L’arte di Mauro Reggio incontra il vino. Un viaggio sensoriale a Palazzo Marulana
Ci sono giornate in cui i social smettono di essere soltanto un luogo virtuale e diventano occasione di incontri reali, autentici. È stato così quando ho conosciuto su Instagram Ilenia Bocci, sommelier e wine educator, che mi ha invitato a Roma per scoprire un progetto capace di unire vino, cultura, arte e fiori eduli.Scendo dal treno che da Latina mi ha portato a Roma e mi incammino verso via Merulana. Lungo il percorso attraverso i giardini di Piazza Vittorio, che non avevo mai visto prima: un’oasi verde nel cuore della città, capace di sorprendermi con la sua bellezza inattesa. Resto affascinato da quel luogo, quasi un preludio poetico alla giornata che mi aspetta.
L’appuntamento è a Palazzo Merulana, in occasione dell’opening della mostra del pittore Mauro Reggio, organizzata da Valeria Rufini Ferranti con la collaborazione di Medina Art Gallery, la cui responsabile e direttrice è Palma Costabile.

Entrato in questo bellissimo palazzo, dopo aver dato il mio nominativo alla reception, vengo invitato a prendere l’ascensore e salgo fino al top floor, dove trovo Ilenia ad aspettarmi. Mi accoglie con un sorriso e subito mi presenta suo marito, Lorenzo Tanfani, che mi stringe la mano e mi sorride.
Mi volto verso Ilenia e, sorridendo, le dico: «Ecco come passare da Instagram al mondo reale». Ridiamo insieme, poi ci dirigiamo verso la mostra e, osservando i primi quadri, le chiedo subito: «Raccontami di Vinopoliter, del tuo progetto».
Ilenia inizia a raccontarmi il suo mondo: Vinopoliter è un progetto di educazione al vino con lo scopo di ridisegnare le regole di apprendimento attraverso la pratica e l’allenamento non convenzionale dell’analisi sensoriale. Le sue parole catturano subito la mia attenzione.
Per me il vino non si impara sui manuali»
mi spiega,
ma con l’esperienza diretta. Degustare, giocare, sperimentare: è questo che rende tutto vivo.

La ascolto con interesse e lei continua, appoggiandosi a un concetto che la appassiona. «Sai, la famosa ruota degli aromi? Io l’ho sempre trovata una bussola utile, ma al tempo stesso limitante. I vini custodiscono una varietà di profumi molto più ampia di quella che viene incasellata negli schemi. Bisogna allenare i sensi ad andare oltre».
Annuisco, incuriosito, e le chiedo come riesca a trasmettere tutto questo nei suoi corsi.
Attraverso gli abbinamenti
risponde con entusiasmo.
È la parte più ludica del mio lavoro. Io cerco sempre accostamenti non scontati: perché ogni persona ha i suoi gusti, e per scoprirli serve ascolto. Non do regole, creo esperienze.
La sua passione mi coinvolge e mi fa sorridere: in quelle parole percepisco l’idea che il vino non sia un dogma, ma un dialogo continuo tra chi lo produce, chi lo serve e chi lo assaggia.
Oggi mi trovo qui perché con Vinopoliter Ilenia dà vita anche ad eventi in cui il gusto per l’estetica si fonde con i sapori. Per l’opening della mostra di Mauro Reggio, ha scelto di approfondire l’identità e le origini dell’artista selezionando i vini delle cantine dei Castelli Romani — Cantina Raparelli e i Rossi di Medelana — in abbinamento a un elemento enogastronomico unico: i fiori eduli di Nature Concrete, che conosco molto bene.
Mentre ci soffermiamo davanti all’opera raffigurata anche sull’invito della mostra, scopro che si intitola Gazometro. Proprio in quell’istante ci raggiungono Valeria Rufini Ferranti, Mauro Reggio e Palma Costabile, con la sua naturale eleganza nell’accogliere gli ospiti. Ilenia, con un sorriso, mi presenta a tutti, e io a mia volta mi presento a loro.

Valeria, cogliendo il mio sguardo quasi interrogativo, sorride e spiega: «In quest’opera Mauro ritrae il paesaggio urbano come isole architettoniche sospese, prive di presenza umana. Il soggetto è proprio un gazometro: una struttura industriale, cilindrica e scheletrica, che qui diventa protagonista assoluto, isolato nel cielo come un monumento moderno».
Accanto a lei, Palma Costabile aggiunge con voce pacata:
È affascinante come Mauro riesca a trasformare un elemento industriale in icona poetica. Questo Gazometro non parla solo di architettura, ma diventa metafora di resistenza e memoria, un simbolo che continua a vivere nel nostro immaginario collettivo.
Dopo aver condiviso ancora qualche riflessione, rivolgo un sorriso di ringraziamento a Ilenia e a Palma, certo che le rivedrò ancora. Valeria mi invita con naturalezza a seguirla, e insieme a Mauro iniziamo a percorrere la sala. C’è in lei un modo di accompagnarmi che non è solo fisico ma narrativo: passo dopo passo mi introduce con passione nell’universo creativo di Mauro.
Secondo Giordano Bruno Guerri,
mi racconta,
la sua avanguardia ricorda quella di D’Annunzio: entrambi mossi dall’amore per il bello e per la classicità, capaci di creare nuove forme senza tradire le radici.
Ci soffermiamo davanti a un’altra tela, che raffigura il Pantheon. Valeria, indicando la composizione, osserva:
È riconoscibile dall’oculo centrale e dalla sequenza regolare di cassettoni geometrici che degradano verso l’alto. Nell’estetica di Mauro pittura, scultura e architettura sono inscindibili. La sua avanguardia non è ribellione, è accostamento, orizzonte, forma. È bellezza pura.

Mauro interviene con naturalezza, come se lasciasse fluire i pensieri direttamente dalle sue tele: «Ho preso spunto da icone architettoniche di Roma, trasformandole in immagini sospese, essenziali, svuotate dalla presenza umana. Qui, l’oculo è rappresentato con un cerchio arancione acceso: non più un semplice foro architettonico, ma quasi un sole astratto che illumina dall’interno». La sua voce si fa più intensa, come se rivelasse un segreto custodito a lungo: «Nelle mie opere non c’è l’uomo, ma ciò che ha costruito per durare. L’architettura è il miracolo della speranza che attraversa il tempo».
A quel punto Valeria, con lo sguardo rivolto alla tela, mormora quasi come a sé stessa:
È incredibile… l’opera osserva chi la osserva, invertendo i ruoli.
Dopo un cordiale scambio di sorrisi e strette di mano, mi congedo da Valeria e Mauro e raggiungo Ilenia, che mi conduce verso un grande tavolo conviviale. Qui trovo Michelangelo e Amelie, già immersi in una degustazione. Le chiedo di accompagnarmi in questo viaggio tra vino e fiori: Ilenia prende un calice, lo riempie con un Vermentino delle Cantine Raparelli, e intanto Michelangelo mi porge sulla mano un fiore, spiegandomi con entusiasmo l’abbinamento che ha studiato insieme a lei.

Michelangelo interviene sorridendo:
È incredibile come il fiore non accompagni soltanto, ma trasformi il sorso.
Amelie annuisce, aggiungendo:
È come un dialogo tra natura e cultura, tra fragilità e forza.
Porto il calice al naso e respiro lentamente i profumi. Michelangelo mi invita a seguire i suoi passaggi:
Assaggia prima il vino, senza fretta.
Obbedisco, bevo un sorso e lo lascio scivolare sul palato: è fresco e vibrante, con una nota minerale che si apre al gusto. Poi, seguendo le sue indicazioni, prendo il fiore, lo mastico lentamente e ascolto la loro spiegazione: la dolcezza vegetale esalta la mineralità del vino, creando un intreccio sorprendente, un equilibrio nuovo.
Dopo aver assaporato fino in fondo il fiore e terminato il calice, poggio il bicchiere sul tavolo e li guardo uno ad uno, quasi a ringraziarli silenziosamente per questa magica esperienza.
La mostra, i calici, i fiori. Tutto sembra intrecciarsi in un’unica esperienza dove arte ed enogastronomia non si sfiorano soltanto, ma si completano.

Sorrido a Michelangelo e Amelie, e con gratitudine confesso: «Da voi avevo provato solo la degustazione dei fiori, ma oggi, unendoli al vino, l’esperienza è diventata sublime, unica, emozionante». Li abbraccio con affetto, promettendo che ci rivedremo presto. Poi stringo in un abbraccio anche Ilenia e Lorenzo, ringraziandoli per avermi invitato e per avermi fatto vivere un pomeriggio che non è stato soltanto cultura, ma poesia: perché unire quadri, vino e fiori significa trasformare la bellezza in poesia pura. Prima di andare via, raggiungo Mauro Reggio, Valeria Rufini e Palma Costabile: mi complimento con Mauro per la forza evocativa delle sue opere, ringrazio Valeria e Palma per la sensibilità e la bravura con cui hanno dato forma a un pomeriggio tanto intenso, capace di restare impresso come un ricordo luminoso, ricco di esperienze e di emozioni.

Come scrive giustamente Valeria nel comunicato stampa: «la costruzione serve a tener su, ma l’architettura serve a commuovere». E forse è proprio questa la sensazione che porto a casa: la commozione di un’estetica che si fa emozione, di un’arte che non si limita a mostrarsi ma entra dentro, lasciando un ricordo che continua a vibrare. È la nostalgia di un momento che vorrei rivivere, perché, per un pomeriggio, bellezza e poesia hanno parlato la stessa lingua.
Roberto Silvio De Pascale
Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina
