e prodotti salati. Con il Montebore trovano uno degli abbinamenti più legati al territorio.

LA FRUTTA DA BERE

I nettari sono tra le produzioni più recenti e oggi anche tra le più richieste.

La frutta viene estratta a freddo, unita ad acqua, poco zucchero e succo di limone, poi imbottigliata e pastorizzata. Gli ingredienti sono pochi e il gusto rimane riconoscibile.

Al banco di AssaggiaTortona li ho assaggiati con curiosità e mi hanno colpito subito. Il gusto della frutta restava netto, con la morbidezza della polpa e una dolcezza presente ma non invadente.

Sembrava davvero di bere il frutto appena maturo.

GUARDARE INDIETRO PER ANDARE AVANTI

Il progetto più recente parte da un principio che Marco sintetizza così: guardare indietro per andare avanti.

La famiglia sta cercando di recuperare la Pesca Guidobono, conosciuta anche come Waddel, la prima varietà coltivata nell’area di Volpedo. È una pesca a polpa bianca, molto profumata e delicata, quasi scomparsa dai frutteti.

Grazie all’aiuto di Riccardo, mastro birraio di Montegioco, sono state recuperate alcune gemme. Le nuove piantine sono state collocate vicino alla chiesetta del paese. Ora non resta che aspettare.

L’obiettivo è recuperare una varietà dimenticata e tornare a coltivarla.

LA PRIMAVERA E IL FUTURO

Alla domanda sul momento dell’anno atteso con maggiore emozione, Marco non sceglie l’estate, la stagione dei frutti pieni e delle raccolte.

Sceglie la primavera.

È il periodo in cui ogni coltivazione si risveglia lentamente: cambiano i rami, si aprono le gemme e il nuovo raccolto comincia il suo percorso.

Anche immaginando il futuro, La Montemarzina non cerca di diventare altro da sé. Marco la vede ancora a Montemarzino, con i suoi barattoli e magari qualche novità in più.

A chi conosce l’azienda Marco vorrebbe lasciare soprattutto il loro pensiero, la filosofia che seguono sia per la frutta fresca sia per le conserve.

UN BAMBINO SOTTO UNA PIANTA

Una delle risposte più belle arriva quando gli chiedo che cosa vorrebbe insegnare a un bambino entrato per la prima volta nel frutteto.

Marco dice che forse ci sarebbe poco da insegnargli, perché i bambini sono spesso già più avanti degli adulti. Basterebbe aiutarlo ad arrivare alla pianta, prendere una pesca o un’albicocca e mangiarla lì, sotto i rami.

E se il frutteto potesse parlare, racconterebbe come sono cambiate le stagioni e le temperature. Forse ricorderebbe anche chi, prima di noi, è passato a raccogliere una pesca e ne ha goduto.

LE PAROLE INTORNO AL BANCHETTO

L’intervista è finita, ma la conversazione è continuata.

Tra un assaggio e l’altro, il banchetto di Marco è diventato il luogo delle nostre lunghe chiacchierate. Accanto, i fratelli di Osteria Billis rendevano tutto ancora più piacevole con la loro amicizia e la loro simpatia.

Ricordo la disponibilità di Marco, il modo preciso con cui parlava del frutteto e come ogni risposta tornasse sempre alla famiglia.

Tra le iniziative dell’azienda c’è anche la merenda sinoira tra i peschi, guardando la collina. Organizzano inoltre visite nei frutteti, degustazioni e aperitivi al tramonto.

Da AssaggiaTortona sono tornato soprattutto con due ricordi: il gusto pieno della loro frutta da bere e quello delle pesche assaggiate al banco.

Poi sono arrivate le parole di Marco, la storia della famiglia, i frutteti e tutto ciò che c’è dietro quei prodotti.

Adesso vorrei fare il percorso inverso: partire da ciò che ho assaggiato e andare a Montemarzino, tra gli alberi e nel laboratorio, per vedere dove quel gusto comincia.

Roberto Silvio De Pascale

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